• 17/04/2018 - Il dragone è pronto a salutarci con Yakuza 6: The Song of Life

    Geek Review Yakuza 6

    Tre anni fa veniva annunciato Yakuza 6: The Song of Life per PlayStation 4, capitolo dell’acclamata e longeva saga che ci avrebbe messo nei panni di Kazuma Kiryu per un’ultima volta così da chiudere il ciclo a dovere ed, al contempo, saggiare le magnificenze visive di un rinnovato motore di gioco.

    Partendo dalla narrazione va sottolineato quindi che essa sarà collegata agli eventi di Yakuza 5: Kiryu si trova nuovamente in prigione con l’intento di riabilitare definitivamente il proprio nome. Purtroppo prima dell’uscita di Kazuma dal penitenziario Haruka verrà travolta da un pirata della strada; ella riuscirà a salvare la vita di suo figlio Haruto ma a causa dell’incidente finirà comunque in ospedale. Non ho intenzione di rivelare altro sulle vicende conclusive della vita del Dragone di Dojima ma vi basti sapere che molte saranno le domande che lo accoglieranno una volta fuori e che, un pezzo alla volta, cammineremo con lui verso il naturale epilogo di una narrazione che va avanti da anni.

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    Yakuza 6 ha quindi intenzione di chiudere il cerchio sulla vita di Kazuma presentandoci un titolo che unisce una narrazione che, seppur più lenta del solito, riesce ad essere anche più concisa, incisiva e meglio narrata rispetto al passato; arricchita poi dal solito quantitativo di colpi di scena e di eventi complessi in grado di fondere valori, onore e malvivenza in un quadro generale ottimamente girato e realizzato. Al contempo in termini di gameplay ciò che questo capitolo ci offrirà sembra quasi un tuffo agli albori della saga. Lo spostamento delle vicende principali dall’ormai famoso distretto di Kamurocho alla, ben più periferica, città di Onomichi ci metterà di fronte ad una realtà molto più ridotta e provinciale. Questo cambio di setting farà sì che anche le attività secondarie risultino in parte ridotte ma, per fortuna, i ritorni a Kamurocho saranno comunque presenti dandoci così modo di poterci comunque concentrare sui vari minigiochi a cui la serie ci ha abituati (a tal proposito questa volta avremo anche una sorta di minigame strategico/gestionale che ci metterà al comando di una gang di strada). Seppur la struttura da sandbox si manterrà intatta la vostra attenzione potrà forse essere maggiormente attratta dagli eventi principali, dalle quest secondarie (per queste ultime purtroppo il sapore di rivisto comincerà però a farsi sentire) e su un social network molto particolare (in cui arriveranno varie richieste di soccorso legate alla difesa, ad esempio, da teppisti e criminali vari, a voi il compito di perseguirli a suon di cazzotti). Seppur molte attività risultino però troppo monotone e caratterizzate da una struttura ormai abusata in anni di saga (vai dal punto A al punto B, magari con qualche schiaffo in mezzo) esse saranno comunque ben integrate con il sistema di crescita del vostro personaggio, arricchendo il senso di progressione e sensatezza della loro presenza all’interno della più ampia ricetta di gioco.

    yakuza minigioco clan

    Ovviamente fulcro del titolo saranno come sempre le scazzottate (siamo o non siamo il Dragone?!) che, anche in questo capitolo, risultano vincenti e mai noiose; esse ci assicurano, anche al milionesimo scontro, quel sano divertimento a cui la serie ci ha ormai abituati. Dal punto di vista generale tutto è dove deve stare: schivate, parate, colpi leggeri, pesanti, grab (di nemici o oggetti vari) e special di turno. Si segnala purtroppo l’assenza dei differenti stili che riuscivano a spezzare le solite dinamiche note da anni (tipicamente costituite da assalti in corsa e brevi fughe prima di una nuova carica). L’assenza degli stili è a mio dire un peccato visto il netto passo in avanti che essi rappresentavano (almeno per il sottoscritto) in termini puramente ludici. Oltre questo si assiste anche ad una riduzione per numero e complessità delle storiche boss-fight, un evento in grado di lasciare in parte l’amaro in bocca. Va comunque sottolineato ancora una volta (almeno per evitare futili incomprensioni) che, malgrado questi due piccoli nei, il tutto resta assolutamente valido, funzionale, solidissimo e, soprattutto, divertente.

    Yakuza 6 fight

    Dal punto di vista tecnico il titolo riesce a convincere pienamente, dimostrando come lo sviluppo totalmente pensato per Playstation 4 (e non più cross-gen) abbia donato al titolo una bellezza innegabilmente superiore rispetto al passato ed a giovare pienamente del nuovo look sarà proprio il distretto di Kamurocho con le sue molte pozzanghere e luci artificiali (possiamo affermare sia la versione migliore in termini di resa estetica di sempre). Unite a questo la solita cura maniacale per la regia delle cut-scene di gioco, un doppiaggio in giapponese come sempre perfetto, delle ottime musiche e, ciò che avrete tra le mani, sarà un nuovo, coinvolgente capitolo di Yakuza.

    Yakuza 6

    Concludendo, ancora una volta un nuovo Yakuza è tra noi e, questa volta, avremo modo di portare a conclusione le vicende legate al nostro Dragone preferito. Ora che Kazuma Kiryu è pronto a scendere dal palcoscenico ed adesso che un nuovo motore grafico è pronto a far ripartile la saga resta solo da attendere e chiedersi: cosa dobbiamo aspettarci nel futuro di Yakuza?

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 20/04/2018 - Il ritorno dello spartano: God of War è nuovamente tra noi.

