• 03/10/2017: Arriva sulle piattaforme Microsoft Forza Motorsport 7

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    Oggi parliamo del settimo episodio della saga racing esclusiva Microsoft per eccellenza: Forza Motorsport 7.

    Un capitolo che non vuole innovare il genere ma fungere da punto di arrivo di tutte le conquiste che questa, ormai longeva, saga ha raggiunto negli anni.

    Dopo una partenza guidata all’interno di tre differenti gare, atte a farci metabolizzare le dinamiche del titolo automobilistico di Turn10, ecco che viene a rivelarsi la componente principale del titolo costituita prevalentemente, come per molte produzioni del genere, dalla modalità Carriera e dall’ampliamento della propria collezione di auto.Obiettivo ultimo della nostra scalata alle leghe “minori” è, ovviamente, la Forza Driver's Cup; una sfida accessibile solo ai guidatori più esperti.

    L’accesso ad ogni torneo sarà però legato all’utilizzo di una determinata tipologia di vettura, questa dinamica farà sì che si venga ad instaurarsi un ciclo continuo che, i fan della saga conoscono bene: bisognerà procurarsi una macchina utile alla conquista dell’accesso al dato campionato così da poter poi vincere le varie gare ed accumulare in tal modo crediti e punti esperienza con cui sbloccare nuove macchine utili ad un ulteriore campionato, e via nuovamente come prima. Come visto anche in passato i crediti potranno essere spesi per l’acquisto di nuovi pezzi per i propri bolidi o per mettere le mani su delle casse la cui apertura potrà droppare in modo casuale contenuti di vario genere, si va dall’accumulo di altri crediti, di componentistica, arrivando fino a macchine rare e, per la prima volta nella saga, delle cosidette Mod; degli sbloccabili che mettono a disposizione obiettivi secondari per le gare (NDR: E’ stata già confermato l’uso del sistema di microtransazioni per il reperimento di crediti addizionali).

    Le differenti competizioni si mostreranno come sempre estremamente variabili sia in termini di obbiettivi specifici che di esperienza di gioco vera e propria, caratteristica che appare evidente anche solo andando a considerare gli oltre 700 modelli di autopresenti nel titolo!

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    Tornano anche gli assetti pre-gara in grado di permettere la modifica praticamente di qualsiasi componente e parametro delle nostre autovetture (è anche possibile procedere a questi settaggi in modo automatico in funzione di circuito, meteo e caratteristiche del veicolo) e, cosa decisamente importante, torna l’enorme elasticità e scalabilità del sistema di guida (uno degli elementi da sempre vincenti della saga). E’ infatti il sistema di guida stesso a rappresentare quanto di meglio abbia da offrire Forza Motorsport, in grado di passare in scioltezza da un approccio che sfiora il maniacale e tiene conto di ogni aspetto della guida simulativa ad uno più “arcade” in cui queste componenti vengono limitate per permettere a chiunque di fruire del semplice piacere della corsa, tralasciando i vari calcoli e le considerazioni troppo complesse.

    Altro elemento da sempre encomiabile è poi la resa fisica dei vari elementi di gioco. Ecco quindi che ogni veicolo avrà un feeling proprio legato alle sue stesse caratteristiche in termini di resa, peso, dimensioni, ecc. Tutto questo contribuisce alla genesi di un sistema di guida che, in questo settimo capitolo, sembra mostrarsi ancora più convincente del passato. L’introduzione del meteo dinamico risulta poi sposarsi magnificamente con le sensazioni di guida generali ed andrà ad influire nettamente sulle capacità e sul comportamento di ogni veicolo in modo assolutamente verosimile e, quindi, credibile.

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    Dal punto di vista tecnico il titolo riesce a far, ancora una volta, bella mostra di se con dei modelli delle vetture realizzati ottimamente (sia esternamente che nella visione interna), con una resa della velocità funzionale inchiodata stabilmente ai 60 fps e, soprattutto, con una resa degli effetti metereologici e di illuminazione in grado in alcuni momenti di lasciare senza fiato (la resa combinata di questi elementi ha dell’incredibile, vi consigliamo caldamente di impostate la visuale da dietro il cruscotto così da godervi la resa dei riflessi sul vostro parabrezza!).

    Insomma questo Forza Motorsport 7 rappresenta il sunto generale dell’intera saga, un punto d’arrivo che non vuole aggiungere quasi nulla all’offerta dei precedenti capitoli ma vuole proporci una ricetta perfezionata, sempre vincente e ben realizzata; un ottimo capitolo in grado di far ben sperare in merito al futuro del titolo di Turn10 ed, in un mercato in cui le esclusive sembrano sempre più esigue per numero, è già un eccellente risultato!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 03/11/2017 - Si torna alle origini con Call of Duty WWII

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    La serie di Call of Duty ha potuto vantare nel corso del suo sviluppo un graduale allontanamento dalle guerre passate per muoversi nella direzione degli scontri moderni e poi lanciarsi, addirittura, in parabole ipotetiche sugli sviluppi dei conflitti futuri. Oggi siamo qui per parlare nuovamente delle guerre del passato perché, a quanto pare, anche Call of Duty, torna sui suoi passi.

    Call of Duty WWII vuole riproporre infatti delle esperienze legate a quel secondo conflitto mondiale così famoso (in termini di rivisitazioni, ispirazioni e storie narrate in libri, film, serie tv, ed ovviamente, videogiochi).

    Avremo quindi l’occasione di intraprendere nuovamente un sanguinoso cammino che ci porterà a sperimentare sulla nostra pelle alcuni dei momenti più emozionanti che il ludico scontro potrà proporci e, nel farlo, avremo modo anche di conoscere da vicino vari commilitoni. Infatti ci troveremo a vivere in prima persona numerosi eventi legati alla vita della nostra squadra e, cosa ben più vitale, il supporto reciproco potrà davvero fare la differenza. Il ritorno a guerre del passato si accompagna infatti ad una generale minor efficienza dell’impresa bellica che si rispecchierà in armi meno efficienti, scarse scorte di munizioni trasportabili e necessità ciclica di essere ricuciti da qualche alleato vicino. Che sia per salvarsi il collo (dite addio all’auto recupero dell’energia e salutate nuovamente i vecchi medikit), per aggirare al meglio una postazione nemica, per sopravvivere ad un frenetico scontro (i compagni ci comunicheranno spesso la posizione dei nemici e potranno anche aiutarci nella segnalazione di cingolati e postazioni nemiche particolarmente pericolose al prezioso gruppo di supporto degli artiglieri) o per fare un rapido “reload” di munizioni, avere qualche soldato vicini sarà sempre utile! Anche quest’anno la storia della modalità campagna promette di essere eroica ed emozionante mettendoci davanti a situazioni variabili e differentemente ritmate tra loro, così da essere in grado di dare a questo Call of Duty WWII un sapore lontano dalle produzioni più recenti del franchise.

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    Il ritorno a situazioni più classiche si accompagna ovviamente anche nelle sessioni in multiplayer il cui gameplay appare ovviamente differenziato, più classico potremmo dire. In contesti più “reali” le scelte operate nella creazione del nostro “soldato digitale” saranno fondamentali e ruoteranno attorno alla Divisione a cui apparterremo (NDR: ogni divisioni influenzerà la tipologia di arma principale in cui il soldato è più capace e, nel cui utilizzo, avrà dei corrispettivi bonus); oltre questo torna la scelta dell’arma da utilizzare e delle varie modifiche applicate ad essa. La lobby online del titolo sarà rappresentata dal Quartier Generale, una zona in cui organizzarsi per gli scontri e poter ricevere incarichi a scadenza temporale (giornalieri e settimanali) ma anche cincischiare tra replay degli scontri migliori, poligoni virtuali e classici giochi Activision in cui far trascorrere il tempo. Gli sviluppatori promettono poi di utilizzare il QG per poter organizzare anche particolari missioni multiplayer denominate Guerra in cui dover raggiungere obiettivi  molto particolari (ad esempio portare a termine il famigerato sbarco in Normandia) che cambieranno nel tempo.

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    Torna anche la modalità Zombie che però promette di essere un’esperienza più matura e cupache potrà assicurarci ancora una volta un’esperienza di gioco differente ma, non per questo, meno interessante…

    Insomma se siete amanti della saga non vi resta altro da fare che rimediare una copia di Call of Duty WWII e tuffarvi nuovamente nell’azione (vi ricordiamo che il titolo è disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4).

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 05/06/2018 - Tra Influenza Spagnola e Horror: Vampyr è qui.

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    Dai ragazzi di DONTИOD,creatori di Remember Me e Life is Strange, arriva un gioco decisamente differente ma che, a saper essere attenti, riesce a mostrare il DNA dei precedenti lavori del team: Vampyr(disponibile da oggi per Playstation 4, Xbox One e Pc).

    Partendo dagli assunti provenienti dalla letteratura e dal mito del vampiro il nuovo lavoro vuole essere un GDR con impalcatura action e profondamente incastonato in un quadro narrativo che si svilupperà partendo dalle molte scelte portate avanti dal giocatore.

    La storia è ambientata nella Londra del 1918, ovunque attorno a noi imperversa l’influenza spagnola e, tra le ombre del noto dramma storico, sembra farsi strada una piaga più orrenda, oscura e soprannaturale. Noi vestiremo i panno del Dottor Jonathan Reid, medico spinto da una passione fervente per l’importanza del proprio lavoro che, suo malgrado, verrà trasformato in un Vampiro.

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    Ecco che con questo escamotage narrativo verremo catapultati in una città fatta di storie e persone, il mondo attorno a noi sarà chiamato a vorticare costantemente in un intrico di relazioni umane intessute magistralmente in cui Jonathan verrà invischiato. In tutto questo il giocatore fungerà da ago della bilancia in tantissime situazioni, dovremo affrontare scelte concrete che avranno ripercussioni evidenti ed importanti all’interno dello sviluppo narrativo.

    L’esperienza di scrittura maturata nei precedenti titoli emerge con assoluta positività, ogni personaggio avrà una propria storia ottimamente costruita e caratterizzata al punto che non farvi affascinare ed incuriosire dalle loro vicende sarà impossibile.Dalle personalità e dalle vicende dei singoli si costituisce poi una fitta rete di legami (non necessariamente palesi) in grado di costituire un mondo concreto in cui voi dovrete necessariamente muovervi ed interagire. A tal proposito preparatevi ad un gioco in cui i dialoghi, così come accadeva in Life is Strange, sono fondamentali, dovrete scavare nel profondo di ogni abitante, imparare a conoscerlo così da avere il massino quantitativo di informazioni prima di decidere come agire all’interno di quel mondo, quali vite spezzare e quali equilibri mantenere. La cura riposta nelle singole storie passa anche per una maniacale opera di ricostruzione storica, sociale, politica, un lavoro davvero encomiabile che restituisce un mondo tangibile in cui orientarci.

    Il termine orientamento non è usato in modo casuale poiché saranno proprio le nostre scelte a spingerci in una direzione o nell’altra, con un estremo positivo in cui agiremo più come un medico (dando di conseguenza maggior peso alla nostra umanità) ed uno negativo in cui abbracceremo pienamente la nostra nuova natura di vampiro nutrendoci con chi ci aggradi senza preoccuparci delle conseguenze.

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    Decidere di non curarvi del benessere degli abitanti di un quartiere (ne abbiamo 4 in totali) potrebbe quindi portarvi ad uccidere senza problemi, il sangue così sottratto vi spingerà a crescere rapidamente all’interno dell’albero delle abilità vampiriche semplificando ed arricchendo notevolmente la componente action del gioco (vi ritroverete ad essere fisicamente più forti della maggioranza dei vostri nemici e ad avere più abilità passive ed attive da usare in ogni scontro) ma di contro la componente “umana” legata proprio alla rete di relazioni ne uscirà impoverita; Il quartiere diventerà sempre più ostile alla vostra presenza, molti cacciatori di vampiri si riverseranno nella zona, la gente non vi parlerà, i negozi non avranno merci per voi e potrete dire addio alle missioni secondarie associate alla zona. Insomma, un senso unico narrativo che ben rispecchierà l’ostilità che le vostre azioni staranno originando.

    Ma scegliere di non considerare la componente umana sarà un grosso errore poiché è proprio in questo intricato equilibrio socio-ecologico che risiede il più grande pregio del titolo; impegnarsi per seguire la propria vocazione di medico malgrado la maledizione che ormai ci affligge può infatti regalare enormi soddisfazioni.

