• 27/10/2018 - Assassin's Creed riparte dagli albori con: Assassin's Creed Origins

    assassins creed origins

    La saga di Assassin’s Creed è ormai da considerarsi un volto noto del mondo videoludico e, forse proprio per questo motivo, negli ultimi capitoli si cominciava a percepire la necessità di una miscelazione dei suoi elementi interni che potesse fungere da nuovo punto di partenza; questo nuovo inizio è forse da ricondursi proprio all’interno questo Assasin’s Creed Origins.

    Questo gioco sembra infatti funzionare come perfetto punto di raccordo tra la storia passata ed il futuro della saga, riuscendo a miscelare sapientemente elementi storici con altri chiaramente ereditati da differenti grandi giochi già presenti in commercio (a tal proposito i giocatori di The Witcher 3 o The Legend of Zelda: Breath of the Wild non potranno non notare alcune similitudini).

    E, ad essere onesti, l’idea di far ripartire la saga con un capitolo atto a narrarci l’inizio della lunga storia degli Assassinisembra quasi naturale. Vi ritroverete a vivere la storia di Bayek, una storia ricca di emozioni forti e di passioni (sia positive che negative) comuni al’animo umano, un ribollente calderone in grado di generare, con il progredire delle vicende narrate, la famosa confraternita. L’altra faccia della narrazione sarà invece indossata da Layla e dalle vicende che la legheranno all’Animus.Lei è una donna dalla personalità forte e ben definita, un carattere in grado di infondere, almeno in parte, nuova vita ad una componente narrativa che, anno dopo anno, cominciava forse a dimostrare una generale debolezza strutturale ed una forte necessità di rinnovamento.

    ac origins

    L’intreccio delle vicende principali si dimostrerà valido anche grazie ad una cura nella sua scrittura e sceneggiatura encomiabile.Le vicende principali ci concederanno a tratti anche una sequenzialità libera e sotto le nostre preferenze; riuscendo così a concedere al videogiocatore un approccio almeno in parte più personale anche se, a tenere le rediti del tutto ed a limitare questa componente, resterà comunque la forza dei nostri vari nemici. Tuffarsi in uno scontro fuori dalla nostra portata sarà infatti molto spesso semplicemente un suicidio e, per colmare la distanza, dovremo necessariamente dedicarci ad una moltitudine di attività secondarie. Tutti questi elementi secondari sparsi per il vasto mondo di gioco, oltre ad garantirci una crescita nelle capacità di Bayek, ci assicureranno anche un maggior approfondimento delle vicende legate alle varie zone che potremo esplorare, dando ad ognuna di essere un carattere più concreto e dettagliato, utile a diversificare l’esperienza ludica e rendere più credibile ed organico quest’universo.

    Il risultato dell’impegno di Ubisoft Montreal mostrato in questi elementi sembra essere riuscito ad assicurare al titolo la miglior componente open world dell’intera serie e, muoversi tra dune e piramidi, sarà fonte di molte soddisfazioni e suggestioni!

    Questo Antico Egitto è reso in modo encomiabile: una terra che subisce le influenze delle differenti culture che, in queste vicende si scontreranno, un geografia in grado poi di fondersi con una varietà di lande selvagge, in grado di passare agilmente da ampi deserti a monumentali zone montuose transitando al contempo per uno dei delta fluviali più suggestivi e centrali dell’intera storia umana!

    A darci motivo di ulteriore interesse nell’esplorazione ci penserà poi il sistema di loot di armi ed equipaggiamenti (divise per categorie di rarità). Molto spesso infatti se vorremo mettere le mani sugli item più rari (i leggendari o gli eccellenti ad esempio) non avremo altro modo se non quello di lanciarci in perlustrazioni di aree particolari o di tentare il completamento di qualche side quest più ostica. Questo sistema funziona alla perfezione e bene si integra con i pattern comportamentali più complessi dei vari personaggi secondari e con delle missioni opzionali ben realizzate e caratterizzate. La cura riposta infatti in queste componenti è superiore a quanto visto in molti capitoli del passato, contribuendo così a far diventare il tutto un valido elemento ludico ben bilanciato nell’economia generale. Non ci sarà nulla di strano infatti se, dopo aver completato le vicende legate alla storia del titolo, passeremo le ore a cercare di completare quante più attività secondarie possibili; un’innovazione enorme se paragonata ai troppi collezionabili fini a se stessi a cui la storia passata di Assassin’s Creed ci ha abituato.

    assassin s creed origins combat

    Altro elemento ad essere stato rivisto (in meglio per quanto mi riguarda) è il combat system. Da una parte abbiamo un vasto (e variegato) arsenale di armi (tutte impreziosite da moveset differenti per resa delle animazioni e elementi di gameplay), dall’altra il gioco abbandona la classica formula del passato a favore di scontri in cui il tempismo, l’uso di scudi e schivate e l’alternanza di attacchi leggeri (utili per le combo) e pesanti (vantaggiosi per infrangere la guardia avversaria) diventano centrali nell’esecuzione di ogni scontro. Come dicevamo il nuovo approccio all’arte dell’assassinio si mostra meglio realizzato rispetto al passato, purtroppo però a tratti appare ancora un po’ grezzo ma siamo certi che, negli anni, tornerà rifinito e raffinato.

    A voler sottolineare l’importanza di questo cambiamento ci penserà poi lo stesso gioco, mettendoci davanti a situazioni più variabili in cui, molto spesso, non sarà solo lo stealth l’approccio consigliabile. Questa scelta ci consegnerà un gioco meno ripetitivo, con un tasso di sfida più alto e meglio calibrato anche in funzione del palato di ogni videogiocatore.

    I vostri gusti potranno poi indirizzare l’evoluzione di Bayek all’interno di un albero delle abilità che poggia su tre elementi principali: Cacciatore (che primeggia l’approccio stealth e l’uso di armi a gittata), Guerriero (in cui il potenziamento delle capacità legate alle armi da taglio è l’elemento centrale) e Veggente (più orientato su abilità soprannaturali e sull’uso di gingilli di differente natura). Certo, va sottolineato che il gioco è confezionato per scoraggiare chi voglia puntare su un unico approccio ed è quindi consigliabile dare al nostro avatar un po’ di tutto, così da poter primeggiare un una varietà di situazioni più ampie.

    Graficamente il titolo non riesce a strabiliare, mostrando i limiti di un motore grafico che comincia a mostrare la sua età ma, malgrado compenetrazioni, animazioni migliorabili e modelli poligonali non così ricchi troviamo un ottimo lavoro artistico in grado di bilanciare bene i precedenti difetti. Se poi potrete gustarvelo su una Xbox One X vi assicurerete anche la presenza del 4K, un miglioramento totalmente in grado di far passere in secondo piano le imperfezioni presenti (a tal proposito vi ricordiamo che il titolo è disponibile per Pc,  Xbox One e Playstation 4).

    Insomma Assassin’s Creed decide di ripartire dal punto di Origine di tutto e, nel farlo, sembra proprio riesca a consegnarci un titolo valido, in grado di fungere da nuova pietra miliare nello sviluppo futuro dell’intera saga!

    Fabrizio Foirtuna - JeruS

  • 28/08/2017 - Il ritorno del Dragone: Yakuza Kiwami

    yakuza kiwami

    Questo mese di Agosto è già riuscito a mostrare come anche periodi solitamente piatti per numero e peso di uscite videoludiche possano far sognare noi videogiocatori e, potremmo affermare che, questi ultimi giorni vogliano proprio continuare a ribadire con forza questo concetto.

    Ecco quindi che domani potremo veder arrivare nei negozi il remake del primo capitolo che segno l’inizio della storia di una Saga videoludica ancora amatissima. Parliamo di Yakuza Kiwami remake del primo episodio uscito circa 11 anni fa sulla (molto amata) PlayStation 2.

    Ogni possessore di una Playstation 4 avrà quindi l’occasione di tornare a vestire i panni di Kazuma Kiryu (o di vestirli per la prima volta qual ora non lo avessimo ancora fatto) così da viverne (o rivivere appunto) i suoi “primi” passi nella leggenda della Yakuza giapponese.

    Sulla storia di Kazuma Kiryu cercheremo di dire poco, vi basti sapere che egli ha perso tutto e, dopo aver trascorso dieci anni in carcere per un crimine che non ha mai commesso, ciò che vuole è semplicemente riprendere in mano la propria vita e, con essa, la propria amata ed il fratello spirituale che così lungamente non ha potuto abbracciare.

    Così comincerà una storia dal sapore e dallo stile molto nipponico, ben narrata e congeniata, arricchita in questa nuova versione da alcune aggiunte in grado di farla brillare al meglio e restituirla come se non fosse invecchiata di un giorno.

    Con il remake torna anche Kamurocho, quartiere fittizio di Tokyo che in realtà non è altro che una rivisitazione del famoso quartiere a luci rosse Kabukicho. Qui convergono persone di ogni estrazione sociale ed, ovviamente, le differenti bande appartenenti alla Yakuza che sgominano per la gestione del territorio.

    Yakuza Kiwami

    Il nostro Kiryu spera qui di poter rivivere le atmosfere che aveva abbandonato 10 anni prima ma, per sua sfortuna, il carcere ha la caratteristica di congelare il tempo solo per chi è rinchiuso al suo interno. Ecco quindi che tutto sarà drasticamente cambiato ed egli dovrà, necessariamente, fare i conti con il cambiamento già compiuto.

    Ed in merito di cambiamenti va da subito detto che nulla di quel mondo è stato stravolto eppure tutto e stato rifatto. Kamurocho appare fresca in termini tecnici e ludici: un vibrante quartiere fatto di labirintici vicoli, di accese luci al neon che si riflettono sulle pozzanghere e di esotiche prelibatezze. E’ cambiata la gestione della telecamera che ora può scanagliare in modo libero l’ambiente che ci circonda, sono scomparsi i fastidiosi tempi di caricamento e, malgrado la provenienza dal passato in termini di architettura e costruzione si farà comunque sentire, il tutto sembra apparire soddisfacente in termini contenutistici.

    In dieci anni i videogiochi sono abbondantemente cambiati e si sono arricchiti (anno dopo anno) di varietà, di soluzioni e di approcci che, per Yakuza Kiwami, vestiranno i panni di missioni secondarie, lavori alle volte molto particolari (con delle vere e proprie carriere), passatempi vari (tra cui le miriadi di possibilità offerte dal gioco d’azzardo) ed ovviamente scontri di ogni sorta tra la pittoresca (e malavitosa) popolazione del quartiere.

    Tutto questo, ovviamente, non sarà semplicemente fine a se stesso ma svolgerà invece un triplice ruolo. Oltre ad intrattenerci e farci divertire svolgere questa moltitudine di “compiti” farà crescere il denaro in nostro possesso e porterà ad un impatto sull’evoluzione (e la crescita) del nostro alter ego in modo molto simile a quanto visto in vari giochi di ruolo: accumuleremo punti da spendere all’interno di uno stratificato sistema di crescita.

    A giocare un ruolo centrale in questa crescita sarà ovviamente Goro Majima, un personaggio molto particolare che ci capiterà di incrociare più volte nello scorrere dell'avventura. Egli che non vedrà l’ora di sfidarci per dimostrare le sue capacità, questi scontri saranno quelli che più potranno portarci a crescere, soprattutto per quanto concerno il temibile stile del Dragone.

    Yakuza kiwai Dragon level up

    Ma prima di soffermarci sul suddetto stile entriamo nel vivo della componente che, in fin dei conti, rappresenta l’elemento cardine dell’intera esperienza ludica: Il combattimento.

    Il gameplay generale del gioco è infatti rimasto (e vorremo ben vedere) lo stesso della serie. E se le fasi esplorative possono risultare oggi in parte limitate, come stessa sorte può toccare a buona parte delle missioni secondarie, sono proprio le fasi da combattimento ad offrire i meriti più interessanti sotto il profilo del gameplay.

    Il sistema del combattimento è stato mutuato da Yakuza 0 e ci fornirà quattro diversi stili di combattimento tra cui potremo muoverci liberamente in ogni scontro: Beast, Brawler, Rush, Dragon.

    Yakuza Kiwami combat

    Beast è lo stile più lento e violento dei quattro, in grado di infliggere ingenti danni ma al contempo ha il difetto di esporci a dei rischi maggiori data proprio la lentezza generale.

    Brawler risulta essere lo stile più equilibrato del quartetto oltre questo combina l’uso di prese e di oggetti vari.

    Rush, come il nome ancora una volta lascia ad intendere, punta tutto sulla rapidità e sulle ottime capacità elusive.

    L’ultimo è il leggendario Stile del Dragone che, come dicevamo qualche riga più in su, necessiterà che vengano portati a compimento gli scontri con Goro Majima (NDR: Non solo lui in realtà ma perché spoilerare tutto?) prima di avere accesso alle sue, temibili, tecniche.

    Yakuza kiwami - Goro Majima

    Dal punto di vista tecnico, questo remake, riesce perfettamente nel compito di riconsegnare un vecchio gioco sotto una veste estetica nuova e soddisfacente, tra modelli poligonali ben realizzati ed una stabilità visiva che mantiene i suoi frame saldi nella stragrande maggioranza dei casi, lamentarsi sarebbe davvero eccessivo (certo qualche sbavatura frutto del tempo resta ma parliamo davvero di poca roba). Si aggiunge a questo il buon comparto audio; anche in questa nuova veste il titolo è stato tradotto nella sola lingua inglese e questo potrebbe forse far storcere il muso ad i meno anglofoni tra voi (o magari potreste cogliere l’occasione per esercitarvi un po’ con essa).

    Insomma questo Yakuza Kiwami sembra mostrarsi come un remake fatto con impegno, cura e rispetto. L’aggiornamento del tempo ne ha permesso una ristrutturazione parziale: ne ha riaggiornato l’estetica, ha colmato quelle poche lacune narrative ed ha saputo far tesoro dei traguardi raggiunti dalla Saga nello sviluppo intercorso negli 11 anni dal suo primo arrivo.

    Siete pronti al ritorno del Dragone?

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 28/08/2018 - Il ritorno di Yakuza 2 con Yakuza Kiwami 2

    yakuza kiwami 2 cover

    Un anno fa salutavamo con gioia la nuova ri-nascita della saga di Yakuza con Yakuza Kiwami (qui l’articolo), oggi siamo nuovamente qui per festeggiare il secondo capitolo(esclusivo Playstation 4) di questo remake per la grande saga del Dragone di Dojima!

    Abbiamo da poco parlato di un altro ritorno, quello di Shenmue (qui il pezzo). Se quella serie rappresenta forse il punto di inizio di questo genere ludico, Yakuza ne è senza dubbio la naturale evoluzione ed, in questo processo, avere l’occasione di mettere le mani su questi rifacimento rappresenta un’occasione unica.

