• 03/10/2017: Arriva sulle piattaforme Microsoft Forza Motorsport 7

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    Oggi parliamo del settimo episodio della saga racing esclusiva Microsoft per eccellenza: Forza Motorsport 7.

    Un capitolo che non vuole innovare il genere ma fungere da punto di arrivo di tutte le conquiste che questa, ormai longeva, saga ha raggiunto negli anni.

    Dopo una partenza guidata all’interno di tre differenti gare, atte a farci metabolizzare le dinamiche del titolo automobilistico di Turn10, ecco che viene a rivelarsi la componente principale del titolo costituita prevalentemente, come per molte produzioni del genere, dalla modalità Carriera e dall’ampliamento della propria collezione di auto.Obiettivo ultimo della nostra scalata alle leghe “minori” è, ovviamente, la Forza Driver's Cup; una sfida accessibile solo ai guidatori più esperti.

    L’accesso ad ogni torneo sarà però legato all’utilizzo di una determinata tipologia di vettura, questa dinamica farà sì che si venga ad instaurarsi un ciclo continuo che, i fan della saga conoscono bene: bisognerà procurarsi una macchina utile alla conquista dell’accesso al dato campionato così da poter poi vincere le varie gare ed accumulare in tal modo crediti e punti esperienza con cui sbloccare nuove macchine utili ad un ulteriore campionato, e via nuovamente come prima. Come visto anche in passato i crediti potranno essere spesi per l’acquisto di nuovi pezzi per i propri bolidi o per mettere le mani su delle casse la cui apertura potrà droppare in modo casuale contenuti di vario genere, si va dall’accumulo di altri crediti, di componentistica, arrivando fino a macchine rare e, per la prima volta nella saga, delle cosidette Mod; degli sbloccabili che mettono a disposizione obiettivi secondari per le gare (NDR: E’ stata già confermato l’uso del sistema di microtransazioni per il reperimento di crediti addizionali).

    Le differenti competizioni si mostreranno come sempre estremamente variabili sia in termini di obbiettivi specifici che di esperienza di gioco vera e propria, caratteristica che appare evidente anche solo andando a considerare gli oltre 700 modelli di autopresenti nel titolo!

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    Tornano anche gli assetti pre-gara in grado di permettere la modifica praticamente di qualsiasi componente e parametro delle nostre autovetture (è anche possibile procedere a questi settaggi in modo automatico in funzione di circuito, meteo e caratteristiche del veicolo) e, cosa decisamente importante, torna l’enorme elasticità e scalabilità del sistema di guida (uno degli elementi da sempre vincenti della saga). E’ infatti il sistema di guida stesso a rappresentare quanto di meglio abbia da offrire Forza Motorsport, in grado di passare in scioltezza da un approccio che sfiora il maniacale e tiene conto di ogni aspetto della guida simulativa ad uno più “arcade” in cui queste componenti vengono limitate per permettere a chiunque di fruire del semplice piacere della corsa, tralasciando i vari calcoli e le considerazioni troppo complesse.

    Altro elemento da sempre encomiabile è poi la resa fisica dei vari elementi di gioco. Ecco quindi che ogni veicolo avrà un feeling proprio legato alle sue stesse caratteristiche in termini di resa, peso, dimensioni, ecc. Tutto questo contribuisce alla genesi di un sistema di guida che, in questo settimo capitolo, sembra mostrarsi ancora più convincente del passato. L’introduzione del meteo dinamico risulta poi sposarsi magnificamente con le sensazioni di guida generali ed andrà ad influire nettamente sulle capacità e sul comportamento di ogni veicolo in modo assolutamente verosimile e, quindi, credibile.

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    Dal punto di vista tecnico il titolo riesce a far, ancora una volta, bella mostra di se con dei modelli delle vetture realizzati ottimamente (sia esternamente che nella visione interna), con una resa della velocità funzionale inchiodata stabilmente ai 60 fps e, soprattutto, con una resa degli effetti metereologici e di illuminazione in grado in alcuni momenti di lasciare senza fiato (la resa combinata di questi elementi ha dell’incredibile, vi consigliamo caldamente di impostate la visuale da dietro il cruscotto così da godervi la resa dei riflessi sul vostro parabrezza!).

    Insomma questo Forza Motorsport 7 rappresenta il sunto generale dell’intera saga, un punto d’arrivo che non vuole aggiungere quasi nulla all’offerta dei precedenti capitoli ma vuole proporci una ricetta perfezionata, sempre vincente e ben realizzata; un ottimo capitolo in grado di far ben sperare in merito al futuro del titolo di Turn10 ed, in un mercato in cui le esclusive sembrano sempre più esigue per numero, è già un eccellente risultato!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 03/11/2017 - Si torna alle origini con Call of Duty WWII

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    La serie di Call of Duty ha potuto vantare nel corso del suo sviluppo un graduale allontanamento dalle guerre passate per muoversi nella direzione degli scontri moderni e poi lanciarsi, addirittura, in parabole ipotetiche sugli sviluppi dei conflitti futuri. Oggi siamo qui per parlare nuovamente delle guerre del passato perché, a quanto pare, anche Call of Duty, torna sui suoi passi.

    Call of Duty WWII vuole riproporre infatti delle esperienze legate a quel secondo conflitto mondiale così famoso (in termini di rivisitazioni, ispirazioni e storie narrate in libri, film, serie tv, ed ovviamente, videogiochi).

    Avremo quindi l’occasione di intraprendere nuovamente un sanguinoso cammino che ci porterà a sperimentare sulla nostra pelle alcuni dei momenti più emozionanti che il ludico scontro potrà proporci e, nel farlo, avremo modo anche di conoscere da vicino vari commilitoni. Infatti ci troveremo a vivere in prima persona numerosi eventi legati alla vita della nostra squadra e, cosa ben più vitale, il supporto reciproco potrà davvero fare la differenza. Il ritorno a guerre del passato si accompagna infatti ad una generale minor efficienza dell’impresa bellica che si rispecchierà in armi meno efficienti, scarse scorte di munizioni trasportabili e necessità ciclica di essere ricuciti da qualche alleato vicino. Che sia per salvarsi il collo (dite addio all’auto recupero dell’energia e salutate nuovamente i vecchi medikit), per aggirare al meglio una postazione nemica, per sopravvivere ad un frenetico scontro (i compagni ci comunicheranno spesso la posizione dei nemici e potranno anche aiutarci nella segnalazione di cingolati e postazioni nemiche particolarmente pericolose al prezioso gruppo di supporto degli artiglieri) o per fare un rapido “reload” di munizioni, avere qualche soldato vicini sarà sempre utile! Anche quest’anno la storia della modalità campagna promette di essere eroica ed emozionante mettendoci davanti a situazioni variabili e differentemente ritmate tra loro, così da essere in grado di dare a questo Call of Duty WWII un sapore lontano dalle produzioni più recenti del franchise.

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    Il ritorno a situazioni più classiche si accompagna ovviamente anche nelle sessioni in multiplayer il cui gameplay appare ovviamente differenziato, più classico potremmo dire. In contesti più “reali” le scelte operate nella creazione del nostro “soldato digitale” saranno fondamentali e ruoteranno attorno alla Divisione a cui apparterremo (NDR: ogni divisioni influenzerà la tipologia di arma principale in cui il soldato è più capace e, nel cui utilizzo, avrà dei corrispettivi bonus); oltre questo torna la scelta dell’arma da utilizzare e delle varie modifiche applicate ad essa. La lobby online del titolo sarà rappresentata dal Quartier Generale, una zona in cui organizzarsi per gli scontri e poter ricevere incarichi a scadenza temporale (giornalieri e settimanali) ma anche cincischiare tra replay degli scontri migliori, poligoni virtuali e classici giochi Activision in cui far trascorrere il tempo. Gli sviluppatori promettono poi di utilizzare il QG per poter organizzare anche particolari missioni multiplayer denominate Guerra in cui dover raggiungere obiettivi  molto particolari (ad esempio portare a termine il famigerato sbarco in Normandia) che cambieranno nel tempo.

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    Torna anche la modalità Zombie che però promette di essere un’esperienza più matura e cupache potrà assicurarci ancora una volta un’esperienza di gioco differente ma, non per questo, meno interessante…

    Insomma se siete amanti della saga non vi resta altro da fare che rimediare una copia di Call of Duty WWII e tuffarvi nuovamente nell’azione (vi ricordiamo che il titolo è disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4).

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 06/09/2017 - Il destino dell'umanità è nuovamente tra le vostre mani con: Destiny 2

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    Molti sono i giocatori che sono rimasti ammaliati dalle atmosfere e dai mondi conosciuti nel recente passato all’interno di Destiny (titolo firmato dai talentuosi ragazzi di Bungie).

    L’atteso per l’affamata comunity per questo secondo capitolo è finalmente giunta a conclusione perché Destiny 2 è appena arrivato tra noi (NDR: il titolo è disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows) !

    Cercare di capire come i ragazzi di Bungie intendano gestire la componente online è ancora prematuro ma, seppur questa componente in giochi del genere risulti essere l’elemento cardine dell’intero futuro del titolo, sulla rete le prime informazioni sulla modalità campagna cominciano a venire a galla.

    Ecco quindi che all’interno di questo pezzo cercheremo anche noi di farvi avere qualche utile dettaglio sulle vicende alla base di questo secondo capitolo di quella che potrebbe diventare, a tutti gli effetti, una saga robusta e duratura.

    Sappiate che l’incipit di questo Destiny 2 basterà da solo a cancellare le speranze di un roseo futuro per i figli dell’umanità.

    L’esercito Cabal sferrerà infatti un poderoso e rapidissimo assalto all’ultima città; un’offensiva così brutale e ben congeniato da non lasciare nessuna possibilità di vittoria ai Guardiani. A contemplare vittorioso la caduta della nostra civiltà si ergerà lo spietato leader della Legione Rossa, il possente Dominus Ghaul; egli non conosce la compassione, egli non conosce la pena e, per noi, ha soltanto disgusto ed odio. Noi abbiamo osato usurpare il potere della Luce che il Viaggiatore avrebbe dovuto concedere solo al suo popolo ed egli sta solo compiendo ciò che gli era predestinato da tempo.

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    Così l’introduzione narrata in questo Destiny 2 non lascia speranze, a nulla sono servite le imprese del passato, le vittorie, l’onore e l’epicità dimostrata durante la battaglia dei sei fronti… siamo semplicemente sull’orlo della scomparsa… l’epoca dell’oro è ormai un passato troppo lontano, così come la Luce del Viaggiatore resta ormai solo un barlume nell’oscurità in progressivo allontanamento da noi (NDR: il Viaggiatore nell’universo di Destiny rappresenta l'ultimo superstite di quella che si ritiene essere la razza più saggia ed antica dell’intero universo;  egli guidò con i suoi doni la nostra specie, come altre in passato, verso un’epoca di grandi avanzamenti scientifico-tecnologici, per nostra sfortuna i suoi doni possono far gola a molti e, tra questi, si ergono proprio i nostri molti nemici).

    I primi istanti ci vedranno quindi muoverci tra le rovine di ciò che un tempo eravamo, spaesati e spiazzati riusciremo a salvarci per il rotto della cuffia solo per poi arrancare tra le macerie del nostro precedente impero alla ricerca di un rifugio sicuro. Un posto in cui avere qualche istante in più per poter pensare al futuro, per poter forse addirittura sperare di riprenderci ciò che un tempo era nostro e, con esso, la speranza di prendere nuovamente in mano il nostro Destino.