    Scegliere di puntare tutto sul proprio lato umano ci costringerà ad una crescita più lenta poiché, esclusa qualche bevuta di sangue qui e lì, i punti esperienza a vostra disposizione arriveranno prevalentemente da indagini (gli indizi sono essenziali per sbloccare nuove linee di dialogo) e missioni varie ma, tutto questo, verrà bilanciato da un’immersione nelle vite dei molti personaggi che ha quasi dell’incredibile.

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    Scegliere come comportarsi sarà davvero difficile, ogni eliminazione di uno dei personaggi che popolano i differenti distretti andrà ponderata al millimetro perché cercare di intuire la reale utilità degli stessi passa da una conoscenza completa, mai semplice e banale (molte, ad esempio, sono le sotto-relazioni non facili da identificare). Muoversi tra i mille segreti che questi uomini e donne condividono ricorda infatti la complessità relazionale reale! Se questo non bastasse la situazione sarà ulteriormente complicata dal dilagare della tremenda Influenza Spagnola contro cui potrete agire da medico, impegnandovi a somministrare medicine alla popolazione, aumentando così anche la qualità (e quindi i punti esperienza) del sangue che sottrarrete ad alcuni di essi.

    Se da una parte questi elementi di scrittura e narrativa diffusa risultano essere i costituenti di più alto pregio dell’intera opera, dall’altra ad essere in parte sotto tono sono proprio le componenti più strettamente action o, almeno, il loro equilibrio all’interno del gioco. Seppur l’impalcatura action resista e funzioni a dovere non riesce però a brillare di luce nemmeno all’interno delle boss fight che, pur mostrandosi più interessanti e complesse degli scontri comuni non riescono ad innalzare di molto l’asticella generale. A maggior ragione, chi seguirà un approccio più bonario nei confronti degli umani, avrà dalla sua un minor numero di possibili attacchi, andando conseguentemente ad appiattire ulteriormente la soddisfazione che gli scontri saranno in grado di conferirgli. Ci teniamo a sottolineare comunque che il combat system è funzionale, strizzando l’occhio sotto molti aspetti a lavori come Bloodborne, ma resto comunque l’elemento con minor equilibrio interno dell’intera opera.

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    Anche la componente tecnica fa il suo lavoro in modo egregio ma, soprattutto se paragonata agli ultimi giochi che stanno arrivando nell’universo console e Pc in questo periodo, si poteva fare di più, soprattutto in termini di modellazione poligonale ed effettistica generale. Al netto di questi piccoli difetti Vampyr resta un’avventura in grado di stregarvi enormemente con la sua componente narrativa e con un sistema di relazioni in grado di farci davvero vivere la Londra del 1918 per cui, se amate la narrazione e la scrittura e pensate che l’atmosfera di questo titolo possa fare per voi, il consiglio e almeno di provarlo poiché potreste restare affascinanti dal canovaccio preparato per voi e pronto a plasmarsi attorno ad ogni singola scelta che deciderete di compiere!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 05/10/2018 - Eccovi il Comunicato Stampa per Assassin's Creed Odyssey

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    Da giorno 5 gli amanti della saga di Assassin's Creed possono mettere le mani sull'ultimo arrivato della famiglia. Assassin’s Creed Odysseyè infatti ormai disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC(il titolo è stato dotato inoltre di feature aggiuntive per le piattaforme PS4 Pro e Xbox One X).

    Eccovi i dettagli del Comunicato Stampa:

    Assassin’s Creed Odyssey è ambientato nell'antica Grecia durante l'epoca d'oro di Atene, sullo sfondo di uno dei conflitti più spietati della storia, la Guerra del Peloponneso. Nei panni di Alexios o Kassandra, un mercenario spartano reietto, i giocatori intraprenderanno un viaggio epico, in un mondo vivo e sistemicamente aperto, dove scopriranno la verità sul loro misterioso passato e diventeranno leggendari eroi greci.

    Assassin’s Creed Odyssey è il prossimo passo nella trasformazione della serie Assassin’s Creed in un RPG open world, dove le decisioni e le scelte consentono ai giocatori di vivere un’esperienza unica e personale. L'inedito sistema di dialoghi interattivi offre ai giocatori maggiore libertà e più opzioni su come interpretare il proprio personaggio. Queste scelte influenzano ogni avventura in maniera differente, permettendo allo stesso tempo lo sviluppo di una trama intensa, piena di personaggi unici e obbiettivi significativi. I giocatori troveranno, livelleranno e miglioreranno le proprie armi, oggetti e abilità, lanciandosi in battaglie campali tra Sparta e Atene. Il ritorno del combattimento navale open world permette di esplorare il mare aperto, scoprire luoghi inesplorati, personalizzare la propria nave da guerra e reclutare membri dell'equipaggio con caratteristiche uniche. I giocatori si troveranno davanti figure leggendarie, statue famose e creature mitologiche. Con l'intera nazione greca da esplorare, dalla sua cintura vulcanica alle idilliache spiagge bianche, vivranno l'esperienza di un mondo antico che reagisce a ogni loro decisione e si evolve costantemente.

    Per i giocatori che entrano nel glorioso mondo dell'antica Grecia e desiderano continuare a progredire con nuovi contenuti, il lancio di Assassin’s Creed Odyssey è solo l'inizio. Il piano di aggiornamenti per il titolo è il più esteso e ambizioso della serie e si prefigge di approfondire la narrazione con una struttura a episodi. I possessori del Season Pass avranno accesso a due trame, di tre episodi ciascuna, mentre tutti i giocatori riceveranno le story mission gratuite intitolate The Lost Tales of Greece. I giocatori possono tuffarsi nei nuovi episodi quando escono, oppure vivere l’avventura epica nella sua interezza dopo che sono tutti disponibili. Il Season Pass include inoltre Assassin’s Creed III Remastered e Assassin’s Creed Liberation Remastered.

    Fino al 5 dicembre, i giocatori di Assassin’s Creed Odyssey con Twitch Prime riceveranno gratuitamente come bonus speciale il Pacchetto pirata dell’Egeo. Esso include un set di armatura raro, una skin per la nave, un tema piratesco per la ciurma e una skin per il cavallo, Phobos.

  • 06/03/2018 - Il Tourist Trophy rivive con TT Isle of Man: Ride on the Edge

    TT Isle of Man Ride on the Edge immagine PC PS4 Xbox One 03

    Il Tourist Trophy (abbreviato comunemente in TT) è una corsa motociclistica tra le più pericolose al mondo. Si disputa solitamente ad inizio giugno sul circuito stradale dello Snaefell Mountain Course. Quasi 61 Km di circuito che si snodano tra case, marciapiedi, muretti, pali della luce ed alberi. Per darvi una stima della pericolosità vi basti sapere che fin dalla sua istituzione (nel lontano 1907) ad oggi il numero di incidenti mortali di questa gara ha superato i 250!

    Ovviamente una gara del genere non può non stuzzicare le fantasia di software house varie e proprio tra pochi giorni (il 6 marzo per l’esattezza) potremo mettere le mani su un nuovo gioco ispirato al Tourist Trophy TT Isle of Man: Ride on the Edge.

    Per cercare di restituire al meglio le sensazioni di questa pericolosissima gara i ragazzi di Kylotonn e di Big Ben Interactive hanno basato il loro lavoro sul laser scan dell’intero tracciato. Quest’operazione ha permesso di rendere al meglio ogni singolo avvallamento del terreno, ogni irregolarità del manto stradale, rendendo quindi al meglio la possibilità di percepire il circuito come vero. Ovviamente per evitare i rischi di frustrazione che un circuito così complesso potrebbe suscitare ciò che i giocatori si troveranno tra le mani non sarà un gioco simulativo ma volare giù dalla propria moto per fare una bruttissima caduta sarà comunque una costante reale (NDR: sappiate comunque che potrete settare buona parte delle opzioni di gioco così da tarare la complessità ed il fattore simulazione secondo i vostri gusti).

    Il sistema di gioco risulterà comunque a suo modo brusco costringendovi ad una guida mai lineare e morbidama spesso fatta di cambi di velocità netti e tagli di curve brutali, unite a questo una sensazione di velocità ottimale per capire come il tutto riesca a restituire al meglio la sensazione di dover domare sia il vostra bolide che, soprattutto, il circuito su cui state gareggiando (e se tanto non vi bastasse potrete comunque provate ad impostare la stupenda visuale in prima persona).

    Iil gioco ci proporrà uno spezzettamento del lungo circuito all’interno di varie sezioni (un adattamento necessario in termini di fruibilità) e ad esso si aggiungeranno anche altri nove circuiti di fantasia ispirati al Tourist Trophy.

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    Dal punto di vista tecnico questo TT Isle of Man: Ride on the Edgeci consegna dei tracciati davvero bellissimicon un sistema di illuminazione estremamente suggestivo che saprà essere molto importante nella percezione del percorso (il cambio di illuminazione tra le tre fasi del giorno selezionabili cambierà radicalmente l’aspetto della strada e la percezione dei vari ostacoli come anche delle forme del manto stradale), si unisce al bagaglio positivo anche un’ottima resa dei modelli delle moto. Peccato non possa dirsi lo stesso per la realizzazione dei piloti che appare poco realistica e spesso accompagnata da un lavoro sulle animazioni non superlativo, a questo si affianca un frame rate alle volte ballerino ed una gestione degli impatti da migliorare, aspetti che però potrebbero essere migliorati nella versione finale del titolo che troverete sugli scaffali (o almeno questa è la nostra speranza).

    Malgrado quindi qualche piccolo punto da risistemare questo TT Isle of Man potrebbe risultare un titolo vincente. Se amate i giochi di corse e non vedete l’ora di cimentarvi in gare ben più pericolose dai classici circuiti non vi resta che aspettare qualche giorno per le versioni Playstation 4 ed Xbox One (per quella Pc ci sarà da aspettare ancora quasi un mesetto).

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 06/09/2017 - Il destino dell'umanità è nuovamente tra le vostre mani con: Destiny 2

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    Molti sono i giocatori che sono rimasti ammaliati dalle atmosfere e dai mondi conosciuti nel recente passato all’interno di Destiny (titolo firmato dai talentuosi ragazzi di Bungie).

    L’atteso per l’affamata comunity per questo secondo capitolo è finalmente giunta a conclusione perché Destiny 2 è appena arrivato tra noi (NDR: il titolo è disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows) !

    Cercare di capire come i ragazzi di Bungie intendano gestire la componente online è ancora prematuro ma, seppur questa componente in giochi del genere risulti essere l’elemento cardine dell’intero futuro del titolo, sulla rete le prime informazioni sulla modalità campagna cominciano a venire a galla.

    Ecco quindi che all’interno di questo pezzo cercheremo anche noi di farvi avere qualche utile dettaglio sulle vicende alla base di questo secondo capitolo di quella che potrebbe diventare, a tutti gli effetti, una saga robusta e duratura.

    Sappiate che l’incipit di questo Destiny 2 basterà da solo a cancellare le speranze di un roseo futuro per i figli dell’umanità.

    L’esercito Cabal sferrerà infatti un poderoso e rapidissimo assalto all’ultima città; un’offensiva così brutale e ben congeniato da non lasciare nessuna possibilità di vittoria ai Guardiani. A contemplare vittorioso la caduta della nostra civiltà si ergerà lo spietato leader della Legione Rossa, il possente Dominus Ghaul; egli non conosce la compassione, egli non conosce la pena e, per noi, ha soltanto disgusto ed odio. Noi abbiamo osato usurpare il potere della Luce che il Viaggiatore avrebbe dovuto concedere solo al suo popolo ed egli sta solo compiendo ciò che gli era predestinato da tempo.

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    Così l’introduzione narrata in questo Destiny 2 non lascia speranze, a nulla sono servite le imprese del passato, le vittorie, l’onore e l’epicità dimostrata durante la battaglia dei sei fronti… siamo semplicemente sull’orlo della scomparsa… l’epoca dell’oro è ormai un passato troppo lontano, così come la Luce del Viaggiatore resta ormai solo un barlume nell’oscurità in progressivo allontanamento da noi (NDR: il Viaggiatore nell’universo di Destiny rappresenta l'ultimo superstite di quella che si ritiene essere la razza più saggia ed antica dell’intero universo;  egli guidò con i suoi doni la nostra specie, come altre in passato, verso un’epoca di grandi avanzamenti scientifico-tecnologici, per nostra sfortuna i suoi doni possono far gola a molti e, tra questi, si ergono proprio i nostri molti nemici).

