20/04/2018 - Il ritorno dello spartano: God of War è nuovamente tra noi.

God of War 2018

Chi conosce Kratos non può non associarlo ad un turbine di sangue e violenza, un degno rappresentante degli effetti che un’esplosione di rabbia spartana può riversare sul mondo fino a travolgere e distruggere le stesse divinità.

Ma, rivestendo i panni di ciò che lo spartano è diventato oggi, vi troverete davanti un uomo completamente diverso, cambiato dagli eventi, dallo scorrere del tempo, dalla vita stessa. Una diversità che richiede una naturale evoluzione anche ludica.

A sancire e sottolineare il cambiamento ci penserà anche lo spostamento geografico. Lasciata la Grecia ci si ritroverà in una ben più fredda terra, quasi con una nuova identità ed una nuova famiglia. Sarà chiaro fin dalle prime battute che la storia avrà intenzione di metterci davanti una nuova faccia del nostro vecchio guerriero. Nuove rughe segnano il suo volto, una lunga e folta barba, un figlio con cui dobbiamo ancora misurare le distanze e le vicinanze; ovunque troviamo sparsi i segni che il tempo è andato avanti portando con se il combattente che avevamo imparato a conoscere.

Così riparte God of War, con l’intenzione non solo di cominciare una nuova avventura ma di trasportare lo stesso genere di appartenenza nell’era moderna, contaminarlo di elementi nuovi per renderlo più vicino alla complessità a cui oggi siamo abituati e, nel farlo, definisce una partenza che, per effetto finale, sembra già vincente in pochi minuti di gioco.

Irrompe in modo silenzioso (ma anche dirompente) una profondità nella costruzione del racconto a cui non eravamo abituati, il viaggio difficoltoso di un padre non pronto ad esserlo ma che, ciononostante, porterà avanti lo sforzo con tutto se stesso. Una viaggio di formazione, una complessità di eventi che si agghinda con un lavoro certosino di lettura ed elaborazione della mitologia norrena, con una cura per la fotografia, la scrittura, la regia che ha dell’invidiabile.

God of War 4

Questi elementi traghettano ciò che era un grande action del passato nell’era matura del videogioco, un cambiamento che ben si sposa con i nuovi lineamenti dello spartano e con un’utenza ormai più smaliziata.

Tutto partirà da un lutto, la nuova compagna di Kratos è persa per sempre lasciando allo stesso ed al figlio Atreus solo le proprie ceneri ed una richiesta: essere sparsa sulle alte cime dei nove regni.

Così comincia il tutto, con un mesto compito ed il lutto nel cuore, padre e figlio cominceranno a muovere i propri passi nelle nordiche foreste solo per capire rapidamente che qualcosa non quadra e che i rischi del loro viaggio saranno paragonabili solo alla sofferenza di una perdita così importante.

Volgeremo lo sguardo a nostro figlio quasi con insofferenza ma saremo pronti a prendere il nostro fardello per mano e dar valore a quel nuovo legame: pronti a lottare per ciò che va fatto, pronti, ancora una volta, a versare litri di sangue (questa volta gettati come vernice sulla candida neve del nord), predisposti a risvegliare la brutalità sopita di Kratos perché, malgrado il tempo, le rughe e la barba, un guerriero è sempre un guerriero, e tra essi nessuno è più temibile di uno spartano!

La nuova impostazione di gioco necessità di essere padroneggiata a dovere, così come la nuova inquadratura ma con un po’ di impegno e di esercizio ricorderete rapidamente il sapore del sangue, la foga del campo di battaglia e le urla di dolore dei vostri nemici.

god of war oltre tre ore gameplay della nuova avventura kratos senza spoiler v11 327923 1280x720

L’assunto di partenza dei vostri assalti resterà lo stesso, ancora una volta basato sull’alternanza di attacchi pesanti e leggeri ma dovrete fare i conti con un’inquadratura ravvicinata posta dietro di voi, con delle icone atte a segnalare la posizione dei nemici alle vostre spalle e di vari altri piccoli ma sostanziali differenze. Verrete chiamati a padroneggiare l’arte del controllo del campo di battaglia più che in passato, magari allontanandovi dagli avversi per prendere fiato, magari lanciando la vostra accetta (il Leviatano) verso un tiratore nemico, magari chiedendo il supporto di qualche freccia scagliata da vostro figlio; usare questi escamotage per cadenzare il ritmo dello scontro prima di una della sequenza di morte da scagliare contro il vostro nemico (un po’ come accadeva con i quick time event in passato, anche se qui con una frequenza minore) sarà essenziale.