    Questo l’incipit che Destiny 2 vi offrirà, questo è il peso che la storia principale del secondo titolo di tale saga vi metterà di fronte, come tutte queste vicende possano però sviscerarsi è un mistero che lasciamo, ovviamente,  nelle mani di voi videogiocatori; ci teniamo solo a sottolineare che, la seconda iterazione della nuova saga targata Bungie ha dalla sua una cura per la narrazione superiore a quanto visto in passato, in termini di struttura, chiarezza espositiva e tecnica narrativa. Lo sforzo impresso nella realizzazione di questa componente vi restituirà un nuovo senso di appartenenza in grado, non solo, di colmare le lacune narrative del primo capitolo ma di generare un universo che appare finalmente più organico e funzionale. Un mondo di gioco in cui venire, lentamente, invischiati sia sotto il profilo emotivo che in termini legati al mero “racconto”. Tutto appare insomma ben gestito tra varie vicende e molti personaggi (impossibile non pensare, ad esempio, all’ottimo lavoro svolto sul già citato villain principale: Dominus Ghaul) anche grazie ad una cura registica finalmente azzeccata e degna del fascino che la lore di questo titolo dovrebbe meritare.

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    L’impegno profuso nel lavoro di stravolgimento nella gestione degli eventi di questo Destiny 2 non è stato invece affiancata da una uguale rivoluzione delle meccaniche ludiche. Preso in mano il pad (e conseguentemente imbracciata la propria arma) il gioco offrirà infatti un’esperienza similare a quanto visto nel suo recente passato; un esercizio che si ripropone incentrato su un gunplay immediato ma comunque solida e soddisfacente. Dal punto di vista ludico ciò su cui i ragazzi di Bungie si sono impegnati maggiormente è invece rappresentato dal miglior bilanciamento tra le varie componenti dell’equipaggiamento, come anche da un generale miglioramento di tutto ciò che, a livello di gioco, dovrete fare (principalmente in termini di struttura e funzionamento delle quest primarie e, soprattutto, di quelle secondarie).

    Il gioco ci offrirà la possibilità di scegliere tra tre classi principali: Cacciatore, Stregone e Titano. Oltre alle varie differenze di rito, le tre classi sono caratterizzate da una propria Abilità di Classe. I Cacciatori potranno contare su una salvifica schivata (in grado anche di andare in combo con abilità ad essa associate), gli Stregoni potranno generare una “zona sicura” al cui interno i giocatori alleati potranno rigenerare energia ed usufruire di alcuni bonus specifici ed i Titani saranno in grado di erigere invece dei muri temporanei così da fermare l’avanzata nemica o, magari, utilizzare la stessa a mo’ di barricata difensiva (possiamo aspettarci che queste piccole ma interessanti aggiunte possano forse infondere alle partite online un maggior taglio strategico).

    Oltre tutto questo i fan storici saranno felici di sapere che è confermata la presenza di una terza sottoclasse associata ad ogn’una delle suddette classi principale, questa operazione farà arrivare il totale delle sottoclassi a nove. Certo, a quanto pare, l’acquisizione della stessa sembra essere legata ad un sistema di sblocco che poteva essere implementato e gestito in modo migliore ma, valutando il tutto all’interno dell’offerta complessiva, la comparsa di una nuova sottoclasse è comunque da accogliere a braccia aperte.

    Insomma il lavoro di miglioramento di questo Destiny 2 sembra esserci stato, ciò che resta da dover comprendere e come tutto questo si comporterà sul lungo periodo alla prova dell’affamata comunità di videogiocatori pronti a riversarsi sui server di gioco ma, al momento, si può comunque affermare che la curiosità di vedere come proseguirà lo scontro per il nostro futuro sembra essere già stata stuzzicata.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/03/2017: Arriva su Ps4 ed Xbox One Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands

    GhostReconWildlandsDi sicuro questi ultimi anni perUbisoft sono stati più che prolifici, ecco quindi che lasoftware house francese torna a rimettere le mani anche sulla saga diGhostRecon nel tentativo di infondere nuova linfa vitale a questo suo storico brand!

    Ad assicurare nuova linfa alla ricetta di gioco ci penserà soprattutto un’impostazione di gioco Open World nuova alla saga (ed estremamente di moda nella recente storia videoludica) che si unirà ad un’impalcatura di gioco che promette, fin dai primissimi istanti, assoluta libertà di approccio.

    Oltre queste novità il gioco si accompagna ad un setting nuovo (che in chiave Open World sembra funzionare davvero bene): la Bolivia. A richiedere l’impegno dei Fantasmi sarà infatti il, mai troppo vecchio, problema del narcotraffico. La Bolivia raccontata in questo Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands è infatti ormai diventata uno stato nelle mani del cartello della Santa Blanca che, oltre ad aver ormai preso il controllo delle istituzioni locali, ha deciso di mandare un messaggio al mondo attraverso l’esecuzione di un membro della DEA. Quest’ultimo omicidio non potrà, ovviamente, essere ignorato e la risposta diretta che ne conseguirà sarà proprio l’invio del famoso Team sul posto.

    Insomma un incipit che sembra strizzare molto l’occhio alle vicende colombiane tornate alla ribalta grazie al successo della serie statunitense Narcos e che, come nella serie, ci vedrà intenti a fare la guerra al re del Narcotraffico di turno: El Sueño.

    Il gruppo di Ghost verrà quindi lasciato libero di agire all’interno del selvaggio e violento territorio nel modo che più ritenga opportuno così da sgominare, un pezzo alla volta, l’intero impero malavitoso.

    Una volta creato il nostro Alter Ego digitale il gioco ci farà capire in pochi istanti cosa voglia offrirci, catapultandoci in questo vasto territorio virtualmente suddiviso tra un ampio numero di luogotenenti del narcotraffico, a noi il compito di farli capitolare uno dopo l’altro secondo i nostri capricci. Le evocative “terre selvagge” del titolo si presentano come una realtà fatta di accampamenti, villaggi, fortini, punti di sosta, magazzini di produzione o stoccaggio atti ad un unico scopo: mantenere e far crescere l’impero della droga nato dai litri di sangue che "El Sueño" ha versato per farlo sbocciare. Dovremo quindi farci strada all’interno di una nazione che cercherà di ostacolarci con tutti i mezzi a sua disposizione, in un contesto in cui anche i soldati governativi lavorano per il cartello e sono pronti ad impegnarsi per renderci la vita ardua.

  • 07/04/2017: Il ritorno di Lego City Undercover

    L’epoca Wii U (conclusasi recentemente con l’arrivo di Nintendo Switch) è stata segnata da una generica penuria di uscite e, conseguentemente, da un calendario con troppi vuoti da dover riempire. Ecco perché, a quel tempo, ogni esclusiva (anche non di particolare risalto) veniva sempre accompagnata da delle lodi anche superiori a quanto, quell’esclusiva, meritasse complessivamente (sorte che sembra oggi destinata ai possessori Xbox One). Nulla di strano se si mette temporaneamente nei panni degli sfortunati possessori della precedente ammiraglia Nintendo (in questo conteggio rientra anche chi vi scrive in questo esatto momento, ho amato anche Nintendo Wii U ma i fatti sono, ainoi, fatti).

    Proprio per questo motivo l’annuncio dell’esclusiva firmata TT fusion, LEGO City Undercover, fu accolta positivamente anche da un pubblico di non più giovanissimi.

    Il gioco, partendo da dinamiche classicamente comuni all’interno delle innumerevoli avventure Lego, cercava di innovarne la ricetta finale inserendo il tutto in un setting aperto di stampo sandbox.

    Forse proprio a seguito delle difficili vendite di Wii U (e conseguentemente dei titoli usciti sulla console) ecco che i mattoncini danesi hanno deciso di tornare, ancora una volta, a vestire i panni del poliziotto sotto copertura Chase McCain per tentare, nuovamente, la fortuna con questo porting per le attuali console su mercato. Grazie a questa operazione di mercato anche l’utenza non “nintendara” avrà modo di giocare per la prima volta questa poliziesca avventura open world a base di criminali e mattoncini.

    lego city undercover prenotIn data 7 aprile arriveràinfatti anche su PlayStation 4, Xbox One, PCe Nintendo Switch (NDR: quest’ultima versione sarà l’unica a mantenere i vari riferimenti al mondo Nintendo presenti all’interno della precedente edizione Wii U).

    Ma vediamo di capire qualcosa in più di questo LEGO City Undercover!

    La storia che ci viene raccontata è quella di Chase McCain, eroico poliziotto della variopinta città di LEGO City. Il passato di Chase è ricco di imprese (tra cui la cattura del super malvagio Rex Fury) ma, dopo aver messo a repentaglio la vita di un testimone chiave per un proprio errore, il poliziotto ha dovuto dire addio alla sua brillante carriera. L’occasione per riscattarsi arriverà però proprio a seguito della fuga del vecchio nemico dalla prigione di massima sicurezza in cui era stato sbattuto dopo l’arresto!

    Ad una trama tutto sommato classica e lineare, si associa la sempre alta dose di comicità e simpatia che, in questo gioco, riesce anche a superare i risultati dei precedenti titoli videoludici LEGO. La narrazione risulta avere un sapore molto originale per il sia per particolare tipo di humor utilizzato che per la caratterizzazione dei personaggi che la animano. L’uso sapiente di tonnellate di citazioni e siparietti comici vanno poi ad impreziosire una regiatutto sommato sempre, o quasi, di buon livello. Insomma seguire da vicino gli eventi che ruoteranno attorno alle vicende di McCain risulterà sempre piacevole e divertente, e non potrete fare a meno di accompagnare con un sorriso stampato sul viso l’intero dipanarsi degli avvenimenti.

    A fare da buon contrappunto agli eventi della trama sarà poi l’intera LEGO City.

    La città appare infatti vastissima e ben diversificata, pronta ad accogliere a braccia aperte l’impostazione Free Roaming. Gli ambienti appaiono dotati di un ottimo level design che accompagna, sia le fasi inscenate in esterni, che quelle in interni.

    Passando invece ad analizzare il gameplay, ciò che troverete in questo LEGO City Undercover, risulta essere un mix di elementi presi di peso dai vari Free Roamingin salsa GTA ed altri ereditati dalle più classicamente avventure LEGO.

    Malgrado quanto forse possiate immaginare vista la precedente citazione su Grand Theft Auto, non vi sarà nessuna ombra di violenza in questo LEGO City Undercover (com’era anche abbastanza ovvio aspettarsi da un gioco LEGO). La città sarà ugualmente ricca è viva ma dovremo dire addio ad incidenti che si risolvono in arresti e sparatorie a favore di, più cordiali, battute su costi assicurativi ed inviti a requisire senza problemi le altrui macchine pur di compiere il proprio, eroico, lavoro.

    Le fasi esplorative all’interno della vasta città risultano essere sempre piacevoli, accompagnate da un’enorme quantitativo di segreti, minigiochi, Super Mattoncini e Gettoni LEGO (utilizzabili per sbloccare delle skin per il nostro personaggio). Tutto questo contribuisce a tenere alta l’attenzione del giocatore invitandolo a girovagare alla ricerca di ogni bonus da scovare. Stesse sensazioni si ritrovano anche nelle fasi al volante che saranno ulteriormente impreziosite dai molti elementi distruttibili dello scenario, in grado di consegnarci anche quantitativi elevati di preziosi mattoncini!

    I mattoncini così accumulati potranno poi essere utilizzati per la costruzione di gigantesche opere (ovviamente fatte di LEGO) utili sia al proseguimento della storia sia alla semplificazione delle fasi esplorative.

    Come detto precedentemente l’anima Free Roaming di questo gioco è solo una parte del tutto. Infatti nel progredire all’interno delle vicende principali spesso il gioco ci metterà davanti a missioni molto più simili a quanto visto negli altri lavori videoludici del mondo LEGO (escludendo il recente LEGO Worlds). In questi frangenti gli scenari saranno spesso maggiormente circoscritti (spostandosi all’occorrenza anche in interni) ma comunque spesso differenti tra loro (si va da templi a prigioni). Capiterà poi, nel corso di queste missioni, che l’intero gameplay si conceda delle contaminazioni con elementi presi in prestito da altri generi videoludici (che vanno da scazzottate ad elementi platform, passando anche per qualche semplice enigma ambientale); a questo mix di elementi si uniscono poi i differenti abiti di Chase in grado di conferirgli le più disparate abilità. Il risultato finale di questa “insalata LEGO” risulta ancora una volta piacevole, va però segnalato in tal senso che si potrà andare incontro a cicliche sensazioni di “già visto” o “poco approfondito”, sensazioni che potrebbero stufare i giocatori più esigenti.