    Ancora una volta la formula di gioco resta la solita, vecchia e buona, ricetta a cui siamo abituati: un’alternanza di esplorazione, attività primarie e secondarie, combattimenti (ancora ed ancora) e cut-scene in grado di dare un videogioco che è in parte avventura ed in parte gioco di combattimento e che ci consegna tonnellate di attività da svolgere nel suo mondo. Una formula di gioco che non è mai confondente ma che anzi è in grado di guidare il giocatore (alle volte quasi troppo) da un evento ad un altro con semplicità e linearità ma che comunque riesce, proprio grazie alla narrazione, a brillare più di altre produzioni meno famose.

    Il secondo capitolo di Yakuza si presentò al pubblico con una narrazione più lineare in grado di far evolvere il personaggio di Kazuma Kiryu (e non solo) in modo naturale. Yakuza 2 è quindi ad oggi il capitolo più conciso della serie sotto il punto di vista narrativo ma, non per questo, risulta essere piatto o prevedibile; molti saranno infatti gli eventi che si susseguiranno ed alcuni di essi saranno in grado di lasciarvi comunque assolutamente di stucco! Rispetto al passato la trama torna, in questo Kiwami 2, con pochissime modifiche e, ad essere sinceri, tutte le stesse risultano essere in grado di migliorare lo storytelling originale (ricordi ed effetto nostalgia escluso).

    Oltre questo tornano le valanghe di contenuti secondari in grado di rendere le ore di gioco nel mondo della Yakuza variabile, ricco e divertente. Sotto questo punto di vista la serie Yakuza ci ha sempre abituati bene attraverso una moltitudine di attività secondarie, scazzottate e minigiochi vari. Ed è proprio parlando di queste attività che nota come il remake riesca ad introdurre (o migliorare) molti contenuti interessanti. Tra queste nuove aggiunte brilla particolarmente per il suo valore aggiunto l’introduzione della Clan Wargià conosciuta nel recente Yakuza 6(eccovi qualche info in più). Per chi non conoscesse questo minigioco stiamo parlando di uno pseudo strategico in tempo reale in grado anche di arricchire sia il gameplay del gioco che alcuni elementi della trama.

    yakuza kiwami 2 fight 2

    Dal punto di vista degli scontri, elemento cardine dell’intera esperienza di gioco, vediamo delle grosse differenze rispetto al precedente Yakuza Kiwami. Stiamo parlando della scomparsa dei differenti stili di combattimento (che nel primo remake venivano ereditati, insieme al motore di gioco, da Yakuza 0). Questa volta Il Dragone combatterà attraverso un unico stile che però, come di consueto, si evolverà e crescerà nel tempo aggiungendo, in modo graduale, sempre più mosse efficienti ed altamente coreografiche. In seno alla questione combattimenti segnaliamo anche un miglioramento in termini di resa ed efficienza degli equipaggiamenti e delle armi (ora un elemento davvero in grado di fare la differenza all’interno degli scontri).

    Come dicevamo il motore di gioco di questo secondo Kiwami è cambiato passando da quello di Yakuza 0 a quello di Yakuza 6; un cambiamento in grado di rendere il mondo di questo Yakuza Kiwami 2 una bellezza per gli occhi. Essì, perché il risultato visivo finale di questo gioco riesce a risultare persino più bello di quel sesto capitolo con un livello di dettaglio altissimo, delle animazioni ottime ed una cura per la dinamica degli effetti di luce invidiabile!

    Su questo Yakuza Kiwami 2 mi sono sentito di spendere davvero poche parole, un po’ per non entrare nei dettagli di una trama che voglio venga scoperta passo dopo passo da voi, un po’ perché questo remake non è altro che la naturale evoluzione di un brand che, attraverso esso, riesce sapientemente a distillare quanto di vincente era presente in Yakuza 2 con ogni elemento di pregio di Yakuza 6 (arrivando persino a raffinarlo ulteriormente!). Ma non vorrei mai che le poche parole spese possano farvi dubitare della qualità: questo Yakuza Kiwami 2 è perfettamente in grado di vincere la sfida di far nascere nuovamente quel secondo capitolo che molti videogiocatori di era Playstation 2 hanno, giustamente, imparato ad amare; forse addirittura in misura superiore a quanto fatto da quel primo Yakuza Kiwami che abbiamo apprezzato di gusto solo un anno fa.

    Fabrizio Fortuna – JeruS

  • 30/05/2017: Gli Italiani di Milestone vogliono dimostrare il loro valore con il nuovo MXGP3

    MXGP3

    Non capita spesso di parlare di Software House italiane, sembra in effetti che questo settore nel nostro bel paese sia decisamente lento a partire ma, come la vita insegna, per ogni regola si ha sempre un’eccezione.

    L’eccezione di cui parleremo oggi è Milestone, sviluppatore milanese che negli anni è riuscito a farsi largo in un settore per nulla facile e che, anche grazie ad acquisizioni di licenze di rilievo, è riuscita a concretizzare il sogno di competere con SH decisamente più grandi e longeve.

    A fare la differenza con la concorrenza a questo punto restano solo i limiti tecnici; ecco quindi che, dopo massicci investimenti, è addirittura arrivata alla collaborazione con Epic Gamese ad essere la prima SH ad utilizzare il famosissimo Unreal Engine 4 per un gioco di corse!

    L’utilizzo di suddetto engine ha quindi permesso al nostrano gruppo di potersi permettere, non solo la certezza di una resa grafica di alto livello ma, soprattutto, uno snellimento sostanziale in termini economici e di tempistiche per ogni possibile conversione per le differenti console attualmente su mercato (NDR: tutte compatibili con l’UE4).

    Comincia così una nuova era videoludica per i ragazzi di Millestone e, ad inaugurare, questo nuovo inizio sarà MXGP3, ultima versione del videogioco ufficiale sul Campionato Mondiale di Motocross.

    La serie di MXGPè riuscita in questi anni a far breccia nel cuore di tantissimi videogiocatori, diventando una serie attesa e celebrata in tutto il mondo. Con la crescente notorietà appariva quindi necessario cercare di rendere la saga ancora più accattivante e, con l’acquisizione di un motore come l’UE4il salto è stato ovvio, non solo dal punto di vista visivo (sempre ben accetto) ma, soprattutto, per quanto concerne la questione della fisica in-game, essenziale in uno gioco simulativo che fa di fedeltà e verosimiglianza la sua punta di diamante.

    Quest’ultimo aspetto risulta in effetti nettamente migliorato, sia dal punto di vista del realismo nella gestione di moto e guidatore (due elementi centrali anche solo a livello di bilanciamento del peso e dei suoi effetti sulla gestione del bolide) che dalla gestione della pista. Il motocross è uno sport su fango e le modifiche della pista impresse dal passaggio di altri guidatori giocano un ruolo fondamentale (soprattutto nella gestione delle curve) sia come facilitatori che come possibili ostacoli. Ecco quindi che i ragazzi di Millestone hanno dedicato parecchie risorse hardware proprio alla gestione di questa caratteristica.

    Sarà comune osservare quindi una, via via sempre più marcata, genesi di utilissimi solchi su strada; come anche una modifica sostanziale in funzione delle condizioni metereologiche (ecco quindi che un vantaggio può rapidamente trasformarsi in un fastidiosissimo ostacolo da tenere presenti se si vuole raggiungere il podio invece di finire disarcionati dalla propria due ruote).

    Il risultato generale è quindi rappresentato da una fisica di alto livello in grado di restituire un ottimo feeling al guidatore, cosa che è sicuramente elemento centrale in ogni simulazione che si rispetti.

    mxgp3 screen

    Ed arriviamo anche alla questione cosmesi. Il cambio di motore grafico ha portato ovvi benefici visivi con una resa generale nettamente superiore a quanto visto nella storia del brand, con ambientazioni ora fedelmente riprodotte grazie ad una mole poligonale superiore, a delle texture di alta qualità e ad una serie di effetti visivi e di illuminazioni squisiti.

    Oltre alla resa visiva è stata dedicata uguale attenzione anche alla componente audio che, oltre ad una serie nuova di ricampionature delle varie moto ufficiali, si dota anche di un comparto audio in grado di adattarsi alla varietà di contesti dati dal mondo di gioco, contribuendo non poco ad una netta sensazione di realismo ed immersione generale.

    MXGP3 non vuole però limitarsi ad essere un semplice porting migliorato grazie all’UE ma molte sono anche le aggiunte e le rifiniture al contenuto offerto da questo terzo capitolo.

    Fanno la loro comparsa le (richiestissime dalla community) moto a due tempi che importano nel gioco una dinamica di guida completamente differente in grado di aggiungere variabilità e libertà di approccio al giocatore.

    Oltre all’arrivo dei nuovi bolidi nelle scuderie ad arricchire l’offerta ludica ci penseranno anche le varie modalità di gioco. Oltre alle classicissime gare singole e ad i campionati si avrà la possibilità di poter creare il proprio pilota e la propria moto per intraprendere una vera e propria Carriera nel mondo del Motocross. Ovviamente risulta essere presente anche la possibilità di sfidarsi online con altri corridori in carne ed ossa ed, a tal proposito, i ragazzi di Milestone han anche voluto introdurre un’inedita modalità chiamata “Motocross of Nation” in cui i giocatori appartenenti alle varie nazioni contribuiranno con le loro prestazioni a migliorare il punteggio generale dello stato nella speranza di poter superare le altre squadriglie (NDR: In questa modalità saranno previsti 5 tracciati aggiuntivi oltre ai 18 normalmente presenti).

    Insomma se avete un Pc, una XboxOne o una Playstation 4ed amate il Motocross non potete mancare l’uscita di questo MXGP3 il 30 di questo mese!

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • 30/06/2017: Pronti al ritorno di Crash Bandicoot?

    crash prenota

    Ci avviciniamo con passo sicuro a Giugno, mese sacro nel mondo dei videogiochi, questo perché nel corso di Giugno ogni anno si svolge una delle più importanti fiere di settore, l’Electronic Entertainment Expo,in quest’occasione il videogiocatore incallito viene travolto da vagonate di informazioni sull’andazzo futuro di questa splendida passione (NDR: a tal proposito sappiate che per questo E3 stiamo preparando qualcosa di speciale per voi).

    Se tra voi lettori vi è qualche fan Sony ricorderà con con piacere la conferenza losangelina del passato anno. Da molti considerata ottima (alcuni dicono addirittura la migliore dello scorso anno), ricca ti novità e di emozioni. In effetti all’interno del tempo a sua disposizione Sony è riuscita ad annoverare un paio di istanti di pura esaltazione, tra questi uno riuscì a far esplodere di gioia l’intera sala gremita di ospiti, come anche buona parte dei fan più storici della casa giapponese. Stiamo parlando di quando, sul palco, comparve la silhouette del, mai dimenticato, Crash Bandicoot.

    Così faceva il suo primo ingresso nel mondo dell’ufficialmente noto la riedizione della storica trilogia della mascotte Sony.

    Un nuovo Giugno è ormai alle porte e, in modo quasi simbolico, questa volta si concluderà proprio con l’arrivo di Crash Bandicoot N-Sane Trilogy per le nostre Playstation 4.

    Forse ben consci del profondo amore che lega i fan storici al brand i ragazzi di Vicarius Vision hanno scelto di trattare questa remastered con i guanti. Il risultato finale sembra infatti non voler stravolgere minimamente nulla dell’originale, ed amata, ricetta. Ecco quindi che ogni singolo elemento è stato riproposto alla perfezione, sia in termini di costruzione dei singoli livelli di gioco (con tanto di identiche scorciatoie segrete) sia in termini di design generale di personaggi ed ambientazioni.

    Alla fedelissima realizzazione generale si affianca però la maggior potenza delle moderne macchine da gioco;ben distanti da quanto visto ai tempi della prima Playstation. I tre titoli hanno quindi subito una sostanziale opera di “make-up atta a migliorare l’aspetto che, maggiormente avrebbe risentito del passare degli anni. Ad aver subito le migliorie più sostanziali (oltre agli ovvi modelli poligonali come anche all’adattamento per l’alta definizione) sono le animazioni generali. Le varie, ironiche, scenette a cui lo strampalato protagonista ci ha abituato ritorneranno quindi più vive che mai, pronte anche questa volta a strapparci ben più di un sorriso.

    Altro aspetto altamente positivo di questa riedizione risiede nel “nuovo” comparto audio. Fanno il loro ritorno i vari brani (rimasterizzati per l’occasione) presenti nei tre vecchi capitoli (stiamo parlando di circa cento pezzi diversi!) a cui si affiancano: un ottimo ridoppiaggio estremamente rispettoso delle sonorità passsato ed una miriade di suoni strampalati e buffi.  Come per le animazioni anche questa volte il risultato generale è quello di una colonna sonora estremamente viva ed energica, in grado di accompagnare il nostro incedere simpaticamente e sempre pronta a modificarsi in funzione di ambiente e situazioni.

    crash screenshot

    A poter forse spiazzare i videogiocatori più giovani ci penserà però la componente puramente giocosa. L’impianto ludico ha infatti risentito del peso degli anni, offrendoci un Platform caratterizzato dai dei ritmi tipici della prima era Playstation. Questo elemento farà di certo la felicità dei nostalgici ma potrebbe anche fare degli scontenti tra chi si aspetta un gioco più simile ai ritmi del videogioco moderno. Sembra proprio che questo Crash Bandicoot N-Sane Trilogy voglia riproporre in tutto e per tutto le sensazioni ludiche di quel periodo. Ci viene quindi consegnato un Platform dall’incedere singhiozzante e ragionato, con un livello di sfida figlio del passato e dei salti da calibrare al millimetro, in grado di farci tornare a lanciare pad fuori dalla finestra dopo l’ennesimo errore.

    A tal proposito l’utilizzo delle telecamere fisse potrà, alle volte, risultare fastidioso e frustrante come, ahinoi, accadeva in passato. Alcune sequenze di salti saranno perciò rese più ostiche dalla difficoltà di calibrazione degli stessi proprio per colpa della telecamera posta dietro il nostro eroe rischiando di farci precipitare nel vuoto ancora ed ancora.

    Insomma il peso degli anni riesce a tratti a farsi sentire mostrando forse il fianco ad una frustrazione generale che potrebbe farsi occasionalmente fastidiosa; a tal proposito si sarebbe forse potuto pensare di rinunciare ad un minimo di fedeltà a favore, magari, di qualche soluzione presa in prestito dai Platform game più recenti…

    Qualche piccola differenza è, in realtà, stata introdotta (o per meglio dire ampliata). Forse alcuni di voi ricorderanno la difficoltà dinamiche del terzo capitolo (NDR: in pratica il gioco regola la difficoltà di certe sessioni in funzione di quante morti voi abbiate subito in quella sequenza), ecco che, forse proprio per ridurre il rischio concreto di frustrazione, gli sviluppatori hanno scelto di ampliare questa soluzione anche ai primi due giochi. Oltre a questa soluzione sono poi stati introdotti, ad inizio livello, alcuni piccoli indizi in grado di suggerire al videogiocatore qualche possibile soluzione futura.