    God of War 2018

    Chi conosce Kratos non può non associarlo ad un turbine di sangue e violenza, un degno rappresentante degli effetti che un’esplosione di rabbia spartana può riversare sul mondo fino a travolgere e distruggere le stesse divinità.

    Ma, rivestendo i panni di ciò che lo spartano è diventato oggi, vi troverete davanti un uomo completamente diverso, cambiato dagli eventi, dallo scorrere del tempo, dalla vita stessa. Una diversità che richiede una naturale evoluzione anche ludica.

    A sancire e sottolineare il cambiamento ci penserà anche lo spostamento geografico. Lasciata la Grecia ci si ritroverà in una ben più fredda terra, quasi con una nuova identità ed una nuova famiglia. Sarà chiaro fin dalle prime battute che la storia avrà intenzione di metterci davanti una nuova faccia del nostro vecchio guerriero. Nuove rughe segnano il suo volto, una lunga e folta barba, un figlio con cui dobbiamo ancora misurare le distanze e le vicinanze; ovunque troviamo sparsi i segni che il tempo è andato avanti portando con se il combattente che avevamo imparato a conoscere.

    Così riparte God of War, con l’intenzione non solo di cominciare una nuova avventura ma di trasportare lo stesso genere di appartenenza nell’era moderna, contaminarlo di elementi nuovi per renderlo più vicino alla complessità a cui oggi siamo abituati e, nel farlo, definisce una partenza che, per effetto finale, sembra già vincente in pochi minuti di gioco.

    Irrompe in modo silenzioso (ma anche dirompente) una profondità nella costruzione del racconto a cui non eravamo abituati, il viaggio difficoltoso di un padre non pronto ad esserlo ma che, ciononostante, porterà avanti lo sforzo con tutto se stesso. Una viaggio di formazione, una complessità di eventi che si agghinda con un lavoro certosino di lettura ed elaborazione della mitologia norrena, con una cura per la fotografia, la scrittura, la regia che ha dell’invidiabile.

    God of War 4

    Questi elementi traghettano ciò che era un grande action del passato nell’era matura del videogioco, un cambiamento che ben si sposa con i nuovi lineamenti dello spartano e con un’utenza ormai più smaliziata.

    Tutto partirà da un lutto, la nuova compagna di Kratos è persa per sempre lasciando allo stesso ed al figlio Atreus solo le proprie ceneri ed una richiesta: essere sparsa sulle alte cime dei nove regni.

    Così comincia il tutto, con un mesto compito ed il lutto nel cuore, padre e figlio cominceranno a muovere i propri passi nelle nordiche foreste solo per capire rapidamente che qualcosa non quadra e che i rischi del loro viaggio saranno paragonabili solo alla sofferenza di una perdita così importante.

    Volgeremo lo sguardo a nostro figlio quasi con insofferenza ma saremo pronti a prendere il nostro fardello per mano e dar valore a quel nuovo legame: pronti a lottare per ciò che va fatto, pronti, ancora una volta, a versare litri di sangue (questa volta gettati come vernice sulla candida neve del nord), predisposti a risvegliare la brutalità sopita di Kratos perché, malgrado il tempo, le rughe e la barba, un guerriero è sempre un guerriero, e tra essi nessuno è più temibile di uno spartano!

    La nuova impostazione di gioco necessità di essere padroneggiata a dovere, così come la nuova inquadratura ma con un po’ di impegno e di esercizio ricorderete rapidamente il sapore del sangue, la foga del campo di battaglia e le urla di dolore dei vostri nemici.

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    L’assunto di partenza dei vostri assalti resterà lo stesso, ancora una volta basato sull’alternanza di attacchi pesanti e leggeri ma dovrete fare i conti con un’inquadratura ravvicinata posta dietro di voi, con delle icone atte a segnalare la posizione dei nemici alle vostre spalle e di vari altri piccoli ma sostanziali differenze. Verrete chiamati a padroneggiare l’arte del controllo del campo di battaglia più che in passato, magari allontanandovi dagli avversi per prendere fiato, magari lanciando la vostra accetta (il Leviatano) verso un tiratore nemico, magari chiedendo il supporto di qualche freccia scagliata da vostro figlio; usare questi escamotage per cadenzare il ritmo dello scontro prima di una della sequenza di morte da scagliare contro il vostro nemico (un po’ come accadeva con i quick time event in passato, anche se qui con una frequenza minore) sarà essenziale.

    Inizialmente vi sentirete spiazzati, non vi sembrerà di riconoscere il vecchio Kratos ma, una volta compreso e metabolizzato il tutto scoprirete di avere davanti una sua versione più complessa, profonda ed estremamente stratificata nella sua evoluzione all’interno dello scorrere delle ore di gioco.

    Questo crescendo di violenza sembra strizzare l’occhio al risveglio della memoria muscolare di Kratos che, un passo alla volta, diventerà sempre più pericoloso, una progressione del personaggio che sembra calzare a dovere sia con il suo ritorno all’antica arte della guerra che con il vostro nuovo viaggio nelle vicende della sua vita.

    Con il trascorrere del tempo vi troverete ad incasellare una sfilza di colpi sempre più complessi, una pioggia di lame, sangue ed attacchi runici (corrispettivi alle vecchie magie) che da Kratos si riverseranno verso il mondo di gioco ed i malcapitati nemici.

    Oltre ad un gameplay più elaborato e maturo però questo nuovo God of War sa anche incorporare in modo organico al proprio interno altri elementi presi dai giochi moderni. Si va da una strutturazione più complessa ed aperta delle ambientazioni di gioco ad una costruzione dell’esperienza ludica più diversificata rispetto al passato (in grado di bilanciare ottimamente rompicapi ambientali, fasi esplorative e tonnellate di sanguinosi scontri) in grado addirittura di contaminarsi (da un determinato momento della storia in poi) con elementi più comuni al moderno approccio open world.