    In definitiva il risultato finale di questo LEGO City Undercover sembra essere mediamente positivo, impreziosito soprattutto da un ottimo level desing, da una narrazione ricca di un humor unico e finalmente libera dai limiti imposti dalle varie licenze a cui i brand LEGO ci hanno abituato. Questa libertà espressiva è stata pienamente utilizzata per costruire una storia in grado di strapparci più di un sorriso ed accompagnare piacevolmente le, innumerevoli, ore di gioco in giro per i venti quartieri della grande città. Restano ancora alcuni nei in termini di gameplay complessivo. Pesano negativamente infatti le dinamiche ancora troppo simili ai predecessori e troppo poco profonde nelle loro meccaniche. Questi limiti possono scoraggiare forse i videogiocatori più smaliziati e di vecchia data, relegando questo LEGO City Undercover ad un pubblico di giovani e giovanissimi.

    Unico fattore ancora ancora in grado di smuovere l’ago della bilancia (oltre alle differenze grafiche con la produzione Wii U che si spera siano, in questa nuova incarnazione, in grado di migliorare certi limiti vecchi tecnici) resta l’aggiunta della modalità cooperativa per due giocatori che potrebbe forse contribuire a ridurre il peso dei limiti sopra citati, offrendoci l’occasione di divertirci in compagnia di un amico.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/11/2017 - Il ritorno del Porcospino: Sonic Forces

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    Molti sono i Fan del Porcospino blu e, malgrado i risultati non proprio ragguardevoli di molti capitoli main, è bastato anche solo il recente Sonic Mania a ricordarci in quanti vogliano tornare a far sfrecciare Sonic all’interno di livelli rapidi e rocamboleschi!

    Ecco quindi che il Sonic Team tenta nuovamente il tuffo in 3D grazie a Sonic Forces (uscito il 07/11/2017 per Pc, Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch). Questo capitolo vuole riuscire a rappresentare una nuova partenza per il brand e, viste le troppe false-partenze e ri-partenze che la mascotte di Sega ha accumulato negli anni, la speranza principale è che riesca nell’arduo intento!

    Una ripartenza deve necessariamente passare per i pilastri storici del titolo: una velocità che riesca ad essere quasi eccessiva pur mantenendo però la gestibilità del tutto, un level design da capogiro in grado di ipnotizzare tra passaggi intrecciati e vorticosi e grazie a spettacolari coreografie che il nostro eroe dovrà compiervi, un bilanciamentogenerale in grado di spingere la nostra coordinazione occhio-dita verso nuove punte di gaudente sfida (senza però cadere brutalmente in eccessivi automatismi o frustrazioni inenarrabili).

    Questa è da sempre LA ricetta che Sonic è riuscito ad offrire al meglio negli anni e questo è ciò che i videogiocatori si aspettano da lui.

    Anche solo cominciando a vedersi intorno emergono alcune notizie positive che sembrano parlare di un buon equilibrio tra elementi classici di gameplay ed innovazioni varie di elementi secondari che fungono da contorno ma che, al contempo, portano una ventata positiva di innovazione (avatar personalizzabile, missioni secondarie o giornaliere e simil). Impressioni mediamente positive arrivano poi anche sulle ambientazioni di gioco che, tra innovazione e classicismo, sembrano offrire idee interessanti, momenti esaltanti e, cosa importante, spettacolari nella loro capacità di miscelare fasi classiche a base di corse e salti con fasi ricche di attacchi (ed ancora velocità) e qualche momento dai ritmi decisamente differenti che lascerà spazio per un’esplorazione più ponderata. Il tutto poi si presenta con una veste grafica che, pur non facendo urlare al miracolo, risulta essere estremamente pulita ed in grado di valorizzare le mille coreografie che svolgeremo mentre sfrecceremo da una parte all’altra dello schermo! Torna poi la solita, ottima, colonna sonora in grado di strizzar l’occhio alla storia più lontana (e felice) del Porcospino e, qual ora la cosa non vi bastasse sappiate anche che la famosa rivista giapponese Famitsu ha già premiato questo capitolo con un sonoro 35/40 (9-9-9-8)… che Sonic Force possa quantomeno sfiorare il buon successo raggiunto da Sonic Mania?

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 08/08/2017 - Sopravvivere tra i dinosauri con ARK: Survival Evolved

    ark survival evolved accesso

    Il genere dei Survival Game sembra attirare in questi ultimi anni notevole attenzione. Parte di questo successo è da ricercarsi nella possibilità di inserire in questi contesti una componente multigiocatore online che può arrivare a contare decine di videogiocatori in contemporanea.

    Ark: Survival Evolved è un esponente del genere, un Survival Game (NDR: disponibile da tempo in accesso anticipato) che sceglie di farci impersonare un naufrago finito in qualche modo su un’isola molto particolare, ricca di elementi giurassici e di alcune contaminazioni Sci-Fi. Dopo aver quindi personalizzato il nostro avatar ci sveglieremo sull’isola e, in puro stile survival, dovremo capire da soli come cavarcela. In questi primi istanti sarà importante tenere sott’occhio i valori corporei del nostro superstite così da assicurargli una lunga e prospera vita, altro elemento di certo necessario sarà poi quello legato all’aumento del suo livello (questa volta in puro stile GDR). Infatti mentre saremo impegnati a raccogliere risorse utili alla nostra sopravvivenza o a craftare i primi, pratici, strumenti verremo ricompensati da copiosi punti esperienza. Salire di livello vorrà dire migliorare le caratteristiche del nostro personaggio secondo la preferenza del caso ed anche, cosa decisamente vitale per il gioco, sbloccare nuove ricette utili alla realizzazione di nuovi utensili, vestiario o componenti delle strutture. Potremo quindi avere accesso a nuove armi da caccia, a qualcosa da poterci finalmente metterci addosso (perché girare in intimo è troppo da cavernicoli) e cominciare a pensare al nostro primo accampamento (con tanto di capanna in cui ripararci e riposarci).

    ARK Survival Evolved PC

    Insomma gli elementi del classico Survival Game ci sono tutti, dalla ricerca delle risorse al crafting più o meno complesso passando per la caccia. Come visto in altri esponenti del genere dovremo quindi raccogliere conchiglie, foglie, frutti, abbattere alberi, uccidere animali e recuperare acqua così da poter progredire e, cosa più importante, restare in vita. Sotto questo aspetto ARK si comporta bene e ci spinge ad una sapiente gioco di equilibri tra esplorazione dell’isola, raccolta/caccia delle sue risorse, utilizzo delle stesse per il miglioramento del nostro equipaggiamento, del nostro “avamposto” e delle nostre stesse capacità.

    Certo tra un appostamento in pieno stile cacciatore ed una fase di raccolta materiali potremo aspettarci degli incontri con altri giocatori e bisognerà allora stare a guardare e capire bene come la comunity propenda nel tempo verso approcci più o meno collaborativi ma solo il tempo potrà chiarire al cento per cento questo dubbio.

    A catturare l’attenzione al momento resta l’ambientazione, ad oggi l’elemento di maggior fascino e di stacco da altri esponenti del genere. Abbiamo quindi la presenza di circa sessanta specie di dinosauri (e affini) che popolano l’isola e che sono in grado di mostrare comportamenti diametralmente opposti qual ora si parli di mansueti erbivori o ben più pericolosi predatori. Questi esseri rappresenteranno per noi non solo del semplice cibo, ARK ci offrirà infatti la possibilità di addomesticarli riuscendo, in tal modo, a dar loro ordini di vario genere o arrivando, addirittura, a trasformarli in valide cavalcature (sappiate anche che una volta addomesticate potranno salire di livello e migliorare nel tempo)!

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    Ma, come dicevamo in apertura di articolo, a stuzzicare la nostra curiosità saranno non solo i mastodontici animali ma anche degli elementi tipici al mondo Sci-Fi come i giganteschi obelischi alieni sparsi per l’ambientazione. Appare chiaro che i segreti di questo mondo non si limiteranno quindi soltanto a ciò che possiamo aspettarci da un’ambientazione classicamente giurassica.

    Tutto questo contribuisce a rendere il mondo di ARK: Survival Evolved decisamente affascinante e misterioso soprattutto grazie anche ad una buona resa grafica complessiva (ovviamente non esente da difetti in questa versione Early access) in grado di far sposare un buon utilizzo dell’Unreal Engine 4con una direzione artistica ispirata e realistica.

    Certo, molti sono i dubbi che attendono ancora di essere fugati ma, per ogni amante del genere, questo titolo sembra avere dalla sua di certo una buona dose di fascino e potenziale. Resta solo da attendere ancora qualche giorno per poter mettere le mani sulla sua versione definitiva (la data d’uscita ufficiale è fissata per giorno 08/08/2017 su PC Xbox One e Playstation 4) così da fugare i vari, ragionevoli, dubbi.

     Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 10/11/2017 - Si torna a correre con: Need for Speed Payback

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    Need for Speed è da sempre uno dei racing game che porto nel cuore, un po’ perché vista la sua lunga storia siamo in parte cresciuti assieme, un po’ perché è sempre stato un gioco arcade nel midollo.

    Certo, partendo dai fasti dei vecchi capitolo è innegabile che il tempo non sia stato sempre benevolo con la saga EA, ed ecco quindi emergere la necessità di un nuovo inizioche, almeno nelle intenzioni, vorrebbe arrivare con questo Payback (disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4).

    Il nuovo capitolo ci propone innanzitutto la storia di Tyler, un guidatore formidabile intento a lottare contro un’organizzazione criminale che, tra le altre cose, sembra tenere in pugno anche le corse automobilistiche. Tyler insieme ad altri amici si batterà quindi per recuperare la libertà delle “amate strade” tra gare, infiltrazioni e missioni atte ad arrecare danni di varia natura a traffici di macchine decisamente fuori dal comune. Se tutto questo vi ha fatto venire in mente alcuni aspetti della serie filmica Fast & Furious siete nella direzione giusta (anche in merito allo stile scelto per il racconto che ruoterà attorno a cut-scene e ad un approccio scenografico ed eccessivo), la storia infatti ricalcherà quanto visto negli innumerevoli, e famosi, film a base di macchine e corse.

    NFS Payback

    Malgrado dei primi istanti totalmente guidati si passerà in scioltezza (dopo aver ottenuto la nostra prima macchina) ad un approccio open-world. Need for Speed Payback vuole offrendoci una vastissima Fortune Valley(l’ambientazione del titolo) in cui poterci muovere liberamente ed anzi il gioco premierà la libera esplorazione con molte “cose da fare” sparse in giro, queste attività si alterneranno alle missioni principali della nostra carriera automobilistica. L’ampia area di gioco ci offre ambientazioni variegate e ci troveremo a muoverci dal classico asfalto al polveroso deserto passando per ampie zone forestali e agricole. Certo il mondo di gioco pur essendo di matrice sand-box si mostrerà comunque poco popolato e vivo, una scelta che, se da una parte semplifica l’approccio ad un gioco di corse automobilistiche, dall’altra ci restituisce un mondo vasto e diversificato ma stranamente vuoto e poco vivo.

    Malgrado questa sensazione il tutto sembra funzionare a dovere ed il sistema di gioco si mostra solido; potendo anche contare su un buona struttura a scommesse che ci invoglierà anche a ripetere le gare così da aumentare il nostro valore di reputazione, i soldi in nostro possesso ed accumulare delle carte (le speed card) utili a potenziare rapidamente e semplicemente le nostre macchine senza ricorrere all’officina.

