17/04/2018 - Il dragone è pronto a salutarci con Yakuza 6: The Song of Life

Geek Review Yakuza 6

Tre anni fa veniva annunciato Yakuza 6: The Song of Life per PlayStation 4, capitolo dell’acclamata e longeva saga che ci avrebbe messo nei panni di Kazuma Kiryu per un’ultima volta così da chiudere il ciclo a dovere ed, al contempo, saggiare le magnificenze visive di un rinnovato motore di gioco.

Partendo dalla narrazione va sottolineato quindi che essa sarà collegata agli eventi di Yakuza 5: Kiryu si trova nuovamente in prigione con l’intento di riabilitare definitivamente il proprio nome. Purtroppo prima dell’uscita di Kazuma dal penitenziario Haruka verrà travolta da un pirata della strada; ella riuscirà a salvare la vita di suo figlio Haruto ma a causa dell’incidente finirà comunque in ospedale. Non ho intenzione di rivelare altro sulle vicende conclusive della vita del Dragone di Dojima ma vi basti sapere che molte saranno le domande che lo accoglieranno una volta fuori e che, un pezzo alla volta, cammineremo con lui verso il naturale epilogo di una narrazione che va avanti da anni.

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Yakuza 6 ha quindi intenzione di chiudere il cerchio sulla vita di Kazuma presentandoci un titolo che unisce una narrazione che, seppur più lenta del solito, riesce ad essere anche più concisa, incisiva e meglio narrata rispetto al passato; arricchita poi dal solito quantitativo di colpi di scena e di eventi complessi in grado di fondere valori, onore e malvivenza in un quadro generale ottimamente girato e realizzato. Al contempo in termini di gameplay ciò che questo capitolo ci offrirà sembra quasi un tuffo agli albori della saga. Lo spostamento delle vicende principali dall’ormai famoso distretto di Kamurocho alla, ben più periferica, città di Onomichi ci metterà di fronte ad una realtà molto più ridotta e provinciale. Questo cambio di setting farà sì che anche le attività secondarie risultino in parte ridotte ma, per fortuna, i ritorni a Kamurocho saranno comunque presenti dandoci così modo di poterci comunque concentrare sui vari minigiochi a cui la serie ci ha abituati (a tal proposito questa volta avremo anche una sorta di minigame strategico/gestionale che ci metterà al comando di una gang di strada). Seppur la struttura da sandbox si manterrà intatta la vostra attenzione potrà forse essere maggiormente attratta dagli eventi principali, dalle quest secondarie (per queste ultime purtroppo il sapore di rivisto comincerà però a farsi sentire) e su un social network molto particolare (in cui arriveranno varie richieste di soccorso legate alla difesa, ad esempio, da teppisti e criminali vari, a voi il compito di perseguirli a suon di cazzotti). Seppur molte attività risultino però troppo monotone e caratterizzate da una struttura ormai abusata in anni di saga (vai dal punto A al punto B, magari con qualche schiaffo in mezzo) esse saranno comunque ben integrate con il sistema di crescita del vostro personaggio, arricchendo il senso di progressione e sensatezza della loro presenza all’interno della più ampia ricetta di gioco.

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Ovviamente fulcro del titolo saranno come sempre le scazzottate (siamo o non siamo il Dragone?!) che, anche in questo capitolo, risultano vincenti e mai noiose; esse ci assicurano, anche al milionesimo scontro, quel sano divertimento a cui la serie ci ha ormai abituati. Dal punto di vista generale tutto è dove deve stare: schivate, parate, colpi leggeri, pesanti, grab (di nemici o oggetti vari) e special di turno. Si segnala purtroppo l’assenza dei differenti stili che riuscivano a spezzare le solite dinamiche note da anni (tipicamente costituite da assalti in corsa e brevi fughe prima di una nuova carica). L’assenza degli stili è a mio dire un peccato visto il netto passo in avanti che essi rappresentavano (almeno per il sottoscritto) in termini puramente ludici. Oltre questo si assiste anche ad una riduzione per numero e complessità delle storiche boss-fight, un evento in grado di lasciare in parte l’amaro in bocca. Va comunque sottolineato ancora una volta (almeno per evitare futili incomprensioni) che, malgrado questi due piccoli nei, il tutto resta assolutamente valido, funzionale, solidissimo e, soprattutto, divertente.

Yakuza 6 fight

Dal punto di vista tecnico il titolo riesce a convincere pienamente, dimostrando come lo sviluppo totalmente pensato per Playstation 4 (e non più cross-gen) abbia donato al titolo una bellezza innegabilmente superiore rispetto al passato ed a giovare pienamente del nuovo look sarà proprio il distretto di Kamurocho con le sue molte pozzanghere e luci artificiali (possiamo affermare sia la versione migliore in termini di resa estetica di sempre). Unite a questo la solita cura maniacale per la regia delle cut-scene di gioco, un doppiaggio in giapponese come sempre perfetto, delle ottime musiche e, ciò che avrete tra le mani, sarà un nuovo, coinvolgente capitolo di Yakuza.

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Concludendo, ancora una volta un nuovo Yakuza è tra noi e, questa volta, avremo modo di portare a conclusione le vicende legate al nostro Dragone preferito. Ora che Kazuma Kiryu è pronto a scendere dal palcoscenico ed adesso che un nuovo motore grafico è pronto a far ripartile la saga resta solo da attendere e chiedersi: cosa dobbiamo aspettarci nel futuro di Yakuza?

 

Fabrizio Fortuna - JeruS

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