    I primi istanti ci vedranno quindi muoverci tra le rovine di ciò che un tempo eravamo, spaesati e spiazzati riusciremo a salvarci per il rotto della cuffia solo per poi arrancare tra le macerie del nostro precedente impero alla ricerca di un rifugio sicuro. Un posto in cui avere qualche istante in più per poter pensare al futuro, per poter forse addirittura sperare di riprenderci ciò che un tempo era nostro e, con esso, la speranza di prendere nuovamente in mano il nostro Destino.

    Questo l’incipit che Destiny 2 vi offrirà, questo è il peso che la storia principale del secondo titolo di tale saga vi metterà di fronte, come tutte queste vicende possano però sviscerarsi è un mistero che lasciamo, ovviamente,  nelle mani di voi videogiocatori; ci teniamo solo a sottolineare che, la seconda iterazione della nuova saga targata Bungie ha dalla sua una cura per la narrazione superiore a quanto visto in passato, in termini di struttura, chiarezza espositiva e tecnica narrativa. Lo sforzo impresso nella realizzazione di questa componente vi restituirà un nuovo senso di appartenenza in grado, non solo, di colmare le lacune narrative del primo capitolo ma di generare un universo che appare finalmente più organico e funzionale. Un mondo di gioco in cui venire, lentamente, invischiati sia sotto il profilo emotivo che in termini legati al mero “racconto”. Tutto appare insomma ben gestito tra varie vicende e molti personaggi (impossibile non pensare, ad esempio, all’ottimo lavoro svolto sul già citato villain principale: Dominus Ghaul) anche grazie ad una cura registica finalmente azzeccata e degna del fascino che la lore di questo titolo dovrebbe meritare.

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    L’impegno profuso nel lavoro di stravolgimento nella gestione degli eventi di questo Destiny 2 non è stato invece affiancata da una uguale rivoluzione delle meccaniche ludiche. Preso in mano il pad (e conseguentemente imbracciata la propria arma) il gioco offrirà infatti un’esperienza similare a quanto visto nel suo recente passato; un esercizio che si ripropone incentrato su un gunplay immediato ma comunque solida e soddisfacente. Dal punto di vista ludico ciò su cui i ragazzi di Bungie si sono impegnati maggiormente è invece rappresentato dal miglior bilanciamento tra le varie componenti dell’equipaggiamento, come anche da un generale miglioramento di tutto ciò che, a livello di gioco, dovrete fare (principalmente in termini di struttura e funzionamento delle quest primarie e, soprattutto, di quelle secondarie).

    Il gioco ci offrirà la possibilità di scegliere tra tre classi principali: Cacciatore, Stregone e Titano. Oltre alle varie differenze di rito, le tre classi sono caratterizzate da una propria Abilità di Classe. I Cacciatori potranno contare su una salvifica schivata (in grado anche di andare in combo con abilità ad essa associate), gli Stregoni potranno generare una “zona sicura” al cui interno i giocatori alleati potranno rigenerare energia ed usufruire di alcuni bonus specifici ed i Titani saranno in grado di erigere invece dei muri temporanei così da fermare l’avanzata nemica o, magari, utilizzare la stessa a mo’ di barricata difensiva (possiamo aspettarci che queste piccole ma interessanti aggiunte possano forse infondere alle partite online un maggior taglio strategico).

    Oltre tutto questo i fan storici saranno felici di sapere che è confermata la presenza di una terza sottoclasse associata ad ogn’una delle suddette classi principale, questa operazione farà arrivare il totale delle sottoclassi a nove. Certo, a quanto pare, l’acquisizione della stessa sembra essere legata ad un sistema di sblocco che poteva essere implementato e gestito in modo migliore ma, valutando il tutto all’interno dell’offerta complessiva, la comparsa di una nuova sottoclasse è comunque da accogliere a braccia aperte.

    Insomma il lavoro di miglioramento di questo Destiny 2 sembra esserci stato, ciò che resta da dover comprendere e come tutto questo si comporterà sul lungo periodo alla prova dell’affamata comunità di videogiocatori pronti a riversarsi sui server di gioco ma, al momento, si può comunque affermare che la curiosità di vedere come proseguirà lo scontro per il nostro futuro sembra essere già stata stuzzicata.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/03/2017: Arriva su Ps4 ed Xbox One Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands

    GhostReconWildlandsDi sicuro questi ultimi anni perUbisoft sono stati più che prolifici, ecco quindi che lasoftware house francese torna a rimettere le mani anche sulla saga diGhostRecon nel tentativo di infondere nuova linfa vitale a questo suo storico brand!

    Ad assicurare nuova linfa alla ricetta di gioco ci penserà soprattutto un’impostazione di gioco Open World nuova alla saga (ed estremamente di moda nella recente storia videoludica) che si unirà ad un’impalcatura di gioco che promette, fin dai primissimi istanti, assoluta libertà di approccio.

    Oltre queste novità il gioco si accompagna ad un setting nuovo (che in chiave Open World sembra funzionare davvero bene): la Bolivia. A richiedere l’impegno dei Fantasmi sarà infatti il, mai troppo vecchio, problema del narcotraffico. La Bolivia raccontata in questo Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands è infatti ormai diventata uno stato nelle mani del cartello della Santa Blanca che, oltre ad aver ormai preso il controllo delle istituzioni locali, ha deciso di mandare un messaggio al mondo attraverso l’esecuzione di un membro della DEA. Quest’ultimo omicidio non potrà, ovviamente, essere ignorato e la risposta diretta che ne conseguirà sarà proprio l’invio del famoso Team sul posto.

    Insomma un incipit che sembra strizzare molto l’occhio alle vicende colombiane tornate alla ribalta grazie al successo della serie statunitense Narcos e che, come nella serie, ci vedrà intenti a fare la guerra al re del Narcotraffico di turno: El Sueño.

    Il gruppo di Ghost verrà quindi lasciato libero di agire all’interno del selvaggio e violento territorio nel modo che più ritenga opportuno così da sgominare, un pezzo alla volta, l’intero impero malavitoso.

    Una volta creato il nostro Alter Ego digitale il gioco ci farà capire in pochi istanti cosa voglia offrirci, catapultandoci in questo vasto territorio virtualmente suddiviso tra un ampio numero di luogotenenti del narcotraffico, a noi il compito di farli capitolare uno dopo l’altro secondo i nostri capricci. Le evocative “terre selvagge” del titolo si presentano come una realtà fatta di accampamenti, villaggi, fortini, punti di sosta, magazzini di produzione o stoccaggio atti ad un unico scopo: mantenere e far crescere l’impero della droga nato dai litri di sangue che "El Sueño" ha versato per farlo sbocciare. Dovremo quindi farci strada all’interno di una nazione che cercherà di ostacolarci con tutti i mezzi a sua disposizione, in un contesto in cui anche i soldati governativi lavorano per il cartello e sono pronti ad impegnarsi per renderci la vita ardua.

  • 07/04/2017: Il ritorno di Lego City Undercover

    L’epoca Wii U (conclusasi recentemente con l’arrivo di Nintendo Switch) è stata segnata da una generica penuria di uscite e, conseguentemente, da un calendario con troppi vuoti da dover riempire. Ecco perché, a quel tempo, ogni esclusiva (anche non di particolare risalto) veniva sempre accompagnata da delle lodi anche superiori a quanto, quell’esclusiva, meritasse complessivamente (sorte che sembra oggi destinata ai possessori Xbox One). Nulla di strano se si mette temporaneamente nei panni degli sfortunati possessori della precedente ammiraglia Nintendo (in questo conteggio rientra anche chi vi scrive in questo esatto momento, ho amato anche Nintendo Wii U ma i fatti sono, ainoi, fatti).

    Proprio per questo motivo l’annuncio dell’esclusiva firmata TT fusion, LEGO City Undercover, fu accolta positivamente anche da un pubblico di non più giovanissimi.

    Il gioco, partendo da dinamiche classicamente comuni all’interno delle innumerevoli avventure Lego, cercava di innovarne la ricetta finale inserendo il tutto in un setting aperto di stampo sandbox.

    Forse proprio a seguito delle difficili vendite di Wii U (e conseguentemente dei titoli usciti sulla console) ecco che i mattoncini danesi hanno deciso di tornare, ancora una volta, a vestire i panni del poliziotto sotto copertura Chase McCain per tentare, nuovamente, la fortuna con questo porting per le attuali console su mercato. Grazie a questa operazione di mercato anche l’utenza non “nintendara” avrà modo di giocare per la prima volta questa poliziesca avventura open world a base di criminali e mattoncini.

    lego city undercover prenotIn data 7 aprile arriveràinfatti anche su PlayStation 4, Xbox One, PCe Nintendo Switch (NDR: quest’ultima versione sarà l’unica a mantenere i vari riferimenti al mondo Nintendo presenti all’interno della precedente edizione Wii U).

    Ma vediamo di capire qualcosa in più di questo LEGO City Undercover!

    La storia che ci viene raccontata è quella di Chase McCain, eroico poliziotto della variopinta città di LEGO City. Il passato di Chase è ricco di imprese (tra cui la cattura del super malvagio Rex Fury) ma, dopo aver messo a repentaglio la vita di un testimone chiave per un proprio errore, il poliziotto ha dovuto dire addio alla sua brillante carriera. L’occasione per riscattarsi arriverà però proprio a seguito della fuga del vecchio nemico dalla prigione di massima sicurezza in cui era stato sbattuto dopo l’arresto!

    Ad una trama tutto sommato classica e lineare, si associa la sempre alta dose di comicità e simpatia che, in questo gioco, riesce anche a superare i risultati dei precedenti titoli videoludici LEGO. La narrazione risulta avere un sapore molto originale per il sia per particolare tipo di humor utilizzato che per la caratterizzazione dei personaggi che la animano. L’uso sapiente di tonnellate di citazioni e siparietti comici vanno poi ad impreziosire una regiatutto sommato sempre, o quasi, di buon livello. Insomma seguire da vicino gli eventi che ruoteranno attorno alle vicende di McCain risulterà sempre piacevole e divertente, e non potrete fare a meno di accompagnare con un sorriso stampato sul viso l’intero dipanarsi degli avvenimenti.

    A fare da buon contrappunto agli eventi della trama sarà poi l’intera LEGO City.

    La città appare infatti vastissima e ben diversificata, pronta ad accogliere a braccia aperte l’impostazione Free Roaming. Gli ambienti appaiono dotati di un ottimo level design che accompagna, sia le fasi inscenate in esterni, che quelle in interni.

    Passando invece ad analizzare il gameplay, ciò che troverete in questo LEGO City Undercover, risulta essere un mix di elementi presi di peso dai vari Free Roamingin salsa GTA ed altri ereditati dalle più classicamente avventure LEGO.

    Malgrado quanto forse possiate immaginare vista la precedente citazione su Grand Theft Auto, non vi sarà nessuna ombra di violenza in questo LEGO City Undercover (com’era anche abbastanza ovvio aspettarsi da un gioco LEGO). La città sarà ugualmente ricca è viva ma dovremo dire addio ad incidenti che si risolvono in arresti e sparatorie a favore di, più cordiali, battute su costi assicurativi ed inviti a requisire senza problemi le altrui macchine pur di compiere il proprio, eroico, lavoro.

    Le fasi esplorative all’interno della vasta città risultano essere sempre piacevoli, accompagnate da un’enorme quantitativo di segreti, minigiochi, Super Mattoncini e Gettoni LEGO (utilizzabili per sbloccare delle skin per il nostro personaggio). Tutto questo contribuisce a tenere alta l’attenzione del giocatore invitandolo a girovagare alla ricerca di ogni bonus da scovare. Stesse sensazioni si ritrovano anche nelle fasi al volante che saranno ulteriormente impreziosite dai molti elementi distruttibili dello scenario, in grado di consegnarci anche quantitativi elevati di preziosi mattoncini!

    I mattoncini così accumulati potranno poi essere utilizzati per la costruzione di gigantesche opere (ovviamente fatte di LEGO) utili sia al proseguimento della storia sia alla semplificazione delle fasi esplorative.

    Come detto precedentemente l’anima Free Roaming di questo gioco è solo una parte del tutto. Infatti nel progredire all’interno delle vicende principali spesso il gioco ci metterà davanti a missioni molto più simili a quanto visto negli altri lavori videoludici del mondo LEGO (escludendo il recente LEGO Worlds). In questi frangenti gli scenari saranno spesso maggiormente circoscritti (spostandosi all’occorrenza anche in interni) ma comunque spesso differenti tra loro (si va da templi a prigioni). Capiterà poi, nel corso di queste missioni, che l’intero gameplay si conceda delle contaminazioni con elementi presi in prestito da altri generi videoludici (che vanno da scazzottate ad elementi platform, passando anche per qualche semplice enigma ambientale); a questo mix di elementi si uniscono poi i differenti abiti di Chase in grado di conferirgli le più disparate abilità. Il risultato finale di questa “insalata LEGO” risulta ancora una volta piacevole, va però segnalato in tal senso che si potrà andare incontro a cicliche sensazioni di “già visto” o “poco approfondito”, sensazioni che potrebbero stufare i giocatori più esigenti.