    Need for Speed Payback

    Queste carte possono appartenere a varie categorie di potenziamento ed, oltre ad essere utilizzate sulla macchina in uso, possono essere “barattate” (nella speranza di riceverne una più efficiente), vendute ed applicate ad un’altra macchina in garage ma, cosa più importante, l’applicazione di una carta farà salire il livello complessivo della nostra macchina così da permetterci di primeggiare in gare altresì lontane dalla nostra portata (NDR: si segnala la possibilità di poterle acquistare anche mediante micro-transazioni). Malgrado i vari miglioramenti applicabili vincere le gare non sarà comunque così facile e, ad ogni minimo errore, vedremo gli avversari fiondarsi verso la prima posizione e cercare di farci mangiare la polvere con le loro, indubbiamente buone, capacità al volante.

    Le gare spazieranno all’interno di 5 tipologie principali (legate al veicolo utilizzato): Accelerazione (gare drag con cambio manuale), Derapata (dovrete accumulare i punti derapando a più non posso), Fuga (le inimitabili fughe alla Need for Speed), Off-road (le classiche gare fuori strada) e Sprint (gare semplici). Queste differenti tipologie ci costringono ad approcci differenti e danno variabilità generale al gioco. Qualsiasi sia la sfida che sceglieremo di affrontare il titolo mostrerà sempre in modo chiaro la sua matrice arcade e si vestirà di velocità e spettacolarità (il gioco, com’è giusto che sia, vi metterà spesso in situazioni da guida spericolata!)

    Ma Need for Speed è sempre stato anche personalizzazione dell’auto e, sotto questo punto di vista, il tutto si mostrerà ricco di possibilità, superando anche i predecessori ed assicurandoci la possibilità di modificare qualsiasi aspetto estetico dei nostri bolidi.

    Need for Speed Payback customization

    Visivamente sia i veicoli che gli ambienti di gioco si mostrano ben realizzati, dettagliati e diversificati con un’ottima gestione del sistema di illuminazione, certo, alcuni potrebbero lamentarsi per la scelta di puntare sui 30 fps (che occasionalmente rischiano di scendere leggermente ma fastidiosamente), ma c’è da dire che il senso di velocità viene mantenuto quasi sempre al meglio. Alla componente visiva si sposa una buona colonna sonora ed un set di effetti sonori ben realizzato e variegato.

    Insomma sembra proprio che questo Need fos Speed Payback voglia riportare la serie nel settore che, da sempre, l’ha contraddistinta a dovere, quello del gioco di corse arcade e, cosa più importante, sembra proprio che questo capitolo possa rappresentare un nuovo punto di partenza per cercare di mantenerne intatto lo spirito ed, al contempo, assicurare un livello qualitativo necessario in un mondo di concorrenti videoludici sempre più agguerrito!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 12/12/2017 - Okami è sempre un piacere

    Okami HD Header

    Come i più attenti tra voi sapranno io nasco, originariamente, come utente monopiatta. Quando ero piccolo i soldi a mia disposizione erano infatti decisamente modesti ma, mettendo faticosamente da parte qualcosa racimolata tra compleanni e festività ed unendo gli sforzi con mio fratello maggiore, riuscii infine ad accaparrarmi un Nintendo 64. Così cominciava il mio grande amore per Nintendo,amore che, ad oggi, continua ad essere fermo, duraturo e perfettamente in grado di assicurarmi momenti di vera delizia videoludica.

    Per anni non ho mai sentito il bisogno di una seconda piattaforma da gioco (terza in realtà se consideriamo il PC da sempre presente nelle varie case che mi hanno ospitato) e, provando ad andare con la mente al passato, il primo titolo in grado di stuzzicare il mio interesse per altre console fu proprio Okami.

    Una delle motivazioni per questo mio primo momento di curiosità è sicuramente da rintracciare nei punti in comune tra quest’ultimo gioco e la saga di The Legend of Zelda(una delle mie preferite di sempre insieme al fantascientifico Metroid) e, oltre questo, a stuzzicare la mia attenzione era in parte il fascino e la certezza delle  capacità artistiche e di programmazione dei Clover Studio (creatori di Okami appunto) che avevo già imparato ad amare grazie a quella perla di Viewtiful Joe in mio possesso sull’amato cubo viola.

    Purtroppo a voler essere sinceri Okami (come molti altri lavori dei Clover Studio), almeno in termini di vendite, non fu un grande successo a suo tempo (immeritatamente potremmo dire), certo, il suo valore venne riconosciuto da tutta la stampa di settore, e forse proprio per questo motivo con il passare del tempo, diventò un classico ricercato ed osannato da molti videogiocatori.

    Per fortuna, proprio grazie a questo amore spassionato, Okami risulta essere uno di quei giochi che, più di altri, ha potuto contare su varie nuove versioni migrate da una console all’altra: dopo essere nato nel lontano 2006 su Playstation 2 lo abbiamo difatti rivisto su Wii nel 2008 e su Playstation 3 in una meravigliosa versione HD nel 2012.

    OkamiHD

    Ma la voglia di Okami non sembra essersi ancora placata e, proprio oggi, arriva quindi una nuova versione di questo piccola perla per Pc, Xbox One e Playstation 4che si offre a voi anche con un prezzo budget!

    Questa edizione può contare su poche aggiunte rispetto al passato (fanno la loro comparsa alcuni mini-game opzionali in fase di caricamento, la possibilità per i nostalgici del tubo catodico di gustarsi il titolo ancora una volta in 4:3 e qualche lieve giovamento visivo dato dalla sua riedizione in 4k oltre che HD) ma, ciononostante, risulta essere forse la sua incarnazione definitiva. Insomma oggi avete l’occasione di recuperare, ad un prezzo vantaggioso, un gioco che, malgrado siano passati anni dalla sua prima uscita, è ancora bello come un tempo; un gioco che, se non avete ancora giocato, forse è il caso di recuperare.

    Certo, resta un peccato la scelta di continuare a non localizzare i testi dell’intero gioco nella lingua nostrana… il tutto resterà quindi, ancora una volta, non doppiato, proprio come i classici Zelda, ed accompagnato dal solo testo (molto testo in realtà) in lingua anglofona; una scelta che forse terrà lontano, anche questa volta, alcuni videogiocatori, il che è, se volete la mia, sinceramente, un peccato…

    Eccovi qualche rapida informazione così da venire incontro a chi, tra voi, ancora non conoscesse questo gioco (esiste davvero qualcuno che non lo conosce?): Okami è un gioco di avventura “Zelda style” ambientato nel Medioevo giapponese che seguirà le vicende leggendarie della dea del sole shintoista Amaterasu, scesa nel mondo degli umani sotto forma di lupo bianco (Okami appunto) per salvare la terra dall’oscurità; per raggiungere l’eroico scopo userà uno “strumento” molto particolare: il Pennello celestiale, una particolare tecnica divina che permette di compiere miracoli semplicemente disegnando.

    OkamiHD Gamescom

    Sfruttando in parte questo escamotage i ragazzi di Clover Studio crearono un mondo visivamente delizioso, caratterizzato da un cel-shaded ispirato allo stile pittorico Sumi-e. E proprio lo stile del titolo è forse uno dei motivi per cui ogni videogiocatore affascinato dalla direzione artistica dovrebbe concedere una possibilità a questa perla. Grazie a molti colori inchiostrati ed acquarellati e “magnificamente stesi su carta ruvida” vi troverete quasi ad assistere ad un dipinto animato, un’opera dotata poi di una narrazione ed un design di personaggi e di mondi di gioco originale e molto giapponese; vi assicuro che sarà impossibile non restare affascinati dal tutto…

    Ad uno stile sublime si affianca poi una piacevole avventura che si ostina a non invecchiare di un giorno (o quasi), che non ha nulla da invidiare ai vari “The Legend of Zelda” sia in termini narrativi (e meravigliosamente fiabeschi) che di gameplay; un’avventura non perfetta,  non esente da difetti (come i combattimenti alla lunga poco stimolanti) ma che merita tranquillamente la vostra attenzione ed il vostro amore…

    Insomma se non lo avete ancora giocato, se l’inglese non vi spaventa, se la saga di Zelda vi ha sempre affascinato, se amate l’arte e siete affascinati da quella giapponese, se la narrazione fiabesca sa conquistarvi, se, semplicemente, apprezzate la bellezza allora fatevi un favore: correte a recuperare Okami nella sua forma migliore, e si, potete anche ringraziarmi dopo.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 12/12/2017 - Playerunknown’s Battlegrounds sbarca su Xbox One!

    Playerunknowns Battlegrounds

    Manca davvero pochissimo all’arrivo di PlayerUnknown’s Battlegrounds su Xbox One, unica console da gaming che avrà l’occasione di accogliere uno dei più famosi giochi del momento! Un evento decisamente unico che potrebbe rivelarsi vantaggiosa per Microsoft quasi come se si stesse parlando di un titolo First party!

    Ed infatti il colosso americano ha più volte sottolineato, attraverso differenti interviste, di avere il pieno interesse a voler supportare al meglio il “relativamente giovane” campione di incassi su Steam (come anche di visualizzazioni online in praticamente qualsiasi piattaforma di streaming!).

    E visto che, già da domani, potrete mettere le mani sulla vostra copia per Xbox One di PlayerUnknown’s Battlegrounds abbiamo pensato di introdurre le basi del titolo per chi, inaspettatamente, non lo conosca ancora.

    Cos’è Playerunknown’s Battlegrounds?

    Stiamo parlando di uno sparatutto in stile Battle Royalein cui circa cento giocatori vengono paracadutati all’interno di una sperduta isolo con lo scopo di uccidersi vicendevolmente!

    Una volta lanciati sull’isola i giocatori, inizialmente disarmati, correranno rapidamente alla ricerca di equipaggiamenti ed armi ma, dopo una manciata di minuti, l’area di gioco comincerà a restringersi, costringendo così i giocatori a concentrarsi sempre più all’interno di una superficie sempre più ridotta, comincerà così la vera e propria carneficina.

    Pur essendo vero che titoli similari si siano visti più volte sugli schermi di PC e Console è altrettanto vero che ben pochi tra essi siano stati in grado di raggiungere una fama così mastodontica e, cosa ancora più encomiabile, qui stiamo parlando di un titolo nato dalle menti di un giocatore “qualsiasi”.

    Playerunknowns Battlegrounds gameplay

    Playerunknown non è altro che il nick di Brendan Greene, creatore (in tempi meno sospetti) della modalità Battle Royale per DayZ (altro titolo ampiamente famoso nato come mod di Arma II). Già all’interno di questo suo primo, e celebre, lavoro si potevano scorgere i primordi di quello che sarebbe stato poi PlayerUnknown’s Battlegrounds. Massacrarsi all’interno della Battle Royaldi DayZ era infatti così divertente da attirare le attenzioni di vari studi e, soprattutto, del publisher Bluehole, che sarebbe, di lì a poco, diventato infatti il publisher proprio di PlayerUnknown's Battlegrounds.

    Nacque così un titolo che, già in solo sei mesi dal suo lancio, riuscì ad imporsi come vero e proprio fenomeno del web superando su Steam gli utenti attivi del, ben noto ed apprezzato, DOTA 2!

    Ha dare forse la spinta più clamorosa a questo titolo sono stati però proprio i vari youtuber/streamer e di fatto, andando ad analizzare le dinamiche del titolo, si nota facilmente come i suoi ritmi si prestino ottimamente a fungere da ottimo strumento d’intrattenimento. Dopo l’iniziale fase più “tranquilla”, in cui poter introdurre al meglio il titolo e preparare il pubblico, si passa, grazie al restringimento della mappa di gioco, rapidamente al vero e proprio scontro, che risulta essere nella stragrande maggioranza dei casi violento, imprevedibile e spettacolare (la possibilità di poterlo giocare in squadre da poi quel pizzico di tattica utile a ripagare la bravura de giocatori più abili e generare quel fascino tipico degli eSport).

    Insomma, fino ad ora PlayerUnknown's Battlegrounds è stato un titolo che, grazie ad una somma di elementi validi, ha costretto il mondo a guardarlo ed apprezzarlo; ora resterà da capire se, con l’arrivo su console del gioco si riuscirà a bissare l’enorme successo già ottenuto su Steam. Voi che ne pensate? Non vedete già l’ora di mettere le mani sulla vostra copia?