    God of War New Game Plus

    In breve il cambio di direzione c’è e si vede: non abbiamo più un approccio lineare e diretto ma un’opera più complessa ed a suo modo caleidoscopica, fatta di contaminazioni moderne, sfaccettature vecchie e nuove che si fondono per consegnarci una ricetta nuova ed avvincente ma, su tutto, totalmente vincente!

    Anche il lavoro di resa della mitologia nordica appare trionfante sotto tutti i fronti, con una cura estetica ed adattativa davvero di ottima fattura, portata avanti con impegno assoluto che si manifesta anche in una ricchezza generale (per diversità e contenuti) davvero invidiabile. Paradossalmente lo sforzo fatto dai ragazzi di Santa Monica nel riproporre questa mitologia è ben maggiore di quanto visto in tutta la storia passata del brand. Questo God of War è in grado di affascinare enormemente grazie alla complessità e vastità dei miti legati ai nove mondi ed a quanto il folclore nordiche abbia da offrire, fondendo il tutto con uno slancio creativo che si concede anche qualche tuffo di creatività nei confronti degli elementi principali stessi intessendo un immaginario nuovo ma al contempo solido e rispettoso.

    Unendo tutti questi elementi ciò che avrete tra le mani sarà quindi un gioco che è più un’avventura a tutto tondo che un beet-em-up (almeno per profondità, narrazione, progressione, profondità) riuscendo addirittura a incorporare nella sua ricetta alcuni elementi più comuni in un GDR che in un GoW qualsiasi! Un gioco in grado di ergersi al fianco delle avventure moderne, complesso e strutturate e di mantenere al contempo tutto ciò che aveva stregato i fan di God of War fin dalla sua nascita.

    Anche visivamente GoW torna a fare ciò che aveva fatto nel suo passato, colpire e strabiliare con un comparto tecnico meraviglioso ed un colpo d’occhio affascinante e maestoso (leggermente più “sporco” nella versione “semplice” dell’ammiraglia Sony ma dannatamente imponente su Ps4 PRO). Immergervi nei suoi mondi sarà davvero una delizia, tra ambientazioni curate e ricche di dettagli (naturali e non) arricchite ulteriormente da un lavoro di level design certosino, da una variabilità di ambientazioni invidiabile, da animazioni ottime ed una regia generale in grado di mettere tutto sotto la giusta prospettiva!

    A voler cercare il pelo nell’uovo si potrebbe parlare con meno entusiasmo delle boss fight che, con alcune esclusioni, non sono forse all’altezza dei magistrali scontri con le divinità greche; ma, come detto, si parla proprio di voler andare a cercare il difetto a tutti i costi. Quello che i Santa Monica hanno fatto con questo nuovo gioco è tutto fuorché negativo, non è solo un nuovo capitolo di una serie storica ed amata ma più un vero e proprio cambio di pelle per il brand; una metamorfosi che trasforma God of War dirottandondolo nell’olimpo dei giochi più completi, complessi, stratificati e maestosi.

    Avrà anche qualche ruga in più sul volto ma il nostro Kratos non è mai stato così bello!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 23/03/2018 - A Way Out, si evade meglio in compagnia!

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    Le esperienze pensate per il multiplayer sono qualcosa che solitamente non siamo abituati a valutare in modo realmente maturo. Spesso ci approcciamo a titoli del genere solo per il PvP o per vari giochi da “party” tra amici per accompagnare una serata in goliardia. Appare evidente che per Josef Fares la concezione di gioco in multi possa essere (almeno in potenza) molto più profonda.Ecco quindi che la sua ultima fatica ci concede l’occasione rara di poter giovare della compagnia di qualcuno nell’affrontare un’avventura unica e duplice. Per chi non conoscesse Josef Fares stiamo parlando del creatore di Brothers: A Tale of Two Sons,un titolo che è in parte una fiaba in parte un gioco di formazione e che si incentra sulle doti particolari dei due personaggi(i fratelli del titolo) al punto da dividere il pad di gioco in due parti deputate al controllo contemporaneo dei due ragazzi.

    A Way Out sembra voler partire dallo stesso punto di partenza: quell’alchimia del tutto particolare che si genera nel poter sincronizzare appieno gli sforzi di un duetto di personaggi. Certo, per farlo a dovere la soluzione più comoda risulta essere quella di affidarsi del tutto a due videogiocatori e seguendo questo approccio ecco che vediamo nascere una vera e propria storia pensata interamente per il multiplayer (che sia in locale od online poco importa ma io vi consiglio di propendere per il locale). Insomma stiamo proprio parlando di un titolo che investe totalmente su una forma di interazione esclusivamente cooperativa per due giocatori e che trova la sua migliore incarnazione nell’essere affrontata seduti in due su uno stesso divano(ed è già la seconda volta che ve lo consiglio…).

    La storia che ci troveremo a vivere è quella di due criminali ( Vincent e Leo) impegnati in un tentativo di evasione da un carcere e del loro tentativo di conseguiredi un’importante vendetta. Come accadeva per Brother: A Tale of Two Sons le differenze tra i due personaggi saranno il fulcro dei possibili approcci messi a nostra disposizione, da una parte avremo Vincent, calmo, pacato, empatico e riflessivo, dall’altra Leo, diretto, scontroso, irascibile e, se necessario, violento.