    In definitiva l’impressione finale è quella che, malgrado i piccoli aggiustamenti qua e là, i ragazzi di Vicarious Vision si siano avvicinati a questa riedizione con religioso rispetto, preferendo rischiare di riproporre elementi forse in parte negativi, ma comunque fedeli al passato, rispetto a rischiare di scontentare milioni di fan sparsi per il mondo con alcuni stravolgimenti delle dinamiche storiche.

    Insomma Crash Bandicoot è pronto a tornare sulle nostre Playstation e, nel farlo, promette di riproporre un’esperienza in grado di andare perfettamente a braccetto con quella vena di nostalgia, mista a retrogaming, che sembra invadere molti giocatori oggi giorno…

    Un gioco ri-realizzato con rispetto assoluto, che ha forse l’obbiettivo di gettare luce su alcuni elementi del passato che possono essere recuperati e serviti, ancora una volta, al tavolo del divertimento e della sfida. Resta solo da capire se, nel riproporci queste vecchie glorie, non si corra il rischio di indispettire chi non sia più abituato ad abbracciare la sfida, ad accettare la frustrazione come componente del gameplay stesso, anche se, a giudicare dalla fama che giochi dal sapore squisitamente retro stanno ultimamente riscuotendo, la scommessa potrebbe essere in parte già vinta.

    Voi che ne pensate?

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Continuiamo a parlare di calcio con Fifa 18

    Fifa 18 copertina ronaldo

    Ad inizio mese avevamo avuto modo di approfondire, almeno in parte, l’offerta ludica messa in campo dal nuovo PES(qui l’articolo), oggi è finalmente giunto il tempo di vedere cosa abbia da dire la controparte calcistica EA.

    E cominciamo affermando da subito che, anche quest’anno, Fifa centra il colpo con un titolo calcistico in grado, anche per quest’anno, di riversare le esperienze calcistiche dal rettangolo verde dei campi da gioco a quello luminoso dei nostri monitor televisivi.

    Ma, seppur il progresso della storica saga ci abbia da sempre abituato a miglioramenti e perfezionamenti graduali (magari con qualche scivolone qua e là), già dalla presentazione dell’edizione 2018 avevamo avuto modo di intuire che l’impegno da parte della software house fosse indirizzato in gran parte ad una modalità precisa (NDR: già introdotta nella scorsa edizione), ossia la modalità il Viaggio in cui tornare a vestire i panni della stella nascente della Premier League: Alex Hunter.  

    Il ritorno di Hunter appare da subito maggiormente curato rispetto al passato con una maggior attenzione ad ogni aspetto di storia, sceneggiatura ed interazioni con lo scorrere degli eventi. Infatti, oltre ad un miglior lavoro di scrittura e sceneggiatura degli elementi che dettagliano questo mondo calcistico, avremo modo di partecipare direttamente ad alcune scelte che non si limiteranno a portare variabilità ai vari eventi possibili ma porteranno anche ad alcune modifiche alle performance portate, palla al piede, in campo.

    Gli elementi del gameplay appaiono quindi meglio inseriti in una cornice narrativa in grado di compenetrarsi con gli allenamenti e le partite ufficiali (NDR: in cui poter scegliere di controllare l’intero team o il solo Hunter) e, soprattutto, capace di far crescere le nostre abilità di giocatore al pari con quelle del nostro alter evo; nel tentativo non solo di primeggiare come squadra ma anche di far emergere la nostra star (molti obiettivi secondari saranno infatti collegati direttamente alla “fama” del nostro giocatore).

    fifa 18 hunter

    Certo, malgrado i miglioramenti inseriti, alcuni giocatori potrebbero desiderare ancora una maggior libertà di scelta ma, la modalità il Viaggio, si mostra comunque come un elemento chiave dell’intera offerta generale, perfettamente in grado di differenziare l’esperienza, soprattutto se paragonata alle altre modalità classiche.

    E, parlando di modalità, anche questo Fifa non intende rinunciare alla sempre apprezzata Carriera, sia da giocatore che da allenatore. Entrambe risultano ben costruite e funzionali come in passato ma. anche per queste. si evince un maggior impegno nel cercare di aggiungere degli interessanti (seppur limitati) elementi narrativi, mediante l’uso di alcune cut-scene atte a rendere l’esperienza complessivamente più organica e naturale.

    Tornano ovviamente anche la modalità Pro Club così come le numerose competizioni offline ed online (anche in co-op) e, con essa, rispuntano le classifiche da scalare. Tutto appare come sempre ben realizzato e, soprattutto, in grado di farci passare ore su ore pad alla mano e testa nel campo da gioco.

    Ed in termini di offerta ludica non possiamo non parlare del ritorno della modalità Fifa Ultimate Team sembra mostrarsi in forma smagliante, una modalità che, data la grossa mole di contenuto che ha da offrire, potrebbe essere considerata quasi un gioco indipendente. Questa modalità vi offrirà un gioco prevalentemente competitivo, un gestionale basato su numerosissime carte giocatore da collezionare ed utilizzare.

    FIFA 18 Ultimate Team Menu

    La scelta di rendere i giocatori delle carte collezionabili riesce quindi ad aggiungere anche la vena collezionistica allo spirito sportivo; così da offrire una modalità in grado di suscitare una dipendenza quasi eccessiva. Correremo quindi a comporre la nostra rosa di giocatori da utilizzare all’interno di numerose sotto modalità (ancora una volta sia online che offline) nella speranza di primeggiare sia contro la cpu che, soprattutto, contro i “deck” avversari.

    Ma vediamo di arrivare alla vera domanda: Come sono le sensazioni di gioco di questo Fifa? Riusciranno ad offrire un’esperienza simulativa soddisfacente?

    Rispetto al passato come ci si poteva aspettare i passi avanti sono stati fatti ed andando a concentrare la propria attenzione sui dettagli più piccoli ci renderemo conto di come questo abbia reso il gameplay più fluido e meglio rifinito.

    L’impegno massimo è stato profuso nel ricreare le animazioni legate al movimento dei giocatori, attraverso un lavoro di motion capture in grado di garantire una fisica interna ai corpi degli stessi, una miglioria che si riflette in una resa più coerente con il mondo reale.

    Questo approccio ha permesso di modificare indirettamente il sistema di gioco stesso, cosa evidente soprattutto in merito alla resa delle fasi legate al possesso di palla ed agli scontri con gli altri calciatori all’interno delle fasi di dribbling. Sarà necessaria una maggior attenzione nel tentativo di mantenere la palla ancorata saldamente tra le gambe dei nostri giocatori e, conseguentemente, si renderà indispensabile un maggior impegno tattico che si rifletterà a sua volta in ritmi di gioco che, pur mantenendosi rapidi, si dotano di una componente maggiormente strategica e legata all’analisi delle situazioni attorno a noi.

    fifa 18 ronaldo

    Nella stessa direzione si muove poi l’intero titolo che mostra una  miglior IA rispetto al passato (qui maggiormente aggressiva e punitiva nei confronti dei nostri errori) e delle opzioni tattiche da impostare all’interno del pre-partita in grado di dare all’intero match una direzione tattica maggiormente evidente. Piccola gradevole aggiunta in grado di spezzare meno il gioco è poi l’implementazione di una nuova “sostituzione rapida” da poter effettuare mediante la pressione del dorsale destro, nulla di trascendentale ma comunque in grado di impattare positivamente sulla generale fluidità degli scontri.

    La somma di tutti questi elementi confluisce quindi in un’edizione del titolo calcistico EA che, mai come quest’anno, sembra orientare l’intero gameplay verso una generale richiesta di capacità adattativa, in grado di premiare la giusta lettura delle situazioni di gioco e di saper rispondere ad esse adeguatamente.

    Dal punto di vista tecnico Fifa 18 riesce a mostrare la bontà del Frostbite Engine a cui si aggiunge una perizia maniacale nel ricreare una resa di stadi e spalti, ora decisamente in grado di restituire le emozioni vissute durante l’osservazione di un vero scontro calcistico; tutto è poi coadiuvato da un comparto audio ed una telecronaca italiana che, pur se non perfetta, fa il suo lavoro a dovere. L’unica critica che può essere mossa è legata ad una resa dei volti degli atleti decisamente troppo altalenante con alcuni calciatori ottimamente realizzati ed altri quasi irriconoscibili.

    Insomma, i giochi sono fatti, Fifa 18 è ormai uscito da qualche giorno per tutte le piattaforme disponibili (Playstation 3, Xbox 360 , Pc, Xbox One, Playstation 4, Switch) e sembra proprio che EA sia riuscita a mantenere le promesse fatte offrendoci un ottimo titolo anche quest’anno.

    La palla è ora al centro, a voi non resta altro che effettuare la scelta: Team PES o Team Fifa?

     

     

    Anche su Switch

    Per i possessori di Switch l’unica scelta è quella rappresentata dall’opzione Fifa ed, a tal proposito, vediamo di spendere due parole su quest’edizione del titolo che, per ammissione stessa di EA, non sarà identico alle altre versioni. Viste le differenze in termini di hardware infatti questa versione del titolo non ha potuto giovare del Frostbite (questo ha anche condizionato il taglio della modalità Il viaggio intimamente legata al nuovo motore di gioco). L’impegno dimostrato da EA per la versione Switch non sembra però essere da meno a quanto fatto per le concorrenti “più muscolose”, mostrando dei risultati decisamente convincenti (NDR: considerato poi la portabilità della console che conferisce al titolo delle caratteristiche di unicità decisamente interessanti).

    Per rendervi conto delle differenze visive eccovi quindi un piccolo video confronto tra la versione Switch e quella Xbox One, così da potervi fare un’idea da soli dell’ottimo risultato visivo raggiunto da EA sulla piccola, grande, portatile Nintendo.

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Dalle prime avventure grafiche fino a Syberia 3, un viaggio di sicuro fascino.

    Quando mi avvicinai al mondo videoludico tutto era molto diverso da com’è diventato oggi giorno.

    A qual tempo pochi fortunati potevano mettere le mani su una piattaforma di gioco e videogiocare era sinonimo di “Andiamo al baretto per qualche partita a Street Fighter 2!”.

    Certo, alcuni amici vantavano un Commodore 64, i più al passo con la moda (ad essere sinceri allora ancora poco diffusa nel nostro bel paese) potevano autocelebrarsi possederi di un Nintendo o di un Megadrive.

    Io, grazie a mio fratello maggiore, potevo bullarmi di essere un felice possedere di una fiammante Amiga 500 (cosa che mi permetteva di anticipare i tempi e commentare con uno sfregiante “Ma la grafica?!” quando venivo invitato dal possessore di un “C64” di turno…).

    Erano gli inizi degli anni 90, l’alba del gioco videoludico ed, in realtà, non si era per niente schizzinosi; si giocava con tutto, la “console war” era un termine che nessuno di noi avrebbe mai compreso.

    Ad essere sinceri anche il videogioco era solo una tipologia di gioco tra le tante, una che non occupava nemmeno fette così sostanziali del nostro tempo. In compenso riusciva già nel compito di fornirci piacevoli alternative ai passatempi da svolgere all’aperto, alternative decisamente utili nei momenti di pioggia e nelle ore più tarde e buie.

    Erano differenti le rese visive, differenti i gameplay, differenti i ritmi di gioco ma le emozioni, quelle erano già presenti ed ugualmente valide. Spesso quelle avventure digitali, complici ovviamente i molti limiti tecnici, lesinavano di trame articolate ma, ciononostante, riuscivano comunque ad offrire quel tanto che bastava alla nostra immaginazione per coglierne aspetti molto più ampi.

    Era l’epoca di giochi in cui la sfida principale era spesso legata al “come giocare”, a dare spessore ci pensavamo poi noi giocatori, inventando consistenza e dettaglio lì dove, non necessariamente, erano stati pensati. Certo sia ben chiaro che, già qua e là, qualche sviluppatore provava ad imbastire un abbozzo di atmosfera e di storia degna di tal nome, ma erano tempi complessivamente molto diversi.

    Capitava così che, tra un pixelloso personaggio ed un altrettanto pixelloso sfondo, ci si ritrovasse facilmente invischiati in avventure epiche, spesso dettagliate dalla nostra giovanile immaginazione, ma non per questo meno emozionante ed autentica per noi piccoli videogiocatori.

    Monkey island

    E poi, qualche anno dopo, arrivo un gioco nella mia Amiga in grado di rapirmi completamente, di stravolgere quei mondi inventati. Un videogioco in grado di imbastire una storia ironica, divertente, matura ma scanzonata, geniale ed accattivante: arrivo il primo Monkey Island (accompagnato da una cosa come 12 floppy di gioco) e, con esso, arrivò anche la conoscenza del genere delle Avventure Grafiche.

    Questa mastodontica opera mi segnò profondamente, mi fece capire a che livello di complessità si potesse ambire con questo strumento di “semplice gioco”. Internet non esisteva (almeno non nelle assolate periferie del Siracusano), i più fortunati potevano puntare su un rumoroso Modem 56k, non esistevano siti da consultare ne soluzioni rapide da trovare: avevi il tuo ingegno, quello dei tuoi amici e le ore da poter dedicare al tuo gioco.

    Ricordo ancora che non superare un enigma diventava una prova di classe (da intendersi in senso letterale, ricordo ancora l’intera I°B ella mia scuola media al lavoro su certi enigmi) in cui, con vari amici, si vagliavano le possibilità offerte invece di prestare attenzione alle lezioni. Ad elucubrazioni terminate si stilava una lista di possibili tentativi per poi correre a casa nella speranza di trovare la corretta soluzione al fastidioso problema.

    Questi primi, concreti, ostacoli non facevano altro che far crescere la sensazione di conquista che seguiva ad ogni completamento di una nuova avventura grafica ed, altresì, cresceva il mio amore per questo splendido genere e, con esso, d il bisogno di trovare altre avventure da padroneggiare.

    Gli anni passavano e, con il loro trascorrere, cominciarono ad arrivare anche i primi PC da gaming (o presunti tali), arrivò il 3D, le avveniristiche nuove console e, nel frattempo, nuove avventure a stuzzicare il nostro ingegno e ad affascinarci con i loro mondi.

    syberia

    Tra le dozzine di videogiochi “spolpati” ricordo chiaramente il mio primo contatto con Syberia, opera realizzata dal fumettista Benoît Sokal sotto l'egida dello studio Microids.