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 13/10/2017- La follia è nuovamente tra noi: The Evil Within 2

    the evil within 2

    Il tempo passa per tutti, anche per i videogiochi. Ecco che quindi, mentre anno dopo anno il videogioco andava incontro ad una naturale evoluzione, alcuni generi venivano modificati al punto da perdere parte del loro saporee forse della loro stessa identità (o quantomeno al punto di sembrare generi sempre più lontani dal loro punto d’origine).

    Per carità, è innegabile che questa evoluzione abbia anche comportato un perfezionamento di certe dinamiche ed un generale miglioramento ma, purtroppo, questo discorso non risultava essere universalmente applicabile. Questa era l’idea che un tempo mi ero fatto per quanto riguardava un genere videoludico da me molto amato, il genere Horror. Ovunque mi guardassi sembrava che l’horror puro e semplice stesse venendo contaminato da altri approcci in modo troppo evidente (ovviamente con le cicliche esclusioni) e, tra un horror in salsa FPS ed uno in salsa action, cominciavo a soffrire sinceramente per la mancanza dei bei vecchi horror a base di ansia e sopravvivenza che avevo sempre amato (e dentro me temuto).

    Ma era davvero così complesso trovare una ricetta in grado di mantenerne gli stilemi ma, al contempo, avvicinare il genere all’era moderna che tutti vivevamo?

    Poi arrivò The Evil Within, un gioco firmato Mikami che riuscì (secondo la mia personale opinione) nella fantomatica quadratura del cerchio: prendere dinamiche ed approcci classici al genere dei survival horror e riversarli in una generale modernità che non le snaturasse o stravolgesse al punto da renderle qualcosa di diverso. E, seppur giocando ora dopo ora alcuni limiti di quella produzione si rendessero più evidenti, il risultato finale restava un videogioco figlio degli anni ‘90, caratterizzato da personaggi da movimenti pesanti, inquadrature scomode e la disperata sensazione di essere sempre in deficit di oggetti utili alla sopravvivenza nell’inventario.

    Ecco perché accolsi in modo assolutamente positivo l’annuncio del seguito fin dalle prime informazioni emerse; certo il cambio di ruolo di Mikami poteva far sorgere alcuni dubbi ma quell’horrorvecchio e nuovo era comunque più vicino a tornare sui miei schermi e tanto bastava.

    Oggi The Evil Within 2 è tra noi (il gioco è disponibile per Playstation 4, Xbox One e Pc) e quindi eccoci qui a cercare di indagarne genericamente i principali aspetti che compongono la nuova ricetta di gioco.

    Partiamo dai dubbi: il minor coinvolgimento di Mikami ha snaturato la seconda avventura del Detectives Castellanos?

    Sembrerebbe proprio di no. Il titolo parte esattamente da quanto sappiamo ed abbiamo giocato in The Evil Within (e se non lo avete giocato il mio consiglio è di recuperarlo perché il viaggio vale davvero la pena) ed anche sotto il piano ludico ciò che questa nuova avventura ha da offrire è la naturale evoluzione di quanto visto solo tre anni fa.

    Cercando di limitare al minimo il quantitativo di spoiler sugli eventi narrati sappiate che Sebastian sarà ancora una volta alle prese con lo STEM e con un contorto mondo fatto di perversioni della psiche, sadismi e follie d’ogni genere ma, ancora una volta, dentro questi mondi avrà modo di rivivere quei fantasmi che riemergono del suo stesso passato (su cui a primeggiare sarà il senso di responsabilità nei confronti di quanto accaduto alla figlia). In termini di sviluppo narrativo The Evil Within 2 sceglie di puntare su una maggior chiarezza espositivain grado di non lasciare troppi dubbi sulle vicende vissute ma che, purtroppo dal mio punto di vista, perde forse parte del fascino totalmente malato del primo capitolo. Resta da dire che gli avvenimenti saranno comunque narrate ottimamente ed anche che i vari “cattivi” e le differenti psicologie che permeano i vari personaggi appariranno convincenti ed adeguatamente sviscerate. Insomma il cambio di ruoli di Mikami sembra aver pesato maggiormente proprio su quei costituenti di malsana ma credibile follia che infestavano ogni aspetto del primo capitolo.  Sia chiaro che suddetti elementi resteranno comunque presenti ma si faranno meno invasivi all’interno dell’equilibrio ludico complessivo del gioco. Questo ci restituirà una sensazione di continuità con il passato ma al contempo riuscirà a conferire un’identità propria anche a questo secondo capitolo (d'altronde ogni follia è simile solo a se stessa ma costituisce pur sempre un viaggio negli orrori più profondi).

    The Evil within 2 E3 01

    Anche dal punto di vista ludico il titolo si mostra fedele al passato e, pur modificando la ricetta complessiva attraverso alcune trovate riesce a mantenere le sensazioni del survival horror che abbiamo imparato ad apprezzare. Ecco quindi che, ad esempio, i movimenti del personaggio pur apparendo più fluenti non ci porteranno mai ad una sensazione di guizzante scioltezza in grado di assicurarci la fuga da ogni circostanza; come anche il sistema di mira resterà “imperfetto” non restituendo mai la sensazione di essere dei provetti Rambo. Tutti questi elementi funzionano ancora una volta e, dal mio punto di vista, devono proprio essere preservati all’interno di un videogioco che fa della sensazione di pericolo e generale mancanza di sicurezza la sua arma principale.

    Anche questa volta saremo costretti a dover usare l’ingegno, aggirare i nostri nemici, evitare gruppi numerosi e scontri a viso aperto da posizioni non sicure. A migliorare la resa di questa componente ci penseranno delle sessioni più aperte che si affiancheranno a quelle classicamente story driven (che in passato abbiamo conosciuto ed apprezzato per la loro sapiente costruzione e scrittura) come anche agli immancabili scontri con i malsani ma affascinantissimi boss.

    Queste nuove fasi di gioco sembrano prendere i momenti più “open world” del primo capitolo ed espanderli ulteriormente. Si riesce in tal modo a concedere al giocatore il tempo per potersi dedicare maggiormente all’esplorazione di alcune vaste aree, ignorando i nostri obiettivi principali ma dedicandoci invece agli stimoli che il contesto potrà darci e, cosa molto survival, alla raccolta di utilissimi oggetti. Il bilanciamento di queste sessione sembra essere stato svolto con una cura ottimale andando a potenziare tutti gli aspetti che si potrebbero volere all’interno di un gioco di siffatta categoria. Altro elemento che fa brillare queste fasi di gioco è legato ad un esemplare impegno nell’integrare questi momenti con la narrazione principale mediante delle trovate in grado di far riemergere gli orrori della psiche di Sebastian nei momenti più inaspettati. Quest’escamotage funge da utile memento atto a ricordarci che il nostro orrore è sempre in agguato dietro ogni angolo. Ad essere ben bilanciato è anche il livello di difficoltà del titolo che si mostrerà sempre in grado di crescere con il giocatore e di ricordarci, tra una morte e l’altra, che anche la sicurezza non è qualcosa di conquistabile all’interno dello STEM.

    the evil within 2 gameplay

    Anche la componente tecnica funge da perfetto raccordo con il primo capitolo mostrando un lavoro sicuramente migliore rispetto al passato (encomiabile il lavoro svolto sul sistema di illuminazione) ma comunque di matrice derivativa.  La componente visiva è poi ben supportata anche da quella audio che, tra un’ottima gestione di silenzi e rumori, riesce a rendere perfettamente la componente emotiva principale di ogni fase di gioco.

    A fronte di un bilanciamento genericamente un pelo meno malato ma forse più funzionale e meglio equilibrato il secondo capitolo della saga horror Bethesda è arrivato è pare essere in grado di portare avanti adeguatamente la sua stessa, psicotica, identità.  Un titolo in grado di fare anche questa volta da ponte di contatto tra l’horror ludico degli anni ‘90 ed i tempi moderni e, magari, assicurarsi la sopravvivenza di questo approccio anche negli anni futuri (o magari queste sono solo le mie speranze!).

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 14/02/2017: Arriva Sniper Elite 4

    locandina Sniper elite 4

    Il 14 febbraio sembra essere una buona data per i videogiocatori tra l’uscita di For Honor (di cui abbiamo parlato pochi giorni addietro) e quella di Sniper Elite 4 (ancora una volta disponibile per Playstation 4Xbox One e PC). Avremo quindi l’occasione di imbracciare nuovamente il fucile da cecchino e vestire ancora una volta i panni del dispensatore di morte per il giogo nazifascista Karl FairburneQuesto quarto capitolo continuerà a guidarci in giro per il mondo, dopo aver calcato le sabbie d’Africa ed i territori tedeschi questa volta avremo modo di visitare il nostro Bel Paese, questo nuovo episodio infatti si ambienterà proprio nella nostra amata patria! Ottenere la liberazione della nostra Italia passerà quindi anche per le vostre sapienti mani da cecchino: un proiettile alla volta per un cadavere alla volta ovviamente. Ci tengo a sottolineare subito come il territorio italico sembri realizzato in ottimamente sia in termini di direzione artistica che di level designridandoci degli ambienti che, se si escludendo le occasionali intrusioni nazifasciste sparse qua e là, risultano essere familiari e fedeli.

    Ma vediamo di fare un passo indietro per spiegare in cosa consista questo Sniper Elite 4. Vi è mai capitato, vedendo un film di guerra, di immedesimarvi con il letale cecchino di turno? Un uomo solo circondato da schiere di nemici ma che, malgrado la soverchiante inferiorità numerica, riesce a vendere cara la pelle? (Io non posso fare a meno di pensare a Barry Pepper in Salvate il soldato Ryan ma vi lascio liberi di immaginare chi voi vogliate essere). Ecco, questo gioco nasce proprio per rispondere a questo malsano bisogno e, capitolo dopo capitolo, ci ha abituato ad una routine ormai consolidata che, anche questa volta, torna senza modifiche di grossa rilevaza. Starà quindi a voi dover regolare il livello dello zoom, prendere la mira (dopo aver considerato ovviamente il vento), trattenere il respiro e far fuoco; potrete allora apprezzare il vostro letale colpo mediante una sequenza cinematografiche che vi farà viaggiare insieme al proiettile esploso fino al raggiungimento della vostra “preda” regalandovi anche un’ultima sequenza a raggi X dei danni inferti al “povero” malcapitato.  Come già detto nessuna grossa novità ma il meccanismo continua a funzionare a dovere, sopratutto in termini di spettacolarità.

    Ovviamente questo gioco non vi offrirà del semplice tiro al piattello (per quello bastava la buona vecchia Zapper del nes!): in ogni missione dovrete prima studiare l’area in cui vi muoverete, così da poter pianificare al meglio le vostre future mosse. Ovviamente un buon cecchino ha molti modi per restare nell’ombra, potrete ad esempio optare per un altrettanto silenziosa eliminazione ravvicinata mediante l’uso di un coltello; se poi l’approccio stealth che contraddistingue un laborioso ed efficiente cecchino dovesse non funzionare sappiate che potrete sempre sperimentare l’uso di svariate, e ben più chiassose, armi a corto raggio (pistole, mitragliatrici, ecc). In onesta va comunque detto che il metodo che più potrà darvi soddisfazioni in questo Sniper Elite 4 (come tutti gli altri in realtà) appare comunque quello sottolineato già dal nome di questa saga: siete e resterete un cecchino, per cui se ciò che vi stuzzica e falciare milioni di soldati avversari potete da subito volgere il vostro sguardo ad altri giochi più blasonati del genere (visti anche alcuni limiti di IA che in queste fasi di gioco di fanno ancora più evidenti).

