• 01/03/2017: Arriva l'esclusiva Playstation 4 - Horizon Zero Dawn.

    In questi anni il mondo dei videogiochi ha preso una piega strana. Ovunque ci si guardi attorno, su qualsiasi piattaforma ci si soffermi per più di un istante, si potranno facilmente trovare triliardi di giochi che fanno di tutto per essere open world, che promettono di essere vivi, pulsanti, pieni di cose da fare, ricchi di elementi che sono l’unione di mille altri giochi; mille promesse che, purtroppo fin troppo spesso, si rivelano poi non mantenute, abbozzate, sfiorate o addirittura non pervenute.

    In un contesto del genere all’annuncio di un ulteriore gioco open world, pieno di cose da fare e ricco di elementi ispirati dal sommarsi di anni di esperienze ludiche, mi ritrovo spesso a pensare: “Ecco il prossimo specchietto per le allodole”. Sembra di assistere ad una ipotetica corsa alla soddisfazione delle richieste (ipotetiche) di un mercato che, fin troppo spesso, non sa nemmeno cosa davvero desideri (e qui forse divento fin troppo critico). Una corsa che, aimè, riesce troppe volte a consegnarci giochi che sembrano solo copie di copie di copie, magari con alcuni elementi validi ed interessanti che però risultato sprecati, amalgamati con un pastone dal sapore già conosciuto e scontato.

    Horizon prenotaE poi all’orizzonte arriva Horizon: Zero Dawn un gioco che sembra portare avanti quelle stesse, ormai fin troppe solite, promesse, ed io, drogato di originalità e di poesia, mi chiedo:

    Sarà ancora una volta il “solito” buon gioco e nulla di più (non che sia una grande colpa essere “solo” un buon gioco)?

    Poi vedo qualche minuto di gioco, intuisco qualche elemento della storia, vedo una sorta di animale/cyborg che insegue l’eroina principale, noto una direzione artistica che sembra d’alto livello … e niente… faccio la solita fine di appassionato che ama il medium di riferimento: comincio a sperare sia più del “solito buon gioco”.

    Primo dubbio da fugare: Storia valida, emozionante, ben narrata?

    Basteranno pochi all’interno di Horizon per rispondere a questa domanda, basterà un incipit per capire che la nostra eroina non sarà semplicemente una nuova e “qualsiasi” protagonista femminile presente nel gioco perché ultimamente il ritorno di Lara Croft ci ha ricordato che esistono anche eroine di grosso calibro  che devono essere utilizzate (e dai tempi di Metroid e del Nintendo che ho compreso la cosa e penso sinceramente sia solo sacrosanto e giusto avere anche queste eroiche donne all’interno dei nostri gioco, poiché l’unica differenza è solo un genere di appartenenza). Ma senza il bisogno di fingerci pensatori più alti torniamo a parlare della protagonista di questa storia: Aloy. Nei primissimi istanti di gioco ci troveremo ad impersonare una giovanissima Aloy in un mondo “che è andato avanti” (perdonatemi la citazione da La torre nerama ognuno ha le sue fissazioni), un mondo in cui non v’è società che tenga, gli umani sono organizzati in tribù di stampo matriarcale che vivono di caccia e di raccolta come dei moderni uomini preistorici. Un mondo in cui la natura è rigogliosa, viva, predominante, un mondo in cui delle occasionali intrusioni tecnologiche sembrano parte integrante del tutto senza essere davvero comprese appieno dai più, un mondo in cui giganteschi animali-cyborg si muovono come fossero parte di tutto da sempre, ma anche come silenziose e pericolosissime prede. Queste le fugaci impressioni che il titolo è in grado di trasmettere in pochi istanti, in tutto questo una Aloyancora fanciulla dovrà imparare a sopravvivere, a cacciare ed a scoprire le verità che, in questo enorme mondo, le sembrano così lontane.

    Venuta al mondo con solo un padre come riferimento (padre allontanato dalla tribù di appartenenza quando Aloy era ancora solo un’infante) ella si indaga sull’assenza di una madre, sulle reazioni dure che accompagnano la sua presenza tra le persone del mondo che i ragazzi di Guerrilla hanno realizzato per lei una stringa di codice alla volta.

    Insomma gli elementi dell’incipit pur non brillando forse di originalità (quanti eroi sono partiti da situazioni e da tormentate domante interiori similari?) ed in una particolare maestria registica sembrano comunque promettere una cura ed un’attenzione per il viaggio della nostra eroina e questa può essere considerata allo stato attuale una mezza vittoria.

    L’universo creato sarà concreto e coinvolgente?

    Per cominciare sento il dovere di ammettere da subito che il mondo di gioco mi aveva già conquistato al primo filmato visto all’E3 2015 ed ulteriormente stuzzicato all’E3 scorso. E proprio questo infatti l’elemento che sembra più affascinante, vedere questi vastissimi ambienti, ottimamente realizzati e vivi in cui, qua e là, si scorgono i resti dell’antica civiltà che sembra popolasse il mondo prima di un’ipotetica catastrofe è davvero qualcosa degno di nota. E seppur l’idea non risulti, ancora una volta, tra le più fresche e nuove, la direzione artistica che sembra emergere negli sguardi a questo mondo lo è di gran lunga. L’ambientazione di questo Horizon sembra essere realizzata in modo ineccepibile, con una dovizia di particolari ed un’attenzione complessiva davvero ragguardevole. Le fascinazioni più alte arriveranno ovviamente dalla comparsa delle nuove specie cibernetiche all’interno degli equilibri ecologici del mondo. Colossi costituiti di ingranaggi… un lascito forse del vecchio mondo… un’imponente certezza con cui ora bisogna convivere…

    horizon zero dawn

    Ed in tutto questo Aloy diventa iconografia per il viaggio del giocatore, un viaggio in un mondo in cui gli umani, scampati in qualche modo alla gigantesca catastrofe, cercano un modo per ricominciare il loro ciclo, per trovare un nuovo inizio ed, un passo alla volta, definirne un nuovo equilibrio.

    A portare ricchezza negli elementi narrativi arriveranno i vari personaggi con cui potremo entrare in contatto, tutti pronti a raccontarci qualcosa di più, a riempire quei vuoti, quelle curiosità, quei dettagli che contribuiscono a far sentire Aloy(e noi con essa) parte di un mondo vivo e pulsante di cui siamo solo una minima parte.

    Questi gli elementi del setting narrativo/emozionale che i ragazzi di Guerrilla hanno realizzato per noi, ora arriviamo alla seconda domanda cruciale:

    Gli elementi di gioco risulteranno validi?

    L’evidente vastità del mondo sarà solo un orpello estetico? Un modo “facile” per riempire i contenuti di uno degli innumerevoli giochi in cui bastano una sequenza di incarichi tutti uguali e tutti, ugualmente, facilmente risolvibili?

    In effetti l’impostazione del tutto ricorda molti dei vari free roaming degli ultimi anni, ma lo fa attingendo dai vincitori del genere con molte idee che non possono non ricordare gli ottimi risultati che la saga di The Witcher (giusto per citare uno dei più noti) ha raggiunto negli anni.

    Diciamolo subito e senza mezzi termini: il mondo sembra essere vastissimo ma appare anche ricco.

    horizon zero dawn immagineRicco di grandezza quindi ma anche ricco di variabilità negli ambienti realizzati, ricco di quest principali e secondarie da portare a compimento, ricco di colossi meccanici da scalare per ottenere le preziose informazioni dell’area (che si andranno ad aggiungere alla mappa di gioco), ricco di elementi che possono essere raccolti ed usati (siano esse reliquie del passato o elementi più naturali) , qua e là anche qualche enigma ambientale da poter risolvere insomma abbiamo molto carne al fuoco e si prevedono molte ore da passare cercando di gustarla tutta!

    La raccolta di materie prime diventa poi elemento fondamentale legato alle dinamiche di craftingdell’equipaggiamento di Aloy, elemento che va in tandem con la crescita di livello della stessa e che costituisce un’ossatura tipica dei GDR. Avremo modo infatti di far evolvere il “solito” albero delle abilità in varie direzioni con, ad esempio, miglioramenti delle capacità di raccolta, di attacco, ecc.

    Ed avendo nominato le capacità di attacco di Aloy vediamo di parlare dell’altra elemento essenziale di questo Horizon: Zero Down.

    Arco e frecce alla mano la componente più action di quest’avventura sembra essere forse il suo elemento più valido. Gli scontri con le fiere meccaniche non saranno infatti in alcun modo semplici o scialbi, ma risulteranno invece caratterizzati da ritmi serratissimi, impegnativi al punto da richiedere una buona dose di pianificazione e strategia. Strategia che si farà silenziosa nel tentativo (necessario) di sfoltire i branchi più numerosi prima che le bestie possano capire cosa stia succedendo ed attaccarci in massa. Insomma elementi stelth che diventano parte funzionale dell’anima action di questo gioco e che ben bilanciano la frenesia che contraddistingue gli scontri faccia a faccia. Frenesia che non sarà mai mero button mashing casuale ma utilizzo sapiente di arco, frecce (di diverse tipologie e dai differenti effetti), cavi lanciati per bloccare temporaneamente i nemici, bombe varie e molto altro. 

    horizon zero dawn2I sanguinosi scontri con le eterogenee bestie (attualmente ne sono promesse più di venti differenti tipologie) ci ricompenseranno con materiali a variabile livello di rarità che poi potranno essere venduti/scambiati dai vari mercanti per ottenere in cambio dei miglioramenti per le nostre armi … e via di altro sangue ed altre uccisioni!

    Insomma anche questo secondo dubbio sembra ricevere una risposta più che positiva, almeno nei suoi assunti iniziali. Resta da vedere come il gioco si comporterà in termini di eventuale ripetitività del gameplaye delle sfide e come avrà intenzione di gestire l’evoluzione delle vicende sulla lunga distanza ma queste sono domande che resteranno prive di risposta fino ad un tuffo approfondito nel mondo di Horizon.

    In coda di analisi penso sia anche il caso di spendere una parola sul comparto tecnico, elemento che, pur non essendo uno dei miei chiodi fissi, inevitabilmente contribuisce ad aumentare quel senso di immersione che un gioco può donarci e, magari, rendere la sua storia qualcosa di estremamente valido grazie ad un’estetica che funga da contrappunto dell’esperienza emozionale vissuta.

    In questo caso infatti l’estetica è uno di quei fattori che contribuisce a rendere questo mondo vincente, l’engine grafico (NDR: il Decima Engine) utilizzato riesce a consegnarci una commistione di tecnica ed estetica che restituisce alla perfezione il fascino degli ambienti e dei panorami in cui ci muoveremo. Tra paesaggi ricchi di vita, scorci in grado di lasciarci senza fiato, un’alternanza dei cicli di giorno e notte che ci regalerà splendidi giochi di luce e sognanti notti stellate, aggiungete poi degli effetti atmosferici di prim’ordine ed una pulizia visiva invidiabile per avere la certezza che il nostro viaggio sarà un’esperienza sensazionale anche a livello visivo! Ovviamente la mera tecnica deve in alcuni casi necessariamente scendere a compromessi con quell’impalcatura e quei limiti che un gioco open world impone ma il bilancio tra quantità e qualità sembra così ben gestito da farci tranquillamente passare sopra qualche occasionale calo di frame (cosa che, sia noto, nei giochi odio) e sulla solita nebbiolina (che farà sicuramente scena ma sappiamo tutti sia lì per ridurre la distanza d’orizzonte visualizzata) … Chissà poi che il tutto non sia facilmente superabile inserendo il nostro disco di gioco sulla nuova versione PRO della Playstation 4.

    Insomma questa questo Horizon: Zero Dawn sembra avere tutto ciò che serve per diventare un’altra di quelle esclusive di peso capaci di fare la differenza in un mercato in cui la competizione è sempre estremamente ardua. Dimostrando anche ad un vecchio videogiocatore come me che alle volte le promesse di open world vivi, pulsanti, pieni di cose da fare, ricchi di elementi presi (od ispirati) da mille altri giochi possano essere più che semplici specchi per le allodole, possano essere magari, qualcosa a cui un giorno vedremo per ispirarci ed essere felici di continuare a videogiocare.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

     

  • 01/12/2017 - Torniamo a combattere demoni con DOOM VFR

    DOOM VFR

    Se avete amato DOOM e se pensate che la realtà virtuale possa rappresentare un'aggiunta all'esperienza ludica allora non potete farvi scappare DOOM VFR!

