22/05/2018 - Due anime per un gioco: State of Decay 2

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State of Decay è tornato tra noi (esclusiva Pc ed Xbox One uscita il 22/05) con le sue solite orde di Zombie e quel mix dal sapore ibrido tra un gioco di sopravvivenza ed un gestionale.

Un gioco che ci metterà nei panni di un gruppo di sopravvissuti alle prese con il tentativo disperato di fare ciò che, in un mondo infestato da orde di non morti, è ormai lo standard: sopravvivere, ripulire, recuperare materie prime ed organizzare e gestire al meglio delle proprie capacità una zona “sicura”.

Il tutto ci calerà nuovamente in un’avventura action in terza persona all’interno di un open world liberamente esplorabile, in cui la necessità di una storia strutturata viene sostituita da una sequenza di missioni che ruoteranno attorno ad un gruppo di sopravvissuti intenti, con le unghie e con i denti, nel disperato tentativo di mantenere un loro posto nel mondo ed, al contempo, migliorare le proprie condizioni di vita. Malgrado l’assenza di una storia classica la percezione dell’avanzamento della trama viene comunque mantenuto e risulta essere diluito in un amalgama legata a quelle azioni che, in un contesto apocalittico come questo, risultano essere fondamentali per poter rimanere vivi.

Group

Ed è proprio quest’ottica da survival game una delle due anime del gioco. Il gruppo di superstiti che saremo chiamati a controllare riuscirà a far emergere un vero e proprio legame tra il giocatore e gli stessi e, così facendo, amplificherà la sensazione di cupa perdita che la morte di un membro del gruppo (morte permanente sia ben chiaro) riverserà su di noi.

Ogni sopravvissuto è infatti a suo modo unico, un mix personalissimo di carattere, abilità, necessità, pregi e difetti. Con l’aumento del tempo di gioco essi avranno poi modo di crescere sia sotto il profilo delle proprie caratteristiche che sotto quello delle conoscenze all’interno di una rosa ampia il giusto e, soprattutto, molto utile all’interno della seconda anima del gioco: la gestione.

Un po’ gioco di ruolo un po’ classico gestionale State of Decay 2 riesce infatti a bilanciare quanto fino a qui espresso con l’amministrazione e lo sviluppo del proprio campo base. L’importanza dell’unicità dei personaggi all’interno della comunità diventerà essenziale e ci ritroveremo a considerare con maggior peso ogni singolo rischio proprio perché, in quest’ottica, la perdita di un elemento altamente specializzato ed utile sarà sempre un duro colpo per la collettività (e conseguentemente per il giocatore)! Accadrà così che svestiremo (temporaneamente) i panni del combattente ed esploratore per indossare quelli del “sindaco” per amministrare al meglio ogni aspetto dell’insediamento in termini di risorse, manodopera e strutture.

Gestione

Oltre questo se state valutando l’acquisto del titolo ci sono altri due aspetti che dovrete tenere in considerazione: da una parte il piacere di poter affrontare il gioco in compagnia e, dall’altra, la componente tecnica non all’altezza dei vari tripla A sul mercato.

La modalità cooperativa per un massimo di quattro giocatori sarà in grado di regalarvi enormi soddisfazioni ed, al contempo, far emergere un nuovo aspetto tipico di ogni serie televisiva sugli zombie che si rispetti: il cameratismo unico e visceralmente sentito di situazioni in cui la vita di uno dipende direttamente dalle azioni dell’altro.

Volendo spendere due parole sull’aspetto più grigio dell’offerta ludica appare evidente che, parlando di pura tecnica, State of Decay 2 mostra il suo punto più debole (nonché la sua origine storica da gioco Indie), tra il riutilizzo di elementi grafici, texture e modelli poligonali eccessivamente semplificati, appare evidente che si potesse fare di più. Certo, l’utilizzo dell’Unreal Engine ha permesso di aggiungere vari elementi di contorno in grado di rendere il colpo d’occhio genericamente piacevole ma, una volta paragonato il tutto alle produzioni recenti, il risultato risulta comunque “vecchio” e non propriamente entusiasmante. A condire il tutto negativamente ci penseranno anche alcuni glitch visivi e bug vari in grado di infastidire più del dovuto, si spera però che, almeno questi aspetti, possano venire fixati quanto prima.

Concludendo possiamo dire che se avete apprezzato il primo State of Decay come la ventata d’aria fresca di cui il mondo Zombie sentiva la necessità, non potrete non apprezzare questa seconda iterazione del gioco. Egli risulta infatti essere una sorta di gigantesco aggiornamento ed ammodernamento che, partendo dalle ottime basi del primo capitolo, riesce ad espandere il tutto, a migliorarlo ed accrescerlo, un survival gestionale unico nel suo genere; una ricetta dal sapore unico e per niente banale che, esclusi i limiti tecnici (insomma vogliamo una pach correttiva eh!), potrebbe ammaliarvi e conquistarvi ancora una volta!

Fabrizio Fortuna - JeruS

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