Inizialmente vi sentirete spiazzati, non vi sembrerà di riconoscere il vecchio Kratos ma, una volta compreso e metabolizzato il tutto scoprirete di avere davanti una sua versione più complessa, profonda ed estremamente stratificata nella sua evoluzione all’interno dello scorrere delle ore di gioco.

Questo crescendo di violenza sembra strizzare l’occhio al risveglio della memoria muscolare di Kratos che, un passo alla volta, diventerà sempre più pericoloso, una progressione del personaggio che sembra calzare a dovere sia con il suo ritorno all’antica arte della guerra che con il vostro nuovo viaggio nelle vicende della sua vita.

Con il trascorrere del tempo vi troverete ad incasellare una sfilza di colpi sempre più complessi, una pioggia di lame, sangue ed attacchi runici (corrispettivi alle vecchie magie) che da Kratos si riverseranno verso il mondo di gioco ed i malcapitati nemici.

Oltre ad un gameplay più elaborato e maturo però questo nuovo God of War sa anche incorporare in modo organico al proprio interno altri elementi presi dai giochi moderni. Si va da una strutturazione più complessa ed aperta delle ambientazioni di gioco ad una costruzione dell’esperienza ludica più diversificata rispetto al passato (in grado di bilanciare ottimamente rompicapi ambientali, fasi esplorative e tonnellate di sanguinosi scontri) in grado addirittura di contaminarsi (da un determinato momento della storia in poi) con elementi più comuni al moderno approccio open world.

God of War New Game Plus

In breve il cambio di direzione c’è e si vede: non abbiamo più un approccio lineare e diretto ma un’opera più complessa ed a suo modo caleidoscopica, fatta di contaminazioni moderne, sfaccettature vecchie e nuove che si fondono per consegnarci una ricetta nuova ed avvincente ma, su tutto, totalmente vincente!

Anche il lavoro di resa della mitologia nordica appare trionfante sotto tutti i fronti, con una cura estetica ed adattativa davvero di ottima fattura, portata avanti con impegno assoluto che si manifesta anche in una ricchezza generale (per diversità e contenuti) davvero invidiabile. Paradossalmente lo sforzo fatto dai ragazzi di Santa Monica nel riproporre questa mitologia è ben maggiore di quanto visto in tutta la storia passata del brand. Questo God of War è in grado di affascinare enormemente grazie alla complessità e vastità dei miti legati ai nove mondi ed a quanto il folclore nordiche abbia da offrire, fondendo il tutto con uno slancio creativo che si concede anche qualche tuffo di creatività nei confronti degli elementi principali stessi intessendo un immaginario nuovo ma al contempo solido e rispettoso.

Unendo tutti questi elementi ciò che avrete tra le mani sarà quindi un gioco che è più un’avventura a tutto tondo che un beet-em-up (almeno per profondità, narrazione, progressione, profondità) riuscendo addirittura a incorporare nella sua ricetta alcuni elementi più comuni in un GDR che in un GoW qualsiasi! Un gioco in grado di ergersi al fianco delle avventure moderne, complesso e strutturate e di mantenere al contempo tutto ciò che aveva stregato i fan di God of War fin dalla sua nascita.

Anche visivamente GoW torna a fare ciò che aveva fatto nel suo passato, colpire e strabiliare con un comparto tecnico meraviglioso ed un colpo d’occhio affascinante e maestoso (leggermente più “sporco” nella versione “semplice” dell’ammiraglia Sony ma dannatamente imponente su Ps4 PRO). Immergervi nei suoi mondi sarà davvero una delizia, tra ambientazioni curate e ricche di dettagli (naturali e non) arricchite ulteriormente da un lavoro di level design certosino, da una variabilità di ambientazioni invidiabile, da animazioni ottime ed una regia generale in grado di mettere tutto sotto la giusta prospettiva!

A voler cercare il pelo nell’uovo si potrebbe parlare con meno entusiasmo delle boss fight che, con alcune esclusioni, non sono forse all’altezza dei magistrali scontri con le divinità greche; ma, come detto, si parla proprio di voler andare a cercare il difetto a tutti i costi. Quello che i Santa Monica hanno fatto con questo nuovo gioco è tutto fuorché negativo, non è solo un nuovo capitolo di una serie storica ed amata ma più un vero e proprio cambio di pelle per il brand; una metamorfosi che trasforma God of War dirottandondolo nell’olimpo dei giochi più completi, complessi, stratificati e maestosi.

Avrà anche qualche ruga in più sul volto ma il nostro Kratos non è mai stato così bello!

Fabrizio Fortuna - JeruS

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