    Avevamo da poco superato il nuovo millennio (uscendo illesi dal fantomatico Millennium Bug), unendo gli sforzi con mio fratello eravamo riusciti ad accaparrarci, una “paghetta alla volta”, il Nintendo 64 ed, a casa, avevamo un PC decisamente all’avanguardia. Le avventure grafiche continuavano ad essere un genere interessante per molti ma, complici anche i traguardi raggiunti grazie alle potenzialità tecniche dei nuovi dispositivi da gioco, era già cominciata la spirale discendente per questo genere che tanto amavo. Ciononostante ecco che un amico ci prestò questo Syberia.

    Un gioco molto diverso da quanto mi fosse capitato di provare fino a quel momento. Con un’ambientazione in grado di miscelare in modo perfetto elementi “steampunk” e mondo moderno questo Syberia risultava essere in grado di originare un mondo perfettamente credibile ma al contempo estremamente affascinante, ricco di ingranaggi e robot rugginosi ma funzionanti, tutto questo era poi impreziosito da una storia matura, con tematiche adulte e complesse ma al contempo fortemente ironico.

    Avviando il gioco ci si trovava ad impersonare un’eroina, Kate Walker, giovane avvocatessa di New York. La vita di Kate sembra scorrere piacevolmente, una donna in carriera con una relazione sentimentale matura ed appagante. Tutto questo almeno fino a quando non le pioverà addosso un incarico decisamente particolare: dovrà recarsi in un paesino delle Alpi francesi di nome Valadilène per concludere una trattativa d'affari. Lì Kate dovrà rappresentare una grande azienda produttrice di giocattoli che intende acquistare la Fabbrica Voralberg, piccola impresa locale travolta dai debiti e da sempre specializzata nella fabbricazione di automi ad orologeria di altissima qualità.

    L’obbiettivo è chiaro: trovare la proprietaria della Fabbrica e farle firmare l’accordo (già finalizzato e discusso); insomma un lavoro facile, una firma e poi via, nuovamente a casa.

    Arrivata a Valadilène però Kate scoprirà che l’anziana proprietaria è venuta a mancare, nulla di preoccupante in effetti, vista l’assenza di eredi diretti, basterà passare dal notaio per concludere il tutto.

    O almeno queste sembrano essere le speranze di Kate, speranze che, com’è ovvio, non corrisponderanno alla realtà. Questo piccolo intoppo infatti si complicherà ulteriormente alla scoperta di una lettera che sembra nominare un certo Hans Voralberg, fratello della compianta proprietaria della Fabbrica, creduto fino a quel momento morto da più di 60 anni. A quanto pare il vecchio Hans sembra essere ancora vivo e vegeto, seppur la sua ubicazione non sia altrettanto chiara.

    Ad inscenare la sua dipartita sembra essere stato lo stesso padre dei due ragazzi che, non sopportando gli interessi del giovane Hans (affascinato più dal viaggio, dalla storia e dalla paleontologia rispetto all’idea di far quadrare i conti della fabbrica di famiglia), ha pensato bene di far figurare la sua dipartita come ufficiale così da potersi concentrare sulla crescita della, più promettente, sorella.

    La comparsa del nuovo, legittimo, erede e la sua ricerca da parte di Kate diventerà il fulcro di tutta l’avventura che ci porterà in giro per il mondo nella speranza di riuscire ad ottenere il consenso di Hans alla vendita della fabbrica. Il nostro lungo tragitto ci porterà fino alle remote terre Siberiane del titolo e ci accompagnerà nella scoperta del passato di Hans. Egli sembra essere una sorta di “idiot savant” della robotica (NDR: idiota sapiente - una persona solitamente affetta da una serie di ritardi cognitivi, anche gravi, che risultano essere però affiancati da uno spiccatissimo sviluppo di abilità particolari ampiamente sopra la norma di molti altri).

    La conclusione del primo Syberia arrivò però in modo brusco, interrompendo il viaggio in treno di Kate (accompagnata da una sorta di automa-maggiordomo Oscar e dall’anziano Hans) verso una misteriosa isola Siberiana della dubbia esistenza. Solo il vecchio Hans sembra infatti certo che suddetta isola esista realmente, per gli altri essa risulta essere solo una leggenda tra i paleontologi. L’interruzione del gioco ci lascia così, con questo dubbio esistenziale ed un po’ di amaro in bocca per un obbiettivo finale non raggiunto.

    syberia 2

    Ecco quindi che quando, due anni dopo, arrivò il secondo capitolo di Syberia fui più che felice di riprendere il viaggio esattamente da dove lo avevo lasciato nel 2002. Eccomi quindi nuovamente immerso nelle stesse atmosfere, negli stessi enigmi, nelle stesse, sognanti, ambientazioni.

    Questa seconda avventura ci porterà molto spesso a rischiare la vita in uno scontro con due fratelli decisamente poco raccomandabili. I fratelli Bourgoff diventeranno per Kate dei veri e propri “acerrimi nemici”, in grado di accompagnarci, ed ostacolarci, fino alle battute finali di questa nuova avventura.

    Il nostro viaggio sarà questa volta molto più avventuroso, adrenalinico ed, al contempo, onirico. Il tutto si concluderà solo al coronamento del sogno di una vita del buon Hans, attraverso il raggiungimento della fantomatica isola di Syberia e le lacrime d’emozione della buona Kate!

    Molti anni sono passati da quegli avventurosi viaggi, dal fascino delle vicende che ruotano attorno all’intraprendente avvocatessa.

    Il tempo trascorso non è stato benevolo con le avventure grafiche ma, gli ultimi anni sono stati accompagnati da una sorta di “nuova fioritura” del genere, seppur sotto vesti spesso leggermente diverse (basti pensare agli ibridi prodotti da Telltate) ma, la memoria di questa splendida avventura è ancora forte in molti videogiocatori.

    Syberia 3

    Ecco quindi che il Team francese ha deciso di rispolverare la loro IP con un terzo capitolo in uscita il 20 di questo mese per PC, Ps4 ed Xbox One.

    L’avventura ripartirà sempre da dove abbiamo lasciato Kate nel secondo capitolo. Ossia dispersa tra i ghiacci Siberiani, dispersa non è però un termine solo simbolico, Kate si trova proprio in una brutta situazione ma, per fortuna, verrà soccorsa da una tribù locale, gli Youkoi.

    Dopo il salvataggio Kate sceglierà di aiutare suddetta tribù nel compiere l’impresa che sembrano essersi prefissati: tornare alla loro terra natia!

    Il Team francese, conscio del molto tempo trascorso, ha scelto di introdurre un consistente riassunto delle vicende di Syberia 1 e 2, così da permettere anche ai giocatori non avvezzi al retrogaming o, semplicemente, più giovani di gustarsi tutte le vicende narrative fin qui perse (e da me solo rapidamente riassunte).

    syberia 3 game

    Diciassette anni restano comunque un lasso di tempo enorme, in un settore in costante sviluppo come quello del Gaming questo tempo sembra ancora più grande, ecco quindi che vari aggiustamenti per mantenere il gioco ancora fruibile sono stati necessari. Il più importante di questi risulta ovviamente legato all'abbandono dell’uso di sfondi pre-renderizzati a favore di un contesto interamente 3D. La tridimensionalità, oltre a dare un nuovo senso estetico all’intera avventura, comporta anche alcuni aggiustamenti al gameplay. Oltre alle ovvie modifiche agli spostamenti di Kate potremmo quindi interagire con molti oggetti attraverso l’uso degli analogici, ora ruotando alcuni oggetti per esaminarli, ora mimando il movimento delle mani nell’apertura di un determinato oggetto. Insomma l’impatto complessivo restituisce fin da subito un senso di realismo e di interazione maggiore, che rafforza la sensazione di concretezza di un mondo per la prima volta più “a portata di mano”. Il passaggio al 3D ha ovviamente imposto l’uso di telecamere dinamiche che, purtroppo, non sempre si mostrano efficienti nelle loro dinamiche, con occasionali problemi di inquadratura o di “incastri” tra i modelli poligonali. Altra modifica sostanziale ricade nel campo della narrazione, con dei dialoghi a risposta multipla per la prima volta in grado di influenzare le reazioni tra Kate ed i vari NPC. Il tutto si sposa bene con la nuova sensazione di libertà data dal mondo dall’ingresso nelle tre dimensioni, malgrado questo però sappiate che comunque la liberta nei dialoghi sarà più che altro una questione di “estetica narrativa”, per nulla in grado di riflettersi in modifiche sostanziali allo sviluppo della trama che, invece, resterà saldamente ancorata agli sviluppi narrativi scritti per noi dai ragazzi di Microids

    Così come la trama anche la componente del puzzle solving si mostra, fondamentalmente, simile al passato. Gli enigmi concederanno quindi solo un’univoca possibile soluzione e come sempre, alcune trovate saranno alle volte decisamente fuori dal comune (ma sempre ben legate al contesto ed al setting del gioco) ed, ancora una volta, perfettamente coerenti con quanto visto nei precedenti capitoli.

    Insomma, se le promesse narrative e gli enigmi manterranno il livello dei lavori precedenti, anche questo Syberia 3 riuscirà ad offrirci un viaggio degno di continuare quanto vissuto nelle precedenti avventure della nostra bella avvocatessa. Un sequel ancora una volta ricco di atmosfera, di emozioni e con stile da vendere.

    syberia volti

    Dal punto di vista estetico abbiamo un’ottima realizzazione generale che, grazie al lavoro del motore grafico Unity, promette di restituirci delle ambientazioni naturali di tutto rispetto; a tal proposito si segnala purtroppo qualche legnosità di troppo nell’espressività facciale dei vari personaggi che mal si sposa con la buona recitazione generale (NDR: doppiaggio solo in lingua inglese e francese). Oltre quindi ad una buona qualità del doppiaggio, il comparto audio potrà contare su delle musiche di accompagnamento anche questa volta firmate dallo stesso autore di quelle dei primi due capitoli e, ugualmente, ispirate ed evocative.

    Insomma questo Syberia 3 sembra voler ripercorrere i passi (ottimi) dei due precedenti capitoli, svecchiandosi solo in parte, probabilmente per evitare i rischi di stravolgere negativamente l’originale formula vincente.

    Io, da fan di lungo tempo del genere e da accanito sostenitore della bellezza fascinosa racchiusa nei vecchi Syberia, posso dirmi felice della direzione scelta dei ragazzi di Microids, così come posso dirmi molto felice di poter rivivere le avventure di Kate!

    E voi?

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • È arrivato Persona 5 per Playstation 3 e 4!

    Amanti dei JRPG gioite: Persona è nuovamente tra noi e, anche questa volta, sembra essere sinonimo di qualità e fascino!

    Vediamo innanzitutto di partire, come sempre, per gradi. Perché magari molti di voi non hanno mai sentito parlare di Persona e, addirittura, non conoscono nessun capitolo della prestigiosa serie Atlus,  Megami Tensei.

    Persona (o Shin Megami Tensei: Persona) è quindi uno spin-off della popolare serie di cui sopra. Nata quindi come ipotetica costola della saga principale la serie Persona ruota intorno ad un gruppo di adolescenti dotati di un’abilità decisamente particolare: essi sono in grado di evocare i cosiddetti “Persona”(una sorta di manifestazione fisica di alcuni aspetti della loro psiche, una trasposizione del proprio Io interiore potremmo dire).  Come potrete forse intuire la serie pesca a piene mani da molti degli archetipi tanto cari alla psicologia analitica, facendone però un utilizzo decisamente pittoresco (parliamo di entità che vengono qui usate durante indiavolati scontri con altre entità). Per la cosiddetta evocazione i vari capitoli hanno da sempre utilizzato soluzioni differenti ma, questo ultimo capitolo, ci ripropone la stessa soluzione di Persona 4, ossia l’utilizzo di apposite carte dei Tarocchi.

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    Chiariti ora gli elementi essenziale vediamo di entrare nei dettagli sulla trama e sulle tematiche che incontrerete all’interno di questo Persona 5.

    Al centro di tutto la grande città di Tokyo che, in questa incarnazione videoludica, sembra rappresentare quanto di peggio ci si può aspettare da una popolatissima megalopoli. Sembra che un’energia negativa corrompa infatti l’anima di chi vi abita spingendo, con estrema facilità, gli abitanti a soddisfare ogni più basso istinto ed impulso.

    Queste drammatiche condizioni ispireranno allora il gruppo di giovani eroi ad imbastire una vera e propria crociata purificatrice così da poter liberare la città dalla sozzura dell’anima che la affligge e permea. Essi si impegneranno in numerosi scontri con “la faccia più oscura” di queste persone (potremmo dire i loro demoni interiori) così da guidare forzatamente i loro animi verso una purificazione e, conseguentemente, le loro entità fisiche verso una confessione sentita dei molti crimini commessi.

    Come altri capitoli di Persona ci hanno insegnato anche questa volta avremo il ritorno di tematiche oscure, mature e, cosa più importante, ottimamente approfondite e realizzate. Sarà impossibile non vivere la crociata che i ragazzi hanno deciso di intraprendere e, così facendo, venire lentamente avvolti da una, sempre più palpabile, angoscia.  Il tutto sarà accompagnato da un’ottima sceneggiatura, da colpi di scena e da dibattiti morali/piscologici che si fondono con le adolescenziali vicende dei ragazzi. Dovremo quindi dividere il nostro tempo tra un lavoro part-time, un appuntamento galante, le classiche vicende scolastiche ma anche una sequenza crescente di furibondi scontri con i Persona all’interno di roccaforti del male che pullulano di nemici!

    E sì, avete capito bene, se da una parte questo Persona vi offrirà i classici scontri a turni tanto cari al genere dei GDR (anche se ultimamente vari esponenti dello stesso propendano per l’alternativa dinamica dei scontri in tempo reale), così come i vari labirinti zeppi di nemici in cui muoversi per tender loro temibili imboscate, dall’altra parte troverete una componente che, almeno nella sua matrice d’origine, risulta essere legata a doppio filo con quella parte della tradizione ludica giapponese a base di “simulatori di vita sociale/appuntamenti/scuola/lavoro”.

    Ci troveremo davanti ad un calendario che scandirà lo scorrere del tempo. Le giornate si riempiranno allora di lezioni, studio, esami, sport, sale giochi, lavori, uscite a spasso per la capitale in amicizia. Tutte queste attività opzionali saranno rappresentate da dei singoli minigiochi che sembrano apparire interessanti e ben inseriti nella dinamica di gioco e che, cosa ben più importante, permetteranno ai vari giovani di incrementare differenti caratteristiche e, con esse, accedere a nuove abilità, opzioni, possibilità di gioco.

    Anche la componente sociale sembra essere ugualmente curata, permettendo all’intero gruppo di intessere relazioni via via più profonde. Una crescita complessiva quindi che, tra relazioni, abilità, statistiche ed, ovviamente, tarocchi, sembra approfondita e stratificata e non al di sotto di altri GDRdi ampio respiro e grandi capacità.

    Ma arriviamo ora al fulcro della componente più oscura dell’intera avventura, perché alla classica vita sociale di Tokyo si affiancherà la sua controparte più buia e pericoloso. Gli aspetti più oscuri degli abitanti dormono infatti sotto la superficie di quotidianità che essi mostrano comunemente.