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    I due caratteri opposti si integreranno alla perfezione con gli eventi che il titolo vi sciorinerà davanti spingendovi ad utilizzare il giusto personaggio nella giusta situazione o, quantomeno, a pianificare insieme la serie di eventi da portare avanti all’interno del proprio piano. Sia ben chiaro però che il gioco non vi offrirà delle concrete divergenze dalla sceneggiatura scritta per voi dai ragazzi di Hazelight Studios: A Way Outha una storia da voler narrare e vuole farlo a suo modo fino ai colpi di scena finali.

     

    Volendo analizzare la componente ludica il gioco procederà come una qualsiasi avventura in terza persona costantemente divisa in split screen (in questo modo riuscire a coordinarsi anche online potrà essere più facile ed intuitivo). Questa soluzione risulta essere centrale poiché, all’interno dello sviluppo delle varie situazioni e dei vari enigmi ambientali, la coordinazione sarà proprio l’elemento distintivo tra un piano che funziona ed uno che finisce nel peggiore dei modi possibili. Ci tengo però a sottolineare, ancora una volta, che il massimo da ogni sessione di gioco si avrà proprio giocando con un proprio amico (non c’è due senza tre) . Il nuovo lavoro di Fares riesce proprio a ricordarci perché è così bello poter condividere certe esperienze con qualcuno in carne ed ossa. A tal proposito il titolo è poi estremamente poliedrico sia per le situazioni di gioco principale che per i molti minigiochi in cui sfidare il proprio compagno di gioco. Questo mix funziona a dovere e riesce a proporci molte situazioni sempre stuzzicanti ed interessanti, differenti tra loro e mai noiose. Certo, forse l’eccessiva semplificazione di molte dinamiche rende il tutto un pelo troppo tarato in favore dell’accessibilità del titolo rispetto alla “prestazione”, ma è pur vero che si potrebbe approfittare della cosa per fare avvicinare al gioco qualcuno che, fino a quel momento, non ne ha mai voluto sapere di giocare con voi…

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    Dal punto di vista tecnico il gioco non brilla in quanto a forza bruta ma la resa quasi caricaturale dei personaggi unita al taglio registico di sicuro interesse restituisce comunque un’esperienza piacevole da vivere anche sotto il profilo visivo (con un paio di momenti davvero interessanti sparsi qua e là). In definitiva l’esperienza generale di A Way Out riesce ad essere interessante, non longeva o complessa ma interamente degna della vostra attenzione (a maggior ragione considerando il costo budget del titolo).

    In chiusura vi ricordiamo che il titolo è disponibile da qualche giorno per Playstation 4, Xbox One e Pc. Il mio consiglio è quello di trovare il giusto compagno/a di gioco (magari comprare anche il gioco insieme visto che basterà una sola copia del gioco per giocare anche a distanza!) e tuffarsi nell’evasione di Vincent e Leo con lo spirito di due persone che vogliono concedersi qualcosa di differente insieme!

    Buona fuga ragazzi!

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 27/03/2018 - Far Cry 5 ci porta in Montata tra gli Edeniti, siete pronti?

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    La serie di Far Cry è amata da molti, un gioco che ad ogni sua uscita ci propone un mix di elementi nuovi in un’impalcatura ormai notaad ogni suo estimatore: libertà d’azione, ambientazioni interessanti, carisma e divertimento sparso.

    Anche questo Far Cry 5 (disponibile da ieri su Pc, Playstation 4 ed Xbox One) ci proporrà quindi una struttura conosciuta da tempo: dovremo approcciarci al mondo di gioco un pezzo alla volta, riconquistando gradualmente il controllo di una parte della mappa per sottrarre la zona alla violenza ed al controllo del gruppo di cattivi di turno. La terra di cui stiamo parlando sarà però questa volta il Montata ed a ricoprire il ruolo di cattivi ci saranno gli Edeniti, un gruppo armato e pericoloso di fanatici religiosi guidati dalla famiglia Seed. Ci verrà quindi chiesto di agire sul realtà che ci circonda portando a termine varie missioni secondarie ed imparando a conoscere il territorio come le nostre tasche. Come sempre anche questo quinto capitolo si fa quindi portavoce di una tipologia di shooter open world libero sia nell’approccio alle aree di gioco che nella tipologia di gioco che sceglieremo di utilizzare: potremo caricare a testa bassa come muli infuriati o optare per approcci più silenziosi o, perché no, miscelare le due componenti in funzione di voglia e necessità del momento. Il feeling è quindi quello di sempre anche se le opportunità offerte al giocatore risultano proprio essere la naturale evoluzione di ciò che la serie ha presentato nel tempo semplicemente ancora più espanse del passato: miriadi di veicoli, la possibilità di cacciare , pescare, craftare oggetti vari o magari darsi alla vita dello stunt-man portando a compimento alcune attività acrobatiche sono solo alcune delle libagioni che Far Cry 5vi metterà davanti. Queste molteplici possibilità, seppur spesso semplificate in quanto a dinamiche ludiche risultano comunque un piacevole accompagnamento all’attività principale dei nostri eroi: l’assalto agli avamposti nemici. Quello che è sempre stato il cuore pulsante dei Far Cry si ripresenta pressoché identico al passato riuscendo, ancora una volta, ha funzionare e divertire.