    Sniper E 4Per chi di voi voglia ricercare un minimo di variabilità anche in un gioco di cecchinaggio la soluzione è comunque possibile e dipenderà proprio da come sceglierete di approcciarvi al mondo di gioco. All'interno delle aree di gioco troverete infatti un ampio spettro di possibilità: potrete ad esempio sfruttare i rumori ambientali per mascherare il boato di un colpo esploso dal vostro fucile, muovervi tra un cespuglio e l’altro così da non essere scorti e molto altro. Restando in tema variabilità va anche sottolineata la presenza di collezionabili ed obbiettivi secondari sparsi qua e là nella mappa, ancora una volta non elementi di grosso peso ma comunque godibili e ben accolti dal sottoscritto.

    Sappiate poi che avremo modo di vivere l’intera campagna principale portandoci dietro un amico (si spera pronto a guardarci le spalle), se questo non dovesse bastarvi potrete anche anche cimentarvi in differenti scontri (sia online che in locale) competitivi e cooperativi.

    Insomma ancora una volta Sniper Elite si porta dietro ciò che lo contraddistingue (sia nei suoi punti di forza che nei suoi limiti), offrendoci qualche miglioria qua e là ma, aimè, nessuna innovazione che possa far urlare al miracolo. Come più volte ripetuto in questa sede il tutto resta comunque interessante e godibile, soprattutto per tutti quelli tra voi che si chiedono: "chissà come sarebbe stare su un trespolo a falciare nazisti da centinaia di metri…"

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 14/02/2017: Pronti a lottare per l'onore con "For Honor"?

    For honor presentazionePresentato in pompa magna all’E3 2016 dal creatore in persona (Jason VandenBerghe) questo For Honor è finalmente pronto al suo debutto per Ps4, Xbox One e PC! Immaginate un mondo in cui tre grandi eserciti sono pronti a sfidarsi, tre eserciti che non hanno paragoni in termini di fama bellica: Samurai, Vichinghi e Cavalieri! In questo immaginario mondo voi rappresenterete uno dei vari Eroi (NDR: al momento sono state annunciate ben 12 varianti eroiche/classi disponibili dalla data di lancio; ognuna di esse sarà caratterizzata da un proprio moveset e da un’arma propria così da assicurarci le classiche variabili tra classi orientate su difesa, attacco o più o meno bilanciate, con la solita aggiunta di quelle varianti speciali dotate di dinamiche totalmente personali) all’interno di queste tre fazioni.  Ad un primo sguardo questo gioco potrebbe ricordare uno dei tanti musou(NDR: Genere videoludico in cui un giocatore impersona un membro di un dato esercito caratterizzato da delle doti fuori dal comune, in grado da solo di sbaragliare interi battaglioni avversari) in commercio: con questa tipologia di gioco in effetti condivide l’approccio campale e numericamentemassivo come anche alcune dinamiche di gameplay ma, questo For Honor, è molto altro.

    ForHonor

  • 14/09/2017: Pro Evolution Soccer è pronto alla sfida!

    PES2018

    C’è un rituale che va avanti da anni, una sfida calcistica che non si gioca sui verdeggianti campi, una competizione ciclica che diventa poi una scelta nelle mani di ogni consumatore, quella scelta annua è: “Quest’anno PES o FIFA?”

    I due titoli possono contare da sempre sulle loro schiere di tifosi, alcuni si dividono in affezionati ad uno o l’altro titolo sportivo (quasi dei veri e propri supporter potremmo dire), altri preferiscono aspettare ogni anno l’uscita dei due giochi così da capire cosa avranno da offrire prima di effettuare la loro scelta finale.

    Oggi cercheremo quindi di fare un po’ di chiarezza su cosa voglia mettere a nostra disposizione il titolo calcistico Konami nella sua edizione 2018 in uscita il 14 di questo mese su Playstation 3, Xbox 360, PC, Xbox One e Playstation 4 (NDR: come successo per Destiny qualche giorno fa non entreremo ovviamente nel dettaglio sulle modalità online i cui server sono ancora ovviamente offline: myClub e la cooperativa online due contro due o tre contro tre).

    Parlando delle Modalità di Gioco Pro Evolution Soccer 2018 ci offre un prodotto molto similare al recente passato. Ecco quindi che le due modalità in grado di farvi vestire i panni di una star calcistica internazionale (Diventa un Mito) o di quelli di un allenatore (Master League) restano quasi immutate chiedendoci ancora una volta di portare avanti la nostra carriera (tra partite, allenamenti e simil) seguendo le regole che per questa modalità hanno deciso di stabilire in casa Konami (resta quantomeno opinabile che alle volte non si rispettino nemmeno le regole ed i calendari originali in effetti…). Fato similare anche quello destinato alle differenti Coppe che, ancora per quest’anno si mostreranno uguali al passato senza sostanziali modifiche in termini ludici o di opzioni di gioco.

    pro evolution soccer 2018

    Altro argomento centrale nella scelta del “proprio titolo calcistico preferito” per ogni affezionati delle simulazioni sportive è proprio quello delle licenzerelative alle varie squadre sportive. A tal proposito è già in calendario una patch al day one in grado di aggiornare le formazioni delle differenti squadre e, seppur la questione licenze sia sempre un terreno difficile nel quale muoversi (con il titolo EA che spesso la fa abbondantemente da padrone), i ragazzi di Konami sembra si siano mossi proponendo accordi ai singoli Club per aumentare la rosa di squadre fedeli al 100% nei loro ranghi (NDR: bisognerà però attendere ancora una volta il rilascio del gioco per gustare al meglio della modifica e stabilire quanto le modifiche varieranno gli equilibri interni alle squadre). E, seppur la corsa alle licenze ponga ancora una volta FIFA in una posizione di netto vantaggio, per quanto riguarda la cura riposta nella resa visiva dei vari giocatori l’impegno in casa Konami appare evidente sia per la quasi totalità dei giocatori di Serie A che per quelli appartenenti alle squadre minori (sforzo degno di lode e non sempre presente nel titolo EA). La buona idea di introdurre le foto dei giocatori reali nella sistemazione della formazione ed in varie altre situazioni farò di certo sorridere i vari tifosi e, cosa forse più importante, renderà al contempo il tutto più facilmente riconoscibile e, conseguentemente, molto immediato (NDR: vi segnaliamo a tal proposito una generale miglior resa dei vari menù di gioco).

    E se fino ad ora, parlando di modalità e licenze, potrà magari apparire evidente la superiorità di EA in questo testa a testa non si può affermare con altrettanta facilità la stessa cosa in termini di feeling di gioco. Ciò a cui PES ci ha da sempre abituati bene è proprio la resa del gioco su campo ed, anche quest’anno, non sembra voler essere da meno.

    Già un anno fa l’impegno in tal senso si dimostro ottimale, nel 2018 il tutto ritorna ulteriormente migliorato grazie al  Real Touch+. La resa e la gestione della palla da parte dei calciatori appaiono ancora una volta superlativisia in fase di semplice recupero e controllo sulla stessa che in termini di consapevolezza delle posizioni proprie, degli alleati e, soprattutto, degli avversari. Ad aver il massimo giovamento da questo lavoro saranno soprattutto le fasi di dribbling che, tra cambi di velocità e direzione, sapranno regalare enormi soddisfazioni ad ogni scarto di un difensore ormai arreso alla nostra avanzata. Insomma l’importanza dei piazzamenti e della gestione oculata di passaggi, degli uno-due, dei dribbling e dei cambi di gioco riusciranno ad essere totalmente appaganti dopo ogni rete effettuata (o dopo ogni attacco avversario sventato). A rendere alla perfezione le adrenaliniche sensazioni che una vera partita è in grado di generare ci penserà anche la resa dell’IA in grado di innalzare la complessità generale ed il senso di sfida su buoni livelli e ricordandoci il significato del termine “simulazione sportiva”. Peccato per qualche magagna difensiva che ogni tanto si fa vedere e per una gestione arbitrale che sembra alle volte troppo permissiva e poco punitiva ma comunque nulla in grado di compromettere in modo troppo evidente la resa finale del titolo.

    pro soccer evolution 2018

    Dal punto di vista puramente tecnico Pro Evolution Soccer 2018  sembra riuscire a fare proprio bella mostra di se, soprattutto parlando della resa grafica dei giocatori (come accennavamo pocanzi) ma anche dei vari stadi presenti (peccato che, in tal senso, il numero complessivo degli stessi non sia poi così elevato).

    Anche il comparto audio si difende bene grazie ad una piacevole colonna sonora ricca di vari brani famosi ed anche in grado di spaziare tra differenti generi musicali, a questa si aggiunge poi la solita buona, anche se non perfetta, telecronaca sportiva affidata a Caressa e Marchegiani.

    Insomma anche quest’anno Pro Evolution Soccer è pronto a tornare con un’edizione 2018 in grado di migliorare il già buon risultato della precedente edizione sotto molti punti di vista. Certo il lavoro di perfezionamento è comunque ancora possibile ed il titolo non è ancora pronto per essere considerato perfetto ma di sicuro sarà in grado di soddisfare la voglia di calcio dei propri fa.

    Non ci è dato ancora poter avere la certezza sull’efficienza della componente online, così come non ci è dato ancora poter indagare i dettagli che sarà in grado di offrirci la controparte EA ma per questo basterà attendere ancora qualche giorno!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 14/11/2017 - Il ritorno di: L.A. Noire.

    la noire

    Attraverso un comunicato stampa ufficiale Rockstar Games ci ha annunciato l’uscita ufficiale (in data 14/11/2017) di alcune nuove versioni restaurate del leggendario thriller poliziesco L.A. Noire su Nintendo Switch, PlayStation 4e Xbox One.

    L. A. Noire è un violento thriller poliziesco, ambientato nella Los Angeles degli anni '40.

    Cole Phelps è un detective dell'LAPD che vive in una città arricchita dal boom economico della Golden Age di Hollywood del dopoguerra, una città che sta diventando vittima di se stessa. La corruzione dilaga, il traffico di droga sta per esplodere e gli omicidi sono all'ordine del giorno. Cercando di far carriera senza scendere a compromessi, Phelps deve scoprire la verità che si cela dietro incendi dolosi, giri di estorsioni e brutali assassini, affrontando la feccia di L.A. e i suoi stessi colleghi fino a rivelare un segreto che potrebbe scuotere dalle fondamenta una città alla deriva.

    Grazie all'utilizzo di una spettacolare nuova tecnologia di animazione dei volti, in grado di catturare i dettagli delle più piccole espressioni facciali di un attore, L.A. Noire mescola un'azione mozzafiato con approfondite sessioni di indagini e di interrogatori, per offrire un'inedita esperienza di gioco. Dovrai risolvere crimini efferati e sventare complotti e cospirazioni ispirati a reali crimini compiuti nella Los Angeles del 1947, uno dei periodi più violenti e bui nella storia della Città degli Angeli! Cerca indizi, dai la caccia ai sospetti e interroga i testimoni per raggiungere la verità in una città dove tutti hanno qualcosa da nascondere.

    Eccovi allora i dettagli delle varie edizioni:

    -       L.A. Noire per Nintendo Switch include il gioco originale completo e tutti i contenuti scaricabili aggiuntivi, oltre a novità specifiche come una modalità Joy-Con con comandi di movimento che sfruttano il giroscopio, il Rumble HD e le nuove visuali ampia e ravvicinata dietro le spalle, senza dimenticare i comandi touch contestuali che ti permetteranno di portare le tue indagini sempre con te

    -       Le versioni di L.A. Noire per PlayStation 4 e Xbox One comprendono il gioco originale completo, tutti i contenuti scaricabili aggiuntivi e una serie di accorgimenti tecnici che migliorano il realismo e la resa grafica, come nuvole più realistiche ed effetti di luce migliorati, nuove angolazioni di visuale, texture in alta risoluzione ed altro ancora. Queste versioni riescono a catturare in modo perfetto l’anima oscura e nascosta della Città degli Angeli grazie a una risoluzione a 1080p nativi su Playstation 4 e Xbox One e uno spettacolare 4K su Playstation 4 Pro e Xbox One X.

    Oltre questo i ragazzi di Rockstar Games ci fanno sapere che dal mese di dicembre verrà resa disponibile una versione per la realtà virtuale del gioco L.A. Noire: The VR Case Files. Questo titolo su HTC VIVE comprenderà sette casi presi dal gioco originale, rielaborati appositamente per questa esperienza virtuale.