    In definitiva il risultato finale di questo LEGO City Undercover sembra essere mediamente positivo, impreziosito soprattutto da un ottimo level desing, da una narrazione ricca di un humor unico e finalmente libera dai limiti imposti dalle varie licenze a cui i brand LEGO ci hanno abituato. Questa libertà espressiva è stata pienamente utilizzata per costruire una storia in grado di strapparci più di un sorriso ed accompagnare piacevolmente le, innumerevoli, ore di gioco in giro per i venti quartieri della grande città. Restano ancora alcuni nei in termini di gameplay complessivo. Pesano negativamente infatti le dinamiche ancora troppo simili ai predecessori e troppo poco profonde nelle loro meccaniche. Questi limiti possono scoraggiare forse i videogiocatori più smaliziati e di vecchia data, relegando questo LEGO City Undercover ad un pubblico di giovani e giovanissimi.

    Unico fattore ancora ancora in grado di smuovere l’ago della bilancia (oltre alle differenze grafiche con la produzione Wii U che si spera siano, in questa nuova incarnazione, in grado di migliorare certi limiti vecchi tecnici) resta l’aggiunta della modalità cooperativa per due giocatori che potrebbe forse contribuire a ridurre il peso dei limiti sopra citati, offrendoci l’occasione di divertirci in compagnia di un amico.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/08/2018 - Tornato i cuochi più efficienti del mondo con Overcooked 2

    Overcooked 2 cover

    Overcooked è un arcade party game davvero particolare, un gioco che con la scusa di piazzarci dietro ai fornelli ci offre delle sfide divertentissime e mai banali in cui la coordinazione con gli altri chef diventa il fulcro dell’esperienza di gioco. Un videogioco in grado di offrire un gameplay semplice nelle sue dinamiche ma per niente banale a volerlo padroneggiare.

    Una piccola delizia in grado di immergerci nella frenesia di una cucina sommersa di ordini, in mille contesti differenti, folli e fantasiosi, in cui voi dovrete preparare, assemblare e cucinare i vari ingredienti utili per realizzare e consegnare il piatto corretto che i nostri clienti richiedono all’interno del tempo previsto (dovrete quindi tagliare a dovere il tutto, trattarlo e cucinarlo secondo la ricetta di riferimento, impattarlo e consegnarlo così da soddisfare il cliente, ma vi toccherà anche lavare i piatti sporchi e, spegnere gli occasionali incendi e molto altro ancora).

    Overcooked 2 (disponibile per Nintendo Switch, Xbox One e Playstation 4) si propone di riuscire a riproporre la formula di gioco del precedente capitolo, magari espanderla un po’, magari perfezionarla a dovere. Tutto questo per dare ad i provetti ludo-cuochi sparsi per il mondo una nuova campagna di gioco e, soprattutto, una nuova valanga di livelli in cui sfidare le nostre capacità!

    Vediamo di partire da un assunto importante: questo gioco, come anche il suo predecessore, ci offrirà la possibilità di essere affrontato sia in single player che in multiplayer ma, anche questa volta, la cooperazione sarà il fulcro del gioco. Affrontare il titolo da soli vorrà quindi dire imparare a gestire all’unisono due cuochi (alternando il loro lavoro attraverso la semplice pressione di un tasto) e giocarlo in compagnia vorrà invece dire coordinarsi al meglio nella divisione dei compiti e degli spazi interni all’area di lavoro, così da rendere il proprio rapporto lavorativo una simbiosi perfetta. Ne consegue che le esperienze a cui andrete in contro giocando da soli o con altri amici (fino ad un massimo di 4 giocatori totali) saranno molto differenti e, come avveniva già per il primo capitolo, la vera anima del gioco emergerà proprio circondandosi di altri amici cuochi(per la regola del: in più si è più ci si diverte). In questo contesto multigiocatore vi ritroverete in pochi istanti a strillarvi rapidi suddivisioni dei compiti così da superare ogni possibile ostacolo, anche perché visti i ritmi frenetici a cui il gioco vi metterà davanti basterà davvero poco per distrarsi e rovinare una prelibata ricetta, ovviamente incassando qualche offesa dagli altri giocatori attorno a noi.

    overcooked 2

    Oltre agli inevitabili (ed anche spassosi) errori che vi capiterà di compiere a complicare il tutto ci penseranno poi i vari livelliche, grazie ad ambientazioni sempre nuove, variabili e complesse ci metteranno in situazioni alle volte davvero difficili da gestire. Potremmo magari dover lavorare con tavoli scorrevoli in grado di portare in giro per la cucina i nostri ordini, arrivando persino a dover cucinare tra i binari di una miniera o divisi tra differenti zattere in movimento!

    Certo, malgrado gli ostacoli ed i possibili errori, riuscire a completare i livelli non sarà mai impossibile ma, così come avveniva nel primo capitolo, la vera sfida arriverà nel voler raggiungere la categoria di punteggio più alto: le tre stelle. Ottenere il top in ogni livello diventerà molto complesso già dal secondo mondo di gioco richiedendo ai cuochi più appassionati una notevole quantità di sudore, preparazione, chirurgica precisione e grande capacità elastica nel risolvere l’imprevisto di turno.

    Ai tempi del primo capitolo una era la grande mancanza che i vari giocatori sentirono come limitante, ossia la mancanza della modalità multigiocatore online, questa lacuna è stata colmata in questo Overcooked 2. Certo non ci troveremo davanti a modalità particolari ma semplicemente alla possibilità di incrociare le padelle con dei giocatori sul web, così da poter sfruttare al meglio la natura cooperativa del titolo (il mio consiglio resta comunque di giocarlo in locale poiché è così che, nella mia personale esperienza, il titolo esprime al meglio il suo potenziale).

    Concludendo Overcooked 2 riesce a bissare la ricetta del primo capitolooffrendoci una seconda iterazione di quel party game arcade che già ci aveva fatto divertire di gusto. Un gioco in grado di coinvolgere chiunque grazie a delle meccaniche molto semplici ma perfettamente funzionali, in grado di concedere un livello di sfida alto a chi sia alla ricerca della perfezione nella via dello chef ed in grado di offrirci, ancora una volta, ore ed ore di contenuti; con una varietà generale che appare addirittura maggiore del primo capitolo (ma riconosco che si possa ancora fare di più in tal senso) e con un bilanciamento dei livelli che risulta essere stato perfezionato.

    Se avete amato la frenetica ed adrenalinica vita del cuoco in Overcooked questo secondo capitolo non potrà non conquistarvi. Complimenti vivissimi ai mitici ragazzi di Team17per il lavoro svolto!

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

     

  • 07/11/2017 - Il ritorno del Porcospino: Sonic Forces

    sonic forces

    Molti sono i Fan del Porcospino blu e, malgrado i risultati non proprio ragguardevoli di molti capitoli main, è bastato anche solo il recente Sonic Mania a ricordarci in quanti vogliano tornare a far sfrecciare Sonic all’interno di livelli rapidi e rocamboleschi!

    Ecco quindi che il Sonic Team tenta nuovamente il tuffo in 3D grazie a Sonic Forces (uscito il 07/11/2017 per Pc, Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch). Questo capitolo vuole riuscire a rappresentare una nuova partenza per il brand e, viste le troppe false-partenze e ri-partenze che la mascotte di Sega ha accumulato negli anni, la speranza principale è che riesca nell’arduo intento!

    Una ripartenza deve necessariamente passare per i pilastri storici del titolo: una velocità che riesca ad essere quasi eccessiva pur mantenendo però la gestibilità del tutto, un level design da capogiro in grado di ipnotizzare tra passaggi intrecciati e vorticosi e grazie a spettacolari coreografie che il nostro eroe dovrà compiervi, un bilanciamentogenerale in grado di spingere la nostra coordinazione occhio-dita verso nuove punte di gaudente sfida (senza però cadere brutalmente in eccessivi automatismi o frustrazioni inenarrabili).

    Questa è da sempre LA ricetta che Sonic è riuscito ad offrire al meglio negli anni e questo è ciò che i videogiocatori si aspettano da lui.

    Anche solo cominciando a vedersi intorno emergono alcune notizie positive che sembrano parlare di un buon equilibrio tra elementi classici di gameplay ed innovazioni varie di elementi secondari che fungono da contorno ma che, al contempo, portano una ventata positiva di innovazione (avatar personalizzabile, missioni secondarie o giornaliere e simil). Impressioni mediamente positive arrivano poi anche sulle ambientazioni di gioco che, tra innovazione e classicismo, sembrano offrire idee interessanti, momenti esaltanti e, cosa importante, spettacolari nella loro capacità di miscelare fasi classiche a base di corse e salti con fasi ricche di attacchi (ed ancora velocità) e qualche momento dai ritmi decisamente differenti che lascerà spazio per un’esplorazione più ponderata. Il tutto poi si presenta con una veste grafica che, pur non facendo urlare al miracolo, risulta essere estremamente pulita ed in grado di valorizzare le mille coreografie che svolgeremo mentre sfrecceremo da una parte all’altra dello schermo! Torna poi la solita, ottima, colonna sonora in grado di strizzar l’occhio alla storia più lontana (e felice) del Porcospino e, qual ora la cosa non vi bastasse sappiate anche che la famosa rivista giapponese Famitsu ha già premiato questo capitolo con un sonoro 35/40 (9-9-9-8)… che Sonic Force possa quantomeno sfiorare il buon successo raggiunto da Sonic Mania?

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 08/03/2018 - Voglia di divertimento tra amici? E' arrivato Scribblenauts Showdown

    Switch ScribblenautsShowdown

    Se amate i giochi per più giocatori e lo stile di Scribblenauts questo annuncio potrebbe rendervi felici.

    Oggi Warner Bros. Interactive Entertainment ha infatti annunciato il lancio di Scribblenauts Showdown, il nuovo videogioco della fantasiosa serie puzzle-azione che introduce avvincenti modalità party per 1-4 giocatori. Scribblenauts Showdown sarà disponibile in Italia per Nintendo Switch, il sistema digitale di intrattenimento PlayStation 4 e Xbox One dall'8 marzo.

    Eccovi di seguito qualche informazione in più direttamente dal comunicato ufficiale:

    "Siamo entusiasti di poter portare una serie così creativa e amata come Scribblenauts su questa generazione di console con un capitolo totalmente nuovo: Scribblenauts Showdown," ha dichiarato Steven Chiang, vicepresidente esecutivo dei Worldwide Production and Studios di Warner Bros. Interactive Entertainment. "I giocatori possono gareggiare in famiglia o tra amici e dare libero sfogo alla fantasia per risolvere rompicapo e minigiochi in divertentissimi testa a testa."

    Nella modalità Showdown del gioco, un massimo di quattro giocatori dovrà affrontarsi a colpi di immaginazione e puntare alla vittoria, sfruttando l'enorme dizionario di Scribblenauts Showdown per superare in astuzia gli avversari. Con oltre 35.000 parole a disposizione, è possibile far apparire praticamente qualsiasi oggetto. I giocatori si muoveranno su una mappa in stile gioco da tavolo e si cimenteranno in oltre 25 minigiochi. Nei minigiochi di parole servirà tanta immaginazione per evocare il miglior oggetto o personaggio in diversi scenari, mentre nei minigiochi di velocità i giocatori dovranno completare varie sfide esilaranti in una corsa contro il tempo. Nella modalità Showdown bisogna giocare bene le proprie carte e scegliere la strategia vincente: ogni partita sarà diversa dall'altra, per un divertimento senza fine.

    Uno o due giocatori possono anche scegliere di cimentarsi nei minigiochi di Scribblenauts Showdown in modalità Versus. Tra le varie sfide, troveranno un folle duello medievale combattuto con armi evocate e una feroce battaglia tra torri in cui dovranno scagliare qualsiasi cosa venga loro in mente sulla fortezza dell'avversario. Ma non solo: i giocatori dovranno improvvisarsi taglialegna, darsi al tiro alla fune e partecipare a una gara di abbuffata all'ultimo secondo, il tutto sempre in pieno stile Scribblenauts.