    Da oggi DOOM VFR è disponibile per PlayStation VR e HTC VIVE. Sviluppato da id Software, pionieri del genere degli sparatutto in prima persona e della moderna VR, DOOM VFR ripropone nell'ambiente della realtà virtuale le frenetiche e brutali dinamiche di DOOM, offrendo al giocatore la possibilità di vivere un'esperienza mai vista.

    Ogni giocatore potrà quindi rituffarsi nell'universo di DOOM come mai prima d'ora, attraversando senza soluzione di continuità la base dell'UAC su Marte e gli abissi dell'inferno, mentre intensi scontri ed enigmi impegnativi metteranno a dura prova le vostre capacità!

    Ambientato appena dopo l'invasione della struttura di ricerca dell'UAC su Marte da parte dei demoni infernali, DOOM VFR rappresenta un'esperienza di gioco del tutto nuova all'interno dell'universo di DOOM. I giocatori vestiranno i panni dell'ultimo umano superstite di cui si abbia notizia, la cui coscienza, in attuazione di un protocollo operativo top secret dell'UAC pensato proprio per le situazioni di estrema emergenza, è stata trasferita nella matrice di un cervello artificiale. Il suo compito è ripristinare in maniera stabile l'operatività della base e fermare l'assalto dei demoni con ogni mezzo a sua disposizione.

     

    Fonte: https://doom.com

  • 02/06/2017: Tekken 7 è arrivato tra noi!

    T7

    Continua la pioggia di picchiaduro per le console di ultima generazione che possono già annoverate titoli di alto calibro tra le loro fila; questa volta avremo l’occasione di rimettere le mani su una saga nata, e diventata famosa, in casa Sony: Tekken è tornato!

    Tekken 7 è, a differenza del recente Injustice 2, innanzitutto un picchiaduro 3D. Da sempre la saga si è differenziata infatti da altri esponenti del genere (non solo per le interminabili combo, da sempre elemento centrale) per l’utilizzo degli spazi tridimensionali slegandosi quindi dai soli assi verticali ed orizzontali (comunque elementi principali della formula di gioco).

    Arrivato alla sua settima incarnazione la ricetta di gioco appare ormai ottimamente bilanciata e ricca di contenuti. Il Roaster si mostra corposo, ben differenziato e, cosa importantissima, valutato ottimamente in termini di equilibri interni e differenze di gioco. Se questa notizia potrebbe apparire in parte scontata per i personaggi storici, non lo è altrettanto, per i più recenti e, soprattutto, per le varie new entry, in entrambi i casi non ci si può proprio lamentare del risultato finale.

    Altro elemento bilanciato al meglio è il Juggling, quella pratica (personalmente sempre odiata) legata al sistema di combo che permetteva al giocatore di palleggiare con l’avversario per combo interminabili ed, in questo modo, abbattere quantitativi di energia enormi.

    La caratteristica è stata mantenuta (ed in effetti per i puristi della saga questo sarà un elemento sacro ed intoccabile) ma è apparsa, meglio equilibrata. Potremo comunque palleggiare con i nostri nemici (soprattutto attraverso combo elaborate) ma non capiterà di morire per aver subito una sola, infinita ed odiosa, combo.

    Se è vero che il mantenimento di questa caratteristica rischia comunque di sottrarci quantitativi enormi di energia, è pur vero che ribaltare una situazione di svantaggio è, per la prima volta, decisamente più facile grazie all’uso del Rage e di delle “super mosse” (le Rage Arts) ad essa collegate.

    Ecco quindi che, quando la nostra barra della vita si approssimerà al 25%, saranno attivabili le Rage Arts, queste mosse speciali ci permetteranno di arrecare ingenti danni al nostro avversario. Seppur una dinamica del genere possa portare a fastidiosi “ribaltoni” dei match va detto che, anche quest’introduzione appare ottimamente gestita nelle meccaniche del gioco.

    Tekken 7 Image

    Da una parte infatti attivare queste mosse vorrà dire avere la difesa scoperta per alcuni istanti (istanti che con il 25% o meno dell’energia possono portare ad una rapida sconfitta), dall’altra le Rage Arts arrecano % di danno maggiori se eseguite con energia prossima allo 0. Ecco quindi che il giocatore vicino alla morte dovrà cercare di utilizzare al meglio questi espedienti per cercare di ribaltare la situazione con il massimo vantaggio possibile. Va poi da se che con un po’ di esperienza il giocatore in vantaggio in questa particolare fase dello scontro, sapendo della possibilità di subire una Arts,imparerà a giocare in modo più difensivo, alla ricerca del fianco scoperto del suo avversario così da poterlo sfruttare per assicurarsi la vittoria. Tutto questo aggiunge un livello strategico ed un ritmo assolutamente nuovo alla storica saga e che giova molto alla ricetta complessiva.

    Le novità legate al Rage non sono però finite. Essere in modalità Rage darà infatti anche la possibilità di accedere alle Rage Drive, mosse aggiuntive inseribili alla perfezione nelle combo e che consumano (così come le Rage Arts) la nostra Rage.

    Insomma dal punto di vista del gameplay, elemento centrale in un picchiaduro, questo Tekken 7 sembra forse aver raggiunto un equilibrio mai prima d’ora sfiorato dall’intera saga.

    Per quanto concerne le modalità farà il suo ritorno lo Story Mode che si svilupperà attorno all’atavico scontro tra Heihachi e Kazuya che, in questo T7, promette di trovare il suo epilogo! Certo siamo ben lontani dai fasti dello Story Mode della serie Injustuce, sia in termini narrativi che di gameplay. La storia infatti sarà, purtroppo, abbastanza corta ed il suo sviluppo non sarà portato avanti in modo così magistrale. Dal punto di vista dell’offerta ludica messa a nostra disposizione dalla modalità si parla, fondamentalmente, di scontri vari con modificatori di varia natura ed utilizzando giocatori differenti. Nulla di scabroso per carità ma assolutamente nulla di memorabile…

    Certo se paragonato allo Story Modedi alcuni capitoli del franchise il risultato appare comunque positivo ma, anche questo T7, sembra volersi indirizzare più verso i tecnicismi degli scontri multiplayer che nella direzione di una duratura esperienza Single Player.

    Molte saranno comunque le altre modalità presenti e tra queste le Battaglie Tesoro risultano essere degne di nota, non tanto per la modalità in se (parliamo sempre di scontri contro l’IA con modificatori di vario genere), ma per i Premi che questa modalità mette a disposizione del giocatore. I tesori più ambiti della modalità si troveranno all’interno di vari forzieri (di differente rarità) in grado di consegnarci oggetti per personalizzare il nostro personaggio. Come in Injustice 2 anche in questo nuovo Tekken le modifiche saranno un’infinità e ci assicureranno una libertà di ritocco enorme.

    Ma come dicevamo anche questo capitolo farà dell’esperienza multiplayer la sua vera punta di diamante, ecco quindi che si presenterà accompagnato da un’ottima componente Online, ricchissima per numero e variabilità delle molteplici modalità.

    Come spesso facciamo in coda di articolo è giunto il momento di spendere due parole anche sulla componente tecnica. Il gioco gira a 900p con 60FPS stabili, la solida fluidità in grado di non perdere nessun colpo è elemento centrale in giochi del genere ed è quindi ben accolta. Il tutto è poi accompagnato da belle animazioni ed ambientazioni molto ispirate nonché da una colonna sonora di alta qualità in grado di infondere l’adrenalina necessaria agli scontri. Insomma, anche sotto questo punto di vista questo Tekken 7 sembra meritare la promozione.

    Concludendo se siete degli amanti della saga non vi resta che recuperare una copia di questo suo settimo capitolo per la vostra macchina da gioco preferita (NDR: vi ricordiamo che Tekken 7 è disponibile da oggi su Playstation 4, su XboxOne e su Pc) e dare inizio allo scontro.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 03/11/2017 - Si torna alle origini con Call of Duty WWII

    cod WWII gruppo

    La serie di Call of Duty ha potuto vantare nel corso del suo sviluppo un graduale allontanamento dalle guerre passate per muoversi nella direzione degli scontri moderni e poi lanciarsi, addirittura, in parabole ipotetiche sugli sviluppi dei conflitti futuri. Oggi siamo qui per parlare nuovamente delle guerre del passato perché, a quanto pare, anche Call of Duty, torna sui suoi passi.

    Call of Duty WWII vuole riproporre infatti delle esperienze legate a quel secondo conflitto mondiale così famoso (in termini di rivisitazioni, ispirazioni e storie narrate in libri, film, serie tv, ed ovviamente, videogiochi).

    Avremo quindi l’occasione di intraprendere nuovamente un sanguinoso cammino che ci porterà a sperimentare sulla nostra pelle alcuni dei momenti più emozionanti che il ludico scontro potrà proporci e, nel farlo, avremo modo anche di conoscere da vicino vari commilitoni. Infatti ci troveremo a vivere in prima persona numerosi eventi legati alla vita della nostra squadra e, cosa ben più vitale, il supporto reciproco potrà davvero fare la differenza. Il ritorno a guerre del passato si accompagna infatti ad una generale minor efficienza dell’impresa bellica che si rispecchierà in armi meno efficienti, scarse scorte di munizioni trasportabili e necessità ciclica di essere ricuciti da qualche alleato vicino. Che sia per salvarsi il collo (dite addio all’auto recupero dell’energia e salutate nuovamente i vecchi medikit), per aggirare al meglio una postazione nemica, per sopravvivere ad un frenetico scontro (i compagni ci comunicheranno spesso la posizione dei nemici e potranno anche aiutarci nella segnalazione di cingolati e postazioni nemiche particolarmente pericolose al prezioso gruppo di supporto degli artiglieri) o per fare un rapido “reload” di munizioni, avere qualche soldato vicini sarà sempre utile! Anche quest’anno la storia della modalità campagna promette di essere eroica ed emozionante mettendoci davanti a situazioni variabili e differentemente ritmate tra loro, così da essere in grado di dare a questo Call of Duty WWII un sapore lontano dalle produzioni più recenti del franchise.

    cod WW2 fps

    Il ritorno a situazioni più classiche si accompagna ovviamente anche nelle sessioni in multiplayer il cui gameplay appare ovviamente differenziato, più classico potremmo dire. In contesti più “reali” le scelte operate nella creazione del nostro “soldato digitale” saranno fondamentali e ruoteranno attorno alla Divisione a cui apparterremo (NDR: ogni divisioni influenzerà la tipologia di arma principale in cui il soldato è più capace e, nel cui utilizzo, avrà dei corrispettivi bonus); oltre questo torna la scelta dell’arma da utilizzare e delle varie modifiche applicate ad essa. La lobby online del titolo sarà rappresentata dal Quartier Generale, una zona in cui organizzarsi per gli scontri e poter ricevere incarichi a scadenza temporale (giornalieri e settimanali) ma anche cincischiare tra replay degli scontri migliori, poligoni virtuali e classici giochi Activision in cui far trascorrere il tempo. Gli sviluppatori promettono poi di utilizzare il QG per poter organizzare anche particolari missioni multiplayer denominate Guerra in cui dover raggiungere obiettivi  molto particolari (ad esempio portare a termine il famigerato sbarco in Normandia) che cambieranno nel tempo.

    Cod WWII zombiemode

    Torna anche la modalità Zombie che però promette di essere un’esperienza più matura e cupache potrà assicurarci ancora una volta un’esperienza di gioco differente ma, non per questo, meno interessante…

    Insomma se siete amanti della saga non vi resta altro da fare che rimediare una copia di Call of Duty WWII e tuffarvi nuovamente nell’azione (vi ricordiamo che il titolo è disponibile per Pc, Xbox One e Playstation 4).

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 06/03/2018 - Il Tourist Trophy rivive con TT Isle of Man: Ride on the Edge

    TT Isle of Man Ride on the Edge immagine PC PS4 Xbox One 03

    Il Tourist Trophy (abbreviato comunemente in TT) è una corsa motociclistica tra le più pericolose al mondo. Si disputa solitamente ad inizio giugno sul circuito stradale dello Snaefell Mountain Course. Quasi 61 Km di circuito che si snodano tra case, marciapiedi, muretti, pali della luce ed alberi. Per darvi una stima della pericolosità vi basti sapere che fin dalla sua istituzione (nel lontano 1907) ad oggi il numero di incidenti mortali di questa gara ha superato i 250!

    Ovviamente una gara del genere non può non stuzzicare le fantasia di software house varie e proprio tra pochi giorni (il 6 marzo per l’esattezza) potremo mettere le mani su un nuovo gioco ispirato al Tourist Trophy TT Isle of Man: Ride on the Edge.