    Ecco quindi che le abilità particolari dei nostri protagonisti apriranno la possibilità di accedere ai recessi più oscuri del subconscio dei “nemici” di turno. Così facendo si entrerà in veri e propri labirinti esplorabili (la maggioranza dei quali è creata in modo procedurale, ad essere esclusi da questa tipologia invece i dungeon principali legati a personaggi chiave per le vicende narrate), ricolmi di ogni sorta di mostruosità demoniaca originata da anni ed anni di desideri repressi, ricordi, traumi, psicosi, insomma un vero e proprio inferno Freudiano!

    persona 5 battle ps4

    Le fasi esplorative all’interno dei vari labirinti si organizzeranno anche attorno ad elementi platform (mai troppo spinti in realtà) ed anche stealth (elementi ancora da perfezionare in compenso), permettendo al giocatore di muoversi liberamente seguendo il proprio personale approccio preferenziale (a tal proposito nei dungeon più grandi non mancheranno anche delle “uscite di sicurezza” in grado di assicurarci il ritorno al mondo reale).

    Sia ben chiaro comunque che, malgrado gli elementi stealth, il gioco resta comunque un GDR a turni in cui gli scontri saranno elemento cruciale dell’esperienza complessiva. Ogni giocatore equipaggerà un’arma da corpo a corpo, una a distanza ed il proprio Persona, aggiungete alla ricetta i devastanti attacchi di gruppo (uniti a doppio filo alla dinamica delle relazioni interne al gruppo) una buona dose di attenzione nella caratterizzazione di creature ed attacchi (tra classici critici e debolezze di varia natura) ed avrete un’idea della complessità e della profonditàche il battle system di questo Persona vuole offrirci. Come se tutto questo non bastasse, ad aggiungere ulteriore pepe al tutto ci penserà poi la possibilità di sottomettere e fondere tra loro vari Persona,così da poter creare degli ibridi dotati di caratteristiche miste

    Ma questo Persona 5 è anche un concentrato di stile, tra un ottimo cell shading (i limiti in tal senso sono imputabili alla genesi cross-gen di questo titolo che, però, risoluzione esclusa, si mostra identico su Playstation 3 e Playstation 4), un design accattivante e delle scene animate che non hanno nulla da invidiare alla giapponese tradizione anime!

    Anche i Persona principali sono caratterizzati con estrema cura e personalità partendo da ispirazioni legate al mondo delle “novelle più losche” sui criminali più incalliti e famosi (a tal proposito citerò solo il buon vecchio Lupin!). Insomma le scelte di Character Design generali rispecchiano i temi generali e sono in grado di infondere al risultato finale delle fascinazioni visive profonde, in grado di renderne l’amalgama complessiva coerente ed ispirata!

    Come se tutto ciò di cui fin qui abbiamo parlato non bastasse, sappiate che anche la colonna sonora riuscirà a riempire l’aria di un ulteriore dose di charme, i vari brani Lounge e Jazz infatti, oltre a ben sposarsi con ciò che succede su schermo, riusciranno a tenerci ottimamente compagnia durante le fasi di vita quotidiane!

    Insomma sembra proprio che Atlus sia riuscita, ancora una volta, a realizzare un ottimo Persona, ricco di personalità ed idee, di contenuti ed elementi di gameplay complessivamente ben orchestrati, i cui punti di massimo valore sono da identificarsi in un impianto ruolistico vasto, un combat system profondo e delle tinte mature in grado di conquistarci!

    Insomma, se avete sempre amato il fascino dei vari Shin Megami Tensei, o se siete fan dei JRPG, sembra proprio che questo Persona 5 sia qui proprio per voi!

     

     

    Fabrizio Fortuna - Jerus

  • Finalmente un nuovo buon titolo VR? StarBlood Arena è quì!

    Le vicende che ruotano attorno alla Realtà Virtuale risultano essere complesse ed articolate. Da sempre la possibilità di giocare grazie ad un qualche tipo di realtà aumentata affascina persone di ogni epoca e generazione. A tal proposito l’idea di “futuro” e così naturalmente legata a queste ipotetiche tecnologie da contaminare moltissime opere di natura fantascientifica; non a caso in quasi ogni film di fantascienza vediamo questi fantomatici dispositivi di gioco fare capolino in qualche scena…

    Purtroppo per tutti noi la realtà realizzativa continua a dimostrarsi più ostica di quanto ogni videogiocatore possa sperare. Vuoi per la generica giovinezza di questo nuovo approccio, vuoi per dei costi ancora troppo alti, vuoi per una generica motion sickness che si fatica a supera. Il risultato ultimo rimane non pienamente soddisfacente, inficiato da problemi di varia natura ed ancora acerbo (seppur già in grado di farci sperare e sognare).

    Non nascondo che, io stesso, sono stato molto scettico in merito alle presentazioni in pompa magna di VR e Oculus allo scorso E3. L’impressione che viveva, e vive ancora, forte in me era quella di un prodotto tecnologico ben lontano dalla sua incarnazione definitiva, una sorta di “visore in fase Beta”.

    Troppi erano quei limiti costruttivi (ingombro di visore e cavi per dirne una), di costi ed idee per poter considerare il tutto più di semplici speranze e promesse.

    E, seppur la situazione cominci forse a migliorare (anche se molto lentamente), penso ancora che il reale futuro di questo settore sia da ricercare in contesti legato maggiormente a sale giochi e parchi tematici (NDR: non a caso anche Sony sembra aver deciso negli ultimi tempi di puntare maggiormente su queste tipologie di esperienze rispetto ai meno comodi tentativi casalinghi).

    Lungi da me dire che il VR sia “nato morto” sia ben chiaro ma, superata l’iniziale spinta, sembra che, quantomeno, stia sonnecchiando. E benché si siano cominciati a vedere titoli interessanti (Rigs e Resident Evil 7 sono due esempi di idee molto diverse tra loro ma ugualmente funzionali e positive) la realtà complessiva sembra ancora mostrarci un’uscita di titoli validi pensati per il VR decisamente bassa e poco incisiva, non ancora in grado di dimostrare la generale validità dei sistemi di Realtà virtuale in un più ampio panorama videoludico.  

    Ecco quindi che l’arrivo di un nuovo titolo pensato per questa tecnologia risulta essere doppiamente degno di attenzione; il titolo “incriminato” è: StarBlood Arena!

    Com’è evidente già dal nome che si porta dietro questo StarBlood Arena vuole tentare di coinvolgerci in furiosi battaglie all’interno di arene (insomma stiamo parlando di un Arena Shooter). Nel dettaglio si tratterà quindi di vivere dei futuristici scontri aerei a bordo di differenti astronavi (che promettono anche un’ampia customizzazione estetica). Questi combattimenti uniranno un’assoluta libertà di movimento(grazie all’uso congiunto del movimento del visore e della levetta analogica) con un design ispirato ed uno stile che sembra fare il verso al recente (ed amatissimo) Overwatch.

    starblood arena caracter

    Le partite saranno strutturate in cinque modalità principali; oltre al classico single player avremo qundi a nostra disposizione un totale di 4 modalità pensate per il multy (da 2 a 8 giocatori totali): Gridiron, Invaders, Carnage e Team Carnage (l’offerta ludica complessiva non sembra volersi allontanare da quanto visto in altri esponenti del genere, spaziando dalle classiche partite competitive a quelle cooperative ad ondate).

    Indossato il visore e impugnato il pad l’esperienza generale di questo sparatutto risulta essere scanzonata, divertente, ben confezionata, con controlli immediati e dalla pronta risposta (fattore non trascurabile negli sparatutto) ed anche il temuto motion sickness sembra essere stato ridotto al minimo (va comunque sottolineato che qui la questione si fa fortemente personale).

    starblood arena cover

    Ad impreziosire gli scontri ci penserà un’ottima cura generale infusa nella realizzazione delle arene di gioco. Esse ci mostrano un ottimo lavoro di level design, con un’articolazione generale di buon livello ed un pizzico di complessità aggiuntiva (tra strutture metalliche o naturali) in grado di apportare un dinamismo agli scontri davvero encomiabile (tra stalattiti dietro cui nascondersi e spazzi in cui concedersi qualche evoluzione di fuga o, magari, pianificare nel dettaglio una sanguinosa imboscata). Ed è proprio in questo dettaglio di utilizzazione degli spazzi attorno al giocatore che il gioco si dimostra in grado di ricordarci le potenzialità generiche della realtà virtuale.

    Avendo una tale libertà di movimento saremo, finalmente, slegati in modo convincente ed immediato dai limiti gravitazionali e potremo lanciarci in strategie di attacco/difesa in grado di coinvolgere qualsiasi direzione di movimento ed, al contempo, costringerci a dover fare i conti con le possibilità di subire assalti da qualsiasi area attorno a noi. Potrà sembrare un’aggiunta da poco ma la necessità di dover considerare ugualmente un “sopra” ed un “sotto” apre degli inaspettati schemi di gioco ed aggiunge uno spessore considerevole all’intera strategia bellica.

    Va poi considerato che i differenti personaggi prediligeranno approcci al gioco completamente diversi, la scelta quindi di uno o 

    dell’altro ci costringerà a rimodellare le nostre tecniche attorno alle abilità dell’avatar designato sia in termini difensivi che offensivi.

    Insomma cercando di fare un punto generale sembra proprio che questo StarBlood Arena riesca ad unire le potenzialità del VR, un buon lavoro di realizzazione complessiva ed un generale impegno di rifinitura dei limiti interni della stessa tecnologia da cui il gioco prende i natali.

    Che si sia forse finalmente davanti alla nascita di una “seconda generazione” di giochi VR in grado di avvicinarsi alle reali potenzialità di questo nuovo sistema di gioco?

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Prey è nuovamente tra noi

    prey

    Prey è un nome che porta indietro nel tempo.

    I videogiocatori di lunga data forse ricorderanno la prima volta in cui questo nome comincio ad arrivare alle loro (e mie) orecchie. Tra il 1995 ed il 1996 nasceva infatti questo FPS destinato al mercato PC (il mondo del videogioco non aveva di fatto raggiunto la portata massima a cui, oggi, siamo abituati e, se volevi prodotti d’avanguardia, dovevi spesso guardare proprio a questa categoria). Era l’epoca dell’irriverente Duke Nukem e Prey avrebbe dovuto sfidare direttamente l’allora nascituro Quake. Avrebbe appunto, questo perché il primo capitolo non entrò mai nell’arena per portare a compimento il testa a testa con l’altro, oggi famoso, FPS, rimandi su rimandi resero infatti disponibile Prey solo dieci anni dopo…  

    Tempo era passato, Quake aveva avuto già differenti seguiti e su Prey molti avevano ormai perso le speranze ma poi, inaspettatamente, arrivò. Come dicevamo però tempo era passato e, malgrado certe ottime idee, il risultato fu in parte sottotono (cosa spesso comune per titoli dalla genesi così travagliata). Ciononostante grazie a molta idee fresche ed interessanti questo gioco riuscì a strappare un discreto successo di critica e a guadagnarsi la stima di un buon numero di Fan.

    La travagliata storia di Prey non sembrava però voler abbandonare il Brand. Ecco quindi che anche Prey 2, dopo un rapido annuncio a ridosso dell’arrivo del primo capitolo, resterà immerso nel dubbio per lungo tempo, si mostrerà in un paio di occasioni solo per poi venire cancellato definitivamente; a chiudere le vicende le parole di Pete Hines:

    “A un certo punto non stava diventando quello che avevamo immaginato e non ci è sembrato che ci fosse un modo per riportarlo sulla buona strada. Abbiamo deciso che la miglior cosa da fare era non continuare.”

    Parentesi chiusa, Prey torna nell’oblio… forse per sempre…

    Queste almeno erano le idee che mi ero fatto a suo tempo poi, inaspettatamente, all’E3 2016 salta fuori dal nulla un’accattivante video di presentazione di un nuovo Prey, ed io ricomincio subito a sperare!

    Il passato sembra aver fatto capire che le cose vanno fatte e non trascinate, ecco quindi che in meno di un anno questo nuovo gioco si consegna ai videogiocatori in possesso di PC, PS4 ed Xbox One.

    Unritorno che vuole in realtà essere un nuovo inizio (forse nella speranza di ripartire al meglio delle possibilità) e, nel cercare di offrirci un’avventura in prima persona con una buona libertà di azione e di interpretazione, sembra far il verso a lavori recenti come Bioshock ed, in minor parte, Dishonored(e sia ben chiaro, ispirarsi da titoli di questo calibro per quanto mi riguarda è un pregio e non un difetto).

    Fin dalla sua prima incarnazione nel 2006 il tema principale del Brand era quello degli alieni ed, anche questa volta, saranno proprio queste creature extraterrestri a ricoprire un ruolo importantissimo a livello di trama e di meccaniche.

    prey gameplay

    Il nostro personaggio si muoverà infatti in una stazione spaziale sotto assedio da parte dei Typhon, una potente specie aliena dalle molteplici capacità. Ovviamente noi saremo l’eroe che dovrà sbrogliare in qualche modo questa difficile situazione (un classico del genere).

    Punto fondamentale attorno a cui ruota l’intera struttura del gioco è però proprio la libertà di approccio concessa a chi deciderà di affrontare il temibile scontro.

    Il contatto con questa civiltà extraterrestre vi darà infatti modo di poter venire in qualche modo contaminati proprio dalla natura degli stessi Typhon, concedendovi addirittura l’occasione di far vostre alcune delle capacità nemiche. Il gioco vi metterà di fronte alla scelta su quale via percorrere nel vostro sviluppo all’interno di alberi delle abilità divisi proprio tra capacità tipiche della nostra specie e capacità, ben differenti, proprie della specie ostile. A tal proposito gli sviluppatori han tenuto a sottolineare più volte come, nel corso della vostra prima avventura, non avrete assolutamente modo di ottenere tutti i potenziamenti, questo vorrà dire che le vostre scelte in materia di specializzazione impatteranno direttamente l’approccio all’intero sviluppo di gioco, gameplay e trama… avete letto bene, trama. Scegliere infatti la via del potenziamento alieno vi renderà la vita più semplice (garantendovi abilità anche molto particolari, tra cui, giusto per fare un esempio eclatante, la possibilità di trasformarsi in imitazioni dotate di vita di oggetti comuni) ma vi renderà di fatto in parte alieni (oltre ad esporvi a minacce diverse). Più approfitterete delle loro abilità più la vostra stessa natura umana verrà, gradualmente, messa in discussione; a questo si aggiungono poi varie scelte che verranno offerte ad ogni videogiocatore, scelte che, ancora una volta, influenzeranno lo sviluppo del tutto e vi guideranno in uno dei differenti finali che la Software House ha pensato per voi.

    prey skills

    Contributo sostanziale al fascino di questo gioco arriva anche dalle ottime ambientazioni, dalla funzione scansione (estremamente utile sia per avere informazioni che per sbloccare abilità particolari; il fatto che faccia tanto Metroid Prime è per me un valore aggiunto), dalla variabilità di armi ed approcci possibili (e qui potremmo citare l’ottimo Half Life). Insomma ancora una volta questo Prey (come anche il Prey targato 2006) vuole mettere molta carne al fuoco. Resta solo da capire se lo sviluppo più compatto e rapido riuscirà ad innalzare questa rinascita oltre i livelli raggiunti dalla prima venuta al mondo del Brand.