    Con questo nuovo titolo della serie Scribblenauts fa anche ritorno l'acclamata modalità Sandbox. I giocatori potranno creare qualsiasi cosa passi per la loro testa, completare obiettivi e ottenere Starite in otto nuovi livelli. Questa modalità può essere affrontata in singolo o con un amico: non mancheranno situazioni esilaranti quando le creature inizieranno a scontrarsi in modi totalmente inaspettati!
    I giocatori possono inoltre scegliere o creare il loro Scribblenaut grazie alle decine di opzioni di personalizzazione disponibili. Partecipando alle varie modalità di gioco e guadagnando Starite si possono ottenere nuovi bizzarri accessori, indumenti e pettinature: le possibilità creative sono infinite."

     

  • 08/05/2018 - Un tuffo dei mondi di Conan il Barbaro con: Conan Exiles

    ConanExiles Banner

    Solo pochi giorni fa Conan Exiles, l’open world survival gameambientato nei mondi di Conan il Barbaro,è arrivato su Pc, Xbox One e PlayStation 4 e, oltre ad aver ricevuto un corposo updateal lancio, ha già venduto un milione di copie!

    Il grande successo del titolo è da ricercare prevalentemente nell’ottima gestione della versione ad Accesso Anticipato ad opera dei ragazzi di Funcom che, oltre ad ascoltare le richieste dei videogiocatori fixando eventuali problemi e migliorando (anche attraverso modifiche sostanziali) alcune meccaniche e caratteristiche, si son mostrati capaci di proporre una programmazione chiara dei vari aggiornamenti (basti pensare che il mondo di gioco è di fatto più che raddoppiato). Grazie a questo sapiente lavoro Funcom è riuscita, nell’arco del tempo che intercorre tra l’Early Accessed il lancio del titolo, a migliorare notevolmente l’intera esperienza di gioco.

    Qual ora fosse però la prima volta che sentite parlare di Conan Exiles è il caso di introdurvi agli elementi di base del titolo. Conan Exiles è un survival game non molto dissimile da giochi come Ark: Survival Evolved (che abbiamo trattato in questo articolo), l’incipit narrativo è appena abbozzato: siamo un criminale, esiliato e lasciato nudo a morire all’interno delle brulle lande desertiche (come se non bastasse il tutto siamo anche stati legati ad una croce). Lì, dopo essere stati salvati da Conan in persona, dovremo imparare a cavarcela (ed a familiarizzare con il sistema di crafting) ed a trovare una dimora che non sia costituita da semplice sabbia.

    ConanExiles 5

    Dovrete quindi raccogliere le prime risorse utili a realizzare i vostri indumenti e gli strumenti iniziali, sbloccare, come di consueto, le prime abilità e qualche nuova ricetta di crafting e, dopo il giusto ammontate di ore di gioco e di sudore, realizzare anche il vostro primo rifugio; insomma muovere i primi passi all’interno dell’ostile mondo di Conan.

     

    La gestione della difficoltà della componente di gioco legata alla sopravvivenza è saggiamente legata alla distribuzione delle materie prime nella mappa del mondo: le risorse più preziose sono posizionate in zone difficili, pericolose o quantomeno remote, costringendo il giocatore ad una crescita e ad un’esplorazione graduale. Così facendo avremo, tra le altre cose, modo di affrontare le varie creature che popolano il mondo di gioco un passo alla volta, dedicandoci prima a nemici meno pericolosi, familiarizzando in tal modo anche con il sistema di combattimento. Ed è proprio questo aspetto del gameplay quello che ha forse subito gli stravolgimenti più grandi nel tempo, riuscendo a migliorare gradualmente durante tutto l’Early Accesse dotandosi via via di mosse speciali, combo varie ed anche differenti accorgimenti grafici atti a migliorare l’esperienza di gioco (si va da soluzioni come l’aggiunta della barra dell’energia sopra i nemici fino a veri e proprio miglioramenti alle animazioni di gioco ed al sistema di collisioni legato agli scontri).

    conan exiles melee

    Sia ben chiaro però che stiamo pur sempre parlando di un survival game e, proprio per questo, sarete costretti ad una lenta e lunga scalata fatta di miglioramenti graduali al proprio personaggio ed al suo equipaggiamento. A tal proposito il consiglio è quello di aspettare qualche ora di gioco prima di tuffarsi online, concentrando magari la propria attenzione su qualche esplorazione in compagnia di qualche amico (approcciarsi da soli e senza esperienza ai brutali mondi di Conan potrebbe presentare inizialmente qualche difficoltà di troppo). La motivazione alla base di questo consiglio è data proprio dalla possibilità di incrociare giocatori che si sono dedicati al titolo già dal rilascio della versione iniziale e che, per forza di cose, in un PvP vi faranno letteralmente a brandelli con pochi, precisi, colpi di spada (va comunque sottolineato che il titolo è giocabile sia da soli che in cooperativa o,nel già citato, PvP).

    In conclusione di articolo, un ultimo elemento degno di nota su cui ci sentiamo di voler fissare la vostra attenzione risiede proprio nell’ambientazione di gioco. Partendo da un mondo ispirato alle ambientazioni realizzate da Robert E. Howard (autore, tra le varie cose, dei racconti di Conan il Barbaro) il gioco ha potuto giovare di un universo vasto ma perfettamente coerente, ben strutturato e chiaramente pensato per funzionare come unicum narrativo. Questo ci consegna quindi un universo di gioco da un sapore ben definito, in grado di staccarsi da molti altri titoli del genere che, per la smania di espandere il contenuto di gioco, rischiano di buttare nel calderone un po’ di tutto, finendo così per risultare però totalmente non coerenti o, quantomeno, poco organici.

    conan exiles the frozen north

    Insomma, se amate il genere o se le atmosfere del Barbaro più famoso (e muscoloso) del mondo vi affascinano, il consiglio è di buttare un occhio a questo Conan Exilesperché il lavoro certosino di Funcom potrebbe riuscire a conquistarvi!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

     

  • 08/08/2017 - Sopravvivere tra i dinosauri con ARK: Survival Evolved

    ark survival evolved accesso

    Il genere dei Survival Game sembra attirare in questi ultimi anni notevole attenzione. Parte di questo successo è da ricercarsi nella possibilità di inserire in questi contesti una componente multigiocatore online che può arrivare a contare decine di videogiocatori in contemporanea.

    Ark: Survival Evolved è un esponente del genere, un Survival Game (NDR: disponibile da tempo in accesso anticipato) che sceglie di farci impersonare un naufrago finito in qualche modo su un’isola molto particolare, ricca di elementi giurassici e di alcune contaminazioni Sci-Fi. Dopo aver quindi personalizzato il nostro avatar ci sveglieremo sull’isola e, in puro stile survival, dovremo capire da soli come cavarcela. In questi primi istanti sarà importante tenere sott’occhio i valori corporei del nostro superstite così da assicurargli una lunga e prospera vita, altro elemento di certo necessario sarà poi quello legato all’aumento del suo livello (questa volta in puro stile GDR). Infatti mentre saremo impegnati a raccogliere risorse utili alla nostra sopravvivenza o a craftare i primi, pratici, strumenti verremo ricompensati da copiosi punti esperienza. Salire di livello vorrà dire migliorare le caratteristiche del nostro personaggio secondo la preferenza del caso ed anche, cosa decisamente vitale per il gioco, sbloccare nuove ricette utili alla realizzazione di nuovi utensili, vestiario o componenti delle strutture. Potremo quindi avere accesso a nuove armi da caccia, a qualcosa da poterci finalmente metterci addosso (perché girare in intimo è troppo da cavernicoli) e cominciare a pensare al nostro primo accampamento (con tanto di capanna in cui ripararci e riposarci).

    ARK Survival Evolved PC

    Insomma gli elementi del classico Survival Game ci sono tutti, dalla ricerca delle risorse al crafting più o meno complesso passando per la caccia. Come visto in altri esponenti del genere dovremo quindi raccogliere conchiglie, foglie, frutti, abbattere alberi, uccidere animali e recuperare acqua così da poter progredire e, cosa più importante, restare in vita. Sotto questo aspetto ARK si comporta bene e ci spinge ad una sapiente gioco di equilibri tra esplorazione dell’isola, raccolta/caccia delle sue risorse, utilizzo delle stesse per il miglioramento del nostro equipaggiamento, del nostro “avamposto” e delle nostre stesse capacità.

    Certo tra un appostamento in pieno stile cacciatore ed una fase di raccolta materiali potremo aspettarci degli incontri con altri giocatori e bisognerà allora stare a guardare e capire bene come la comunity propenda nel tempo verso approcci più o meno collaborativi ma solo il tempo potrà chiarire al cento per cento questo dubbio.

    A catturare l’attenzione al momento resta l’ambientazione, ad oggi l’elemento di maggior fascino e di stacco da altri esponenti del genere. Abbiamo quindi la presenza di circa sessanta specie di dinosauri (e affini) che popolano l’isola e che sono in grado di mostrare comportamenti diametralmente opposti qual ora si parli di mansueti erbivori o ben più pericolosi predatori. Questi esseri rappresenteranno per noi non solo del semplice cibo, ARK ci offrirà infatti la possibilità di addomesticarli riuscendo, in tal modo, a dar loro ordini di vario genere o arrivando, addirittura, a trasformarli in valide cavalcature (sappiate anche che una volta addomesticate potranno salire di livello e migliorare nel tempo)!

    Ark Survival Evolved anteprima 03

    Ma, come dicevamo in apertura di articolo, a stuzzicare la nostra curiosità saranno non solo i mastodontici animali ma anche degli elementi tipici al mondo Sci-Fi come i giganteschi obelischi alieni sparsi per l’ambientazione. Appare chiaro che i segreti di questo mondo non si limiteranno quindi soltanto a ciò che possiamo aspettarci da un’ambientazione classicamente giurassica.

    Tutto questo contribuisce a rendere il mondo di ARK: Survival Evolved decisamente affascinante e misterioso soprattutto grazie anche ad una buona resa grafica complessiva (ovviamente non esente da difetti in questa versione Early access) in grado di far sposare un buon utilizzo dell’Unreal Engine 4con una direzione artistica ispirata e realistica.

    Certo, molti sono i dubbi che attendono ancora di essere fugati ma, per ogni amante del genere, questo titolo sembra avere dalla sua di certo una buona dose di fascino e potenziale. Resta solo da attendere ancora qualche giorno per poter mettere le mani sulla sua versione definitiva (la data d’uscita ufficiale è fissata per giorno 08/08/2017 su PC Xbox One e Playstation 4) così da fugare i vari, ragionevoli, dubbi.

     Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 10/11/2017 - Si torna a correre con: Need for Speed Payback

    nfspayback2

    Need for Speed è da sempre uno dei racing game che porto nel cuore, un po’ perché vista la sua lunga storia siamo in parte cresciuti assieme, un po’ perché è sempre stato un gioco arcade nel midollo.

    Certo, partendo dai fasti dei vecchi capitolo è innegabile che il tempo non sia stato sempre benevolo con la saga EA, ed ecco quindi emergere la necessità di un nuovo inizioche, almeno nelle intenzioni, vorrebbe arrivare con questo Payback (disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4).

    Il nuovo capitolo ci propone innanzitutto la storia di Tyler, un guidatore formidabile intento a lottare contro un’organizzazione criminale che, tra le altre cose, sembra tenere in pugno anche le corse automobilistiche. Tyler insieme ad altri amici si batterà quindi per recuperare la libertà delle “amate strade” tra gare, infiltrazioni e missioni atte ad arrecare danni di varia natura a traffici di macchine decisamente fuori dal comune. Se tutto questo vi ha fatto venire in mente alcuni aspetti della serie filmica Fast & Furious siete nella direzione giusta (anche in merito allo stile scelto per il racconto che ruoterà attorno a cut-scene e ad un approccio scenografico ed eccessivo), la storia infatti ricalcherà quanto visto negli innumerevoli, e famosi, film a base di macchine e corse.

    NFS Payback

    Malgrado dei primi istanti totalmente guidati si passerà in scioltezza (dopo aver ottenuto la nostra prima macchina) ad un approccio open-world. Need for Speed Payback vuole offrendoci una vastissima Fortune Valley(l’ambientazione del titolo) in cui poterci muovere liberamente ed anzi il gioco premierà la libera esplorazione con molte “cose da fare” sparse in giro, queste attività si alterneranno alle missioni principali della nostra carriera automobilistica. L’ampia area di gioco ci offre ambientazioni variegate e ci troveremo a muoverci dal classico asfalto al polveroso deserto passando per ampie zone forestali e agricole. Certo il mondo di gioco pur essendo di matrice sand-box si mostrerà comunque poco popolato e vivo, una scelta che, se da una parte semplifica l’approccio ad un gioco di corse automobilistiche, dall’altra ci restituisce un mondo vasto e diversificato ma stranamente vuoto e poco vivo.