    Per cercare di restituire al meglio le sensazioni di questa pericolosissima gara i ragazzi di Kylotonn e di Big Ben Interactive hanno basato il loro lavoro sul laser scan dell’intero tracciato. Quest’operazione ha permesso di rendere al meglio ogni singolo avvallamento del terreno, ogni irregolarità del manto stradale, rendendo quindi al meglio la possibilità di percepire il circuito come vero. Ovviamente per evitare i rischi di frustrazione che un circuito così complesso potrebbe suscitare ciò che i giocatori si troveranno tra le mani non sarà un gioco simulativo ma volare giù dalla propria moto per fare una bruttissima caduta sarà comunque una costante reale (NDR: sappiate comunque che potrete settare buona parte delle opzioni di gioco così da tarare la complessità ed il fattore simulazione secondo i vostri gusti).

    Il sistema di gioco risulterà comunque a suo modo brusco costringendovi ad una guida mai lineare e morbidama spesso fatta di cambi di velocità netti e tagli di curve brutali, unite a questo una sensazione di velocità ottimale per capire come il tutto riesca a restituire al meglio la sensazione di dover domare sia il vostra bolide che, soprattutto, il circuito su cui state gareggiando (e se tanto non vi bastasse potrete comunque provate ad impostare la stupenda visuale in prima persona).

    Iil gioco ci proporrà uno spezzettamento del lungo circuito all’interno di varie sezioni (un adattamento necessario in termini di fruibilità) e ad esso si aggiungeranno anche altri nove circuiti di fantasia ispirati al Tourist Trophy.

    TT Jamie Coward Bike

    Dal punto di vista tecnico questo TT Isle of Man: Ride on the Edgeci consegna dei tracciati davvero bellissimicon un sistema di illuminazione estremamente suggestivo che saprà essere molto importante nella percezione del percorso (il cambio di illuminazione tra le tre fasi del giorno selezionabili cambierà radicalmente l’aspetto della strada e la percezione dei vari ostacoli come anche delle forme del manto stradale), si unisce al bagaglio positivo anche un’ottima resa dei modelli delle moto. Peccato non possa dirsi lo stesso per la realizzazione dei piloti che appare poco realistica e spesso accompagnata da un lavoro sulle animazioni non superlativo, a questo si affianca un frame rate alle volte ballerino ed una gestione degli impatti da migliorare, aspetti che però potrebbero essere migliorati nella versione finale del titolo che troverete sugli scaffali (o almeno questa è la nostra speranza).

    Malgrado quindi qualche piccolo punto da risistemare questo TT Isle of Man potrebbe risultare un titolo vincente. Se amate i giochi di corse e non vedete l’ora di cimentarvi in gare ben più pericolose dai classici circuiti non vi resta che aspettare qualche giorno per le versioni Playstation 4 ed Xbox One (per quella Pc ci sarà da aspettare ancora quasi un mesetto).

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 06/09/2017 - Il destino dell'umanità è nuovamente tra le vostre mani con: Destiny 2

    destiny 2

    Molti sono i giocatori che sono rimasti ammaliati dalle atmosfere e dai mondi conosciuti nel recente passato all’interno di Destiny (titolo firmato dai talentuosi ragazzi di Bungie).

    L’atteso per l’affamata comunity per questo secondo capitolo è finalmente giunta a conclusione perché Destiny 2 è appena arrivato tra noi (NDR: il titolo è disponibile per PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows) !

    Cercare di capire come i ragazzi di Bungie intendano gestire la componente online è ancora prematuro ma, seppur questa componente in giochi del genere risulti essere l’elemento cardine dell’intero futuro del titolo, sulla rete le prime informazioni sulla modalità campagna cominciano a venire a galla.

    Ecco quindi che all’interno di questo pezzo cercheremo anche noi di farvi avere qualche utile dettaglio sulle vicende alla base di questo secondo capitolo di quella che potrebbe diventare, a tutti gli effetti, una saga robusta e duratura.

    Sappiate che l’incipit di questo Destiny 2 basterà da solo a cancellare le speranze di un roseo futuro per i figli dell’umanità.

    L’esercito Cabal sferrerà infatti un poderoso e rapidissimo assalto all’ultima città; un’offensiva così brutale e ben congeniato da non lasciare nessuna possibilità di vittoria ai Guardiani. A contemplare vittorioso la caduta della nostra civiltà si ergerà lo spietato leader della Legione Rossa, il possente Dominus Ghaul; egli non conosce la compassione, egli non conosce la pena e, per noi, ha soltanto disgusto ed odio. Noi abbiamo osato usurpare il potere della Luce che il Viaggiatore avrebbe dovuto concedere solo al suo popolo ed egli sta solo compiendo ciò che gli era predestinato da tempo.

    destiny 2 villain

    Così l’introduzione narrata in questo Destiny 2 non lascia speranze, a nulla sono servite le imprese del passato, le vittorie, l’onore e l’epicità dimostrata durante la battaglia dei sei fronti… siamo semplicemente sull’orlo della scomparsa… l’epoca dell’oro è ormai un passato troppo lontano, così come la Luce del Viaggiatore resta ormai solo un barlume nell’oscurità in progressivo allontanamento da noi (NDR: il Viaggiatore nell’universo di Destiny rappresenta l'ultimo superstite di quella che si ritiene essere la razza più saggia ed antica dell’intero universo;  egli guidò con i suoi doni la nostra specie, come altre in passato, verso un’epoca di grandi avanzamenti scientifico-tecnologici, per nostra sfortuna i suoi doni possono far gola a molti e, tra questi, si ergono proprio i nostri molti nemici).

    I primi istanti ci vedranno quindi muoverci tra le rovine di ciò che un tempo eravamo, spaesati e spiazzati riusciremo a salvarci per il rotto della cuffia solo per poi arrancare tra le macerie del nostro precedente impero alla ricerca di un rifugio sicuro. Un posto in cui avere qualche istante in più per poter pensare al futuro, per poter forse addirittura sperare di riprenderci ciò che un tempo era nostro e, con esso, la speranza di prendere nuovamente in mano il nostro Destino.

    Questo l’incipit che Destiny 2 vi offrirà, questo è il peso che la storia principale del secondo titolo di tale saga vi metterà di fronte, come tutte queste vicende possano però sviscerarsi è un mistero che lasciamo, ovviamente,  nelle mani di voi videogiocatori; ci teniamo solo a sottolineare che, la seconda iterazione della nuova saga targata Bungie ha dalla sua una cura per la narrazione superiore a quanto visto in passato, in termini di struttura, chiarezza espositiva e tecnica narrativa. Lo sforzo impresso nella realizzazione di questa componente vi restituirà un nuovo senso di appartenenza in grado, non solo, di colmare le lacune narrative del primo capitolo ma di generare un universo che appare finalmente più organico e funzionale. Un mondo di gioco in cui venire, lentamente, invischiati sia sotto il profilo emotivo che in termini legati al mero “racconto”. Tutto appare insomma ben gestito tra varie vicende e molti personaggi (impossibile non pensare, ad esempio, all’ottimo lavoro svolto sul già citato villain principale: Dominus Ghaul) anche grazie ad una cura registica finalmente azzeccata e degna del fascino che la lore di questo titolo dovrebbe meritare.

    destiny 2 gameplay

    L’impegno profuso nel lavoro di stravolgimento nella gestione degli eventi di questo Destiny 2 non è stato invece affiancata da una uguale rivoluzione delle meccaniche ludiche. Preso in mano il pad (e conseguentemente imbracciata la propria arma) il gioco offrirà infatti un’esperienza similare a quanto visto nel suo recente passato; un esercizio che si ripropone incentrato su un gunplay immediato ma comunque solida e soddisfacente. Dal punto di vista ludico ciò su cui i ragazzi di Bungie si sono impegnati maggiormente è invece rappresentato dal miglior bilanciamento tra le varie componenti dell’equipaggiamento, come anche da un generale miglioramento di tutto ciò che, a livello di gioco, dovrete fare (principalmente in termini di struttura e funzionamento delle quest primarie e, soprattutto, di quelle secondarie).

    Il gioco ci offrirà la possibilità di scegliere tra tre classi principali: Cacciatore, Stregone e Titano. Oltre alle varie differenze di rito, le tre classi sono caratterizzate da una propria Abilità di Classe. I Cacciatori potranno contare su una salvifica schivata (in grado anche di andare in combo con abilità ad essa associate), gli Stregoni potranno generare una “zona sicura” al cui interno i giocatori alleati potranno rigenerare energia ed usufruire di alcuni bonus specifici ed i Titani saranno in grado di erigere invece dei muri temporanei così da fermare l’avanzata nemica o, magari, utilizzare la stessa a mo’ di barricata difensiva (possiamo aspettarci che queste piccole ma interessanti aggiunte possano forse infondere alle partite online un maggior taglio strategico).

    Oltre tutto questo i fan storici saranno felici di sapere che è confermata la presenza di una terza sottoclasse associata ad ogn’una delle suddette classi principale, questa operazione farà arrivare il totale delle sottoclassi a nove. Certo, a quanto pare, l’acquisizione della stessa sembra essere legata ad un sistema di sblocco che poteva essere implementato e gestito in modo migliore ma, valutando il tutto all’interno dell’offerta complessiva, la comparsa di una nuova sottoclasse è comunque da accogliere a braccia aperte.

    Insomma il lavoro di miglioramento di questo Destiny 2 sembra esserci stato, ciò che resta da dover comprendere e come tutto questo si comporterà sul lungo periodo alla prova dell’affamata comunità di videogiocatori pronti a riversarsi sui server di gioco ma, al momento, si può comunque affermare che la curiosità di vedere come proseguirà lo scontro per il nostro futuro sembra essere già stata stuzzicata.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/02/2018 - Il ritorno su Playstation 4 di quel, meraviglioso, Shadow of the Colossus

    shadow of the colossus banner

    Ci sono giochi che creano un legame indissolubile con i videogiocatori, avventure in grado di meritarsi un posto nei nostri ricordi: Shadow of the Solossus per molti videogiocatori è proprio questo.

    Un gioco che, uscito nel lontano 2005 su Playstation 2, si ritagliò un posto nel cuore di molti appassionati grazie ad un incanto tutto particolare, in cui il senso di meraviglia e scoperta risultarono essere l’elemento principale della ricetta.

    Oggi, nel 2018, mettere le mani sul remake del capolavoro di Fumito Ueda suscita le stesse, incantate, emozioni. Si badi bene che non stiamo parlando di una nuova versione remastered del vecchio gioco ma proprio di un lavoro di completa revisione e “ristrutturazione” di un titolo che ha fatto la storia, un ripescaggio dal passano che, però, torna a nuova vita svecchiato a dovere.

    Voi sarete il giovane Wander ed, in groppa al vostro destriero Agro, dovrete vagare per le lande di questo mondo, cercare ed abbattere i giganteschi colossi che popolano queste terre. Perché un giovane debba arrischiarsi in una, così titanica, impresa è presto detto: Wander si è recato nelle Lande Proibite con la speranza di poter riportare in vita una ragazza, un’entità misteriosa che risponde al nome di Dormin ha concesso al ragazzo la possibilità di riunificare lo spirito ed il corpo di lei ma solo a patto della caduta dei sedici colossi sparsi per le Lande.

    Questo è il pretesto narrativo scelto da Ueda, un elemento ermetico e fortemente simbolico come in ogni altra sua opera, una scusa per dare un senso alla ricerca dei Colossi, al loro studio ad al loro abbattimento, ma un pretesto che si tinge di simbolismi, di aspetti religiosi e filosofici appena accennati ma non per questo assenti.

    Così comincia il vostro viaggio, un viaggio di scoperta e di maturazione per il nostro Wander che, un colosso alla volta, si farà strada verso la salvezza della fanciulla, un viaggio malinconico e meraviglioso in lande sconfinate e suggestive alla “semplice” ricerca del prossimo, gigantesco, nemico da abbattere. Un viaggio in grado di coinvolgervi ed emozionarvi sotto molti punti di vista, perfettamente capace di incuriosirvi e porvi molte, silenti, domande sulla natura di questo mondo, sulla sua mitologia e sulle nostre stesse azioni.

    E poi ci sono i Colossi, vero fulcro ludico dell’intera opera. Scalarli vorrà dire conoscerli, approcciarsi alla loro arrampicata come se si avesse a che fare con un mastodontico puzzle in movimento, una prova che richiederà attenzione, dedizione ed impegno ma che saprà regalarvi una sfida mai banale ed. al contempo. lasciarvi un senso di nostalgia e melanconia nel veder capitolare queste enormi e meravigliose creature per vostra stessa mano.

