14/09/2018 - Il ciclo si chiude con Shadow of the Tomb Raider

shadow of the tomb raider grande

Circa cinque anni fa avevamo la possibilità di mettere le mani su un reboot che prometteva, attraverso il primo di tre capitoli, di prendere nuovamente in mano un brand considerato da molti quasi sacro e di riportarlo allo stato d’arte dei videogiochi. Una nuova trilogia che avrebbe dovuto dirottare Lara Croft in una nuova era videoludica, un’era più profonda, matura e complessa così da poter magari competere con il nuovo esploratore di tombe e città perdute: Nathan Drake.

Oggi la trilogia si è ufficialmente conclusa con il terzo capitolo: Shadow of the Tomb Raider (Disponibile da qualche giorno per Playstation 4, Xbox One e Pc).

L’incipit narrativo di questo capitolo è (almeno negli elementi che ne costituiscono l’ossatura) estremamente classico: si parte con un aereo che precipita per poi tornare, attraverso con un classicissimo flashback, dritto agli inizi degli eventi che costituiranno la trama principale del gioco.

La bella Lara si trova in una piccola città messicana durante il giorno dei morti per cercare un importante artefatto Maya: un pugnale che sembra, ovviamente, essere anche maledetto. Quel “sembra” può essere considerato a tutti gli effetti un eufemismo visto che, subito dopo che la nostra eroina avrà scelto di arraffarlo, si scatenerà l’inferno in terra: una combinazione di catastrofi naturali fuori scala (da tempo predette nelle profezie Maya), porteranno infatti alla morte di tantissimi civili e la responsabilità di tutto sarà proprio della nostra amata eroina. Ma il peggio deve ancora venire poiché dopo differenti eventi il pugnale finirà tra le mani del cattivo di turno che cercherà, a quel punto, di utilizzarlo per peggiorare ulteriormente la situazione. Tutto questo servirà a fornire alla nostra cacciatrice di tombe preferite il terreno fertile per uno sviluppo interiore atto a consegnarci, al termine della trilogia, una Lara più matura e consapevole arrivata finalmente a conclusione del suo personale ciclo di formazione.

Shadow of the Tomb Raider

Questo è, come sempre, il minimo sindacale che ho intenzione di condividere con voi in seno alle vicende narrate; in realtà torneremo sulla questione avanti ma lo faremo per parlare di alcuni elementi legati alla realizzazione di questa storia.

Resta il fatto che la trilogia è di certo riuscita a definire un nuovo inizio per la Saga ma, e va detto anche questo, forse avrebbe potuto osare di più e riuscire, magari proprio grazie a questo capitolo finale, a definire con più coraggio questo nuovo direzione per “Mss Croft”.

Ovviamente stiamo parlando di un titolo che si dimostra ancora una volta decisamente valido, un gioco in grado di prendere quanto visto in quel Rise of the Tomb Raider e migliorarlo sotto molti punti di vista al punto da poter, forse, ambire ad essere considerato il capitolo migliore ma, purtroppo, quest’ultima fatica videoludica risulta essere inficiata da una sorta di ombra (sarà quella a cui si riferisce il titolo?) che la rende non in grado di spiccare in modo assoluto nella storia videoludica recente.

Un videogioco che vive quindi di luci ed ombre, di pregi e difetti ugualmente evidenti, ma il cui peso riesce comunque a far tendere lago della bilancia maggiormente verso il bello.

Partendo dalle fasi di combattimento, ad esempio, potremmo annoverare tra gli elementi positivi una IA che appare migliore del passato o, quantomeno, decisamente più aggressiva, pronta a farci pagare ogni minimo errore; ma appunto ecco che a sporcare, anche solo in parte, l’esperienza di gioco ci penserà la solita sensazione di lentezza, di fastidiosa legnosità che abbiamo riscontrato anche nelle precedenti fasi sparatutto del primo e secondo capitolo. Tutto questo appare però mitigato da una svolta stealth sempre più marcata, un approccio generale in grado di rendere la nostra Lara sempre più letale grazie ad una capacità di padroneggiare al meglio tutti gli elementi dell’ambiente che la circonda creando, ad esempio, potenti veleni e afferrando così a piene mani il titolo di “Miss assassina che agisce nell’ombra dell’anno”.

shadow of the tomb raider assassina

Elementi che invece appaiono migliorati sotto tutti i punti di vista sono le Tombe e le Cripte. Troveremo infatti una realizzazione degli enigmi ed un lavoro di game design che si fa in questi elementi incredibile, al punto da diventare il vero “elemento calamita” dell’esperienza di gioco. Trovare una di queste zone vorrà dire con certezza assoluta lasciar perdere tutto il resto e fiondarsi a capofitto nell’esplorazione, proprio come si confà al vezzo della nostra eroina. I più grandi tra voi potrebbero a questo punto fare uno sforzo di memoria per cercare di rievocare alla mento “lo spirito di Tomb Raider” che un tempo ci conquistò, ecco quello spirito è immutato ed anzi possiamo affermare che in termini di esplorazione questo capitolo non ha davvero nulla da invidiare ai vostri ricordi del passato. Ci tengo a segnalare tra l’altro che in game è presente la possibilità di regolare la difficoltà di questa componente (mediante un apposito selettore), puntando sull’esplorazione più ardua il gioco farà scomparire ogni possibile aiuto visivo (avete presente quelle texture che sembrano urlare “arrampicati qui”?); questa opzione riuscirà addirittura a far emergere un vero spirito innovativo che, a ben sperare, potrebbe diventare una direzione evolutiva interessante per il brand! Un fattore questo non da sottovalutare poiché le Tombe e le Cripte occuperanno praticamente tutto l’eng-game.

Shadow of the Tomb Raider tombe

Un’altra freccia all’arco di Shadow è da ricercarsi nell’ottima realizzazione tecnica, essa può contare difatti su una componente visiva in grado di rapire gli occhi ed il cuore soprattutto grazie all’uso di un sistema di illuminazione mostruoso, di un’ottima gestione dell’effettistica generale e su di una qualità e densità poligonale altissima. Sullo stesso piano anche la componente audio che ci consegna con una colonna sonora sempre calzante ed un comparto legato a suoni e voci di buon livello (si segnala solo un doppiaggio italiano che non è sempre all’altezza del resto).

Ma, come dicevamo, all’interno di questo Shadow of the Tomb Raider abbiamo luci ed ombre e le zone buie maggiori sono purtroppo da ricercarsi nella non capacità (o volontà) di accompagnare tutto questo con un lavoro sulla sceneggiatura coraggioso ed imponente (e la mente non può non correre a quella perla di Uncharted 4). Sia la trama principale che la scrittura dei suoi dettagli appaiono frettolosi, impoveriti in massima parte da un intreccio praticamente assente e da una caratterizzazione minima che poggia interamente su una manciata di ruoli pensati e realizzati per vivere di cliché; fattore che, in chiave moderna, appare decisamente sotto tono. E’ proprio questo che intendevo segnalando una generale “assenza di coraggio” all’interno del risultato finale, certo, lungi da me affermare che Tomb Raider sia passato alla storia per la sua trama o profondità narrativa ma, al giorno d’oggi, il mercato non è lo stesso del passato e, a maggior ragione considerando la generale maggiore maturità che 5 anni fa ci veniva promessa per il brand, il tutto non può che non lasciare un po’ di amaro in bocca.

Fabrizio Fortuna - JeruS

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