    Malgrado questa sensazione il tutto sembra funzionare a dovere ed il sistema di gioco si mostra solido; potendo anche contare su un buona struttura a scommesse che ci invoglierà anche a ripetere le gare così da aumentare il nostro valore di reputazione, i soldi in nostro possesso ed accumulare delle carte (le speed card) utili a potenziare rapidamente e semplicemente le nostre macchine senza ricorrere all’officina.

    Need for Speed Payback

    Queste carte possono appartenere a varie categorie di potenziamento ed, oltre ad essere utilizzate sulla macchina in uso, possono essere “barattate” (nella speranza di riceverne una più efficiente), vendute ed applicate ad un’altra macchina in garage ma, cosa più importante, l’applicazione di una carta farà salire il livello complessivo della nostra macchina così da permetterci di primeggiare in gare altresì lontane dalla nostra portata (NDR: si segnala la possibilità di poterle acquistare anche mediante micro-transazioni). Malgrado i vari miglioramenti applicabili vincere le gare non sarà comunque così facile e, ad ogni minimo errore, vedremo gli avversari fiondarsi verso la prima posizione e cercare di farci mangiare la polvere con le loro, indubbiamente buone, capacità al volante.

    Le gare spazieranno all’interno di 5 tipologie principali (legate al veicolo utilizzato): Accelerazione (gare drag con cambio manuale), Derapata (dovrete accumulare i punti derapando a più non posso), Fuga (le inimitabili fughe alla Need for Speed), Off-road (le classiche gare fuori strada) e Sprint (gare semplici). Queste differenti tipologie ci costringono ad approcci differenti e danno variabilità generale al gioco. Qualsiasi sia la sfida che sceglieremo di affrontare il titolo mostrerà sempre in modo chiaro la sua matrice arcade e si vestirà di velocità e spettacolarità (il gioco, com’è giusto che sia, vi metterà spesso in situazioni da guida spericolata!)

    Ma Need for Speed è sempre stato anche personalizzazione dell’auto e, sotto questo punto di vista, il tutto si mostrerà ricco di possibilità, superando anche i predecessori ed assicurandoci la possibilità di modificare qualsiasi aspetto estetico dei nostri bolidi.

    Need for Speed Payback customization

    Visivamente sia i veicoli che gli ambienti di gioco si mostrano ben realizzati, dettagliati e diversificati con un’ottima gestione del sistema di illuminazione, certo, alcuni potrebbero lamentarsi per la scelta di puntare sui 30 fps (che occasionalmente rischiano di scendere leggermente ma fastidiosamente), ma c’è da dire che il senso di velocità viene mantenuto quasi sempre al meglio. Alla componente visiva si sposa una buona colonna sonora ed un set di effetti sonori ben realizzato e variegato.

    Insomma sembra proprio che questo Need fos Speed Payback voglia riportare la serie nel settore che, da sempre, l’ha contraddistinta a dovere, quello del gioco di corse arcade e, cosa più importante, sembra proprio che questo capitolo possa rappresentare un nuovo punto di partenza per cercare di mantenerne intatto lo spirito ed, al contempo, assicurare un livello qualitativo necessario in un mondo di concorrenti videoludici sempre più agguerrito!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 12/12/2017 - Okami è sempre un piacere

    Okami HD Header

    Come i più attenti tra voi sapranno io nasco, originariamente, come utente monopiatta. Quando ero piccolo i soldi a mia disposizione erano infatti decisamente modesti ma, mettendo faticosamente da parte qualcosa racimolata tra compleanni e festività ed unendo gli sforzi con mio fratello maggiore, riuscii infine ad accaparrarmi un Nintendo 64. Così cominciava il mio grande amore per Nintendo,amore che, ad oggi, continua ad essere fermo, duraturo e perfettamente in grado di assicurarmi momenti di vera delizia videoludica.

    Per anni non ho mai sentito il bisogno di una seconda piattaforma da gioco (terza in realtà se consideriamo il PC da sempre presente nelle varie case che mi hanno ospitato) e, provando ad andare con la mente al passato, il primo titolo in grado di stuzzicare il mio interesse per altre console fu proprio Okami.

    Una delle motivazioni per questo mio primo momento di curiosità è sicuramente da rintracciare nei punti in comune tra quest’ultimo gioco e la saga di The Legend of Zelda(una delle mie preferite di sempre insieme al fantascientifico Metroid) e, oltre questo, a stuzzicare la mia attenzione era in parte il fascino e la certezza delle  capacità artistiche e di programmazione dei Clover Studio (creatori di Okami appunto) che avevo già imparato ad amare grazie a quella perla di Viewtiful Joe in mio possesso sull’amato cubo viola.

    Purtroppo a voler essere sinceri Okami (come molti altri lavori dei Clover Studio), almeno in termini di vendite, non fu un grande successo a suo tempo (immeritatamente potremmo dire), certo, il suo valore venne riconosciuto da tutta la stampa di settore, e forse proprio per questo motivo con il passare del tempo, diventò un classico ricercato ed osannato da molti videogiocatori.

    Per fortuna, proprio grazie a questo amore spassionato, Okami risulta essere uno di quei giochi che, più di altri, ha potuto contare su varie nuove versioni migrate da una console all’altra: dopo essere nato nel lontano 2006 su Playstation 2 lo abbiamo difatti rivisto su Wii nel 2008 e su Playstation 3 in una meravigliosa versione HD nel 2012.

    OkamiHD

    Ma la voglia di Okami non sembra essersi ancora placata e, proprio oggi, arriva quindi una nuova versione di questo piccola perla per Pc, Xbox One e Playstation 4che si offre a voi anche con un prezzo budget!

    Questa edizione può contare su poche aggiunte rispetto al passato (fanno la loro comparsa alcuni mini-game opzionali in fase di caricamento, la possibilità per i nostalgici del tubo catodico di gustarsi il titolo ancora una volta in 4:3 e qualche lieve giovamento visivo dato dalla sua riedizione in 4k oltre che HD) ma, ciononostante, risulta essere forse la sua incarnazione definitiva. Insomma oggi avete l’occasione di recuperare, ad un prezzo vantaggioso, un gioco che, malgrado siano passati anni dalla sua prima uscita, è ancora bello come un tempo; un gioco che, se non avete ancora giocato, forse è il caso di recuperare.

    Certo, resta un peccato la scelta di continuare a non localizzare i testi dell’intero gioco nella lingua nostrana… il tutto resterà quindi, ancora una volta, non doppiato, proprio come i classici Zelda, ed accompagnato dal solo testo (molto testo in realtà) in lingua anglofona; una scelta che forse terrà lontano, anche questa volta, alcuni videogiocatori, il che è, se volete la mia, sinceramente, un peccato…

    Eccovi qualche rapida informazione così da venire incontro a chi, tra voi, ancora non conoscesse questo gioco (esiste davvero qualcuno che non lo conosce?): Okami è un gioco di avventura “Zelda style” ambientato nel Medioevo giapponese che seguirà le vicende leggendarie della dea del sole shintoista Amaterasu, scesa nel mondo degli umani sotto forma di lupo bianco (Okami appunto) per salvare la terra dall’oscurità; per raggiungere l’eroico scopo userà uno “strumento” molto particolare: il Pennello celestiale, una particolare tecnica divina che permette di compiere miracoli semplicemente disegnando.

    OkamiHD Gamescom

    Sfruttando in parte questo escamotage i ragazzi di Clover Studio crearono un mondo visivamente delizioso, caratterizzato da un cel-shaded ispirato allo stile pittorico Sumi-e. E proprio lo stile del titolo è forse uno dei motivi per cui ogni videogiocatore affascinato dalla direzione artistica dovrebbe concedere una possibilità a questa perla. Grazie a molti colori inchiostrati ed acquarellati e “magnificamente stesi su carta ruvida” vi troverete quasi ad assistere ad un dipinto animato, un’opera dotata poi di una narrazione ed un design di personaggi e di mondi di gioco originale e molto giapponese; vi assicuro che sarà impossibile non restare affascinati dal tutto…

    Ad uno stile sublime si affianca poi una piacevole avventura che si ostina a non invecchiare di un giorno (o quasi), che non ha nulla da invidiare ai vari “The Legend of Zelda” sia in termini narrativi (e meravigliosamente fiabeschi) che di gameplay; un’avventura non perfetta,  non esente da difetti (come i combattimenti alla lunga poco stimolanti) ma che merita tranquillamente la vostra attenzione ed il vostro amore…

    Insomma se non lo avete ancora giocato, se l’inglese non vi spaventa, se la saga di Zelda vi ha sempre affascinato, se amate l’arte e siete affascinati da quella giapponese, se la narrazione fiabesca sa conquistarvi, se, semplicemente, apprezzate la bellezza allora fatevi un favore: correte a recuperare Okami nella sua forma migliore, e si, potete anche ringraziarmi dopo.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 12/12/2017 - Playerunknown’s Battlegrounds sbarca su Xbox One!

    Playerunknowns Battlegrounds

    Manca davvero pochissimo all’arrivo di PlayerUnknown’s Battlegrounds su Xbox One, unica console da gaming che avrà l’occasione di accogliere uno dei più famosi giochi del momento! Un evento decisamente unico che potrebbe rivelarsi vantaggiosa per Microsoft quasi come se si stesse parlando di un titolo First party!

    Ed infatti il colosso americano ha più volte sottolineato, attraverso differenti interviste, di avere il pieno interesse a voler supportare al meglio il “relativamente giovane” campione di incassi su Steam (come anche di visualizzazioni online in praticamente qualsiasi piattaforma di streaming!).

    E visto che, già da domani, potrete mettere le mani sulla vostra copia per Xbox One di PlayerUnknown’s Battlegrounds abbiamo pensato di introdurre le basi del titolo per chi, inaspettatamente, non lo conosca ancora.

    Cos’è Playerunknown’s Battlegrounds?

    Stiamo parlando di uno sparatutto in stile Battle Royalein cui circa cento giocatori vengono paracadutati all’interno di una sperduta isolo con lo scopo di uccidersi vicendevolmente!

    Una volta lanciati sull’isola i giocatori, inizialmente disarmati, correranno rapidamente alla ricerca di equipaggiamenti ed armi ma, dopo una manciata di minuti, l’area di gioco comincerà a restringersi, costringendo così i giocatori a concentrarsi sempre più all’interno di una superficie sempre più ridotta, comincerà così la vera e propria carneficina.

    Pur essendo vero che titoli similari si siano visti più volte sugli schermi di PC e Console è altrettanto vero che ben pochi tra essi siano stati in grado di raggiungere una fama così mastodontica e, cosa ancora più encomiabile, qui stiamo parlando di un titolo nato dalle menti di un giocatore “qualsiasi”.

    Playerunknowns Battlegrounds gameplay

    Playerunknown non è altro che il nick di Brendan Greene, creatore (in tempi meno sospetti) della modalità Battle Royale per DayZ (altro titolo ampiamente famoso nato come mod di Arma II). Già all’interno di questo suo primo, e celebre, lavoro si potevano scorgere i primordi di quello che sarebbe stato poi PlayerUnknown’s Battlegrounds. Massacrarsi all’interno della Battle Royaldi DayZ era infatti così divertente da attirare le attenzioni di vari studi e, soprattutto, del publisher Bluehole, che sarebbe, di lì a poco, diventato infatti il publisher proprio di PlayerUnknown's Battlegrounds.

    Nacque così un titolo che, già in solo sei mesi dal suo lancio, riuscì ad imporsi come vero e proprio fenomeno del web superando su Steam gli utenti attivi del, ben noto ed apprezzato, DOTA 2!

    Ha dare forse la spinta più clamorosa a questo titolo sono stati però proprio i vari youtuber/streamer e di fatto, andando ad analizzare le dinamiche del titolo, si nota facilmente come i suoi ritmi si prestino ottimamente a fungere da ottimo strumento d’intrattenimento. Dopo l’iniziale fase più “tranquilla”, in cui poter introdurre al meglio il titolo e preparare il pubblico, si passa, grazie al restringimento della mappa di gioco, rapidamente al vero e proprio scontro, che risulta essere nella stragrande maggioranza dei casi violento, imprevedibile e spettacolare (la possibilità di poterlo giocare in squadre da poi quel pizzico di tattica utile a ripagare la bravura de giocatori più abili e generare quel fascino tipico degli eSport).