    Dopo il primo Colosso che fungerà praticamente da tutorial sarete lasciati a voi stessi e dovrete quindi capire, un titano alla volta, come cavarvela mentre queste creature faranno di tutto per respingere l’assalto di questo, fastidioso e testardo, umano. E, seppur per i primi colossi si tratterà semplicemente di capire dove appendersi e dove colpire, più andrete avanti più tutto si complicherà ed allora dovrete comprendere come affrontare ogni singola, sempre più cervellotica e letale, sfida.

    Non voglio entrare in ulteriori dettagli sugli sviluppi del titolo perché, a questo punto gli elementi ludici sono tutti sul tavolo(esclusi solo alcuni elementi minori legati a qualche elemento da poter reperire nel mondo ed a qualche piccolo segreto sparso qua e là) e quelli legati alla storia ed alle emozioni non vanno spiegati ma solo vissuti.

    Passiamo quindi ad analizzare in scioltezza la componente tecnica di questo, redivivo, pezzo di storia.

    confronto remake

    Questo Shadow of the Colossus è un remake nel senso più classico del termine: il gioco è praticamente lo stesso. Ad essere stata modificata è solo la componente tecnica: l’intero mondo e la sua mitologia rinascono grazie a nuovi modelli poligonali, a nuove texture, ad una fluidità ottimale ed un sistema di illuminazione totalmente rinnovato.

    L’impegno riposto nell’opera di ricostruzione riesce quindi a consegnarci un gioco in grado di non sfigurare nell’era moderna ed anzi nuovamente in grado di affascinarci con i suoi scorci, con la bellezza unica di ogni colosso, tutto sembra vivere quindi di una seconda, magica e sacra, giovinezza. Una cura ed una dovizia encomiabile, in grado di far risplendere nuovamente le Lande Proibite,esse tornano ad essere ben più che mero scenario e palcoscenico delle vicende ma, a tutti gli effetti, un altro protagonista cardine del viaggio di Wander.

    Certo questo remake porta con se alcuni limiti ereditati direttamente dalla prima incarnazione (controlli un pelo ostici per chi è abituato alle scalate dei titoli moderni e qualche bizza di telecamera) ma, a fronte della componente artistica ed emozionale, tutto ciò appare totalmente trascurabile.

    Perché la verità è che questo remake è a tutti gli effetti un lavoro di ammodernamento meraviglioso, che si approccia al titolo con un religioso rispetto e che vuole darci solo l’occasione di far perdurare questa perla nel tempo, di riconsegnarla a giocatori vecchi e nuovi per far vivere un titolo che, più che un videogioco, potrebbe nuovamente essere un’esperienza emotiva, un viaggio personale, forte, meraviglioso e malinconico, il ritorno di un capolavoro firmato Fumito Ueda.

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/03/2017: Arriva su Ps4 ed Xbox One Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands

    GhostReconWildlandsDi sicuro questi ultimi anni perUbisoft sono stati più che prolifici, ecco quindi che lasoftware house francese torna a rimettere le mani anche sulla saga diGhostRecon nel tentativo di infondere nuova linfa vitale a questo suo storico brand!

    Ad assicurare nuova linfa alla ricetta di gioco ci penserà soprattutto un’impostazione di gioco Open World nuova alla saga (ed estremamente di moda nella recente storia videoludica) che si unirà ad un’impalcatura di gioco che promette, fin dai primissimi istanti, assoluta libertà di approccio.

    Oltre queste novità il gioco si accompagna ad un setting nuovo (che in chiave Open World sembra funzionare davvero bene): la Bolivia. A richiedere l’impegno dei Fantasmi sarà infatti il, mai troppo vecchio, problema del narcotraffico. La Bolivia raccontata in questo Tom Clancy's Ghost Recon: Wildlands è infatti ormai diventata uno stato nelle mani del cartello della Santa Blanca che, oltre ad aver ormai preso il controllo delle istituzioni locali, ha deciso di mandare un messaggio al mondo attraverso l’esecuzione di un membro della DEA. Quest’ultimo omicidio non potrà, ovviamente, essere ignorato e la risposta diretta che ne conseguirà sarà proprio l’invio del famoso Team sul posto.

    Insomma un incipit che sembra strizzare molto l’occhio alle vicende colombiane tornate alla ribalta grazie al successo della serie statunitense Narcos e che, come nella serie, ci vedrà intenti a fare la guerra al re del Narcotraffico di turno: El Sueño.

    Il gruppo di Ghost verrà quindi lasciato libero di agire all’interno del selvaggio e violento territorio nel modo che più ritenga opportuno così da sgominare, un pezzo alla volta, l’intero impero malavitoso.

    Una volta creato il nostro Alter Ego digitale il gioco ci farà capire in pochi istanti cosa voglia offrirci, catapultandoci in questo vasto territorio virtualmente suddiviso tra un ampio numero di luogotenenti del narcotraffico, a noi il compito di farli capitolare uno dopo l’altro secondo i nostri capricci. Le evocative “terre selvagge” del titolo si presentano come una realtà fatta di accampamenti, villaggi, fortini, punti di sosta, magazzini di produzione o stoccaggio atti ad un unico scopo: mantenere e far crescere l’impero della droga nato dai litri di sangue che "El Sueño" ha versato per farlo sbocciare. Dovremo quindi farci strada all’interno di una nazione che cercherà di ostacolarci con tutti i mezzi a sua disposizione, in un contesto in cui anche i soldati governativi lavorano per il cartello e sono pronti ad impegnarsi per renderci la vita ardua.

  • 07/04/2017: Il ritorno di Lego City Undercover

    L’epoca Wii U (conclusasi recentemente con l’arrivo di Nintendo Switch) è stata segnata da una generica penuria di uscite e, conseguentemente, da un calendario con troppi vuoti da dover riempire. Ecco perché, a quel tempo, ogni esclusiva (anche non di particolare risalto) veniva sempre accompagnata da delle lodi anche superiori a quanto, quell’esclusiva, meritasse complessivamente (sorte che sembra oggi destinata ai possessori Xbox One). Nulla di strano se si mette temporaneamente nei panni degli sfortunati possessori della precedente ammiraglia Nintendo (in questo conteggio rientra anche chi vi scrive in questo esatto momento, ho amato anche Nintendo Wii U ma i fatti sono, ainoi, fatti).

    Proprio per questo motivo l’annuncio dell’esclusiva firmata TT fusion, LEGO City Undercover, fu accolta positivamente anche da un pubblico di non più giovanissimi.

    Il gioco, partendo da dinamiche classicamente comuni all’interno delle innumerevoli avventure Lego, cercava di innovarne la ricetta finale inserendo il tutto in un setting aperto di stampo sandbox.

    Forse proprio a seguito delle difficili vendite di Wii U (e conseguentemente dei titoli usciti sulla console) ecco che i mattoncini danesi hanno deciso di tornare, ancora una volta, a vestire i panni del poliziotto sotto copertura Chase McCain per tentare, nuovamente, la fortuna con questo porting per le attuali console su mercato. Grazie a questa operazione di mercato anche l’utenza non “nintendara” avrà modo di giocare per la prima volta questa poliziesca avventura open world a base di criminali e mattoncini.

    lego city undercover prenotIn data 7 aprile arriveràinfatti anche su PlayStation 4, Xbox One, PCe Nintendo Switch (NDR: quest’ultima versione sarà l’unica a mantenere i vari riferimenti al mondo Nintendo presenti all’interno della precedente edizione Wii U).

    Ma vediamo di capire qualcosa in più di questo LEGO City Undercover!

    La storia che ci viene raccontata è quella di Chase McCain, eroico poliziotto della variopinta città di LEGO City. Il passato di Chase è ricco di imprese (tra cui la cattura del super malvagio Rex Fury) ma, dopo aver messo a repentaglio la vita di un testimone chiave per un proprio errore, il poliziotto ha dovuto dire addio alla sua brillante carriera. L’occasione per riscattarsi arriverà però proprio a seguito della fuga del vecchio nemico dalla prigione di massima sicurezza in cui era stato sbattuto dopo l’arresto!

    Ad una trama tutto sommato classica e lineare, si associa la sempre alta dose di comicità e simpatia che, in questo gioco, riesce anche a superare i risultati dei precedenti titoli videoludici LEGO. La narrazione risulta avere un sapore molto originale per il sia per particolare tipo di humor utilizzato che per la caratterizzazione dei personaggi che la animano. L’uso sapiente di tonnellate di citazioni e siparietti comici vanno poi ad impreziosire una regiatutto sommato sempre, o quasi, di buon livello. Insomma seguire da vicino gli eventi che ruoteranno attorno alle vicende di McCain risulterà sempre piacevole e divertente, e non potrete fare a meno di accompagnare con un sorriso stampato sul viso l’intero dipanarsi degli avvenimenti.

    A fare da buon contrappunto agli eventi della trama sarà poi l’intera LEGO City.

    La città appare infatti vastissima e ben diversificata, pronta ad accogliere a braccia aperte l’impostazione Free Roaming. Gli ambienti appaiono dotati di un ottimo level design che accompagna, sia le fasi inscenate in esterni, che quelle in interni.

    Passando invece ad analizzare il gameplay, ciò che troverete in questo LEGO City Undercover, risulta essere un mix di elementi presi di peso dai vari Free Roamingin salsa GTA ed altri ereditati dalle più classicamente avventure LEGO.

    Malgrado quanto forse possiate immaginare vista la precedente citazione su Grand Theft Auto, non vi sarà nessuna ombra di violenza in questo LEGO City Undercover (com’era anche abbastanza ovvio aspettarsi da un gioco LEGO). La città sarà ugualmente ricca è viva ma dovremo dire addio ad incidenti che si risolvono in arresti e sparatorie a favore di, più cordiali, battute su costi assicurativi ed inviti a requisire senza problemi le altrui macchine pur di compiere il proprio, eroico, lavoro.

    Le fasi esplorative all’interno della vasta città risultano essere sempre piacevoli, accompagnate da un’enorme quantitativo di segreti, minigiochi, Super Mattoncini e Gettoni LEGO (utilizzabili per sbloccare delle skin per il nostro personaggio). Tutto questo contribuisce a tenere alta l’attenzione del giocatore invitandolo a girovagare alla ricerca di ogni bonus da scovare. Stesse sensazioni si ritrovano anche nelle fasi al volante che saranno ulteriormente impreziosite dai molti elementi distruttibili dello scenario, in grado di consegnarci anche quantitativi elevati di preziosi mattoncini!

    I mattoncini così accumulati potranno poi essere utilizzati per la costruzione di gigantesche opere (ovviamente fatte di LEGO) utili sia al proseguimento della storia sia alla semplificazione delle fasi esplorative.

    Come detto precedentemente l’anima Free Roaming di questo gioco è solo una parte del tutto. Infatti nel progredire all’interno delle vicende principali spesso il gioco ci metterà davanti a missioni molto più simili a quanto visto negli altri lavori videoludici del mondo LEGO (escludendo il recente LEGO Worlds). In questi frangenti gli scenari saranno spesso maggiormente circoscritti (spostandosi all’occorrenza anche in interni) ma comunque spesso differenti tra loro (si va da templi a prigioni). Capiterà poi, nel corso di queste missioni, che l’intero gameplay si conceda delle contaminazioni con elementi presi in prestito da altri generi videoludici (che vanno da scazzottate ad elementi platform, passando anche per qualche semplice enigma ambientale); a questo mix di elementi si uniscono poi i differenti abiti di Chase in grado di conferirgli le più disparate abilità. Il risultato finale di questa “insalata LEGO” risulta ancora una volta piacevole, va però segnalato in tal senso che si potrà andare incontro a cicliche sensazioni di “già visto” o “poco approfondito”, sensazioni che potrebbero stufare i giocatori più esigenti.

    In definitiva il risultato finale di questo LEGO City Undercover sembra essere mediamente positivo, impreziosito soprattutto da un ottimo level desing, da una narrazione ricca di un humor unico e finalmente libera dai limiti imposti dalle varie licenze a cui i brand LEGO ci hanno abituato. Questa libertà espressiva è stata pienamente utilizzata per costruire una storia in grado di strapparci più di un sorriso ed accompagnare piacevolmente le, innumerevoli, ore di gioco in giro per i venti quartieri della grande città. Restano ancora alcuni nei in termini di gameplay complessivo. Pesano negativamente infatti le dinamiche ancora troppo simili ai predecessori e troppo poco profonde nelle loro meccaniche. Questi limiti possono scoraggiare forse i videogiocatori più smaliziati e di vecchia data, relegando questo LEGO City Undercover ad un pubblico di giovani e giovanissimi.