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    Ma parlare di Far Cry a dovere vuol dire parlare di collaborazione con chi si unirà alla nostra ribellione, ossia gli altri giocatori o i vari personaggi secondari mossi dalla IA del gioco. A tal proposito, oltre la folta schiera di “semplice carne da macello” che manderete in assalto frontale o userete come generico diversivo ai vostri attacchi, fanno la loro comparsa alcuni personaggi molto particolari dotati di abilità e possibilità uniche. Il gioco potrà essere affrontato infatti con un team composto da un secondo giocatore in carne ed ossa ed uno (o due sbloccando una determinata abilità) guidato dall’ Intelligenza Artificiale; ed è così che il tutto acquista un sapore migliore. Certo portare gli assalti a compimento con il nostro team scelto risulterà decisamente più semplice ma il divertimento che ne deriverà sarà sicuramente bastante a bilanciare positivamente la cosa. Questo anche grazie all’introduzione dei personaggi secondari unici sopracitati che risultano ben costruiti e caratterizzati, dotati di abilità del tutto particolari (giusto per stuzzicare la vostra fantasia sappiate che uno dei compagni potrebbe anche essere un orso) che apriranno il gioco ad una piacevole fase di “studio” del team ideale per lo scontro che dovremo affrontare.

    Certo, come sempre l’IA non è delle migliori e creerà alle volte delle situazioni un po’ paradossali ma, almeno quella dei compagni è stata pensata per non rovinare i vostri assalti stealth (da sempre frutto della massima soddisfazione, almeno per il sottoscritto); purtroppo parlando dell’intelligenza nemica la questione poteva, ed al quinto capitolo forse doveva, essere migliorata perché allo stato attuale tende forse a soffrire troppo dei nostri attacchi silenziosi (per fortuna regge meglio nelle fasi più aggressive anche se non ci troveremo comunque davanti dei fini strateghi).

    far cry 5 gameplay

    L’approccio totalmente aperto dei Far Cry è stato poi riversato sia in termini di evoluzione del personaggio che di narrazione. L’albero dei potenziamenti del personaggio è stato pensato per andare di pari passo con le azioni che compiremo in gioco; ad esempio al raggiungimento di un determinato numero di uccisioni con una specifica arma (o di altro azioni in pieno stile achievement) verremo ricompensati con dei punti da spendere liberamente per sbloccare le abilità che preferiamo. La narrazione invece appare più esplosa del solito, completamente non guidata, facendosi approcciare esattamente secondo il nostro capriccio. Se da una parte questa scelta farà forse perdere parte del fascino del cattivo principale riuscirà a trasmettere proprio la sensazione di “capillarità” della follia degli Edeniti che incontreremo che, ognuno a proprio modo, dimostreranno quante facce possono essere presenti in seno al fanatismo.

    L’aggiunta poi della modalità Arcade ci permette in oltre di avere un valido strumento per le sessioni multiplayer dando ai giocatori un editor potenzialmente interessante per poter strutturare o degli scontri sei giocatori contro sei o delle vere e proprie sessioni di gioco all’interno di un mondo ostile da noi generati con cura e dovizia di particolari.

    far cry arcade

    Dal punto di vista visivo il gioco fa bene il proprio lavoro con un mondo ricco e visivamente piacevole, ben strutturato ed organico, con una buona draw distance (elemento importante nelle sessioni con i veicoli) che bene si sposa alla varietà di ambienti offertaci, peccato per qualche calo di framerate ma, per fortuna, nulla di così frequente o troppo invasivo.

    Anche il comparto audio,pur non sforzandosi particolarmente, funziona a dovere non discostandosi da quanto la serie ci abbia in passato fatto conoscere.Avremo quindi una buona (ma mai memorabile) colonna sonora legata alle stazioni radio dei vari veicoli ed alla riproposizione di un unico brano cantato nelle cut-scene del gioco che riuscirà a sottolineare ulteriormente il legame spirituale folle che unisce i vari membri dell’insana congrega. Oltre alle musiche saranno poi riproposte buone campionatura ambientali, di armi e veicoli. Concludendo nulla di nuovo sotto il fronte tecnico ma un buon lavoro generale come siamo soliti aspettarci dal prodotto Ubisoft.

    Volendo concludere la nostra analisi di questo Far Cry 5 possiamo quindi dire che il brand è tornato ancora una volta sugli scaffali con un buon capitolo in grado di ammaliare con una formula nota ma mai stantia, grazie alla sua libertà quasi assoluta e ad un approccio agli FPS divertente (soprattutto con amici) che torna addirittura potenziato dalle buone idee della modalità Arcade.

    In sostanza ancora una volta stiamo parlando di un Far Cry in tutto e per tutto, non totalmente identico al passato ma più un nuovo passo su una strada tracciata nel tempo che continua, gradualmente, ad evolvere.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Gioco: L'esperto Games Time Si presenta

    Un benvenuto a voi tuttied a quello che sarà, a conti fatti, l’angolo di web in cui concederci qualche piccolo o grande approfondimento sulle passioniche ci accomunano!

    Quali passioni, chiedete?

    Direi che per cominciare potremmo concentrarci su una parola che, fin troppo spesso, viene mal considera e bistrattata: il Gioco.

    Parola spesso snobbata e rapidamente archiviata tra i passatempi che, pur essendo piacevoli, possono apparire futili in età adulta. Come se il gioco avesse il solo obiettivo di sprecare il nostro tempo che, in una società fatta di corse tra impegni considerati più alti ed importanti, appare certamente prezioso e bisognoso di un’oculata gestione.

    Ora prendete tutte queste veloci e “facili” considerazioni e mettetele da parte. Fatto questo cercheremo di concentrarci sulla definizione del vocabolo “gioco” che ne dà l’usatissimo motore di ricerca “Google”:

    Qualsiasi esercizio, singolo o collettivo, cui si dedichino bambini o adulti per passatempo o svago o per ritemprare le energie fisiche e spirituali”.

    Ho scelto di concentrare la vostra attenzione su questa definizione che mi trova decisamente più concorde e cosa più importante, rende il mio spirito giovanile più sereno e meno astioso.