    Io mi dico sinceramente speranzoso e voi?

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Speciale 2016 - Prima parte: Videogiochi consigliati.

    Questo 2016 volge al termine ed è quindi utile cercare di fareun po’ il punto su cosa vada recuperato.

    In più questo periodo appare propizio anche per qualche regalo dell’ultim’ora. Ecco quindi arrivare “la lista dei consigli”in merito alle uscite di questo 2016ormai quasi concluso. Suggerimenti indirizzati a tutti voi videogiocatori ed a voi amici, parenti, partner intenti nel disperato tentativo di capire cosa regalare al vostro videogiocatore dipendente preferito.

    Ovviamente si parla solo di una delle tante possibili liste, ma è comunque composta da titoli che ci sentiamo sinceramente di consigliarvi qual ora non li abbiate ancora giocati, tutti rintracciabili ANCHE in formato fisico (quindi abbiamo optato per lasciar fuori la maggioranza degli indie che magari tratteremo più avanti in articoli dedicati). Qualche escluso sarà quindi inevitabile, per cui non sentitevi feriti se il vostro gioco del 2016 non è entrato in questa nostra “classifica” … magari potremmo anche cogliere quest’occasione per parlarne insieme nei commenti della nostra pagina Facebook.

    Eccovi quindi la prima metà di questo grande speciale che vi presenteremo in due differenti giornate (oggi e domani). Partiamo dalle “grandi avventure e dai grandi GDR” per tornare domani con “la strategia, gli sparatutto, gli sportivi ed un paio di titoli più particolari”.

     

    Per chi cerca un’avventura da ricordare.

     

    - Uncharted 4.

    uncharted 4Quarto ed ultimo capitolo dell’acclamata saga che ruota attorno alle imprese dell’archeologo/cacciatore di tesori(Qualcuno ha detto Lara Croft?) Nathan Drake. Con questo episodio conclusivo Naughty Dog (NDR: Casa che ha sviluppato tra le altre cose l’ottimo “The last of Us”) riesce a ridefinire lo standard per quanto concerne gli Action-Adventure. Con un’ottima sceneggiaturaed un comparto tecnico di altissimo livello verrete coinvolti in quella che appare come una classicissima storia di avventura dai toni leggeri anche se coinvolgenti, carichi di emozioni, di adrenalina (Il paragone per feeling con Indiana Jones appare centratissimo) e di molti momenti di meravigliata scoperta (visiva ed emozionale). Se siete i possessori di una PS4 e amate il buon “Indy” o la scoperta di ambientazioni dettagliatissime e vastissime  liberamente affrontabili ed esplorabili; se non disdegnate delle fasi da sparatutto in terza persona caratterizzate da ritmi frenetici ed adrenalinici questo gioco non può mancare nella vostra collezione!

     Metascore: 93. - Disponibile da Maggio su PS4.

     

    Rise of the Tomb Raider – celebrazione dei 20 anni.

    rise of tomb

    E dopo aver precedentemente citato la bella archeologa non possiamo non proporvi questa riedizione (completa di tutti i DLC e dotata di un’inedita modalità VR) di “Rise of the Tomb Rider”. Questo secondo capitolo del “nuovo inizio” per la nostra splendida eroina ci chiederà di rivivere proprio la presa di coscienza di Lara Croft. Tale presa di coscienza trasformerà infatti questa archeologa in ciò che ogni videogiocatore di lunga data ha imparato ad amare nel corso di innumerevoli capitoli giocati negli anni passati. A differenza di “Uncharted” la nuova via intrapresa da Lara vede una componente esplorativa da “open word survival games” sempre più preponderante ed importante. Gli amanti della raccolta di materie prime e di crafting potranno quindi innalzare i calici e brindare a questo secondo passo nella “rediviva” vita dell’eroina più amata da ogni utente Sony che si rispetti!

    Metascore: 88. -Disponibile da Ottobre su PS4.

     

    - Ratchet & Clank.

    RCAbbandoniamo i toni più seriosi dei due precedenti titoli per concentrarci su un altro “reboot” di un classico targato Sony. Trascorsi più di dieci anni dalla prima comparsa di questo gioco ci viene data l’occasione di riscoprire questa coppia di eroi con un’avventura in grado di dare nuova luce e freschezza ai vecchi elementi di gioco. Avventura di azione più leggera e scanzonata ma che, in termini di divertimento, non ha nulla da invidiare agli altri giochi qui riportati. La strada scelta per questo gioco ricorda quello degli ultimi capitoli: un platform condito da “dozilioni” di armi strampalate (vecchie e nuove). Seppur dotato di un gameplay forse un po’ ingessato e ripetitivo per quanto concerne gli “scontri a fuoco”, questo gioco ci offre una grande varietà di situazioni, rendendo la progressione comunque interessante e mai noiosa (con anche sessioni di volo/scontro aereo e qualche enigma ambientale). Gioco meno “adulto” e complesso, ottimo per i più giovani, i più affezionati o chiunque voglia trascorrere delle piacevoli ore!

    Metascore: 85. - Disponibile da Aprile su PS4.

     

    - The Last Guardian.

    The Last Guardian

    Concentriamo ora l’attenzione su quella che è, senza ombra di dubbio, un’avventura più onirica e fantastica. Una storia fatta di amicizia, suggestione, silenzi, poesia ed arte; nulla di strano se pensiamo agli altri lavori del suo creatore Fumito Ueda (NDR: creatore di “ICO” e “Shadow of the Colossus”). Ereditando parte delle dinamiche di “esplorazione/scalata complesse” dagli altri suoi lavori questo “The Last Guardian” riesce però a raggiungere un livello più alto e squisito. Tutto ciò è possibile soprattutto grazie all’accoppiata dei due particolarissimi personaggi: un fragile ragazzino privato della propria memoria ed un mastodontico grifone. Se quindi siete alla ricerca di una storia più delicata, esplorativa e cervellotica, una storia che possa coinvolgervi con emozioni inusuali ed atipiche o anche solo se siete degli amanti dei lavori di Fumito, volate ad arraffarvi una copia di questo “The Last Guardian”.

    Metascore: 83. - Disponibile dal 7 Dicembre su PS4.

     

    - Dishonored 2.

    Dishonored 2Mostrato per la prima volta a questo E3 (NDR: “Electronic Entertainment Expo”) è da subito entrato nel mio cuore, questo seguito dell’acclamata avventura d’azione/stelth in prima persona che quasi 5 anni fa arrivò sulle ammiraglie Microsofts e Sony. Questo secondo capitolo si presenta in splendida forma migliorando in pratica quasi ogni aspetto del predecessore ed offrendoci un level design più luminoso ed affascinante (abbandonando in parte i toni più oscuri del primo capitolo). Con un’ottima tramaed un gameplay che si apre a noi ed al nostro personale approccio e che, questa volta, si dota anche di un secondo e nuovo personaggio giocabile che consentirà nuove soluzioni e nuovi approcci. Ciò che fa però brillare questo gioco è la città di Karnaka (NDR: la zona dove passeremo la maggioranza delle nostre ore), che si dota di uno spirito, un carattere ed una storia, ricca di personaggi complessi e vivi che contribuiscono a dare un senso di realtà e concretezza

    Metascore: 88. - Disponibile da Novembre su PS4, Xbox One e PC.

     

    Per chi ama i GDR.

     

     -The Elder Scrolls V: Skyrim – Special edition.

    skyrimSi torna a vestire i panni del leggendario “Sangue di Drago”. Figura epica narrata nelle antiche pergamene, colui che emergerà per salvare Skyrim dalla nuova venuta dei Draghi! Sarete chiamati a vivere quest’altra avventura in prima persona all’interno di questo enorme open world, qualsiasi cosa farete vi modificherà (dimenticate i punti esperienza da spendere per migliorare statistiche, qui tutto contribuirà a far crescere le vostre abilità) e modificherà il mondo che vi circonda. A voi quindi la possibilità di costruire la vostra personale avventura: secondo i vostri desideri e capricci sarete quindi guidati tra scelte politiche, avventure secondarie ed esplorazione libera delle gelide lande di Skyrim! Se amate la libertà di “The Elder Scrolls”, la progressione e la crescita aperta e per nulla lineare, correte a recuperare questa nuova riedizione che, arricchita da una nuova cosmesi grafica e tutte le aggiunte dei vari DLC disponibili, promette di essere ancora più emozionante!

    Metascore: 82. - Disponibile da Ottobre su PS4, Xbox One e PC.

     

    - Dark Souls 3.

    DS3

    Amate le sfide? Volete un gioco che vi calci ripetutamente sui denti ed al contempo vi spinga a padroneggiarlo al meglio (tra un “sei morto” e l’altro)? Questo è il GDR che fa per voi! Terzo capitolo dell’acclamata saga “Dark Souls” firmata “From Software” che vi ri-delizierà con un mondo angosciate e bellissimo, con delle atmosfere cupe, delle dinamiche solide, ed un livello di sfida sempre altissimo. Un capitolo che raccoglie quanto visto nei precedenti “Souls” e modifica qua e là alcune dinamiche (prevalentemente per le classi “mistiche”) così da cercare di consegnarci un’esperienza perfettamente affinata in grado di superare il risultato del secondo capitolo ed avvicinarsi allo splendido risultato del primo capitolo. Se avete amato (ed inevitabilmente odiato) i due precedenti “Dark Soul” (e le loro atmosfere medievaleggianti, contorte e malate) NON potete perdervi quest’ottimo terzo passo della saga!

    Metascore: 88. - Disponibile da Marzo su PS4, Xbox One e MS Windows.

     

     Bloodborne – Game Of The Year Edition.
    bloodborne

     Bloodborne ritorna in questa edizione “Goty” dotandosi anche del DLC “The Old Hunters”. Dall’immaginaria costola della sopracitata saga “Souls” nasce questo titolo esclusivo Sony. Un gioco che unisce le dinamiche e la difficoltà della saga da cui trae spunto per espanderne l’universo, abbandonati quindi quei mondi “medievaleggianti” ci dovremo quindi muovere in un universo “vittoriano” (abbandonate i cavalieri, arcieri e magi ber abbracciare la più generica e plastica classe del “cacciatore”). Un gioco che mantiene dai “Souls” però l’impalcatura da “GDR action” violento, le atmosfere cupe ed angoscianti che però sceglie di abbandonare un approccio “riflessivo e difensivo” a favore di un ritmo più “martellante e rapido” ma, ovviamente, ugualmente punitivo in caso di errori o distrazioni. Insomma avete spolpato ogni “Souls”ed il vostro bisogno di sfida non è ancora arrivato? Forse è il caso di correre a catturare una copia di questo splendido gioco!

    Metascore: 92. - Disponibile nell’edizione Goty da Marzo su PS4.

     

    - Shin Megami Tensei 4 - Apocalype.

    shinmegamitenseiivRestando in tema di sfida ecco un RPG “vecchio stampo”, intendendo qundi: combattimento a turni ed alto livello di ifficoltà. Un titolo che appare solido ed estremamente giapponese (lascio a voi capire se questo sia un pregio o un difetto). Ambientazione post-apocalittica, angeli e demoni intenti in uno scontro sanguinoso che ha portato l’umanità alla distruzione. Unico baluardo per la specie umanaappare essere costituito dall’organizzazione degli “Hunter” che ha trovato il modo per cercare di salvaguardare la nostra sopravvivenza attraverso l'utilizzo degli stessi demoni, certo a patto di averli prima fatti entrare nei nostri ranghi. Tutto questo contribuisce a darci un gioco ha un sapore molto particolare, certamente di “nicchia” ma in grado di conquistarci con le sue atmosfere oscure ed inquietanti, con delle dinamiche che, seppur “classiche” funzionano ancora alla perfezione ed ancora oggi in grado di farci imprecare non poco per la loro complessità e profondità!

    Metascore: 84. - Disponibile dal 9 Dicembre su Nintendo 3DS.

     

    Final Fantasy XV.

    final fantasy xvRestiamo in terra nipponica per parlare di uno delle saghe che risultano essere scalfite nella memoria di molti videogiocatori. Questo GDR giapponese ha ormai intrapreso una strada nettamente action che, anche in questo capitolo, non viene sconfessata ed anzi ci mostra un sistema di combattimento ottimamente realizzato che, unito al sistema di crescita dei personaggi è in grado di consegnarci un’esperienza ludica di ottimo livello. Un “Final Fantasy” che ci regala un’avventura molto aperta e libera (almeno in buona parte della sua durata) che rinuncia alla solita storia epica a favore di un racconto legato alla crescita di un gruppo di ragazzi, al loro viaggio in un mondo personale fatto di rapporti di crescita ed amicizia. Seppur con alcuni limiti quindi questo quindicesimo capitolo riesce comunque nell’impresa di risollevare una saga che, negli ultimi capitoli, sembrava destinata ad un graduale e lento declino; ora dobbiamo solo aspettare (e sperare) che gli ottimi aspetti presenti in questo gioco possano dare nuova linfa al tutto.

    Metascore: 82. - Disponibile da Novembre su Xbox One e Playstation 4.

     

    - Pokemon Sole/Luna.

    pokemon sole e luna copertineTorniamo a parlare di giochi per la portatile di mamma Nintendo con la settima generazione per i pokemon. Ci si sposta in atmosfere più tropicali per solcare le terre di Alola a caccia di tantissimi nuovi mostriciattoli da catturare. Se siete tra i preoccupati che pensano che arrivare alla settima generazione possa portare inevitabilmente ad un po’ di pesantezza e di ripetitività, sappiate che potete da subito tirare un sospiro di sollievo: questa nuova incarnazione di Pokemon riesce bene nel consolidare dinamiche solite ma riesce ancor meglio a destrutturare e ristrutturare molte delle proprie caratteristiche. Ci viene quindi consegnato un gioco magistrale, diverso ma ancora piacevolissimo, ben strutturato e profondo nelle sue dinamiche! Insomma un salto in avanti che potrebbe ora dare nuova linfa a questo brand Nintendo, definendo una nuova possibile linea guida e dimostrando che anche un brand presente sulla scena da anni non debba necessariamente invecchiare male o essere una semplice espansione di dinamiche solite!