    Unico fattore ancora ancora in grado di smuovere l’ago della bilancia (oltre alle differenze grafiche con la produzione Wii U che si spera siano, in questa nuova incarnazione, in grado di migliorare certi limiti vecchi tecnici) resta l’aggiunta della modalità cooperativa per due giocatori che potrebbe forse contribuire a ridurre il peso dei limiti sopra citati, offrendoci l’occasione di divertirci in compagnia di un amico.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/06/2017: Ancora uno storico ritorno con Wipeout Omega Collection

    wipeout omega collectio

    Era il 1995 l’anno in cui venne lanciato il primo Wipeout per Playstation, da allora la serie è sempre stata uno dei cavalli di battaglia dell’ammiraglia Sony nonché il simbolo di un approccio al racing game tecnico divertente ed, a suo modo, simulativo.

    L’associazione tra il futuristico Brand e le differenti generazioni di console Sony è stato così forte che, l’assenza di un capitolo per la Playstation 4 (ormai su mercato da un discreto tempo in effetti) sembrava davvero essere assordante.

    In termini di storia recente infatti la saga è apparsa praticamente ovunque. Dopo aver fatto bella mostra di se sia per PSP (con Wipeout Pure e Wipeout Pulse) che per Vita (con Wipeout 2048), si è poi avuto un capitolo per Playstation 3, Wipeout HD, una sorta di remake con contenuti aggiuntivi e grafica migliorata dei capitoli per PSP.

    Avevamo quasi perso le speranze di rivedere Wipeout su grande schermo (anche a seguito della chiusura dello storico sviluppatore Studio Liverpool, da sempre responsabile della serie) ma ecco che, finalmente, sembra proprio che Wipeout sia pronto ad arrivare anche per Playstation 4 con questa Omega Collection.

    Forse per paura di rovinare la storica saga anche questa volta saremo di fronte ad una sorta di remake, anche se sarebbe meglio parlare di “fusione”. Ciò che i ragazzi di XDev (divisione interna di Sony) insieme agli sviluppatori di EPOS e Clever BEans ci stanno consegnando è un gioco che nasce dalla migrazione sia dei contenuti di Wipeout HD che di quelli di Wipeout 2048.

    Vista la genesi assimilativa di questo capitolo appare chiaro come il quantitativo di contenuto sia cospicuo, parliamo di poco meno di trenta tracciati e di cinquanta macchine, a queste si aggiungono ovviamente modalità vecchie e nuove, lo split-screen per due giocatori (non presente in 2048) come anche l’online per otto giocatori, tutto questo nel tentativo di assicurarci ore di frenetico divertimento.

    L’universo visivo di Wypeout qui riproposto si dota di un’ottimizzazione visiva sostanziale a seguito di un miglioramento dei modelli poligonali come anche delle texture. Il risultato finale garantisce un resa visiva degna dell’ultima generazione targata Sony per piste e veicoli.

    Certo, stiamo pur sempre parlando di una sorta di riedizione di vecchi capitoli e non di qualcosa di completamente nuovo, ma siamo comunque certi che, così facendo, si andrà a colmare una mancanza fortemente sentita da ogni fan in termini di retaggio e storia.

    Ora anche Playstation 4 avrà finalmente il suo Wipeout, e noi non possiamo che essere felici di ritornare a sfrecciare tra l’acciaio ed il cemento delle sue piste!

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 07/11/2017 - Il ritorno del Porcospino: Sonic Forces

    sonic forces

    Molti sono i Fan del Porcospino blu e, malgrado i risultati non proprio ragguardevoli di molti capitoli main, è bastato anche solo il recente Sonic Mania a ricordarci in quanti vogliano tornare a far sfrecciare Sonic all’interno di livelli rapidi e rocamboleschi!

    Ecco quindi che il Sonic Team tenta nuovamente il tuffo in 3D grazie a Sonic Forces (uscito il 07/11/2017 per Pc, Xbox One, Playstation 4 e Nintendo Switch). Questo capitolo vuole riuscire a rappresentare una nuova partenza per il brand e, viste le troppe false-partenze e ri-partenze che la mascotte di Sega ha accumulato negli anni, la speranza principale è che riesca nell’arduo intento!

    Una ripartenza deve necessariamente passare per i pilastri storici del titolo: una velocità che riesca ad essere quasi eccessiva pur mantenendo però la gestibilità del tutto, un level design da capogiro in grado di ipnotizzare tra passaggi intrecciati e vorticosi e grazie a spettacolari coreografie che il nostro eroe dovrà compiervi, un bilanciamentogenerale in grado di spingere la nostra coordinazione occhio-dita verso nuove punte di gaudente sfida (senza però cadere brutalmente in eccessivi automatismi o frustrazioni inenarrabili).

    Questa è da sempre LA ricetta che Sonic è riuscito ad offrire al meglio negli anni e questo è ciò che i videogiocatori si aspettano da lui.

    Anche solo cominciando a vedersi intorno emergono alcune notizie positive che sembrano parlare di un buon equilibrio tra elementi classici di gameplay ed innovazioni varie di elementi secondari che fungono da contorno ma che, al contempo, portano una ventata positiva di innovazione (avatar personalizzabile, missioni secondarie o giornaliere e simil). Impressioni mediamente positive arrivano poi anche sulle ambientazioni di gioco che, tra innovazione e classicismo, sembrano offrire idee interessanti, momenti esaltanti e, cosa importante, spettacolari nella loro capacità di miscelare fasi classiche a base di corse e salti con fasi ricche di attacchi (ed ancora velocità) e qualche momento dai ritmi decisamente differenti che lascerà spazio per un’esplorazione più ponderata. Il tutto poi si presenta con una veste grafica che, pur non facendo urlare al miracolo, risulta essere estremamente pulita ed in grado di valorizzare le mille coreografie che svolgeremo mentre sfrecceremo da una parte all’altra dello schermo! Torna poi la solita, ottima, colonna sonora in grado di strizzar l’occhio alla storia più lontana (e felice) del Porcospino e, qual ora la cosa non vi bastasse sappiate anche che la famosa rivista giapponese Famitsu ha già premiato questo capitolo con un sonoro 35/40 (9-9-9-8)… che Sonic Force possa quantomeno sfiorare il buon successo raggiunto da Sonic Mania?

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 08/02/2017: Arriva finalmente "Nioh" su PS4

    Questo NiOh (letteralmente "Il re benevolo") si presenta come un progetto lungo e travagliato che affonda le sue origini nel lontano 2004/2005 (Tokyo Game Show 2004 ed E3 2005); a quel tempo presentato da Tecmo Koei con il differente titolo di Oni (nato addirittura dalle idee di uno script di Akira Kurosawa) questo gioco avrebbe dovuto vedere i natali entro la fine del 2006. Più di 10 anni dopo ed a seguito di un cambio di mani (da Tecmo Koei a Team Ninja), di console (da Ps3 a Ps4) e di nome (Da Oni a Nioh) questa esclusiva Sony è finalmente pronta a vedere la luce. Anche se parlare di luce sembra quasi un eufemismo visto lo stampo decisamente oscuro che questo gioco ha in serbo per noi. Le tenebre in questo titolo sono infatti qualcosa di concreto e tangibile, pronte a riversarsi sul Giappone del 1600.

    In questo Nioh infatti vestiremo i panni di un Samurai vissuto al termine dell’epoca Sengoku, anche conosciuta come “periodo degli stati belligeranti”. L’intero territorio del Sol Levante di quegli anni risultava essere diviso in una moltitudine di piccoli feudi in costante guerra tra loro. E, come se una situazione politica così instabile e sanguinosa non fosse abbastanza, per inscenare un gioco dalle tinte crudeli e malevole il nostro Team Ninja ha ben pensato di aggiungere a questa rivisitazione videoludica molti elementi soprannaturali ed oscuri. Un universo che diventa quindi un tutt’uno con i molti demoni tanto cari alla tradizione nipponica, andando a costruire un teatro perfettamente funzionale in cui inscenare le nostre epiche imprese.

    nioh pg

  • 08/03/2018 - Voglia di divertimento tra amici? E' arrivato Scribblenauts Showdown

    Switch ScribblenautsShowdown

    Se amate i giochi per più giocatori e lo stile di Scribblenauts questo annuncio potrebbe rendervi felici.

    Oggi Warner Bros. Interactive Entertainment ha infatti annunciato il lancio di Scribblenauts Showdown, il nuovo videogioco della fantasiosa serie puzzle-azione che introduce avvincenti modalità party per 1-4 giocatori. Scribblenauts Showdown sarà disponibile in Italia per Nintendo Switch, il sistema digitale di intrattenimento PlayStation 4 e Xbox One dall'8 marzo.

    Eccovi di seguito qualche informazione in più direttamente dal comunicato ufficiale:

    "Siamo entusiasti di poter portare una serie così creativa e amata come Scribblenauts su questa generazione di console con un capitolo totalmente nuovo: Scribblenauts Showdown," ha dichiarato Steven Chiang, vicepresidente esecutivo dei Worldwide Production and Studios di Warner Bros. Interactive Entertainment. "I giocatori possono gareggiare in famiglia o tra amici e dare libero sfogo alla fantasia per risolvere rompicapo e minigiochi in divertentissimi testa a testa."

    Nella modalità Showdown del gioco, un massimo di quattro giocatori dovrà affrontarsi a colpi di immaginazione e puntare alla vittoria, sfruttando l'enorme dizionario di Scribblenauts Showdown per superare in astuzia gli avversari. Con oltre 35.000 parole a disposizione, è possibile far apparire praticamente qualsiasi oggetto. I giocatori si muoveranno su una mappa in stile gioco da tavolo e si cimenteranno in oltre 25 minigiochi. Nei minigiochi di parole servirà tanta immaginazione per evocare il miglior oggetto o personaggio in diversi scenari, mentre nei minigiochi di velocità i giocatori dovranno completare varie sfide esilaranti in una corsa contro il tempo. Nella modalità Showdown bisogna giocare bene le proprie carte e scegliere la strategia vincente: ogni partita sarà diversa dall'altra, per un divertimento senza fine.

    Uno o due giocatori possono anche scegliere di cimentarsi nei minigiochi di Scribblenauts Showdown in modalità Versus. Tra le varie sfide, troveranno un folle duello medievale combattuto con armi evocate e una feroce battaglia tra torri in cui dovranno scagliare qualsiasi cosa venga loro in mente sulla fortezza dell'avversario. Ma non solo: i giocatori dovranno improvvisarsi taglialegna, darsi al tiro alla fune e partecipare a una gara di abbuffata all'ultimo secondo, il tutto sempre in pieno stile Scribblenauts.

    Con questo nuovo titolo della serie Scribblenauts fa anche ritorno l'acclamata modalità Sandbox. I giocatori potranno creare qualsiasi cosa passi per la loro testa, completare obiettivi e ottenere Starite in otto nuovi livelli. Questa modalità può essere affrontata in singolo o con un amico: non mancheranno situazioni esilaranti quando le creature inizieranno a scontrarsi in modi totalmente inaspettati!
    I giocatori possono inoltre scegliere o creare il loro Scribblenaut grazie alle decine di opzioni di personalizzazione disponibili. Partecipando alle varie modalità di gioco e guadagnando Starite si possono ottenere nuovi bizzarri accessori, indumenti e pettinature: le possibilità creative sono infinite."

     

  • 08/08/2017 - Sopravvivere tra i dinosauri con ARK: Survival Evolved

    ark survival evolved accesso

    Il genere dei Survival Game sembra attirare in questi ultimi anni notevole attenzione. Parte di questo successo è da ricercarsi nella possibilità di inserire in questi contesti una componente multigiocatore online che può arrivare a contare decine di videogiocatori in contemporanea.