    Quel “per ritemprare le energie fisiche e spirituali”arriva dritto al punto di ciò che per me è questo mondo. Non che io abbia nulla contro il semplice “svago” sia ben chiaro ma questa sottolineatura appare per me importantissima. Questa semplice sequenza di sette parole è perfettamente in grado di mettere sinteticamente in luce una questione centrale legata al tempo speso giocando.

    Innanzitutto perché sottolinea l’assoluta assenza di una valutazione negativa di quel tempo che, in quest’ottica, non appare in alcun modo sprecato ma anzi investito positivamente. In seconda istanza ci dà l’occasione di riflettere sulla necessità di trovare una via per “ritemprarsi”. Nessuno può negare quanta parte del nostro tempo venga oggi speso in impegni necessari (che siano per voi scuola, sport, lavoro o famiglia, poco cambia) e, seppur essi siano senza dubbio giusti ed essenziali, è di vitale importante riconoscere l’uguale valore di qualsiasi azione, passatempo, sport, impegno atto a ricaricare le nostre pile interiori, così da sfogare le frustrazioni che qua e là si accumulano.

    Un gioco che può quindi essere inteso non più in chiave negativa, ma che anzi può trasformarsi anche in qualcosa di addirittura positivo e rigenerante.

    Fatta un po’ di chiarezza e puntata l’attenzione sull’assunto di partenza che vorrei ognuno di voi tenga ben in mente, è forse giunto il tempo delle presentazioni e dei dettagliriguardanti i nostri prossimi appuntamenti.

    JeruS per web

    Il mio nome è Fabrizio Fortuna, anche conosciuto sul web attraverso l’acronimo di JeruS(o Jerusalems che dir si voglia). Qualora il nome non vi accenda nessuna lampadina state tranquilli, la cosa non mi offenderà minimamente ed anzi ci darà modo di conoscerci da qui in poi! Vediamo però di mettere in luce quali caratteristiche del mio essere potrebbero interessarvi: io amo far di tutto per investire il massimo numero di ore possibili nel “ritemprare le mie energie fisiche e spirituali”.

    Trovo questa pratica così importante da aver fatto in modo che diventi per me un elemento centrale. Che lo si faccia attraverso film e serie tv (che divoro con la voracità di un orso al risveglio del letargo), giocando con triliardi di videogiochi o giochi da tavola (che accumulo con l’ossessione del peggiore dei collezionisti) poco importa.

    Ed ecco un ulteriore dettaglio importante che dovete comprendere sul sottoscritto: amo parlare di queste mie passioni, confrontarmi, sviscerarle, cercare di capire cosa ci stia dietro, cosa possano suscitare in altri appassionati (si spera come voi).

     

     

  • Speciale 2017 - Prima parte: Videogiochi consigliati.

    Ed anche il 2017 si accinge ad esaurirsi, è quindi giunto il momento per il ritorno della nostra “la lista dei consigli”sui migliori dei titoli di questo grande anno videoludico. Dal nostro punto di vista questi sono quindi i giochi che, qualora vi interessi la tipologia, dovreste cercare di recuperare (solo nel caso voi non li abbiate già spolpati o, magari, rimediati proprio nelle recenti festività natalizie).

    Precisiamo come sempre che, anche per quest’anno, esporremo la nostralista dei preferiti ma molti esclusi potrebbero rientrare tranquillamente nei favoriti di altri videogiocatori.  Qual ora il vostro titolo del 2017 non risulti in lista vi invitiamo a mantenere il sangue freddo ed a non sentirvi offesi in alcun modo dalla nostra selezione ma, magari, a cogliere l’occasione per commentare sulla nostra pagina Facebook così da poter magari suggerire il titolo anche ad altri utenti. A tal proposito ricordate che oggi ci occuperemo solo della prima metà dello speciale (la seconda parte in arrivo nei prossimi giorni) andando a vedere gli eletti dell’anno per le categorie: Platform, Strategici, Avventure e GDR.

    Ed ora, partiamo!

     

    Per gli amanti dei Platform.

     

    - Super Mario Odyssey.

    SuperMarioOdyssey

    Ogni nuova iterazione di Mario 3D tende ad inventare qualcosa, a definire degli elementi di pregio che trasportino delle movenze e delle dinamiche classiche e storiche in un universo di possibilità nuove. E, ancora una volta, Super Mario centra l’obiettivo. Questo Odyssey è un concentrato di trovate sempre nuove, un titolo che non può non stupire con le sue mille soluzioni uniche, magari presenti solo per una manciata di minuti nel bilancio generale del titolo ma non per questo meno geniali e spiazzanti(nel senso più positivo del termine).  Un gioco che definisce lo stato d’arte del platform a tre dimensioni e che, da solo, può regalarci un quantitativo di trovate originali ed ingegnose (molte ovviamente legate all’introduzione di Cappy e delle sue Capture) in grado di far impallidire qualsiasi altro esponente del genere. Un capitolo perfettamente capace di reggere tra le guantate mani di Mario l’intero genere di appartenenza per quest’intero anno!

    Metascore: 97.

    Disponibile da Ottobre su Nintendo Switch.

    Articolo di riferimento qui.

    Per gli amanti degli Strategici.

     

    - Mario + Rabbids: Kingdom Battle.