    Metascore: 87. - Disponibile da Novembre su Nintendo 3DS

     

    - Paper Mario Color Splash. 

    paper mario color splash

    Un po’ GDR, un po’ Platform, un po’ Avventura. Una delle ultime esclusive di rilievo per la sfortunata console Nintendo. Riesce come sempre a guidarci in un’esperienza fatta di atmosfere notee trovate squisitamente divertenti ed un comparto tecnico coloratissimo ma non per questo infantile o superficiale. Vi ritroverete ancora una volta ad indossare le scarpe bidimensionali del nostro Paper Mario per entrare in un mondo che risulta essere davvero visivamente stupendo, con una caratterizzazione tipica che si divide tra citazioni e umorismo. Seppur il sistema di combattimento di questo capitolo risulti a tratti forse un po’ legnoso e scomodo non ne compromette la riuscita finale consegnandoci ancora una volta un gioco tipicamente Nintendo, magari non perfetto ma in grado di accompagnarci per varie ore tra colori e sorrisi.

    Metascore: 75 - Disponibile da Ottobre su Nintendo WiiU.

     

    Fabrizio Fortuna – JeruS.

  • Speciale 2016 - Seconda parte: Videogiochi consigliati.

    Come promesso eccoci nuovamente quì per la seconda parte del nostro Speciale 2016 sul mondo dei vidogiochi!

    Nella prima parte ci siamo soffermati sulle "avventure" e sui "GDR" (se non l'avete ancora letta correte a farlo!) ora ci concentreremo sulle categorie restanti (o almeno su quelle con giochi degli di nota dal mio punto di vista).

    Come precedentemente specificato: nessun "Indie" è stato inserito ed ancora una volta ne approfitto per scusarmi con il vostro cuore di appassionati per ogni gioco escluso che rappresenterebbe per voi un "pezzo da avere assolutamente nella propria collezione"(come sempre sentitevi liberi di parlarne sulla nostra pagina Facebook).

    Esauriti i convenevoli di rito vediamo di partire.

     

    Per gli amanti della buona vecchia Strategia.

     

    - Fire Emblem Fates (Retaggio/Conquista).

    Fire Emble Fates Conquista Retaggio

    Due versioni di un gioco, due differenti punti di vista che diventano due esperienze in grado di rivolgersi ad un pubblico più ampio. Un po’ GDR giapponese, un (bel) po’ strategico a turni, questa saga è da sempre la delizia di un nutrito gruppo di appassionati che, anche questa volta, non saranno delusi. Sarete chiamati ad affrontare numerose battaglie insieme ad un manipolo di unità (personaggi) che una volta cadute saranno perse per sempre (state tranquilli c’è anche modo di disabilitare il “permadeath”). Starà quindi a voi comprendere le dinamiche di gioco, metabolizzarle cominciando a conoscere i vari personaggi e le loro classi di appartenenza e, dopo una manciata di prime missioni, avrete l’onere di scegliere da che parte schierarvi tra le due nazioni in lotta: Hoshido e Nohr(NDR: scelta legata all’acquisto di una delle due versioni alternative del gioco). Cerchiamo però di capire le fondamentali differenze tra “Retaggio” e “Conquista”:

    • Retaggio è la versione più abbordabile per chi questa saga proprio non la conosce. Il livello di sfida sarà comunque alto (altrimenti che "Fire Emblem" sarebbe?) ma quantomeno non avrete voglia di scaraventare il vostro 3DS fuori dalla finestra. Con questa versione vi schiererete con la nazione di “Hoshido” che ricorderà l’estetica giapponese (con tanto di “Samurai” e “Ninja”).
    • Conquista risulta essere il capitolo più impegnativo dei due, questa caratteristica farà la felicità degli amanti della saga perché in grado di offrire un livello di sfida altissimo (con nemici più forti e situazioni decisamente difficili da sbrogliare). Qui sceglierete di prendere le parti dell’antica famiglia dei “Nohr” che strizzerà invece lìocchio all’estetica del nostro medioevo.

    In tutto questo avrete quindi l’occasione di vivere i panni di due storie contrapposte, due facce di una stessa medaglia, che ci daranno la possibilità di vivere i due opposti punti di vista di queste grandi nazioni. Per i fan sfegatati è stata poi pubblicata una “Limited Edition” (NDR: forse oggi difficile da recuperare) dotata di entrambi i giochi e di un’aggiunta che ci permetterà di giocare ad una sorta di “finale definitivo” (Rivelazione) dando così a tutti i veri appassionati qualche chicchetta in più.

    Metascore: 88 - Disponibile da Giugno su Nintendo 3DS.

     

    - XCOM 2.

     XCOM 2

    Continuiamo a parlare di strategia a turni, scordiamo però i mondi fantasy di "Fire Emblem" perché questa volta dovremo essere pronti ad imbracciare varie, futuristiche, armi per difenderci dall’avanzata soverchiante delle truppe aliene che hanno ormai conquistato la nostra Terra; a noi il compito di essere l’ultima “Resistenza” del pianeta. Prendendo gli elementi che hanno reso famoso il primo capitolo di questa saga ed aggiungendo numerose miglioriealle ambientazioni (tra qui la possibilità di modifiche procedurali alle varie mappe e la distruggibilità di tantissimi elementi su schermo), alle unità (amiche e nemiche) finanche a modifiche che migliorano e diversificano il gameplay. Insomma in un contesto moderno in cui i buoni giochi strategici sono sempre più una minoranza questo “XCOM 2” sembra quasi un acquisto obbligatorio per gli amanti del genere.

    Metascore: 88 - Disponibile da Febbraio su PlayStation 4, Xbox One, Pc.

     

    Per gli amanti degli sparatutto.

     - Battlefield 1.

    battlefield1

    Questo Battlefield 1 risulta essere uno dei migliori sparatutto su mercato degli ultimi anni: con un comparto multiplayer competitivo di altissimo livello, un gameplay che ricorda da vicino i fasti dei migliori “Battlefield” e delle ambientazioni dotate di fascino e carisma in grado di costringervi al miglior lavoro di squadra ed alla più accurata lettura di ambienti e situazioni. E se dell’online competitivo poco vi importa sappiate che non c’è nulla di cui disperare. L’avventura principale di questo Bf1 vi darà l’occasione di concentrarvi sulle vicende estremamente variabili di cinque diversi protagonisti. Essi vi guideranno non solo in diverse ambientazionima anche in un mix di emozioni e storie molto caratteristiche, personali e sfaccettate. Queste differenti vicende vi daranno quindi l’occasione di ripercorrere ambienti e situazioni molto lontane tra loro riuscendo nell’intento finale di darvi una visione corale di ciò che è stata la prima guerra mondiale. Detto questo comunque sappiate che il piatto principale di questo gioco resta la modalità multiplayer. Con un massimo di altri 63 giocatoridovremo infatti inscenare delle epiche battagli in numerose mappe di gioco di grandi dimensioni e, con ogni arma a nostra disposizione (mezzi di trasporto di ogni genere inclusi), lottare per vincere la nostra versione di questa grande guerra.

    Metascore: 88 - Disponibile da Ottobre su PlayStation 4, Xbox One, Microsoft Windows.

     

     

    - DOOM.

    doom

    Dopo anni di assenza “Doom” torna nelle nostre macchine da gioco pronto a far parlare nuovamente di se. Un FPS che rispolvera la violenza dei vecchi giochi di genere con un gameplay frenetico e cattivo, una campagna single player degna di tale nome ed un multiplayer dai ritmi demonicamente adrenalinici. Si ritorna quindi a muoversi nelle stesse atmosfere ed ambientazioni del papà (scuola 1993), torneremo quindi su una colonia d’estrazione di “Argent” (fonte energetica che scaturisce da un collegamento tra il nostro universo e quello infernale) su Marte. Ovviamente giocare con energie così oscure non può portare altro che guai... ecco quindi vedere eserciti di demoni riversarsi senza sosta sul pianeta rosso; starà a noi doverci fare i conti! A nostra disposizione tutte le armi su cui riusciremo a mettere le mani ed, ovviamente, anche i nostri pugni e la nostra violenza: saremo infatti spesso e volentieri chiamati ad eseguire delle spettacolari e sanguinose “finisher”. Un gioco che non vuole narrarci troppo ma che spinge il piede sul gamemplay per consegnarci un’esperienza di gioco divertente ed estremamente galvanizzante.

    Metascore 86 - Disponible da Maggio su PlayStation 4, Xbox One, Pc.

     

    - Titanfall 2.

    titanfall2

    I Titani sono tornati, questa volta dotandosi anche di una interessantissima(seppur breve) campagna singole player (grande assente del primo capitolo). Tale esperienza sarà in grado di offrirci situazioni varie, interessanti, frenetiche e con un proprio carattere. Assisterete ad una rapporto in crescita tra un umano ed il Titano BT(NDR: gigantesco Mech dotato di un intelletto unico e di emozioni molto vicine alla sfera umana). Attraverserete aree di gioco che richiederanno sia abilità nell’impiego di armi che capacità di lettura e di risoluzione di problemi ambientali (tra arrampicate, corse sui muri e fasi pilotando “BT”) in una sinergia rara per uno sparatutto.Tutto questo contribuirà a consegnare al giocatore una campagna in grado di sorprenderci e spiazzarci, con soluzioni sempre nuove ed interessanti per l’intera durata della stessa (ahinoi solo intorno alle 6/7 ore di gioco). Ma state tranquilli, perché una volta terminata la campagna principale passerete ore in un multiplayer che recupera le dinamiche e le modalità del primo capitolo concedendoci ancora una volta un gameeplay multiplayer gustoso e molto versatile, tra varie tipologie di Piloti (ognuna dotata di abilità proprie che influiranno pesantemente il vostro approccio agli scontri) e sei differenti Mech da poter guidare (in un intricato bilanciamento di capacità e caratteristiche proprie in grado di incastrarsi in delle dinamiche di gioco ben precise e, quindi, sapientemente utilizzabili).

    Metascore 88 - Disponibile da Ottobre su PlayStation 4, Xbox One, PC.

     

    - Overwatch.

    overwatch

    Gioco Blizzard che ha già fatto storia. Unite uno sparatutto dai toni totalmente particolari a cui fa da contrappunto un gameplay totalmente atipico per il genere, ma non per questo meno emozionante e coinvolgente, una valanga di personaggi folli e ben caratterizzati ed il gioco è fatto

    Questo FPS parte dalla ridefinizione di cosa sia un FPS competitivo, un gioco che sembra già essersi accaparrato un posto tra i nuovi standard negli “eSports”. Partendo dalla classica arena shooter (con delle aree che risultato tutte articolate e mai banali), “Overwatch” setta delle nuove regole per i giochi PvP a squadre. Con dei ritmi forsennati sarete chiamati a supportare gli altri membri della vostra squadra in diverse modalità e diversi obbiettivi. Annoiarsi con questo gioco risulta davvero impossibile: potrete optare per scontrarvi in modalità più vicine ad un classico "arena shooter", ad uno “scorta il carico”, ad una sorta di “King of the Hill”, o lanciarvi nella personalizzazione di tutto nel tentativo di creare lo scontro perfetto o, ancora, scegliere di allenarsi contro dei bot mossi dall’IA del gioco, ed ancora ed ancora; la carne sul fuoco per questo “Overwatch” è moltissima. Un gioiello imprescindibile per gli amanti di FPS, Arena shooter, PVP ed e-spors!

    Metascore: 90 - Disponibile da Maggio su PlayStation 4, Xbox One, PC.

     

    - Rigs: Mechanized Combat League.

    rigs

    Ed eccoci al primo gioco per VR che mi sento sinceramente di consigliare. Questo “Rigs” ci dà l’occasione di tuffarci in uno sport futuristico che risulta essere la combinazione perfettamente funzionale del “Football” con degli scontri tra grossi (e ben armati) Mech. Ogni match vedrà sfidarsi un totale di sei Mech (3 VS 3) e vi costringerà ad un buon lavoro di squadra che gioverà positivamente della sana violenza da FPS(NDR: esiste anche una modalità in cui saranno le uccisioni a fare la differenza). Oltre la già citata e più classica modalità basata sulle kill esisteranno comunque altre modalità più classicamente sportive (ed anche più riuscite ad essere sinceri). Insomma se l’idea vi stuzzica, se volete qualcosa che vi spinga all’utilizzo del vostro dispositivo VR, se l’idea di poter utilizzare un esoscheletro per poi lanciarvi in un rocambolesco sport futuristico vi coinvolgeallora questo “Rigs” è la scelta che fa per voi!

    Metascore: 79 - Disponibile da Ottobre per Playstation VR.

     

    Per gli amanti dell’adrenalina!

    - Forza Horizon 3.

    horizon3

    Questo terzo capitolo per la serie “Horizon” centra ancora una volta l’obbiettivo riuscendo perfettamente ad utilizzare (ed esaltare) quanto di meglio abbiamo già avuto modo di giocare nelle sue precedenti incarnazioni. Si abbandona la verosimiglianza dei “Forza Motorsport” per darci un’esperienza più leggera (ma non per questo meno competitiva) ed arcade, immediata e divertente. Ci si sposta nelle terre australiane (con una mappa quasi tre volte più grande del secondo capitolo!) che ci concederanno di spostarci tra strade cittadine, spiagge mozzafiato ed intricatissime foreste. Come forse avrete già intuito la variabilità delle location si affiancherà ad un’ottima differenziazione di sfide su ruote e veicoli per un’esperienza estremamente piacevole e divertente!

    Metascore: 88 - Disponibile da Settembre su Xbox One, PC.

     

    - Steep.

    step

    Presentato a questo Ubi-E3 “Steep” mi aveva già conquistato, questo nevoso “sandbox” (NDR: il termine indica un tipo di gioco che mette numerosi strumenti e possibilità a disposizione dei giocatori, senza imporre un particolare obiettivo da raggiungere, ma lasciando decidere al giocatore l’approccio che preferisce portare avanti) sembrava già offrire delle esperienze estremamente particolari ed affascinanti. In pratica sarete scaraventati su ambientazioni alpine innevate e perfettamente ricreate e potrete scegliere come viverle ed esplorarle (si va da Sci, Snowboard, tuta alare e parapendio). A voi la possibilità di decidere come approcciarvi a questo titolo, quale strumento utilizzare (selezionabile in ogni istante) e cosa farci. Dotatevi quindi di una connessione (NDR: necessaria per far avviare il gioco) e lanciatevi in una serie di sfide per primeggiare nell’uso di queste quattro, spettacolari, discipline. Seppur non perfetto (si segnala a tal proposito una telecamera ed una fisica non sempre ottimale ed un sistema di trick meno intuitivo di altri colossi del settore) questo velocissimo gioco risulta un primo passo in una direzione fresca e piacevolissima che sarei proprio curioso di veder crescere.

    Metascore: 73 - Disponibile dal 2 dicembre su PlayStation 4, Xbox One, PC.