    Insomma, fino ad ora PlayerUnknown's Battlegrounds è stato un titolo che, grazie ad una somma di elementi validi, ha costretto il mondo a guardarlo ed apprezzarlo; ora resterà da capire se, con l’arrivo su console del gioco si riuscirà a bissare l’enorme successo già ottenuto su Steam. Voi che ne pensate? Non vedete già l’ora di mettere le mani sulla vostra copia?

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 13/02/2018 - Preparatevi ad un viaggio brutalmente realistico: Kingdom Come: Deliverance

    Kingdom Come Deliverance

    Il mondo dei videogiochi è zeppo di GDR occidentali dall’approccio open world, molti buoni titoli condividono in seno a questo genere tante caratteristiche ed, alcune di esse, tornano (almeno alla lontana) anche in questo Kingdom Come: Deliverance (in uscita oggi per Pc, Xbox One e Playstation 4). Ma la verità è che se sceglierete di mettere le mani su questo gioco vi troverete davanti un titolo non per tutti, vasto, complesso, maturo e molto valido ma che si rivolge chiaramente solo a chi voglia davvero dedicarci parte della propria vita e del proprio impegno.

    Ogni aspetto del titolo vuole prendersi il tempo utile al proprio sviluppo ed approfondimento, quasi fregandosene dei gusti dei videogiocatori. Volendo fare un paragone letterario potremmo quindi dire che approcciarsi a questo titolo sia come avvicinarsi ad un prodotto che, più che un romanzo d’avventura storico (o simil storico), sembra proprio voler essere un lavoro del collettivo letterario Luther Blissett (gli autori del famoso romanzo Q per intenderci).

    Già analizzando la narrazione ci si trova davanti a questa verità assoluta: il mondo appare ispirato agli eventi storici della Guerra Civile di Boemia (XV secolo) e mostra chiaramente di voler essere realistico e credibile in tutto e per tutto.

    Abbandonate quindi le frasi ad effetto, la scrittura di dialoghi tipica del mondo cinematografico e preparatevi alla lettura di linee narrative e scambi di battute totalmente classici e verosimili (che, si badi bene, non vuol dire mal scritti).

    Abbandonate i colpi di scena, i misticismi, le maledizioni, i temi che da storici si contaminano con elementi più fantasy e preparatevi ad una storia che parla di Guerra, Religione, Politica e che ruoterà attorno alle vicende personali di Henry (il vostro alter ego) e del suo bisogno di vendetta.

    Kingdom Come Deliverance henry

    Henry è un ragazzo come molti se ne possono contare, il figlio di un fabbro che finisce invischiato in vicende politiche molto più grandi di lui, vicende che raccontano lo scontro tra Re Venceslao IV (Re del Sacro Romano Impero) e l’ambizioso fratello Sigismondo. Una guerra fratricida che porterà, tra le altre cose, alla distruzione della città di Henry. Egli sceglierà quindi di diventare un uomo nell’unico modo che sentirà come corretto: la vendetta.

    Ma come detto ciò che vi troverete davanti non sarà un racconto epico, una ballata medievale atta ad innalzare le gesta di un impavido eroe ma più propriamente la storia di una persona come tante altre, invischiata in eventi mastodontici che han preso tutto ciò che era la sua vita e l’hanno calpestata, come solo la storia sa fare con chi non è impegnato a tesserne le fila.

    Ma non è solo la narrazione a differenziare questo titolo da altri esponenti del genere, per cui veniamo al gameplay: dimenticate i grossi aiuti, dimenticate le schermate principali zeppe di informazioni, gli oggetti di interesse segnalati ovunque, i sensi del Witcher. Ciò che dovrete fare sarà vivere questo mondo, esplorarlo, parlare con la gente per collezionare indizi, cercare attorno a voi tracce di sangue ed affini.Si, è vero, avrete un’ottima mappa di gioco, avrete anche una bussola in grado di segnalarvi le zone di interesse per il compimento di determinate missioni ma, una volta arrivati nei pressi dell’area non vi resterà altro che impegnarvi nella ricerca, qualcosa che, al giorno d’oggi, sembra quasi scomparsa nella stragrande maggioranza dei GDR.

    E seppur la pratica possa forse risultare frustrante ai giocatori più occasionali va altresì detto che le missioni riescono ad essere varie e valide anche nelle soluzioni ludiche proposte e, se questo non bastasse, si incastonano alla perfezione nel più grande arazzo narrativo proposto, offrendoci occasioni di approfondimento interessanti e stimolanti.

    kingdom come deliverance immagine

    Ma non è ancora finita, la vita, quella vera, non è caratterizzata da livelli di difficoltà, ecco quindi che, ancora una volta, Kingdom Come ci metterà davanti alla brutalità della sopravvivenza nel XV secolo, con scontri fuori dalla nostra portata che avevamo totalmente sottovalutato, con rischi che vanno saggiamente intuiti (ma che non è detto possano sempre essere previsti), insomma, un bagno di sangue come solo quei secoli così colmi di pericolo e violenza possono far tornare alla mente.

    Ed a tal proposito spediamo due parole anche sul sistema di gioco che vuole, come tutto il resto, essere realistico ed immersivo: non ci sarà un sistema di progressione che utilizzi classi, archetipi, categorie ma un più fluido approccio in grado di tradurre in statistiche ed abilità ogni mossa e decisione di gioco intrapresa. Il risultato sarà quindi una crescita naturale e quasi non percepita che vi restituirà una sensazione di realismo e libertà assoluta in ogni suo approccio, siano essi legati alla parlantina, alla capacità di non farsi notare, allo scontro mediante le armi e ad altre infinite possibilità (si badi bene che gli NPC presteranno attenzione alle vostre azioni e, quindi, avere una pessima reputazione potrebbe far diventare la vostra vita un inferno in terra).

    Ed avendo nominando l’uso di armi non si può non parlare del sistema di combattimento che una volta metabolizzato (e come tutto in questo gioco richiederà un’iniziale dose di pazienza vista la sua chiara intenzione di non renderci la vita facile) saprà essere soddisfacente, stratificato e profondo ma anche realisticamente punitivo. Come nella realtà medievale lo scontro contro più nemici vorrà spesso dire impegno enorme e rischialtrettanto mastodontici. Affiancate a questo un sistema di autosalvataggi frequentissimo e la possibilità di salvare autonomamente solo attraverso l’utilizzo di un oggetto specifico (sì, avete letto bene) ed il quadro e fatto.

    kingdom come deliverance immagine 2

    Insomma ragazzi, ormai dovreste aver capito l’essenza di questo Kingdom Come: Deliverance, i suoi obbiettivi ludici, ciò che voglia offrire e come intenda farlo. Un titolo in grado di donare un viaggio personale differente dal solito ma non per questo meno emozionante o piacevole ma, sicuramente, non alla portata di ogni tipologia di videogiocatore.

    Fabrizio Fortuna - Jerus

  • 13/03/2018 - Il ritorno del Corvo: The Raven Remastered

    the raven remastered 2

    Le avventure grafiche sono una mia passione. Da videogiocatore di lunga data ho avuto la fortuna di poter crescere giocando alcuni titoli che hanno fatto la storia dell’intero genere: la serie di Monkey Island, Maniac Mansion, Day of the Tentacle, The Dig, i vari Broken Sword, Indiana Jones e Syberia, Grim Fandango. Questi sono solo alcuni dei capolavori che mi saltano in mente in questo momento e che ho avuto l’onore di gustare appieno. Come ben sappiamo però, terminato il suo momento d’oro, il genere ha poi tristemente vissuto un lungo periodo di relativo stallo, lasciandoci quasi sempre a bocca asciutta ma per fortuna, di tanto in tanto, qualche nuova avventura saltava fuori ed io correvo prontamente a spolparla con cura.

    Con questo in mente oggi vi voglio parlare un po’ di The Raven Remastered (arrivato giorno 13 Marzo su , Xbox One e Playstation 4). The Raven fu un’avventura grafica in tre puntate uscita ormai quasi cinque anni fa, non un capolavoro (soprattutto visto il relativamente basso livello di sfida degli enigmi) ma un gioco comunque godibile, con alcuni elementi di originalità interessanti ed una storia ben narrata ed intrigante (anche grazie alle valanghe di citazioni, o ispirazioni, prese direttamente dai romanzi della regina del giallo: Agatha Christie).

    Oggi grazie a questa remastered potremo quindi mettere nuovamente le mani su questo titolo in un’edizione completa di tutti e tre gli episodi rimasterizzati per noi in alta definizione.

    theravenremastered

    La storia prende il via nel lontano 1964 a Londra a seguito del furto di un gioiello egizio sottratto nel cuore della notte dal British Museum. A compiere il furto è stato uno dei ladri più famosi del globo: il Corvo (seppur con metodi totalmente inusuali rispetto al passato); a rendere il tutto ancora più sospetto un fatto: il Corvo era ritenuto morto da tempo! Dopo questo intro il gioco si sposterà su uno degli elementi più famosi della letteratura della Christie, ossia l’Orient Express, qui faremo la conoscenza del nostro alter ego digitale: Anton Jakob Zeller personaggio che già in poche battute e movenze ricorderà sotto molti aspetti il celebre Hercule Poirot. Zeller si trova sull’Orient Expressper offrire il suo supporto su un’operazione congiunta (Svizzera – Francia - Inghilterra) atta a scortare l’Occhio della Sfinge, diamante compagno di quello trafugato al celebre museo londinese.

    L’avventura ci chiederà inizialmente di risolvere varie faccende di poco conto (almeno all’apparenza), che si accompagneranno a vari enigmi ambientali e, nel farlo, ci darà l’occasione di familiarizzare con le dinamiche di gioco, con le interazioni ambienti e con i vari personaggi che accompagneranno Zeller durante il viaggio.

    The Raven Remastered gameplay

    Gli enigmi (come anche il gameplay generale) non saranno mai troppo punitivi o complessi e tutto procederà in modo molto razionale e mai fuori del comune (dimenticate le combinazioni folli, ma geniali, dei Monkey Island insomma), rispettando pienamente i cliché del genere giallo (tra conversazioni atte a collezionare utili indizi, personaggi che vanno distratti, piccoli minigiochi d’ingegno da risolvere, porte che vanno scassinate, ecc.). Tutti i rompicapi che il gioco ci chiederà di dover risolvere non saranno per cui mai troppo ostici (e questo è forse il dispiacere più grande per un accanito fan del genere) ma riusciranno comunque a fungere da piacevole accompagnamento alla narrazione che, in pieno stile Agatha Christie, saprà invece trainare l’intera esperienza tra crimini di varia natura, personaggi (e/o potenziali sospettati) intriganti e ben costruiti, colpi di scena e plot twist pensati per spiazzarvi ed una gestione della tensione in costante crescendo verso la risoluzione finale.

    Cercando di fare un po’ il punto su questa nuova edizione prima di salutarci è necessario sottolineare che i miglioramenti all’interno di tutti e tre gli episodi riguardano prevalentemente il passaggio all’alta definizione. Il titolo resta quindi lo stesso di sempre e ciò che vi troverete tra le mani sarà proprio lo stesso giallo interattivo di circa cinque anni fa, dall’ottima atmosfera e caratterizzazione, stuzzicante e piacevole da giocare, mai troppo complesso ma sicuramente consigliabile per gli amanti delle avventure grafiche a digiuno e che non lo abbiano ancora recuperato.Vi segnaliamo purtroppo ancora qualche incertezza di troppo in alcune animazioni (malgrado si noti il tentativo in fase di sviluppo per renderle in parte più fluide) e qualche bug di troppo che poteva essere eliminato (addirittura in alcune, per fortuna rare, occasioni vi potrebbero capitare di essere costretti riavviare il titolo).

    Una cosa è certa: se amate Agatha Christie ed i suoi romanzi passare qualche ora in compagnia di questa avventura potrebbe proprio fare al caso vostro!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 13/10/2017- La follia è nuovamente tra noi: The Evil Within 2

    the evil within 2

    Il tempo passa per tutti, anche per i videogiochi. Ecco che quindi, mentre anno dopo anno il videogioco andava incontro ad una naturale evoluzione, alcuni generi venivano modificati al punto da perdere parte del loro saporee forse della loro stessa identità (o quantomeno al punto di sembrare generi sempre più lontani dal loro punto d’origine).