    Ark: Survival Evolved è un esponente del genere, un Survival Game (NDR: disponibile da tempo in accesso anticipato) che sceglie di farci impersonare un naufrago finito in qualche modo su un’isola molto particolare, ricca di elementi giurassici e di alcune contaminazioni Sci-Fi. Dopo aver quindi personalizzato il nostro avatar ci sveglieremo sull’isola e, in puro stile survival, dovremo capire da soli come cavarcela. In questi primi istanti sarà importante tenere sott’occhio i valori corporei del nostro superstite così da assicurargli una lunga e prospera vita, altro elemento di certo necessario sarà poi quello legato all’aumento del suo livello (questa volta in puro stile GDR). Infatti mentre saremo impegnati a raccogliere risorse utili alla nostra sopravvivenza o a craftare i primi, pratici, strumenti verremo ricompensati da copiosi punti esperienza. Salire di livello vorrà dire migliorare le caratteristiche del nostro personaggio secondo la preferenza del caso ed anche, cosa decisamente vitale per il gioco, sbloccare nuove ricette utili alla realizzazione di nuovi utensili, vestiario o componenti delle strutture. Potremo quindi avere accesso a nuove armi da caccia, a qualcosa da poterci finalmente metterci addosso (perché girare in intimo è troppo da cavernicoli) e cominciare a pensare al nostro primo accampamento (con tanto di capanna in cui ripararci e riposarci).

    ARK Survival Evolved PC

    Insomma gli elementi del classico Survival Game ci sono tutti, dalla ricerca delle risorse al crafting più o meno complesso passando per la caccia. Come visto in altri esponenti del genere dovremo quindi raccogliere conchiglie, foglie, frutti, abbattere alberi, uccidere animali e recuperare acqua così da poter progredire e, cosa più importante, restare in vita. Sotto questo aspetto ARK si comporta bene e ci spinge ad una sapiente gioco di equilibri tra esplorazione dell’isola, raccolta/caccia delle sue risorse, utilizzo delle stesse per il miglioramento del nostro equipaggiamento, del nostro “avamposto” e delle nostre stesse capacità.

    Certo tra un appostamento in pieno stile cacciatore ed una fase di raccolta materiali potremo aspettarci degli incontri con altri giocatori e bisognerà allora stare a guardare e capire bene come la comunity propenda nel tempo verso approcci più o meno collaborativi ma solo il tempo potrà chiarire al cento per cento questo dubbio.

    A catturare l’attenzione al momento resta l’ambientazione, ad oggi l’elemento di maggior fascino e di stacco da altri esponenti del genere. Abbiamo quindi la presenza di circa sessanta specie di dinosauri (e affini) che popolano l’isola e che sono in grado di mostrare comportamenti diametralmente opposti qual ora si parli di mansueti erbivori o ben più pericolosi predatori. Questi esseri rappresenteranno per noi non solo del semplice cibo, ARK ci offrirà infatti la possibilità di addomesticarli riuscendo, in tal modo, a dar loro ordini di vario genere o arrivando, addirittura, a trasformarli in valide cavalcature (sappiate anche che una volta addomesticate potranno salire di livello e migliorare nel tempo)!

    Ark Survival Evolved anteprima 03

    Ma, come dicevamo in apertura di articolo, a stuzzicare la nostra curiosità saranno non solo i mastodontici animali ma anche degli elementi tipici al mondo Sci-Fi come i giganteschi obelischi alieni sparsi per l’ambientazione. Appare chiaro che i segreti di questo mondo non si limiteranno quindi soltanto a ciò che possiamo aspettarci da un’ambientazione classicamente giurassica.

    Tutto questo contribuisce a rendere il mondo di ARK: Survival Evolved decisamente affascinante e misterioso soprattutto grazie anche ad una buona resa grafica complessiva (ovviamente non esente da difetti in questa versione Early access) in grado di far sposare un buon utilizzo dell’Unreal Engine 4con una direzione artistica ispirata e realistica.

    Certo, molti sono i dubbi che attendono ancora di essere fugati ma, per ogni amante del genere, questo titolo sembra avere dalla sua di certo una buona dose di fascino e potenziale. Resta solo da attendere ancora qualche giorno per poter mettere le mani sulla sua versione definitiva (la data d’uscita ufficiale è fissata per giorno 08/08/2017 su PC Xbox One e Playstation 4) così da fugare i vari, ragionevoli, dubbi.

     Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 10/03/2017: Arriva Nier: Automata su PS4 e PC

    Nier automata prenotaNel 2010 arrivava sugli scaffali Nierun prodotto uscito per Playstation 3 ed Xbox 360 che, seppur accolto negativamente dalla maggioranza della critica di settore, riuscì a far breccia nei cuori di vari videogiocatori.

    Un gioco certamente non perfetto, poco approfondito nelle sue dinamiche di gameplay, a tratti persino monotono e ripetitivo. Insomma un lavoro per nulla privo di difetti ma che riuscì a stuzzicare l’interesse del pubblico grazie ad una buona trama e, soprattutto, a delle dinamiche che cercavano di fondere in un unicum influenze tratte da molti generi videoludici differenti (si va da un’ossatura molto semplice da un action RPG fino al tentativo di emulare alcuni elementi dei vecchi scrolling shooter che tanto imperversavano agli inizi degli anni '90).

    Oggi vediamo il ritorno di queste idee in una forma più action ma che sembra, per la prima volta, davvero vincente.

    Il gioco è stato questa volta sviluppato dai sapienti (e personalmente apprezzatissimi) Platinum Games che, ricchi dell’esperienza accumulata in anni di ottimi giochi d’azione (per citarne alcuni abbiamo i due Bayonetta, Metal Gear Rising: Revengeance ed il folle Wonderfull 101), sono riusciti a fare il miracolo rendendo questo ritorno ben più profondo e meglio riuscito del capitolo 2010.

    Il team di sviluppo nel ripartire con questo Nier Automata ha deciso di mantenere solo le basi del precedente lavoro ed alcune idee oggettivamente vincenti. Vediamo quindi che già dalla storia non vi sono riferimenti diretti o continuità di trama (solo qualche citazione ed alcuni personaggi comuni in effetti) che leghino la narrazione al titolo del 2010; in questo modo anche i nuovi videogiocatori non troveranno impedimenti di sorta nell’usufruire del nuovo prodotto. 

    nier automata screen 003La storia troverà il via circa cento anni dopo quanto narrato in Nier e ci metterà nei panni di un androide creato dagli umani per resistere all’invasione della terra da parte delle temute macchine che stanno già costringendo l’intera specie umana ad un’evacuazione dell’intero pianeta. 2B(questo il nome dell’androide) sarà dotata di due lame per gli attacchi a corto raggio e di un piccolo drone per i colpi a distanza oltre il proprio armamentario sarà anche accompagnata da 9S, un robot volante che tornerà molto utile negli scontri contro i giganteschi boss che il gioco ci metterà davanti.

    A questo incipit di partenza seguiranno ore di estenuanti scontri con tonnellate di robot assassini, questo Nier Automata vuole farci menare le mani (o le lame dovremmo forse dire) concentrando la sua attenzione sulle frenetiche sessioni actionche sulle componenti RPG (com’era forse intuibile dato il cambio di mani al lavoro dai precedenti Cavia ai nuovi Platinum Games)

    Anche questa volta il lavoro dei P.G. risulta perfetto: le meccaniche di base sono magnificamente mappate, estremamente semplici ma non per questo poco profonde. Potremo scegliere se effettuare i soliti attacchi pesanti o leggeri (NDR: che corrispondono all’uso delle due lame che 2B si porta sempre in spalla) o scegliere di contrastare gli attacchi nemici mediante i colpi del piccolo drone da distanza ed, all’occorrenza, schivare i colpi nemici. Il sistema di gioco partendo da basi simili ad i Bayonetta riesce a raggiungere una strutturazione del gameplay distante chilometrida quelle apprezzate nella famosa Strega di Umbra. Elemento chiave di questa differenziazione è da individuare nell’intelligente utilizzo di telecamere e Level Design. Questi due elementi si combinano in un gioco che si veste ora da hack'n'slash, ora da Shooter a scorrimento, ora da elemento intermedio tra i due generi. La struttura che ne emerge è in grado questa volta di convincere totalmente, risultando profonda e complessa ma sempre immediata. Questi elementi diventano poi superlativi negli scontri con gli imponenti boss che modificano totalmente sia l’impalcatura di base che il ritmo generale dell’esperienza. Le scazzottate diventeranno allora dei testa a testa più studiati e cervellotici, lunghi ed estenuanti, resi nuovi non solo dalle geniali idee che li accompagnano ma anche dal supporto del secondo robot, il volante 9S, che con le sue differenti capacità contribuirà enormemente alla vittoria finale.

    nier automata bossInsomma questo Nier Automata partendo dalle basi abbozzate (forse troppo frettolosamente messe a punto dai ragazzi di Cavia) nel primo capitolo promette di tornare più forte di prima. Riuscendo ad unire alcune delle ottime idee e quel mix unico che aveva in parte conquistato una fetta di fan già nel lontano 2010 con la sapienza tecnica del nuovo team di sviluppo. Il risultato finale sembra essere un action fresco e dal gusto nuovo, che funziona alla perfezione e non perde un colpo in nessuna delle sue anime ludiche.

    In coda di analisi le solite considerazioni tecniche: il gioco regge stabilmente, senza i rischiosissimi cali di frame rate (vera croce per il genere d’appartenenza), ma si mostra forse troppo piatto in termini di gestione della paletta dei colori. Davanti a noi infatti, malgrado i luminosissimi e colorati colpi nemici, avremo dei toni generali dei livelli un pelo troppo monotoni, governati da un colore predominante (sia esso il grigio, il verde, il giallo, ecc). Tutto questo sarà poi affiancato da delle texture forse troppo piatte rischiando di sminuire in parte l’estetica complessiva dell’avventura. Il tutto resta comunque, secondo il sottoscritto, soltanto un piccolo neo doppiamente trascurabile considerando la generale ottima giocabilità complessiva ed il ritmo altissimo di ciò che succede su schermo.

     

     Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 10/10/2017 - Il ritorno di Talion in La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra

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    Nel 2014 fece il suo arrivo nel mondo videoludico il titolo La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor un action-RPG liberamente ispirato all'universo fantasy creato dal grandissimo J.R.R. Tolkien.

    Il titolo fece molto parlare di se grazie ad una riuscita opera di bilanciamento di molte dinamiche derivate direttamente da titoli con impalcatura similare, grazie ad una buona ambientazione free roaming (in cui il senso di libertà era forse l’elemento meglio gestito) e, soprattutto, grazie all’ottimo Nemesis System (NDR: un sistema procedurale atto a generare casualmente i capitani degli eserciti di Mordor miscelando a dovere debolezze, abilità, nomi, estetiche e comportamenti) ed al buon sistema di scalata al soggiogamento o all’eliminazione degli stessi capitani nemici per mano  del nostro ramingo.

    Malgrado il successo il titolo dei Monolith non era di certo perfetto e, oltre alla forse eccessiva ripetitività ed ad un’ambientazione fin troppo spoglia, una delle critiche più forti fu mossa dall’affezionato audience di J.R.R. Tolkien per le ampie libertà prese dagli scrittori e sceneggiatori in merito agli eventi narrati, alle ambientazioni ed, in pratica, all’uso delle licenze su quel mondo così amato da ogni lettore di fantasy.

    Per chi non avesse giocato il primo capitolo eccovi di seguito un rapido sunto che cerca di mantenere la soglia spoiler al minimo ma, al contempo, farvi capire quanto di questi eventi il tutto sia in massima parte inventato e non semplicemente tratto dal molto materiale a disposizione su quelle terre.

    Gli eventi di quel primo capitolo prendevano il via dopo la sconfitta di Sauron a Dol Guldur e ruotavano attorno alla figura di un gruppo di soldati di Gondor, tra i quali il nostro Talion: un ramingo posto a guardia di quel posto, insieme alla moglie ed al figlio. Purtroppo la difesa di quelle terre così prossime al potere nemico si rivelarono rapidamente troppo ardue ed una serie di eventi portarono rapidamente alla disfatta del manipolo di eroi per mano dei Capitani Neri. Nel corso di queste vicende Talion stesso sfiorerà la morte ma, a seguito di una maledizione, tornerà a muoversi nelle pericolose lande di Mordor affiancato (e semi-posseduto) dallo spirito di un elfo; l’obiettivo comune dei due sarà quindi quello di trovare e decimare la Mano Nera stessa.

    Con circa tre anni di differenza oggi arriva invece La Terra di Mezzo: L'ombra della Guerra per Playstation 4, Xbox One e Pc e possiamo affermare da subito che questo seguito vuole seguire la via intrapresa dal primo capitolo ed appare chiaro che, per potervelo godere, dovrete abbandonare la memoria delle scritture “Tolkeniane” e concedere al titolo una libertà narrativa totale, pena il rischio conseguente di storcere troppo il naso davanti ad un uso totalmente libero (e sconsiderato potrebbero sostenere alcuni) di quanto letto all’interno dell’opera magna a cui si fa riferimento.

    la terra mezzo ombra della guerra video anteprima v3 23820

    Superato questo scoglio potrete trovare nella nuova avventura del ramingo tutti gli elementi che avete apprezzato all’interno del primo capitolo che, questa volta, tornano però più rifiniti e raffinati.