     

    Fonti:

    www.rockstargames.com/lanoire

    https://www.nintendo.it/index.html

  • 17/10/2017 - E' tempo di flatulenze, è tempo di: South Park Scontri Di-Retti

    south park scontri di retti

    South Park è una serie animata statunitense famosa per la sua satira estrema e la sua volgarità eccessiva; eccessivo è forse proprio il termine che meglio racchiude l’assunto della serie stessa, insieme forse a “politicamente scorretto”.

    Questo cartone ci parla di quattro ragazzi delle elementari (Eric , Kyle, Kenny e Stan) che abitano la “ridente” cittadina di South Park. Nel corso delle loro avventure il quartetto (che in quasi ogni puntata diventerà un trio dopo una nuova morte del povero Kenny) si tufferà prepotentemente in situazioni fuori dalle righe e, fondamentalmente dalla decenza, andando a regalare a noi telespettatori delle puntate che, tra satira ed humor nero, cercheranno di demolire e demonizzare vari aspetti dell’odierna società.

    Una serie che, proprio per queste motivazioni, è riuscita ad offendere praticamente chiunque (riuscendo addirittura a far organizzare veri e propri movimenti di protesta) ed anche a farsi amare in modo viscerale da una fetta di pubblico enorme.

    Il primo esperimento ludico di South Park, il Bastone della Verità, era riuscito a bissare (almeno per quanto riguarda gli effetti sull’audience) quanto visto all’interno della serie animata.

    Ora in casa Ubisoft sembrano essere pronti a tentare un secondo giro nel mondo videoludico più irriverente mai concepito; resta solo da capire se questo South Park, Scontri Di-Retti  (in arrivo su Playstation 4, Xbox One e Pc giorno 17/10/2017) riuscirà a limare e migliorare l’offerta messa in campo all’interno di South Park,il Bastone della Verità o meno.

    La nuova avventura  partirà da un incipit molto semplice che strizza l’occhio alle più classiche vicende Marvel: il gruppo di eroi comandati dal temibile Procione è in rotta, alcuni membri del team hanno infatti deciso di scindersi per formare un secondo gruppo di eroi, gli Amici della Libertà.

    Avete capito bene: la Civil War è tornata ancora una volta!

    In questa situazione voi dovrete creare il vostro personaggio (customizzabile sia esteticamente che nelle sue abilità eroiche), un ragazzino reso muto da un trauma non indifferente: aver scoperto in tenera età i propri genitori atti nella più antica delle pratiche procreative. Capite bene come un trauma del genere possa facilmente ispirare la fiducia del grasso Procione, ecco quindi che noi diventeremo proprio il “Robin” che egli non sapeva di volere!

    Questo l’incipit narrativo da cui prenderà il via un’esperienza sboccata e chiassosa che ogni amanti della serie non potrà non apprezzare, tra conoscenze di personaggi vecchi e nuovi carichi del solito fascino fuori dalle righe e la solita dose di comicità estrema.

    La dinamica di gioco parte dagli stessi assunti del primo episodio offrendoci anche questa volta un gioco di ruolo a turni caratterizzato da scontri simili a quelli visti in vari tactics game. Nelle battaglie saremo perciò chiamati ad utilizzare il nostro team (composto al massimo da quattro eroi) in delle aree suddivise in caselle in cui poterci muovere e combattere (utilizzando anche i vari poteri offensivi/difensivi/curativi ma soprattutto demenziali dei vari pg). Il protagonista principale sarà sempre il nostro eroe ma avremo modo di usare anche molti altri prodi e, per niente credibili, combattenti (ovviamente aggiungerei!).

    Certo la carta vincente di South Park resta sempre la comicità che lo continua a caratterizzare, ecco quindi che i poteri del nostro Novellino saranno legati ai pericolosissimi gas che è in grado di liberare con le sue flatulenze (gas venefici in grado addirittura di piegare lo spazio tempo!) e che si riveleranno essenziali per poter vincere gli scontri o per provare ancora ed ancora a farlo. Certo sembra che anche questa volta il combat system si mantenga un pelo troppo ripetitivo malgrado gli sforzi fatti dal team di sviluppo per infonderlo di variabilità, malgrado la presenza di vari QTE qui e lì e malgrado le buone boss fight che ci richiederanno un pizzico di ingegno in più e diversificheranno maggiormente gli obiettivi degli scontri.

    South Park The Fractured but Whole scontro

    A cercare di portare però un pizzico di diversificazione aggiuntiva all’intero viaggio ludico ci penseranno però varie fasi di gioco differenti. Tra queste l’esplorazione della cittadina di South Parkci porterà anche a seguire numerose quest e storie secondarie che si collegheranno alle abilità dei vari membri del gruppo. Purtroppo la cura per la componente ludica, anche in questo caso, non sembra essere la migliore (sebbene i vari enigmi ambientali si rivelino comunque stuzzicanti) ma, d'altronde, ciò a cui questo gioco punta davvero è farci ridere, e sotto questo punto di vista ogni evento in cui vi imbatterete sarà in grado di farvi sbellicare.  

    Oltre tutto questo sarà poi presente un sistema di crescita del personaggio che, oltre a rivelarsi interessante, vi richiederà parecchio impegno e tempo speso all’interno delle sue dinamiche. Con l’accumulo dei punti esperienza infatti sbloccheremo degli slot utili a contenere dei “mistici” artefatti (rintracciabili in-game o craftabili attraverso un sistema legato all’uso di vari materiali raccolti qua e là) utili al nostro potenziamento. Ma l’elemento che forse maggiormente risulta essere interessante è legato alla possibilità di accumulare punti exp attraverso varie attività secondarie adatte a diversificare l’esperienza ed, ancora una volta, a strapparci un sorriso (giusto per farvi un esempio potrete andare a cercare follower  ed, a suon di selfie con loro, accrescere la nostra fama di PetoMan!).

    Il vero punto di forza del titolo è però uno ed uno soltanto: la sua totale attinenza a quanto vissuto in ogni puntata della divertente serie animata. Visivamente South Park non è altro che una puntata qualsiasi della serie animata, ogni animazione, ogni personaggio disegnato in modo più che minimale, ogni espressione facciale che accompagna una flatulenza, tutto è identico a quanto visto all’interno delle numerose stagioni. Ed a tal proposito una parola positiva può anche essere spesa per la cura riposta nel ricreare l’universo mostrato e le varie animazioni legate ai poteri dei Super Eroi ( tutte ben fatte oltre che, ovviamente, esilaranti).

    Ma non è solo l’estetica a fare di South Park ciò che lo ha reso così famoso ma, soprattutto, la sua comicità. Rendere al meglio questo aspetto all’interno di un articolo testuale è davvero impresa ardua ma sappiate che tutto ciò che avete sempre amato di questa serie tornerà per farvi nuovamente piangere dalle risate.

    Insomma South Park è tornato ancora una volta e, qual ora di questo mondo non vi sia mai importato nulla, se assistere alle innumerevoli vicende dei ragazzi non vi ha mai fatto neanche lontanamente sorridere, difficilmente questo titolo potrà interessarvi. Ma qual ora voi abbiate apprezzato il primo capitolo, sappiate che questo  non solo riproporrà quanto visto in passato, ma ve lo offrirà in una sua versione potenziata, più variabile e diversificate ed almeno ugualmente divertente.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 17/11/2017 - Si vola nuovamente in una galassia lontana, lontana con: Star Wars: Battlefront 2

    Star Wars Battlefront II Starfighter Assault

    Il primo Star Wars: Battlefront fu un gioco che, malgrado qualche difetto, riuscì a fare ben più che semplice fan service. Infatti grazie ad una struttura di gioco facilmente accessibile ma comunque in grado di premiare l’impegno su campo e all’alto numero di giocatori online in contemporanea riuscì a conquistare molti videogiocatori, tranquillamente disposti ad abbandonare la vita sociale pur di portare avanti qualche maestosa e futuristica battaglia campale. Il vero punto debole dell’intera esperienza era però rappresentato dalla mancanza di una campagna single player che, malgrado mancasse per scelta, fu comunque rimpiante e richiesta a gran voce da molti.

    I ragazzi di Criterion e DICE dimostrano con questo Star Wars: Battlefront 2 di voler venire incontro a questa fetta di utenza ed, oltre a fornirci un gioco la cui vocazione per il multiplayer rimane evidente e ben congeniata, vuole anche fornire una valida, divertente e spettacolare campagna per giocatore singolo.

    In questo articolo cercheremo quindi di analizzare proprio questa componente l’asciando invece da parte quella multiplayer. Per quest’ultimo elemento vi diremo solo che i miglioramenti dal primo capitolo sono stati fatti sotto molti aspettie l’attenzione nel migliorare gli scontri PvP sembrano davvero essere stati molta.

    Partiamo quindi dalla trama che, malgrado forse una scrittura non troppo articolata e complessa si mostra comunque di buona fattura e perfettamente godibile, certo non ai livelli delle trilogie filmiche ma del tutto in grado di dettagliare le vicende dell’eroina imperiale Iden Versio;l’impressione sarà proprio quella di trarsi in uno dei vari spin-off di questa vasta (e lontana, lontana) galassia.

    La star degli eventi non sarà altro che una “semplice” soldatessa (NDR: appartiene in realtà all’elitè degli infiltratori, da cui le virgolette d’obbligo) e, le sue vicende, pur non coinvolgendoci a livello empatico/umano, riescono a funzionare perfettamente ed a fungere da utile pretesto per trascinarci in giro per la galassia ad affrontare una valanga di situazioni variegate, divertenti e, soprattutto, altamente spettacolari.

    SWBFII Reveal Screenshot 3 SP

    A fare da sapiente corollario ci penseranno poi: il magistrale fan service atto a riempire l’universo di rimandi e citazioni varie, una manciata di interessanti missioni in grado addirittura di aggiungere qualcosina all’universo espanso di Star Wars senza rischiare di tradirlo ed adirare così i fan sparsi nel globo, ed una caterva di personaggi interessanti e ben caratterizzati (tra nemici e coprotagonisti).

    A rendere il piatto parecchio gustoso ci penserà poi la variabilità delle missioni. Esse infatti riescono a passare in scioltezza dai classici scontri a fuoco terrestri ricchi di mezzi ed affini da poter utilizzare (NDR: che rappresentano l’anima vera dell’esperienza di gioco sia in singolo che in multiplayer) agli scontri tra TIE, X-Wing e navi spaziali di varia categoria, una manciata di missioni totalmente atipiche ed addirittura una spruzzata di elementi stealth!

    Cercando di tirare le somme su questo Star Wars: Battlefront 2 risulta impossibile negare gli evidenti miglioramenti rispetto al primo capitolo di qualche anno fa, seppur l’esperienza in multy non venga rivoluzionata ne stravolta i passi avanti sono stati fatti e, come ciliegina sulla torta, ci si ritrova questa volta con una modalità campagna in grado di regalarci intorno alle otto, nove ore di divertimento. Una coloratissima ciliegina sulla torta che, se affiancata alle tonnellate di ore che potremmo spendere online, non può che non essere apprezzata ed accolta con giubilo.

    star wars battlefront II

    Prima di salutarci vediamo di spendere qualche parola anche sul comparto tecnico che si mostra davvero maestoso! Parlando del mercato console infatti raramente ci si è trovati davanti ad un lavoro così certosino e curato (ovviamente qualche imperfezione o dettaglio fuori posto è comunque presente).

    Tutto ciò che vedrete in-game è perfettamente in grado di competere visivamente con la controparte su cellulosa in modo magnifico e, che ci si trovi nello sconfinato spazio, in una foresta o in una zona urbana, tutto sembra essere al posto giusto. Ad impreziosire il tutto ci penseranno poi una stabilità visiva priva di cali anche nei momenti più concitati ed una gestione delle luci, come anche una realizzazione degli effetti visivi, in grado di rendere il tutto ancora più sbalorditivo. Anche la componente audio risulta poi valida ed ulteriormente impreziosita da un doppiaggio nella lingua nostrana di buon livello, perfettamente in grado di soddisfare i non anglofoni tra di voi!