    Per carità, è innegabile che questa evoluzione abbia anche comportato un perfezionamento di certe dinamiche ed un generale miglioramento ma, purtroppo, questo discorso non risultava essere universalmente applicabile. Questa era l’idea che un tempo mi ero fatto per quanto riguardava un genere videoludico da me molto amato, il genere Horror. Ovunque mi guardassi sembrava che l’horror puro e semplice stesse venendo contaminato da altri approcci in modo troppo evidente (ovviamente con le cicliche esclusioni) e, tra un horror in salsa FPS ed uno in salsa action, cominciavo a soffrire sinceramente per la mancanza dei bei vecchi horror a base di ansia e sopravvivenza che avevo sempre amato (e dentro me temuto).

    Ma era davvero così complesso trovare una ricetta in grado di mantenerne gli stilemi ma, al contempo, avvicinare il genere all’era moderna che tutti vivevamo?

    Poi arrivò The Evil Within, un gioco firmato Mikami che riuscì (secondo la mia personale opinione) nella fantomatica quadratura del cerchio: prendere dinamiche ed approcci classici al genere dei survival horror e riversarli in una generale modernità che non le snaturasse o stravolgesse al punto da renderle qualcosa di diverso. E, seppur giocando ora dopo ora alcuni limiti di quella produzione si rendessero più evidenti, il risultato finale restava un videogioco figlio degli anni ‘90, caratterizzato da personaggi da movimenti pesanti, inquadrature scomode e la disperata sensazione di essere sempre in deficit di oggetti utili alla sopravvivenza nell’inventario.

    Ecco perché accolsi in modo assolutamente positivo l’annuncio del seguito fin dalle prime informazioni emerse; certo il cambio di ruolo di Mikami poteva far sorgere alcuni dubbi ma quell’horrorvecchio e nuovo era comunque più vicino a tornare sui miei schermi e tanto bastava.

    Oggi The Evil Within 2 è tra noi (il gioco è disponibile per Playstation 4, Xbox One e Pc) e quindi eccoci qui a cercare di indagarne genericamente i principali aspetti che compongono la nuova ricetta di gioco.

    Partiamo dai dubbi: il minor coinvolgimento di Mikami ha snaturato la seconda avventura del Detectives Castellanos?

    Sembrerebbe proprio di no. Il titolo parte esattamente da quanto sappiamo ed abbiamo giocato in The Evil Within (e se non lo avete giocato il mio consiglio è di recuperarlo perché il viaggio vale davvero la pena) ed anche sotto il piano ludico ciò che questa nuova avventura ha da offrire è la naturale evoluzione di quanto visto solo tre anni fa.

    Cercando di limitare al minimo il quantitativo di spoiler sugli eventi narrati sappiate che Sebastian sarà ancora una volta alle prese con lo STEM e con un contorto mondo fatto di perversioni della psiche, sadismi e follie d’ogni genere ma, ancora una volta, dentro questi mondi avrà modo di rivivere quei fantasmi che riemergono del suo stesso passato (su cui a primeggiare sarà il senso di responsabilità nei confronti di quanto accaduto alla figlia). In termini di sviluppo narrativo The Evil Within 2 sceglie di puntare su una maggior chiarezza espositivain grado di non lasciare troppi dubbi sulle vicende vissute ma che, purtroppo dal mio punto di vista, perde forse parte del fascino totalmente malato del primo capitolo. Resta da dire che gli avvenimenti saranno comunque narrate ottimamente ed anche che i vari “cattivi” e le differenti psicologie che permeano i vari personaggi appariranno convincenti ed adeguatamente sviscerate. Insomma il cambio di ruoli di Mikami sembra aver pesato maggiormente proprio su quei costituenti di malsana ma credibile follia che infestavano ogni aspetto del primo capitolo.  Sia chiaro che suddetti elementi resteranno comunque presenti ma si faranno meno invasivi all’interno dell’equilibrio ludico complessivo del gioco. Questo ci restituirà una sensazione di continuità con il passato ma al contempo riuscirà a conferire un’identità propria anche a questo secondo capitolo (d'altronde ogni follia è simile solo a se stessa ma costituisce pur sempre un viaggio negli orrori più profondi).

    The Evil within 2 E3 01

    Anche dal punto di vista ludico il titolo si mostra fedele al passato e, pur modificando la ricetta complessiva attraverso alcune trovate riesce a mantenere le sensazioni del survival horror che abbiamo imparato ad apprezzare. Ecco quindi che, ad esempio, i movimenti del personaggio pur apparendo più fluenti non ci porteranno mai ad una sensazione di guizzante scioltezza in grado di assicurarci la fuga da ogni circostanza; come anche il sistema di mira resterà “imperfetto” non restituendo mai la sensazione di essere dei provetti Rambo. Tutti questi elementi funzionano ancora una volta e, dal mio punto di vista, devono proprio essere preservati all’interno di un videogioco che fa della sensazione di pericolo e generale mancanza di sicurezza la sua arma principale.

    Anche questa volta saremo costretti a dover usare l’ingegno, aggirare i nostri nemici, evitare gruppi numerosi e scontri a viso aperto da posizioni non sicure. A migliorare la resa di questa componente ci penseranno delle sessioni più aperte che si affiancheranno a quelle classicamente story driven (che in passato abbiamo conosciuto ed apprezzato per la loro sapiente costruzione e scrittura) come anche agli immancabili scontri con i malsani ma affascinantissimi boss.

    Queste nuove fasi di gioco sembrano prendere i momenti più “open world” del primo capitolo ed espanderli ulteriormente. Si riesce in tal modo a concedere al giocatore il tempo per potersi dedicare maggiormente all’esplorazione di alcune vaste aree, ignorando i nostri obiettivi principali ma dedicandoci invece agli stimoli che il contesto potrà darci e, cosa molto survival, alla raccolta di utilissimi oggetti. Il bilanciamento di queste sessione sembra essere stato svolto con una cura ottimale andando a potenziare tutti gli aspetti che si potrebbero volere all’interno di un gioco di siffatta categoria. Altro elemento che fa brillare queste fasi di gioco è legato ad un esemplare impegno nell’integrare questi momenti con la narrazione principale mediante delle trovate in grado di far riemergere gli orrori della psiche di Sebastian nei momenti più inaspettati. Quest’escamotage funge da utile memento atto a ricordarci che il nostro orrore è sempre in agguato dietro ogni angolo. Ad essere ben bilanciato è anche il livello di difficoltà del titolo che si mostrerà sempre in grado di crescere con il giocatore e di ricordarci, tra una morte e l’altra, che anche la sicurezza non è qualcosa di conquistabile all’interno dello STEM.

    the evil within 2 gameplay

    Anche la componente tecnica funge da perfetto raccordo con il primo capitolo mostrando un lavoro sicuramente migliore rispetto al passato (encomiabile il lavoro svolto sul sistema di illuminazione) ma comunque di matrice derivativa.  La componente visiva è poi ben supportata anche da quella audio che, tra un’ottima gestione di silenzi e rumori, riesce a rendere perfettamente la componente emotiva principale di ogni fase di gioco.

    A fronte di un bilanciamento genericamente un pelo meno malato ma forse più funzionale e meglio equilibrato il secondo capitolo della saga horror Bethesda è arrivato è pare essere in grado di portare avanti adeguatamente la sua stessa, psicotica, identità.  Un titolo in grado di fare anche questa volta da ponte di contatto tra l’horror ludico degli anni ‘90 ed i tempi moderni e, magari, assicurarsi la sopravvivenza di questo approccio anche negli anni futuri (o magari queste sono solo le mie speranze!).

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 14/02/2017: Arriva Sniper Elite 4

    locandina Sniper elite 4

    Il 14 febbraio sembra essere una buona data per i videogiocatori tra l’uscita di For Honor (di cui abbiamo parlato pochi giorni addietro) e quella di Sniper Elite 4 (ancora una volta disponibile per Playstation 4Xbox One e PC). Avremo quindi l’occasione di imbracciare nuovamente il fucile da cecchino e vestire ancora una volta i panni del dispensatore di morte per il giogo nazifascista Karl FairburneQuesto quarto capitolo continuerà a guidarci in giro per il mondo, dopo aver calcato le sabbie d’Africa ed i territori tedeschi questa volta avremo modo di visitare il nostro Bel Paese, questo nuovo episodio infatti si ambienterà proprio nella nostra amata patria! Ottenere la liberazione della nostra Italia passerà quindi anche per le vostre sapienti mani da cecchino: un proiettile alla volta per un cadavere alla volta ovviamente. Ci tengo a sottolineare subito come il territorio italico sembri realizzato in ottimamente sia in termini di direzione artistica che di level designridandoci degli ambienti che, se si escludendo le occasionali intrusioni nazifasciste sparse qua e là, risultano essere familiari e fedeli.

    Ma vediamo di fare un passo indietro per spiegare in cosa consista questo Sniper Elite 4. Vi è mai capitato, vedendo un film di guerra, di immedesimarvi con il letale cecchino di turno? Un uomo solo circondato da schiere di nemici ma che, malgrado la soverchiante inferiorità numerica, riesce a vendere cara la pelle? (Io non posso fare a meno di pensare a Barry Pepper in Salvate il soldato Ryan ma vi lascio liberi di immaginare chi voi vogliate essere). Ecco, questo gioco nasce proprio per rispondere a questo malsano bisogno e, capitolo dopo capitolo, ci ha abituato ad una routine ormai consolidata che, anche questa volta, torna senza modifiche di grossa rilevaza. Starà quindi a voi dover regolare il livello dello zoom, prendere la mira (dopo aver considerato ovviamente il vento), trattenere il respiro e far fuoco; potrete allora apprezzare il vostro letale colpo mediante una sequenza cinematografiche che vi farà viaggiare insieme al proiettile esploso fino al raggiungimento della vostra “preda” regalandovi anche un’ultima sequenza a raggi X dei danni inferti al “povero” malcapitato.  Come già detto nessuna grossa novità ma il meccanismo continua a funzionare a dovere, sopratutto in termini di spettacolarità.

    Ovviamente questo gioco non vi offrirà del semplice tiro al piattello (per quello bastava la buona vecchia Zapper del nes!): in ogni missione dovrete prima studiare l’area in cui vi muoverete, così da poter pianificare al meglio le vostre future mosse. Ovviamente un buon cecchino ha molti modi per restare nell’ombra, potrete ad esempio optare per un altrettanto silenziosa eliminazione ravvicinata mediante l’uso di un coltello; se poi l’approccio stealth che contraddistingue un laborioso ed efficiente cecchino dovesse non funzionare sappiate che potrete sempre sperimentare l’uso di svariate, e ben più chiassose, armi a corto raggio (pistole, mitragliatrici, ecc). In onesta va comunque detto che il metodo che più potrà darvi soddisfazioni in questo Sniper Elite 4 (come tutti gli altri in realtà) appare comunque quello sottolineato già dal nome di questa saga: siete e resterete un cecchino, per cui se ciò che vi stuzzica e falciare milioni di soldati avversari potete da subito volgere il vostro sguardo ad altri giochi più blasonati del genere (visti anche alcuni limiti di IA che in queste fasi di gioco di fanno ancora più evidenti).

    Sniper E 4Per chi di voi voglia ricercare un minimo di variabilità anche in un gioco di cecchinaggio la soluzione è comunque possibile e dipenderà proprio da come sceglierete di approcciarvi al mondo di gioco. All'interno delle aree di gioco troverete infatti un ampio spettro di possibilità: potrete ad esempio sfruttare i rumori ambientali per mascherare il boato di un colpo esploso dal vostro fucile, muovervi tra un cespuglio e l’altro così da non essere scorti e molto altro. Restando in tema variabilità va anche sottolineata la presenza di collezionabili ed obbiettivi secondari sparsi qua e là nella mappa, ancora una volta non elementi di grosso peso ma comunque godibili e ben accolti dal sottoscritto.

    Sappiate poi che avremo modo di vivere l’intera campagna principale portandoci dietro un amico (si spera pronto a guardarci le spalle), se questo non dovesse bastarvi potrete anche anche cimentarvi in differenti scontri (sia online che in locale) competitivi e cooperativi.

    Insomma ancora una volta Sniper Elite si porta dietro ciò che lo contraddistingue (sia nei suoi punti di forza che nei suoi limiti), offrendoci qualche miglioria qua e là ma, aimè, nessuna innovazione che possa far urlare al miracolo. Come più volte ripetuto in questa sede il tutto resta comunque interessante e godibile, soprattutto per tutti quelli tra voi che si chiedono: "chissà come sarebbe stare su un trespolo a falciare nazisti da centinaia di metri…"

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

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