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    Uno dei giochi che ho apprezzato maggiormente quest’anno, un titolo che, fin dalla sua presentazione all’E3, è stato in grado di conquistarmi e stupirmi per la perfetta riuscita di quella fusione tra i mondi di Mario e la follia dei Rabbids marchiati Ubisoft! Uno strategico a turni in salsa XCOM in grado di guidare i neofiti nelle sue dinamiche e, nei livelli più avanzati, di soddisfare i più smanettoni di noi. Insomma una combinazione difficile che però centra perfettamente il suo obiettivo, un gioco in grado di coinvolgerci e divertirci grazie all’irriverenza dei Rabbids:creature perfettamente capaci di infondere nel regno dei funghi una malsana (ma sorridente) follia!

    Metascore: 85.

    Disponibile da Agosto su Nintendo Switch.

    Articolo di riferimento qui.

     

    Per chi cerca Avventure da ricordare.

     

    - The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

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    Quest’anno sarà certamente ricordato come l’anno di Nintendo Switch; non solo perché il suo successo ha confermato che in casa N abbiano fatto nuovamente centro ma, soprattutto, perché questo 2017 ha dimostrato come la piccola ibrida di casa possa essere supportata con molti pezzi da novanta. Arrivato sul mercato insieme alla console questo titolo ha saputo far breccia nei cuori dei videogiocatori e della critica! La casa di Kyoto è riuscita a calare la sua leggenda in un mondo open world in grado di riscriverne le dinamiche principali. Un nuovo approccio in grado di valorizzare il mondo stesso al punto da spingere il giocatore al suo interno prevalentemente grazie al senso di scoperta, meraviglia e stuporeche questa Hyrule è in grado di ispirare. Non a caso stiamo parlando proprio del titolo eletto Gioco dell’Anno ai The Game Awards. Se non lo avete recuperatelo fatelo al più presto, da solo potrebbe rendere sensato addirittura l’acquisto della console!

    Metascore: 97.

    Disponibile da Marzo su Nintendo Switch.

    Articolo di riferimento qui.

     

    - Horizon: Zero Dawn.

    horizon

    Si resta in campo di open world ma ci si sposta sul lido principale di casa Sony per parlare di un gioco sicuramente più classico nelle sue dinamiche e strutture ma non per questo meno coinvolgente. I ragazzi di Guerrilla Games confezionano infatti un mondo visivamente sbalorditivo, emozionante e coinvolgente in grado di fondere una natura semi-incontaminata con delle macchina (a loro modo) senzienti. Un futuro post-post-apocalittico in cui la specie umana e regredita enormemente, al suo interno vestiremo i panni della bella Aloy per cercare di svelare i molti misteri che si celano sparsi tra secolari foreste, vaste montagne e pericolosissime fiere meccaniche. Se amate gli open world e volete restare a bocca aperta di fronte a paesaggi assolutamente sublimi non potete perdervi questo titolo!

    Metascore: 89.

    Disponibile da Marzo su Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

     

    - Uncharted: L'Eredità Perduta.

    PS4 Uncharted TLL

    Lo scorso anno abbiamo avuto l’occasione di vivere il capitolo conclusivo delle avventure di Nathan Drake quest’anno invece i più nostalgici tra noi hanno avuto l’occasione di recuperare un nuovo inizio in quell’universo di gioco tanto amato. Ecco quindi che i Naughty Dog ci consegnano uno spin-off che ruota attorno a due eroine (Chloe e Nadine) e ci offre un’avventura più breve ma dai ritmi e dalla qualità ludica dei pezzi da novanta, torna un’ottima narrazione, sceneggiatura, scrittura e recitazione tutto arricchito da ogni elemento ludico che abbiamo apprezzato in Uncharted 4: Fine di un ladro. Insomma se avete amato le avventure di Nathan non dovreste lasciarvi sfuggire le vicende dell’amica Chloe!

    Metascore: 84.

    Disponibile da Agosto su Playstation 4.

     

    - Assassin's Creed Origins.

    ac origin cover

    Personalmente non sono mai stato un grande fan della, lunga, saga degli assassini. Trovo infatti che, tolti i primi capitoli di sicuro interesse, la saga si sia rapidamente impantanata in dinamiche troppo simili a se stesse, limitandosi ad aggiungere qua e là qualcosa (si vedano ad esempio gli interessanti scontri navali) per poi proporci uno stesso gioco in ambienti, e con eroi (ed antieroi), differenti. Le iterazioni della saga stavano cominciando anche a stancare gli affezionati di Assassini e Templari ed ecco quindi che inUbisoft ha pensato bene di ripartire dagli albori del tutto (sia per cronologia che come vero e proprio nuovo inizio per l’intera saga). Quest’operazione è riuscita a consegnarciun titolo adulto, più stratificato e profondo, in grado di accompagnare leaffascinanti vicende egizie con ungameplay rinnovato al punto daridefinire lo stesso combat system (uno degli elementi che, personalmente, non mi ha mai convinto del tutto). Tra nuove aggiunte, sistemazioni varie ed una storia che sembra poter fungere da redivivo punto di partenzagli assassini sono tornati più in forma che mai!

    Metascore: 83.

    Disponibile da ottobre su Pc, Xbox One e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

     

    - NieR:Automata.

    nier automata

    Ci spostiamo ora in pieno sol levante per dedicare qualche istante ad un titolo che, pur lontano dalla perfezione oggettiva, ha al suo interno alcuni elementi di così alto pregio da rendere praticamente trascurabili i suoi stessi difetti. Da una parte abbiamo degli oggettivi limiti visivi ed un equilibrio ludico interno non perfetto e bilanciato. Ma, dall’altra abbiamo una colonna sonora stupenda, quantitativi di genio imponenti, momenti di folle e sublime unicità e vagonate di originalità ovunque si posi lo sguardo. NieR è un’esperienza che definisce il concetto stesso di libertà artistica e di sviluppo, un titolo in grado di emozionarvi e stupirvi con il suo fregarsene di regole e canoni definiti negli anni, un melting pot di generi diversi che si fondono con una naturalezza incredibile ma, soprattutto, è un gioco in grado di coinvolgervi e divertirvi con un’azione ottimamente concepita e realizzatadai (mai troppo lodati per quanto mi riguarda) PlatinumGames!