    Insomma, se non riuscite ad aspettare qualche mese l’arrivo del prossimo capitolo della lunga epopea galattica o se l’idea di far parte di quegli scontri con cui, volenti o nolenti, siamo cresciuti un po’ tutti questo Star Wars: Battlefront 2 ègià tra di noi, cosa aspettate ancora (vi ricordiamo che il titolo è disponibile da giorno 17/11/2017 su Pc, Xbox One, Playstation 4 ma se davvero volete apprezzarne l’estetica sappiate che rende al meglio su Xbox One X e Playstation 4 Pro).

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 21/02/2017: Atterra su PC ed Xbox One Halo Wars 2

    HaloWars2Parlare degli strategici in tempo reale (o RTS) su console è sempre un argomento difficile questo perché, ad oggi, per questa categoria di giochi scalzare dal trono la comodità dell’accoppiata “mouse e tastiera” è pressoché impossibile. Ciononostante nel 2009 Halo Warsriuscì a conquistare il cuore di una parte della community Xbox 360. Sette anni più tardi arriva il secondo capitolo che, tra le altre cose, ha anche subito un cambio di mani al lavoro: da Ensemble Studios verso le capacissime mani di Creative Assembly (realizzatori degli ottimi Total War). Malgrado la firma del prestigiosissimo team e l’uscita del gioco anche su PC (NDR: oltre ad XboxOne) questo secondo capitolo mantiene l’anima cinematografica e più arcade del primo capitolo. Malgrado la scelta possa far storcere il naso ai puristi del genere appare chiaro che, dati i limiti in termini di reattività e comodità del pad di gioco, la trasposizione delle classiche dinamiche dei RTS su console non possa essere vincente. Insomma questo Halo Wars 2 (così come il predecessore) risulta avere un’anima propria ben lontana dai vari strategici in tempo reale più famosi (warcraft, starcraft, total war, ecc.), riuscendo quindi ad offrire un’esperienza di gioco più vicina all’utenza console che a quella PC.

    I miglioramenti sono ovviamente presenti, oltre all’ovvio rimodernamento tecnico e visivo si è assistito infatti ad un perfezionamento in termini di semplicità ed immediatezza dei controlli come anche in termini più puramente ludici(sia per la modalità storia che per il multiplayer). Gli aggiustamenti ai controlli ci permettono ora di organizzare le nostre truppe, muoverci tra esse e comandarle più facilmente e rapidamente (sarà possibile, ad esempio, formare fino a quattro squadre attraverso la combinazione di croce direzionale e grilletto destro).

    Ogni unità avrà a sua disposizione differenti abilità uniche che, unitamente alle fortissime capacità dei vari Leader, renderanno il gioco decisamente più variabile e meno lineare (soprattutto valutandone l’impatto sulle possibili partite multiplayer); appare chiaro come imparare a padroneggiarle ed a conoscerle sarà fondamentale se si vuole portare a casa la tanto sudata vittoria. Miglioramenti che, uniti a delle mappe di gioco finalmente più ampie, pur non stravolgendo nulla, riescono ad aumentare notevolmente la profondità del gameplay.

    La gestione delle basi appare invece praticamente identica al precedente capitolo: sarà possibile espandere ogni base solo in un numero limitato di spazi attorno al nucleo centrale. La scelta quindi della giusta struttura apparirà fondamentatale, chiedendoci di amministrare al meglio edifici in grado di generare risorse con strutture atte alla creazione delle giuste unità da guerra.  Potremo ovviamente anche migliorare i vari edifici così da assicurarci upgrade in termini di mezzi ed equipaggiamenti a nostra disposizione.

  • 23/03/2017: Atterra su Ps4, Xbox One e PC Mass Effect Andromeda. Il ritorno di un mito?

    mass effect prenotaQuando si parla di videogiochi Mass Effect risulta essere un nome di una certa rilevanza. La trilogia di Shepard è infatti da molti considerata un punto di riferimento per tanti motivi diversi. Con una narrazione coinvolgente e libera, un senso di vastità e di concretezza che impermea ognuno dei vari sistemi solari ed un quantitativo di vicende, personaggi e pianeti esplorabili in grado di occupare decine e decine di ore della nostra vita, la saga sci-Fi di Bioware ha facilmente conquistato il cuore di molti videogiocatori. Ecco perché l’annuncio di questo Mass Effect Andromeda è stato accolto in modo totalmente positivo fin dal primo teaser trailer nella lontana conferenza pre-E3 2015di Electronic Arts.

    Questo quarto Mass Effect sembra avere l’intenzione di offrirci una storia differente, vasta e, se possibile, ancora più libera ed aperta alle nostre scelte e prese di posizione. Elemento centrale sarà questa volta non l’epocale scontro con i Raziatori ma l’esplorazione di una nuova galassia (la galassia Andromeda appunto) piena zeppa di nuove razze, personaggi ed eventi che attendono solo di essere vissuti.

    L’incipit narrativo risulta essere comunque un classico della fantascienza di genere, ossia quello della ricerca di un nuovo pianeta in grado di ospitare la nostra specie. La nuova galassia sembra celare grandi possibilità per l’umanità. Andromeda risulta essere infatti non solo la più vicina in termini di anni luce dalla terra ma anche a la più ricca di pianeti e satelliti visitabili. L’unione di questi due elementi la rende quindi la nostra più concreta scommessa per il futuro!

    Saremo quindi chiamati ad impersonare un Pathfinder della Hyperion, una delle poche navi partite per Andromeda nel tentativo di portare a compimento la ricerca di una casa per l’umanità.  

    In quanto Pathfinder il nostro principale compito sarà quindi quello di esplorare, in lungo ed in largo, ogni zolla di terra calpestabile, in giro per i molteplici pianeti e satelliti che questa immensa galassia ci metterà davanti!

    mass effect andromeda artLe informazioni attorno a questo titolo non sono ancora molte, ma alcuni elementi emersi gettano già luce su alcuni pregi di ottimo livello. Innanzitutto possiamo affermare che la cura profusa da Bioware per la caratterizzazione, la vastità e la differenziazione dei vari pianeti, promette di consegnarci, non solo degli splendidi panorami alieni, ma dei mondi dotati di molto carattere e di una coerenza interna invidiabile (elemento essenziale vista l’importanza rivestita nelle dinamiche di gioco dall’esplorazione).

    Altra componente di certo interesse sembra risiedere in un generale miglioramento delle dinamiche di gameplay degli scontri (forse uno dei limiti maggiori, seppur non deficitari, dei precedenti ME). Osservando quanto emerso su queste fasi di gioco appare chiaro come tutto appaia più stratificato e strategico ma al contempo rapido e non legnoso con una maggior libertà di approccio concessa al giocatore. Sembra anche che la strada intrapresa in questo capitolo abbia un’anima più action(cosa che potrebbe fare alcuni scontenti/contenti tra voi), caratterizzata anche da una maggior aggressività nemica in grado di aumentare in parte la frenesia dei combattimenti, a tal proposito l’introduzione del Jet-Pack sembra riuscire a porsi in un perfetto equilibrio tra frenesia e strategia.

    Insomma un notevole miglioramento degli scontri che punta tutto su un approccio più frenetico e fluido, lasciando anche una buona parte di peso all’inventiva eall’improvvisazione.

    Ad impreziosire ulteriormente l’offerta ludica generare arriveranno anche: una valanga di differenti armi(molte anche da corpo a corpo) craftabili, un nuovo sistema di crescita del personaggio che si lega a doppio filo con le scelte del videogiocatore che questa volta sembrano essere ancora più vaste e “libere” (vi ricorderete che all’interno della vecchia trilogia le opzioni spesso finivano per limitarsi alla possibilità di agire da “Eroe” o da “Rinnegato”), con esse si accompagna quindi la promessa di una maggior libertà nell’influenzare lo sviluppo dell’avanzamento narrativo.

    Insomma le impressioni generali emerse da quel poco che si è visto su questo nuovo Mass Effect sembrano essere quelle di un gioco che, partendo dalle basi gettate dalla trilogia di Shepard, voglia cercare di perfezionarne le meccaniche di gioco e di inspessirne ulteriormente gli elementi vincenti. Consegnandoci in ultima analisi un’opera imponente ed articolata in grado di farci vivere completamente il feeling del Pathfinder, dell’esplorazione e della scoperta di un universo sci-fi vasto e stratificato!

    Non ci resta che attendere ancora un paio di settimane per avere l’occasione di tuffarci nuovamente in questa Saga e vedere quante delle promesse fatte si concretizzeranno. Sarà in arrivo degno successore di quel Mass Effect che, ormai anni fa, ha conquistato il nostro affetto e la nostra stima?

    Fabrizio Fortuna - Jerus

  • 24/02/2017: Torna un GDR più che classico Torment - Tides of Numenera

    locandina TormentIeri vi abbiamo parlato di Halo Wars 2, gioco che cerca di portare su console un genere, quello dei RTS, solitamente ancorato al mercato PC. Oggi vediamo di parlare di un altro gioco che, per motivi identici, siamo stupiti di vedere arrivare su Playstation 4 e Xbox One (oltre ovviamente alla sua controparte PC): Torment – Tides of numenera.

    Ma cos’è Torment? E’ un nome di peso nel settore dei giochi di ruolo occidentali. Un nome che, quando gli smanettoni nerd del settore si ritrovano a chiacchierare di “vecchie” glorie poste nell’olimpo del genere, viene spesso scomodato. In effetti il suo “avo” Planescape: Torment risulta essere uno dei migliori GDR secondo molti, un gioco del calibro dei primi Fallouto di Ultima; un punto di riferimento insomma. Va da se che le aspettative che accompagnano questo secondo Torment siano oltremodo alte (forse eccessive in effetti). Ugualmente eccessivo è forse lo stupore di veder approdare questo caposaldo del PC gaming sul mercato console.

    Ma vediamo di far capire, a chi di Planescape non sappia nulla, cosa ci si possa trovare davanti una volta inserito il disco di gioco nella propria macchina da intrattenimento. Stiamo parlando di un Gioco di Ruolo classicissimo, potremmo dire quasi “vetusto” nell’impostazione di gioco mediante turni (sia ben chiaro da non intendersi in alcun modo con accezione negativa), i cui elementi principali risiedono nella libertà di approccioofferta al giocatore nell’avanzare all’interno di una più grande storia magnificamente scritta e nel fascino assolutamente unico che questo universo riesce a ricreare.

    Partiamo proprio dall’ambientazione: immaginate un universo posto così tanto avanti nel tempo da aver visto il susseguirsi di tantissime civiltà, umane e non, ora tutte decadute. In questa realtà l’umanità risulta essere ancora presente, avendo però patito uno sfacelo culturale che l’ha nuovamente precipitata in uno stato di arretratezza tecnologica (pensate all’impoverimento culturale che potreste trovare nel nostro medioevo). A seguito di tutto questo il pianeta risulta portare i resti delle civiltà che lo hanno abitato, disseminandolo quindi di qualsivoglia artefatto ora considerato “magico”. Aspettatevi quindi di trovare in un solo universo perfettamente coeso una sfaccettatura di possibilità così ampia da passare da ambientazioni organiche viventi(con tanto di strade che pulsano e pareti che gorgogliano di suoni liquidi) a setting ipertecnologici più classicamente sci-fi (ma comunque qui presentate con un’originalità davvero difficile da ritrovare in altri lavori di genere).

    La storia, così come ogni personaggio incontrato ed ogni dialogo realizzato in questo Tides of numenerasembra mantenere le promesse di artisticità e peculiarità che hanno contribuito a rendere così famoso Planescape ben venti anni fa, conservando saldamente anche questa volta il concetto di “causa ed effetto”, come anche la libertà di agire offerta al giocatorein sede alla narrazione principale.

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