    La  prima fase di gioco sarà spesa per farci riscoprire le basi del gameplay (un utile ripasso ed un comodo nuovo approccio per chi voglia avvicinarsi per la prima volta alla saga). Avremo quindi modo di muovendoci in scontri che trovano la loro radice nell’ottimo e fluidissimo combat system della serie Arkham, come anche padroneggiare il sistema di crescita del personaggio che lo trasformeranno gradualmente in una vera e propria macchina da guerra falcia orchi (oltre a varie abilità attive e passive faranno bella mostra di se anche numerose introduzioni utili ad assicurare una maggior componente legata  al combattimento a distanza, allo stealth o dell’uso delle bestie selvagge); si aggiunge poi alla ricetta di gioco la possibilità di utilizzare (e potenziare) armature ed armi di differenti tipologie.

    Il risultato finale di queste ore di gioco sarà quindi in grado di mostrare una maggior libertà facendo intuire, già dai primi momenti di gioco, l’attenzione dedicata nel cercare di conseguire un maggior dinamismo, impegno che non può non essere salutato positivamente da ogni videogiocatore interessato all’acquisto.

    Ma, come anche per il primo capitolo, l’elemento di maggior fascino resta la scalata al potere tra le fila dei nemici dei Popoli Liberi, costituente principale che sembra tornare in una veste anche più interessante rispetto al passato. In tal senso le capacità di Talion tornato più aggressive che mai (anche grazie ad un espediente narrativo che lo farà portatore di un anello molto simile al famoso “Unico” della saga) permettendo una libertà di azione, pianificazione e sperimentazione ancora più interessante che si sposa ottimamente con l’ancor più variabile “seconda versione” del Nemesis System.

    A fungere da coronamento per i vostri machiavellici piani sarà poi una gradita aggiunta alla formula di gioco, ossia l’assedio alle fortezze principalidell’area di gioco. Questi spettacolari scontri saranno condizionati dalle modifiche alle gerarchie orchesche che voi stessi avrete messo in scena e, qualora le stesse siano state ben congeniate, porteranno anche allo scontro finale con il campione della roccaforte e, ludicamente parlando, ad un ottimo senso di progressione e soddisfazione nel portare a compimento l’importante conquista.

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    A fronte dei vari passi avanti anche questo titolo mostra però alcuni difetti ereditati dalla sua stessa natura di sequel. Sarà difatti evidente, all’interno delle molte ore di gioco, che la routine ludica seguirà sempre lo stesso pattern di azioni incessantemente organizzate tra le molte sequenze di scelta del prossimo nemico da uccidere/soggiogare prima di puntare alla presa della fortezza, solo per poi spostarsi a fare lo stesso per la prossima base maggiore. Malgrado però un nocciolo di gioco ancora una volta ripetitivo, il lavoro svolto dai ragazzi di Monolith per cercare di introdurre variabilità ed imprevedibilità alle dinamiche interne che lo compongono sembra essere stato davvero encomiabile, riuscendo a confezionare un seguito di sicuro superiore al precedente capitolo e perfettamente in grado di soddisfare i fan del nostro “posseduto” ramingo.

    Dal punto di vista tecnico il titolo si mostra poi in buona forma con una cura artistica maggiore  ed un motore grafico migliorato, in grado di far rendere al meglio il tutto anche nelle situazioni più concitate e ricche di unità su schermo (rispetto al passato i passi avanti migliori sono stati fatti per quanto concerne il sistema di illuminazione, la drow-distance e la qualità delle texture).

    Insomma se avete apprezzato L’ombra di Mordor, anche questa seconda iterazione del ramingo vi lascerà ampiamente soddisfatti ma, qualora apparteniate al gruppo di persone che reputano sacri i testi di J.R.R. Tolkien,sappiate che gli adattamenti eccessivi della trama di gioco e dell’universo potrebbero rendervi furenti e costringervi ad uscire in strada agghindati alla guisa di nani, elfi, hobbit ed orchi vari urlando “Eresia” e richiedendo “Maggior rispetto per le vostro sacre scritture!”

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 11/08/2017: Il ritorno di Sudden Strike.

    SuddenStrike4Featured

    Nell’ormai lontano 2000, in Russia, dalle mani dei ragazzi di Fireglow nasceva Sudden Strike, gioco strategico di stampo storico che riuscì a far breccia nel cuore di molti videogiocatori.

    Quel primo capitolo era ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e permetteva di rivivere molti degli eventi centrali del bellico scontro grazie a ben tre campagne principali (Tedeschi, Russi, Alleati).

    Oggi Sudden Strike sta per tornare con un quarto capitolo disponibile anche per Playstation 4 grazie al lavoro di Kite Games (Team formato da vari elementi di Stormregion Games e Crytek).

    Questo quarto capitolo promette di recuperare vari elementi di quel primo capitolo nato 17 anni fa. Ecco quindi che questo Sudden Strike 4 ci riproporrà tre differenti campagne (anche i protagonisti resteranno gli stessi: Tedeschi, Russi ed Alleati) atte a rivivere differenti momenti storici della Seconda Guerra Mondiale.

    Gli elementi storici saranno quindi rispettati in massima parte, ogni campagna avrà modo di utilizzare ad esempio unità perfettamente coerenti dal punto di vista storico e ben ricostruite (si parla di più di cento unità totali!) e starà ai videogiocatori riuscire a sfruttarne al meglio le caratteristiche.

    E proprio all’interno delle differenti unità e degli elementi di “unicità” delle stesse si vedrà la differenza tra Sudden Strike ed i molti altri strategici presenti in commercio. Sudden Strike sceglie di abbandonare un elemento centrale in molti altri classici del genere: la costruzione della propria base. Ogni missione vi assegnerà solo delle unità iniziali e, tolta la possibilità di recepire alcuni rinforzi nel corso della stessa, starà a voi trovare il modo di utilizzare al meglioper concludere vittoriosamente la vostra missione.

    sudden strike 4

    Questo cambio di impostazione diventa cruciale nell’intera strutturazione del gioco. Non potrete infatti puntare su una graduale espansione dell’esercito, su unità preferenziali o altro; “scendere in guerra” vuol dire adattarsi alle situazioni, leggere il contesto e saper trarre il meglio da ciò che si ha davanti, ed in questo Sudden Strike si mostra vincente. Se vorrete superare le molte missioni dovrete essere furbi, leggere ciò che vi circonda, identificare i vostri punti di forza ed i punti deboli avversari così da poterli sfruttare a vostro vantaggio. Questo vuol dire dover imparare ad usare ogni soldato in maniera efficiente, sfruttare a proprio vantaggio il campo di battaglia, colpire il punto debole del nemico e sfruttando le abilità specifiche del generale che sceglierete all'inizio di ogni missione. Potrete, ad esempio, far occupare gli edifici della zona alle vostre unità di fanteria così da poter mettere in scena qualche rocambolesca imboscata o, semplicemente, assicurare ai vostri preziosi uomini una maggior copertura dai proiettili nemici. Oltre alle costruzioni anche il clima potrebbe giocare a vostro svantaggio/vantaggio così da rendere anche uno strato di fango o neve un utile alleano o uno sventurato nemico.

    Non avere la possibilità di avere delle proprie basi da cui rifornirsi di “carne da macello” rende ogni scelta vitale e conferisce al tutto uno spessore strategico imponente (valorizzato ulteriormente da una buona IA generale). Sarà quindi decisamente importante imparare a valorizzare ogni elemento del vostro esercito nel modo che è più congeniale alle sue caratteristiche (ad esempio tenendo al sicuro i vostri medici da campo o pianificando al meglio il percorso da far attraversare ai vostri preziosissimi mezzi di supporto atti a rifornire le vostre unità di benzina e munizioni).

    I più abili nella minuziosa gestione delle proprie unità saranno poi premiati da un sistema di medaglie che permetterà di sbloccare ulteriori obbiettivi aggiuntivicosì da assicurare un livello di sfida sempre all’altezza del giocatore. Il rischio di applicare un’unica strategia vincente nelle missioni è poi scongiurato dalla presenza dei Generali. Ogni armata principale ha dalla sua infatti un totale di tre Generali, figure storiche centrali, che assicurare vantaggi differenti al proprio esercito e, con esso, un’impostazione di gioco più plastica (alcuni di essi potrebbero, ad esempio, migliorare le unità di supporto, quelle di fanteria o i mezzi vari).

    Sudden Strike 4 PC

    La scelta del generale va poi ad incastrarsi perfettamente con il sistema di “premi” concessi ai giocatori più abili. Gli sviluppatori hanno infatti ideato un Tactial Reward System in grado di sbloccare i vari snodi di un albero delle abilità per ogni generale, premiando in questo modo le azioni difensive/offensive meglio pianificate e realizzate ed assegnando un punteggio finale in funzione proprio delle differenti scelte belliche eseguite sul campo di battaglia.

    Avendo bene a mente gli elementi centrali delle campagne principali vediamo ora di dedicare qualche parola alla componente multiplayer. I ragazzi di Kite Games hanno promesso ampia libertà in termini di configurazioni e la possibilità di scontri sia contro l’IA di gioco che insieme ad un massimo di altri sette giocatori (quindi multiplayer a 8 giocatori).

    Dal punto di vista visivo il titolo mostra delle ambientazioni dettagliate e di buona fattura, ricche di elementi distruggibiliin grado di dare vita a scontri memorabili: ecco quindi che le battaglie si riempiranno di deflagrazioni, fiamme, rottami, claudicanti feriti o tracce del passaggio dei cingoli sui differenti tipi di terreno.

    SuS4

    Insomma Sudden Strike 4 potrebbe riuscire a colmare la voglia di strategia mal sopita di una parte di utenza, grazie all’ottimo spessore strategico offerto dalla sua formula di gioco, grazie al setting iper-realistico ed alla possibilità di passare mesi insieme ad altri amici in scontri multiplayer più o meno competitivi.

    Resta solo un dubbio ancora da fugare: i controlli. Se su PC possiamo infatti stare relativamente tranquilli, la questione del sistema di controllo per gli strategici su console è da sempre un elemento di vitale importanza, in grado di poter fare la differenza tra una guerra vinta (magari con qualche fatica in più) ed una colossale disfatta; mancano però soltanto pochi giorni all’arrivo di questo Sudden Strike 4, con qualche giorno di pazienza in più potremo quindi avere la risposta a quest’ultimo, annoso, quesito.

    ss4

     

    Pronti per tuffarvi nuovamente nella Seconda Guerra Mondiale?

     

     

    JeruS – Fabrizio Fortuna.

  • 13/02/2018 - Preparatevi ad un viaggio brutalmente realistico: Kingdom Come: Deliverance

    Kingdom Come Deliverance

    Il mondo dei videogiochi è zeppo di GDR occidentali dall’approccio open world, molti buoni titoli condividono in seno a questo genere tante caratteristiche ed, alcune di esse, tornano (almeno alla lontana) anche in questo Kingdom Come: Deliverance (in uscita oggi per Pc, Xbox One e Playstation 4). Ma la verità è che se sceglierete di mettere le mani su questo gioco vi troverete davanti un titolo non per tutti, vasto, complesso, maturo e molto valido ma che si rivolge chiaramente solo a chi voglia davvero dedicarci parte della propria vita e del proprio impegno.

    Ogni aspetto del titolo vuole prendersi il tempo utile al proprio sviluppo ed approfondimento, quasi fregandosene dei gusti dei videogiocatori. Volendo fare un paragone letterario potremmo quindi dire che approcciarsi a questo titolo sia come avvicinarsi ad un prodotto che, più che un romanzo d’avventura storico (o simil storico), sembra proprio voler essere un lavoro del collettivo letterario Luther Blissett (gli autori del famoso romanzo Q per intenderci).

    Già analizzando la narrazione ci si trova davanti a questa verità assoluta: il mondo appare ispirato agli eventi storici della Guerra Civile di Boemia (XV secolo) e mostra chiaramente di voler essere realistico e credibile in tutto e per tutto.

    Abbandonate quindi le frasi ad effetto, la scrittura di dialoghi tipica del mondo cinematografico e preparatevi alla lettura di linee narrative e scambi di battute totalmente classici e verosimili (che, si badi bene, non vuol dire mal scritti).

