07/02/2018 - Il ritorno su Playstation 4 di quel, meraviglioso, Shadow of the Colossus

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Ci sono giochi che creano un legame indissolubile con i videogiocatori, avventure in grado di meritarsi un posto nei nostri ricordi: Shadow of the Solossus per molti videogiocatori è proprio questo.

Un gioco che, uscito nel lontano 2005 su Playstation 2, si ritagliò un posto nel cuore di molti appassionati grazie ad un incanto tutto particolare, in cui il senso di meraviglia e scoperta risultarono essere l’elemento principale della ricetta.

Oggi, nel 2018, mettere le mani sul remake del capolavoro di Fumito Ueda suscita le stesse, incantate, emozioni. Si badi bene che non stiamo parlando di una nuova versione remastered del vecchio gioco ma proprio di un lavoro di completa revisione e “ristrutturazione” di un titolo che ha fatto la storia, un ripescaggio dal passano che, però, torna a nuova vita svecchiato a dovere.

Voi sarete il giovane Wander ed, in groppa al vostro destriero Agro, dovrete vagare per le lande di questo mondo, cercare ed abbattere i giganteschi colossi che popolano queste terre. Perché un giovane debba arrischiarsi in una, così titanica, impresa è presto detto: Wander si è recato nelle Lande Proibite con la speranza di poter riportare in vita una ragazza, un’entità misteriosa che risponde al nome di Dormin ha concesso al ragazzo la possibilità di riunificare lo spirito ed il corpo di lei ma solo a patto della caduta dei sedici colossi sparsi per le Lande.

Questo è il pretesto narrativo scelto da Ueda, un elemento ermetico e fortemente simbolico come in ogni altra sua opera, una scusa per dare un senso alla ricerca dei Colossi, al loro studio ad al loro abbattimento, ma un pretesto che si tinge di simbolismi, di aspetti religiosi e filosofici appena accennati ma non per questo assenti.

Così comincia il vostro viaggio, un viaggio di scoperta e di maturazione per il nostro Wander che, un colosso alla volta, si farà strada verso la salvezza della fanciulla, un viaggio malinconico e meraviglioso in lande sconfinate e suggestive alla “semplice” ricerca del prossimo, gigantesco, nemico da abbattere. Un viaggio in grado di coinvolgervi ed emozionarvi sotto molti punti di vista, perfettamente capace di incuriosirvi e porvi molte, silenti, domande sulla natura di questo mondo, sulla sua mitologia e sulle nostre stesse azioni.

E poi ci sono i Colossi, vero fulcro ludico dell’intera opera. Scalarli vorrà dire conoscerli, approcciarsi alla loro arrampicata come se si avesse a che fare con un mastodontico puzzle in movimento, una prova che richiederà attenzione, dedizione ed impegno ma che saprà regalarvi una sfida mai banale ed. al contempo. lasciarvi un senso di nostalgia e melanconia nel veder capitolare queste enormi e meravigliose creature per vostra stessa mano.

Dopo il primo Colosso che fungerà praticamente da tutorial sarete lasciati a voi stessi e dovrete quindi capire, un titano alla volta, come cavarvela mentre queste creature faranno di tutto per respingere l’assalto di questo, fastidioso e testardo, umano. E, seppur per i primi colossi si tratterà semplicemente di capire dove appendersi e dove colpire, più andrete avanti più tutto si complicherà ed allora dovrete comprendere come affrontare ogni singola, sempre più cervellotica e letale, sfida.

Non voglio entrare in ulteriori dettagli sugli sviluppi del titolo perché, a questo punto gli elementi ludici sono tutti sul tavolo (esclusi solo alcuni elementi minori legati a qualche elemento da poter reperire nel mondo ed a qualche piccolo segreto sparso qua e là) e quelli legati alla storia ed alle emozioni non vanno spiegati ma solo vissuti.

Passiamo quindi ad analizzare in scioltezza la componente tecnica di questo, redivivo, pezzo di storia.

confronto remake

Questo Shadow of the Colossus è un remake nel senso più classico del termine: il gioco è praticamente lo stesso. Ad essere stata modificata è solo la componente tecnica: l’intero mondo e la sua mitologia rinascono grazie a nuovi modelli poligonali, a nuove texture, ad una fluidità ottimale ed un sistema di illuminazione totalmente rinnovato.

L’impegno riposto nell’opera di ricostruzione riesce quindi a consegnarci un gioco in grado di non sfigurare nell’era moderna ed anzi nuovamente in grado di affascinarci con i suoi scorci, con la bellezza unica di ogni colosso, tutto sembra vivere quindi di una seconda, magica e sacra, giovinezza. Una cura ed una dovizia encomiabile, in grado di far risplendere nuovamente le Lande Proibite, esse tornano ad essere ben più che mero scenario e palcoscenico delle vicende ma, a tutti gli effetti, un altro protagonista cardine del viaggio di Wander.

Certo questo remake porta con se alcuni limiti ereditati direttamente dalla prima incarnazione (controlli un pelo ostici per chi è abituato alle scalate dei titoli moderni e qualche bizza di telecamera) ma, a fronte della componente artistica ed emozionale, tutto ciò appare totalmente trascurabile.

Perché la verità è che questo remake è a tutti gli effetti un lavoro di ammodernamento meraviglioso, che si approccia al titolo con un religioso rispetto e che vuole darci solo l’occasione di far perdurare questa perla nel tempo, di riconsegnarla a giocatori vecchi e nuovi per far vivere un titolo che, più che un videogioco, potrebbe nuovamente essere un’esperienza emotiva, un viaggio personale, forte, meraviglioso e malinconico, il ritorno di un capolavoro firmato Fumito Ueda.

Fabrizio Fortuna - JeruS

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