    Metascore: 86.

    Disponibile da Marzo su Pc e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

     

    Per chi ama i GDR.

    - NioH.

    Nioh cover

    Un po’ avventura, un po’ GDR il primo titolo che ci sentiamo di nominare è proprio un souls like realizzato dalle sapiente mani del Team Ninja. Non solo caratterizzato da un’atmosfera unica in grado di miscelare elementi del Giappone feudale, misticismo di varia natura e scontri che nulla hanno da invidiare all’ormai famoso Dark Souls ma, soprattutto, arricchito anche da dinamiche interessanti e fresche che ben riescono a portare una ventata di innovazioni nell’ancora g genere ludico di riferimento (e chi sospettava se ne sentisse di già il bisogno?). Quest’esclusiva riesce a riportarci in mondi violenti in cui, il minimo errore può voler dire la morte, un universo di gioco che riuscirà però ad impossessarsi di noi ed a costringerci a continuare ad affinare le nostre tecniche di combattimento fino alla sua conclusione (o al volo di gioco, pad e console dalla finestra).Un gioco che ogni amanti dei souls like non può non possedere!

    Metascore: 88.

    Disponibile da Febraio su Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

    - Divinity: Original Sin 2.

    divinity original sin 2

    Quest’anno non si può parlare di GDR senza nominare questo titolo, malgrado sia disponibile solo su Pc questo gioco può già essere considerato un nuovo punto di arrivo per l’intero genere dei GDR occidentali isometrici. Un titolo che, oltre ad essere praticamente enorme, non ha un solo elemento importante fuori posto. Non solo abbiamo un’ottima storia e dei personaggi indimenticabili fusi in una narrazione ottimale ma anche, e soprattutto, un gameplay perfetto ed una libertà di approccio e di azione assolutamente incredibile in grado di riflettersi in un divertimento più che invidiabile!

    Metascore: 93.

    Disponibile da Settembre su Pc.

     

    - Persona 5.

    persona 5

    Ed ora è tempo di dedicarci ai GdR giapponesi e non possiamo non cominciare parlando di Persona 5. Ultimo capitolo della storica serie giapponese in grado di dimostrarsi ancora una volta più che ottimo. Esclusiva Playstation in grado di fare la felicità dei fan del genere e della saga con ore ed ore di contenuti, estetica sublime e tanto, tanto, carisma! Vivendo le vicende dei Phantom Thievs verrete invischiati in una storia matura e profonda in grado di fondere la città di Tokyo con dei mondi interiori plasmati dalla psiche di innumerevoli uomini corrotti dai vizi e dai piaceri carnali. Ciò che avrete per loro sarà una lunga via verso il pentimento forzato che passerà, inevitabilmente, attraverso le violente mani dei vostri Persona (un po’ personificazioni di istinti e caratteri, un po’ spiriti e demoni). Un gioco complesso (non semplificato dalla sola lingua inglese presente) ma anche grandioso, una piccola perla artistica che ci ricorda perché amiamo il Giappone!

    Metascore: 93.

    Disponibile da Aprile su Playstation 3 e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

     

    - Xenoblade Chronicles 2.

    XenobladeChronicles2

    Altro gioco di ruolo che arriva direttamente dalla terra del sol levante e che, se possibile, dimostra anche più di Persona la sua appartenenza a quella terra ed al genere dei JRPG. Gioco purtroppo non perfetto sotto vari punti di vista ma che, superate le prime ore, sarà in grado di catturarvi completamente grazie ad una storia fantastica, meravigliosa e profonda ed una caratterizzazione dei personaggi che, malgrado i soliti clichè tanto cari al popolo giapponese, risultano essere solidamente costruiti, approfonditi ed in costante evoluzione. Personalmente ho avuto più di una difficolta nello scollarmi da questo gruppo di eroi e dall’empatia che il loro mondo e le loro, complesse, vicende sono in grado di suscitare in ogni giocatore che apprezzi il genere.

    Metascore: 83.

    Disponibile da Dicembre su Nintendo Switch.

    Articolo di riferimento qui.

     

     

    Fabrizio Fortuna – JeruS.

  • Video Speciale E3 2017 - Cominciamo da Microsoft

    L'E3 è una fiera magica per noi videogiocatori.

    Una bolla temporale in cui, per qualche giorno, possiamo immergerci così da restare circondati dalla nostra passione più grande: Il Videogioco.

    In quest'occasione ogni anno gli occhi di milioni di utenti si uniscono, spesso ad orari improbabili, per osservare le conferenze di settore che l'Expo porta nelle nostre case.

    Quest'anno anche noi abbiamo deciso di offrirvi qualcosa di differente. Comincia quindi una serie di Video Speciali con il vostro buon JeruS. Parleremo delle conferenze, le riguarderemo (o guarderemo qual'ora voi non lo abbiate già fatto) un po' insieme, magari parlando proprio delle cose che più, per chi vi scrive sono state interessanti ed emozionanti.

    Sperando che questa nuova idea per "La Rubrica di JeruS" possa piacervi, vi chiediamo anche di approfittate dell'articolo così da farci sapere cosa vi sia piaciuto di più delle varie conferenze!

    Ed ora bando alle ciance, eccovi il primo episiodio:

     Fabrizio Fortuna - JeruS

     

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