    Abbandonate i colpi di scena, i misticismi, le maledizioni, i temi che da storici si contaminano con elementi più fantasy e preparatevi ad una storia che parla di Guerra, Religione, Politica e che ruoterà attorno alle vicende personali di Henry (il vostro alter ego) e del suo bisogno di vendetta.

    Kingdom Come Deliverance henry

    Henry è un ragazzo come molti se ne possono contare, il figlio di un fabbro che finisce invischiato in vicende politiche molto più grandi di lui, vicende che raccontano lo scontro tra Re Venceslao IV (Re del Sacro Romano Impero) e l’ambizioso fratello Sigismondo. Una guerra fratricida che porterà, tra le altre cose, alla distruzione della città di Henry. Egli sceglierà quindi di diventare un uomo nell’unico modo che sentirà come corretto: la vendetta.

    Ma come detto ciò che vi troverete davanti non sarà un racconto epico, una ballata medievale atta ad innalzare le gesta di un impavido eroe ma più propriamente la storia di una persona come tante altre, invischiata in eventi mastodontici che han preso tutto ciò che era la sua vita e l’hanno calpestata, come solo la storia sa fare con chi non è impegnato a tesserne le fila.

    Ma non è solo la narrazione a differenziare questo titolo da altri esponenti del genere, per cui veniamo al gameplay: dimenticate i grossi aiuti, dimenticate le schermate principali zeppe di informazioni, gli oggetti di interesse segnalati ovunque, i sensi del Witcher. Ciò che dovrete fare sarà vivere questo mondo, esplorarlo, parlare con la gente per collezionare indizi, cercare attorno a voi tracce di sangue ed affini.Si, è vero, avrete un’ottima mappa di gioco, avrete anche una bussola in grado di segnalarvi le zone di interesse per il compimento di determinate missioni ma, una volta arrivati nei pressi dell’area non vi resterà altro che impegnarvi nella ricerca, qualcosa che, al giorno d’oggi, sembra quasi scomparsa nella stragrande maggioranza dei GDR.

    E seppur la pratica possa forse risultare frustrante ai giocatori più occasionali va altresì detto che le missioni riescono ad essere varie e valide anche nelle soluzioni ludiche proposte e, se questo non bastasse, si incastonano alla perfezione nel più grande arazzo narrativo proposto, offrendoci occasioni di approfondimento interessanti e stimolanti.

    kingdom come deliverance immagine

    Ma non è ancora finita, la vita, quella vera, non è caratterizzata da livelli di difficoltà, ecco quindi che, ancora una volta, Kingdom Come ci metterà davanti alla brutalità della sopravvivenza nel XV secolo, con scontri fuori dalla nostra portata che avevamo totalmente sottovalutato, con rischi che vanno saggiamente intuiti (ma che non è detto possano sempre essere previsti), insomma, un bagno di sangue come solo quei secoli così colmi di pericolo e violenza possono far tornare alla mente.

    Ed a tal proposito spediamo due parole anche sul sistema di gioco che vuole, come tutto il resto, essere realistico ed immersivo: non ci sarà un sistema di progressione che utilizzi classi, archetipi, categorie ma un più fluido approccio in grado di tradurre in statistiche ed abilità ogni mossa e decisione di gioco intrapresa. Il risultato sarà quindi una crescita naturale e quasi non percepita che vi restituirà una sensazione di realismo e libertà assoluta in ogni suo approccio, siano essi legati alla parlantina, alla capacità di non farsi notare, allo scontro mediante le armi e ad altre infinite possibilità (si badi bene che gli NPC presteranno attenzione alle vostre azioni e, quindi, avere una pessima reputazione potrebbe far diventare la vostra vita un inferno in terra).

    Ed avendo nominando l’uso di armi non si può non parlare del sistema di combattimento che una volta metabolizzato (e come tutto in questo gioco richiederà un’iniziale dose di pazienza vista la sua chiara intenzione di non renderci la vita facile) saprà essere soddisfacente, stratificato e profondo ma anche realisticamente punitivo. Come nella realtà medievale lo scontro contro più nemici vorrà spesso dire impegno enorme e rischialtrettanto mastodontici. Affiancate a questo un sistema di autosalvataggi frequentissimo e la possibilità di salvare autonomamente solo attraverso l’utilizzo di un oggetto specifico (sì, avete letto bene) ed il quadro e fatto.

    kingdom come deliverance immagine 2

    Insomma ragazzi, ormai dovreste aver capito l’essenza di questo Kingdom Come: Deliverance, i suoi obbiettivi ludici, ciò che voglia offrire e come intenda farlo. Un titolo in grado di donare un viaggio personale differente dal solito ma non per questo meno emozionante o piacevole ma, sicuramente, non alla portata di ogni tipologia di videogiocatore.

    Fabrizio Fortuna - Jerus

  • 13/03/2018 - Un gradito ritorno: Devil May Cry HD Collection

    Devil May Cry HD Collection 2017

    Tra qualche giorno potremo mettere le mani su una nuova collection HD della serie Devil May Cry per PC, Xbox One e Playstation 4.

    Mentre i videogiocatori continuano a sperare di poter vedere un quinto capitolo di questa famosa saga, ecco che Capcom si appresta a pubblicare una nuova versione della raccoltà che arrivò in epoca Playstation 3 ed Xbox 360. Questa Collection conterrà ancora una volta: Devil May Cry, Devil May Cry 2, e Devil May Cry 3 Special Edition.

    Devil May Cry è una delle serie videoludiche più conosciute, una saga che è riuscita negli anni a vendere più di 10 milioni di copie in tutto il mondo. Questa HD Collection riuscirà quindi a riproporvi tutta l'azione e l'adrenalina che contraddistingue il brand fin dai suoi albori ma con il miglioramento della grafica in HD.

    Tutto cominciò nel lontano 2001 con l’arrivo di Dante e di quel primo Devil May Cry. Un gioco che riuscì a rivoluzionare il genere degli Action Game. Dante, nato dall'unione di un’umana con il demone Sparda, sarà chiamato ad affrontare orde di nemici per riuscire a salvare l'umanità intera dalla dannazione. All'interno di Devil May Cry 2 (2003) egli tornerà a menare le mani (affiancato da Lucia) per sgominare una folta schiera di demoni guidati da un uomo intenzionato a raggiungere il potere supremo. L'ultimo capitolo incluso nella raccolta arriva dal 2006, stiamo parlando di Devil May Cry 3: Dante’s Awakening Special Edition. Questa volta avremo modo di approfondire il passato di Dante, in un viaggio in grado di farci comprendere al 100% le motivazioni che lo spingono a lottare così aspramente i demoni ed, al contempo, approfondire il rapporto tra Dante ed il fratello gemello Vergil.

    A conclusione di questo piccolo articolo vogliamo condividere con voi le parole di Yuri Araujo di Capcom direttamente dal blog ufficiale:

    "Fin dal suo debutto nel 2001, Dante è diventato rapidamente un’icona dei videogiochi rappresentando divertimento e combattimenti impegnativi, ricchi di mosse eleganti ed acrobazie folli in grado di renderlo (e rendervi) molto cool. Devil May Cry HD Collection è la raccolta perfetta per chi desidera uno stile di combattimento particolare e ci propone tre giochi, un gameplay fluido a 60 fotogrammi al secondo ed un’ampia varietà di nemici, armi e stili di combattimento da sperimentare"

    Devil May Cry HD Collection arriverà sugli scaffali il 13 marzo 2018.

     

  • 14/02/2017: Arriva Sniper Elite 4

    locandina Sniper elite 4

    Il 14 febbraio sembra essere una buona data per i videogiocatori tra l’uscita di For Honor (di cui abbiamo parlato pochi giorni addietro) e quella di Sniper Elite 4 (ancora una volta disponibile per Playstation 4Xbox One e PC). Avremo quindi l’occasione di imbracciare nuovamente il fucile da cecchino e vestire ancora una volta i panni del dispensatore di morte per il giogo nazifascista Karl FairburneQuesto quarto capitolo continuerà a guidarci in giro per il mondo, dopo aver calcato le sabbie d’Africa ed i territori tedeschi questa volta avremo modo di visitare il nostro Bel Paese, questo nuovo episodio infatti si ambienterà proprio nella nostra amata patria! Ottenere la liberazione della nostra Italia passerà quindi anche per le vostre sapienti mani da cecchino: un proiettile alla volta per un cadavere alla volta ovviamente. Ci tengo a sottolineare subito come il territorio italico sembri realizzato in ottimamente sia in termini di direzione artistica che di level designridandoci degli ambienti che, se si escludendo le occasionali intrusioni nazifasciste sparse qua e là, risultano essere familiari e fedeli.

    Ma vediamo di fare un passo indietro per spiegare in cosa consista questo Sniper Elite 4. Vi è mai capitato, vedendo un film di guerra, di immedesimarvi con il letale cecchino di turno? Un uomo solo circondato da schiere di nemici ma che, malgrado la soverchiante inferiorità numerica, riesce a vendere cara la pelle? (Io non posso fare a meno di pensare a Barry Pepper in Salvate il soldato Ryan ma vi lascio liberi di immaginare chi voi vogliate essere). Ecco, questo gioco nasce proprio per rispondere a questo malsano bisogno e, capitolo dopo capitolo, ci ha abituato ad una routine ormai consolidata che, anche questa volta, torna senza modifiche di grossa rilevaza. Starà quindi a voi dover regolare il livello dello zoom, prendere la mira (dopo aver considerato ovviamente il vento), trattenere il respiro e far fuoco; potrete allora apprezzare il vostro letale colpo mediante una sequenza cinematografiche che vi farà viaggiare insieme al proiettile esploso fino al raggiungimento della vostra “preda” regalandovi anche un’ultima sequenza a raggi X dei danni inferti al “povero” malcapitato.  Come già detto nessuna grossa novità ma il meccanismo continua a funzionare a dovere, sopratutto in termini di spettacolarità.

    Ovviamente questo gioco non vi offrirà del semplice tiro al piattello (per quello bastava la buona vecchia Zapper del nes!): in ogni missione dovrete prima studiare l’area in cui vi muoverete, così da poter pianificare al meglio le vostre future mosse. Ovviamente un buon cecchino ha molti modi per restare nell’ombra, potrete ad esempio optare per un altrettanto silenziosa eliminazione ravvicinata mediante l’uso di un coltello; se poi l’approccio stealth che contraddistingue un laborioso ed efficiente cecchino dovesse non funzionare sappiate che potrete sempre sperimentare l’uso di svariate, e ben più chiassose, armi a corto raggio (pistole, mitragliatrici, ecc). In onesta va comunque detto che il metodo che più potrà darvi soddisfazioni in questo Sniper Elite 4 (come tutti gli altri in realtà) appare comunque quello sottolineato già dal nome di questa saga: siete e resterete un cecchino, per cui se ciò che vi stuzzica e falciare milioni di soldati avversari potete da subito volgere il vostro sguardo ad altri giochi più blasonati del genere (visti anche alcuni limiti di IA che in queste fasi di gioco di fanno ancora più evidenti).

    Sniper E 4Per chi di voi voglia ricercare un minimo di variabilità anche in un gioco di cecchinaggio la soluzione è comunque possibile e dipenderà proprio da come sceglierete di approcciarvi al mondo di gioco. All'interno delle aree di gioco troverete infatti un ampio spettro di possibilità: potrete ad esempio sfruttare i rumori ambientali per mascherare il boato di un colpo esploso dal vostro fucile, muovervi tra un cespuglio e l’altro così da non essere scorti e molto altro. Restando in tema variabilità va anche sottolineata la presenza di collezionabili ed obbiettivi secondari sparsi qua e là nella mappa, ancora una volta non elementi di grosso peso ma comunque godibili e ben accolti dal sottoscritto.

    Sappiate poi che avremo modo di vivere l’intera campagna principale portandoci dietro un amico (si spera pronto a guardarci le spalle), se questo non dovesse bastarvi potrete anche anche cimentarvi in differenti scontri (sia online che in locale) competitivi e cooperativi.

    Insomma ancora una volta Sniper Elite si porta dietro ciò che lo contraddistingue (sia nei suoi punti di forza che nei suoi limiti), offrendoci qualche miglioria qua e là ma, aimè, nessuna innovazione che possa far urlare al miracolo. Come più volte ripetuto in questa sede il tutto resta comunque interessante e godibile, soprattutto per tutti quelli tra voi che si chiedono: "chissà come sarebbe stare su un trespolo a falciare nazisti da centinaia di metri…"

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

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