     

    Per quelli dai gusti particolari.

    - Dragon Quest Builders.

    Dragon Quest Builders

    Ecco arrivare per tutti gli amanti di “Minecraft” un altro “sandbox” degno di nota. Unendo infatti le classiche dinamiche del crafting con il delizioso design dei vari “Dragon Quest” vi verrà consegnata un’esperienza davvero piacevole e ben congeniata. Un gioco che saprà accompagnarvi e guidarvi nella realizzazione della vostra, piccola e piena di vita, base. Nel farlo però vi verrà comunque richiesta la giusta dose di estro creativo e personalizzazioneche potrà, quindi, darvi la meritata soddisfazione che cercate. Insomma torniamo dei mondi di “Dragon Quest” ma questa volta, entrando nei vari dungeon, il nostro obbiettivo sarà quello di fare il pieno di preziosi materiali da costruzione!

    Metascore: 83 - Disponibile da Gennaio su PlayStation Vita, PlayStation 4.

     

    - Picross 3D Round 2.

    Picross3DRound2

    In chiusura di articolo un piccolo gioco per tutti gli amanti dei puzzle game e del “Picross”in genere. Con questo secondo capitolo torneremo a mettere le mani su oltre 300 nuovi puzzle.Per riuscire a risolverli dovremo interpretare nel modo corretto i vari incastri numerici nelle tre dimensioni. Pronti a dotarvi di pennino e di ingegno per poter colorare i vostri vari riquadri ed arrivare alla realizzazione del variopinto solido finale? Quasi dimenticavo, se anche voi siete dei collezionatori seriali di amiibo sappiate che le varie “statuette” targate Nintendo sbloccheranno nuovi Picross da risolvere!

    Metascore: 88 - Disponibile dal 2 Dicembre su Nintendo 3DS.

     

    Detto questo non mi resta che augurarvi, a nome di tutto lo Staff di Games Time, delle ottime vacanze con la speranza che questo Natale vi porti ciò che più sperate di ottenere (magari non proprio tutto che altrimenti vi viziate).

     

    E non temete... ci si continuerà a sentire!

     

     

    "Lunghi Giorni e Piacevoli Notti"

    Sinceramente vostro

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Speciale 2017 - Seconda parte: Videogiochi consigliati.

    Come promesso torniamo su queste pagine per dedicarci alla seconda parte del nostro Speciale 2017 sul mondo dei videogiochi!

    Abbiamo già analizzato i Platform, gli strategici, le avventure ed i GDR (se non avete ancora letto l’articolo eccovelo); oggi ci concentreremo sulle categorie restanti (su quelle con giochi validi dal nostro punto di vista almeno). Se ricordate l’anno scorso ci siamo soffermati solo su giochi disponibili in formato fisico ma, per quest’anno, daremo attenzione anche ai titoli che potete trovare solo in formato digitale (e tra essi vari Indie). Questa decisione è da imputare alla loro crescente importanza e rilevanza, risulta davvero impossibile non considerarli e consigliarli. Oltre questo vi ricordo come sempre che se il vostro gioco del cuore non sarà qui incluso  potete comunque consigliarlo nei commenti sulla nostra pagina Facebook (e mi raccomando non sentitevi offesi dalla loro esclusione).

    Ed ora torniamo ai giochi.

    Per chi vuole competere Online.

    -       PlayerUnknown's Battlegrounds

    Playerunknowns Battlegrounds

    Non possiamo parlare di competizione Online senza menzionare il titolo che ha monopolizzato non solo il gioco online ma, in pratica, ogni piattaforma di streaming sui videogiochi! Un gioco che ha sconquassato l’intero panorama videoludico praticamente dal nulla. Milioni di utenti si sono lanciati all’interno di questa Battle Royale. Un gioco ben lontano dalla perfezione ma al cui interno ogni scontro risulta essere un'esperienza nuova, in cui sopravvivere vorrà dire essere in grado di adattarsi e di saper improvvisare al meglio. Come dicevamo il titolo non è perfetto ma la sua formula sta già facendo nascere molti giochi ad esso ispirati.

    Metascore: 87.

    Disponibile da Marzo su Pc e da Dicembre su Xbox One.

    Articolo di riferimento qui.

    -       Destiny 2.

    destiny 2

    Seppur mi manchi la costanza (ed il tempo) per dedicarmi come servirebbe a questa categoria di giochi va riconosciuto a Cesare quel che è di Cesare; ecco quindi che parte della nostra attenzione andrà dedicata a due titoli che sono tornati quest’anno a far giocare folle di videogiocatori. Da una parte abbiamo Destiny 2 che si mostra ancora una volta in piena forma, con una campagna principale valida ed interessante per nulla secondaria all’esperienza multiplayer a cui si unisce poi un gunplay sempre valido e preciso ed una buona mole di contenuti per il multi (com’è sacrosanto per un MMO).

    Metascore: 84.

    Disponibile da Settembre su Playstation 4, Xbox One e Pc.

    Articolo di riferimento qui. 

    -       Splatoon 2.

    splatoon 2

    Come anticipato poco più in alto è tempo di parlare di un secondo ritorno (questa volta su Nintendo Switch): Splatoon 2. Un secondo capitolo che ha un po’ il sapore di un “quasi remake” ma che riesce a dimostrarsi ancora una volta vincente. Un gioco che riesce a mantenere tutto il meglio del primo capitolo perfezionandone alcuni aspetti e riuscendo addirittura a brillare più del predecessore grazie alla portabilità della nuova ibrida (si è però ormai dissipato l’effetto novità). Uno sparatutto in terza persona ancora una volta atipico, coloratissimo, frenetico e divertente ma non per questo meno strategico di molte altre esperienze online!

     Metascore: 83.

    Disponibile da Luglio su Nintendo Switch.

    Articolo di riferimento qui.

    Per gli amanti degli Sparatutto.

    -       Wolfenstein II: The New Colossus.

    wolfenstein 2 the new colossus e3 2017 HD

    Uno sparatutto classico in grado di riproporci la storica giocabilità del genere unendola con una buona dose di spettacolarità e potenza moderna. Tutto è poi valorizzato da una scrittura ed una narrazione ottima e, come il brand ci ha abituato, irriverente e “tarantiniana”. Vedere poi il mondo in cui Blazkowicz si muove riproposto con la dovizia tecnica moderna ci permette di apprezzare maggiormente tutte le sfumature di un universo di gioco in mano alle forze Naziste, insomma un gioco che non può sfuggire ad ogni amante degli FPS e della vecchia scuola!

    Metascore: 87.

    Disponibile da Ottobre su Pc, Xbox One e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

    -       Prey.

    prey logo

    Un titolo che non ha avuto il successo che, a mio dire, avrebbe meritato ma che è riuscito comunque a soddisfare i fan storici del brand. Uno sparatutto con un gunplay certamente migliorabile ma che vince a mani basse se andiamo a considerare l’atmosfera generale che riesce a generare. Atmosfera possibile grazie ad una cura estetica e di level design invidiabile ed un sistema di gioco in cui la componente FPS è solo una parte (alle volte anche marginale) del tutto… forse è stata proprio questa sua natura a non aver attirato i giusti proseliti. Un gioco che voglio consigliarvi personalmente proprio perché, in un universo di giochi molto simili,grazie alle sue soluzioni ed alla sua immersione potrebbe ammaliare chi di voi è alla ricerca di un titolo diverso dal solito.

    Metascore: 82.

    Disponibile da Maggio su Pc, Xbox One e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

    Per gli amanti dell’Horror.

    -       Resident Evil VII: Biohazard.

    Resident Evil 7

    Ho sempre amato l’horror e, con esso, la saga di Resident Evil. Questo amore è continuato a crescere, anno dopo anno, fino a Resident Evil 4. Quel capitolo avevo il compito di definire una nuova direzione per la saga e, personalmente, ne aveva tutte le capacità ma, malgrado ciò, in Capcom decisero di conservare (e potenziare) le componenti più action del titolo e trascurare invece l’atmosfera principale (a mio dire perfettamente mantenuta in RE4). Da lì in poi abbandonai con sofferenza i capitoli canonici della saga troppo votati al semplice divertimento action e sempre meno Horror. Ma ecco che in questo 2017 in Capcom hanno deciso di riconquistarmi (senza dubbio una delle motivazioni principali di questo RE7 è il mio cuore no?) con questo Resident Evil VII: Biohazard. Capitolo che riesce a vincere la scommessa di far tornare la saga nella direzione classica del survival horror. Molti i cambiamenti apportati al tutto, sia in termini di personaggi principali, di ambientazione e storia ma, soprattutto, di impostazione ludica (si è passati alla prima persona). E se per alcuni i punti in comune con il classico RE sono andati assottigliandosi io dico che almeno i brividi del passato sono tornati perfettamente. Se all’equazione aggiungete la possibilità di vivere l’intera esperienza con il visore della realtà virtuale capirete a che livelli di paura può spingervi questo capitolo (e, per i più sensibili,  anche di motion sickness).

    Metascore: 86.

    Disponibile da Gennaio su Pc, Xbox One e Playstation 4.

     

    Per chi ama menare le mani.

    -       Injustice 2

    injustice 2

    Ognuno ha le sue droghe, personalmente non riesco a scollarmi da certi picchiaduro, fu così con il primo Injustice ed è nuovamente così con il suo seguito. Questo gioco lo amo per la sua capacità visiva visionaria, violenta, epica e spettacolare. Questo secondo capitolo migliora poi ogni aspetto della precedente formuladandoci un titolo che merita di essere addirittura nominato in questa classifica. Abbiamo un’interessante campagna principale (molto cinematografica e scenografica) a cui si affianca una struttura PvE che potrebbe bastare per anni di gioco, non possiamo poi non nominare gli scontri contro gli altri giocatori, un sistema di loot e personalizzazione dei personaggi che infonde un po’ di componenti da GDR al titolo e poi c’è la violenza di un Mortal Kombat unita alle stelle migliori dell’universo DC. Da tutto questo emerge uno dei picchiaduro più scenici e visivamente coinvolgenti che potrete trovare su mercato… vi ho già detto che per me è una droga?

    Metascore: 87.

    Disponibile da Maggio su Pc, Xbox One e Playstation 4.

    Articolo di riferimento qui.

    Per chi ha spazio sull’hard disk.

    -       What Remains of Edith Finch.

    finch

    Un gioco che non è un gioco, un gioco che è un’esperienza emotiva da vivere, incentrato su narrazione ed atmosfera, un mondo visivo curato nei minimi dettagli in cui muoversi e scoprire cosa il “gioco” voglia narrarvi. Un’avventura che affronta tematiche tristi e drammatiche in un modo dolce e leggero (ma non per questo banale). Un gioco in cui il tema della morte sarà sviscerato sotto gli occhi di Edith e sotto i vostri che avanzano all’unisono dentro lo scorrere del tempo di gioco e delle vicende di una famiglia segnata da un destino ineluttabilmente crudele. Un’opera per gli amanti della Narrativa, un’opera che sconfina dal semplice gioco per entrare di fatto nei contorni ben più vasti dell’Arte.

    Metascore: 90.

    Disponibile da Aprile su Pc e PlayStation 4 e da Luglio su Xbox One.

     

    -       Hellblade: Senua’s Sacrifice.

    Hellblade Senuas Sacrifice Ann

    Ed eccoci a parlare ancora una volta di tematiche inusuali e mature. Visivamente a tratti mostruoso e caratterizzato da uno dei migliori comparti audio mai provati nella storia del videogioco. Indossare le cuffie sarà praticamente un obbligo così da poter assaporare totalmente l’audio 3d che questo gioco utilizza per trasmetterci qualcosa che, fino ad oggi, non era stato mai provato nel mondo del gaming. Tutto questo contribuisce ad innalzare l’immersione generale in una storia che vuole sviscerare il tema della pazzia e della psicosi, vivrete quindi il viaggio di Senua all’interno dei fantasmi della propria psiche. Se volete un’esperienza differente e forte allora questo gioco potrà farvi felici anche a fronte di vari limiti interni in termini di gameplay e soluzioni ludiche.

    Metascore: 82.

    Disponibile da Agosto su PlayStation 4 e Pc. 

    -       Thimbleweed Park.

    Thimbleweed Park Cover

    Un tuffo nel passato delle avventure grafiche ad opera del papà (udite udite) di Monkey Island! Un gioco squisitamente retrò che sembra arrivare proprio da un’altra epoca di videogiochi ma che riesce ad essere a suo modo moderno. Un vero e proprio pezzo da 90 che pesca a piene mani da tutto ciò che ha reso quel genere così amato da molti. Ironia e rompicapi non potranno non tenere ogni fan del genere inchiodato al pad!

    Metascore: 84.

    Disponibile praticamente quasi ovunque a partire da Marzo.

     

    -       Cuphead.

    cuphead

    Ed a proposito di viaggi nel passato ecco arrivare anche Cuphead! Un titolo che riesce a rendere videogioco anche i fumetti degli anni ’30! Uno stile grafico che ha dell’incredibile, valanghe di riferimenti e citazioni in ogni sprite, ottimi livelli di gioco, boss strutturati con maestria e quintali di passione, questo (ed altro ancora) è Cuphead! L’amalgama che il titolo riesce a mettere in piedi per voi sarà perfettamente in grado di tenervi incollati allo schermo imprecando ciclicamente a denti stretti ed, al contempo, sorridendo come dei beoti… Il passato non è mai stato così di moda!

    Metascore: 87.

    Disponibile da Settembre su Pc ed Xbox One.

     

    -       Hollow knight.

    HollowKnight

    Un metroidvania magnificamente articolato e così zeppo di carattere, di atmosfera e poesia visiva da sembrare quasi un’opera d’arte in movimento. L’atmosfera di questo titolo potrebbe tenervi con se per ore ed ore mentre sarete intenti ad esplorare un mondo di gioco che, per ispirazione stilistica, non ha nulla da invidiare alle migliori opere di Tim Burton. Poco altro da aggiungere ma, se amate il genere, la prova è quantomeno doverosa.

    Metascore: 86.

    Disponibile da Febbraio su Pc.

     

    Così si conclude il nostro speciale su questo magnifico anno da videogiocatori e, con l’occasione, ne approfitto per augurarvi, a nome di tutto lo Staff di Games Time,  un ottimo 2018 ed una buona conclusione di vacanze invernali!

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

  • Video Speciale E3 2017 - Seconda Parte - Parliamo di Sony

    Continua il nostro viaggio all'interno di questo E3.

    Oggi ci prendiamo qualche istante per fare due chiacchiere sulla conferenza Sony.

    Sono mancati i colossali annunci ma qualcosa si è comunque visto e, preso il giusto tempo per rifletterci, non è andata poi così male!

    Prossimo appuntamento: Nintendo Spotlight e Treehouse!

    Ed ora, buona visione:

     

     

    Fabrizio Fortuna - JeruS

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